Magnifica humanitas enciclica 15MAG26 – del papa Leone 14° -
capitolo secondo Fondamenti e principi della dottrina sociale della Chiesa - il bene comune – Sezione Il principio
del bene comune, numeri dal 59 al 62
Link al podcast: https://youtu.be/8TvBE7O_Ymk
Nell’immagine, il politico
francese Robert Schuman [pronuncia ro-bèr sciu-màn] (1886-1963), tra i principali costruttori del
progetto politico che ha portato all’Unione Europea. Lorenese, cattolico di vita quasi
monastica, ministro degli Esteri francese. Con la Dichiarazione del 9 maggio
1950 propone di mettere in comune carbone e acciaio, le materie della guerra. È
il metodo delle "solidarietà di fatto": un bene comune costruito per
gradi, attraverso istituzioni concrete, anziché proclamato. Nella sua
riflessione, raccolta in Pour l'Europe, ricorrono sussidiarietà,
riconciliazione e una politica intesa come servizio. È il primo presidente
dell'Assemblea parlamentare europea (1958-60) ed è venerabile dal 2021.[sintesi biografica ottenuta mediante l’IA
LLM chatbot Claude, modello Opus 5]
Buongiorno, care amiche e cari amici del gruppo parrocchiale di Azione
Cattolica della Parrocchia di San Clemente papa, in Roma, Monte Sacro, Valli.
Dopo la pausa estiva in cui ho
condiviso con voi alcuni lavori che ho scritto per il ciclo del Meic –
Movimento ecclesiale di impegno culturale sulla costruzione della pace, riprendo
ad esaminare in dettaglio l’enciclica sociale La magnifica umanità,
dello scorso maggio. Questa è la diciannovesima puntata del ciclo: ho diffuso
questi contenuti sia mediante podcast sulla piattaforma YouTube, che ho
iniziato a registrare dallo scorso ottobre, sia sul blog acvivearomavalli@blogspot.com .
Ho iniziato quel blog il 1 gennaio 2012, con un post (un intervento
scritto) su una conversazione che avevo tenuto nella riunione del nostro gruppo
del 29 novembre 2011 sul decreto Apostolicam actuositatem (significa Apostolato
in latino). Da allora ho pubblicato oltre 3.500 post, tutti ancora
disponibili. Diversi post parlano della vita della parrocchia e non pochi
recano i miei appunti dalle omelie svolte nelle messe domenicali celebrate in
parrocchia alle nove. Vi ho anche inviato i link per accedere ai podcast su YouTube.
Stiamo
esaminando il secondo capitolo dell'enciclica La magnifica umanità,
intitolato Fondamenti e principi della
dottrina sociale della Chiesa. Il capitolo costituisce un
formidabile manuale di dottrina sociale ad uso della persona di fede, che
consente a chi legge di avere una visione panoramica e affidabile di questa
materia, resa ardua dalla quantità e dalla complessità dei documenti che ne
trattano. All’interno della sezione I principi della
dottrina sociale, una sottosezione è dedicata al principio del bene
comune.
Nell’enciclica si spiega che quel principio
venne sviluppato nella dottrina sociale per l’esigenza di riconoscere e proteggere la dignità che caratterizza gli
esseri umani. Esso viene definito come la
forma sociale della dignità riconosciuta ad ogni persona. E’ un valore molto importante, è scritto, sul
quale siamo invitati a non cedere alle pressioni sociali per ridurne la
rilevanza nel governo delle collettività: questo significa che lo si considera
un valore non negoziabile.
Il principio
del bene comune in senso cristiano venne definito nella Costituzione pastorale La
gioia e la speranza – Gaudium et spes del Concilio Vaticano secondo (che si
è celebrato a Roma tra il 1962 e il 1965), al n.26, in modo che poi costituì il
costante riferimento del pensiero cattolico, come
l'insieme di quelle condizioni della vita sociale
che permettono tanto ai gruppi quanto ai singoli membri di raggiungere la
propria perfezione più pienamente e più speditamente […],
investendo diritti e doveri che riguardano l'intero genere umano
ampliandolo fino a comprendervi
l’intera famiglia umana e
legandolo alla dignità della persona umana:
[continuiamo a leggere la Gaudium et spes]
[…] ogni gruppo deve tener conto dei
bisogni e delle legittime aspirazioni degli altri gruppi, anzi del bene comune
dell'intera famiglia umana. Contemporaneamente cresce la coscienza
dell'eminente dignità della persona umana, superiore a tutte le cose e i cui
diritti e doveri sono universali e inviolabili. Occorre perciò che sia reso
accessibile all'uomo tutto ciò di cui ha bisogno per condurre una vita
veramente umana, come il vitto, il vestito, l'abitazione, il diritto a
scegliersi liberamente lo stato di vita e a fondare una famiglia, il diritto
all'educazione, al lavoro, alla reputazione, al rispetto, alla necessaria
informazione, alla possibilità di agire secondo il retto dettato della sua
coscienza, alla salvaguardia della vita privata e alla giusta libertà anche in
campo religioso.
e alla giustizia sociale:
[leggiamo ancora dal n.26 della Gaudium et spes]:
L'ordine sociale pertanto e il suo
progresso debbono sempre lasciar prevalere il bene delle persone, poiché
l'ordine delle cose deve essere subordinato all'ordine delle persone e non
l'inverso, secondo quanto suggerisce il Signore stesso quando dice che il
sabato è fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato (48). Quell'ordine è da
sviluppare sempre più, deve avere per base la verità, realizzarsi nella
giustizia, essere vivificato dall'amore, deve trovare un equilibrio sempre più
umano nella libertà.
Il concetto di bene comune si è sviluppato nel pensiero cristiano
attraverso una lunga storia, che parte dall’antichità classica greco-romana.
Alle origine lo si costruì
individuandolo in ciò che riguarda la comunità politica in cui si è inseriti e
poi in ciò che è di utilità comune, distinguendola da quella che riguarda le
persone individuali. Troviamo l’idea di utilità comune in un testo attribuito
all’apostolo Paolo, in particolare nella prima lettera ai Corinzi, nella quale al capitolo
12, versetti da 4 a 14, leggiamo:
Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo
Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse
attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una
manifestazione particolare dello Spirito per il
bene comune:
a uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio di sapienza; a
un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza; a uno,
nello stesso Spirito, la fede; a un altro, nell'unico Spirito, il dono delle
guarigioni; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a
un altro il dono di discernere gli spiriti; a un altro la varietà delle lingue;
a un altro l'interpretazione delle lingue. Ma tutte queste cose le opera
l'unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole.
Come
infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur
essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti
siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o
Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.
E infatti il corpo non è formato da un membro
solo, ma da molte membra.
Va precisato che la parola del
greco antico τὸ συμφέρον [si legge: tò sumféron] che nella
versione in italiano Cei 2008 del brano biblico viene tradotta con bene
comune, significa letteralmente solo
“ciò che giova”, “l’utile”, “il vantaggio”, e che il fatto che si
riferisca a cose comuni a molti si deduce dal contesto, che parla delle
persone come parti di un unico corpo.
Nel pensiero di Tommaso D’Aquino
(vissuto nel Duecento) il bene comune è presentato come un fine da edificare
mediante l’ordinamento sociale, per consentire la vita buona insieme, distaccandosi
dall’antica idea che consistesse solo in una utilità.
Nella
prima enciclica della dottrina sociale moderna, la Delle novità – Rerum
novarum, del 1891, si riprende il pensiero di Tommaso d’Aquino.
Nell’enciclica Il quarantennale –
Quadragesimo anno, nell’anniversario dei quarant’anni dalla Rerum
novarum, si lega il bene comune alla giustizia sociale e al principio di
sussidiarietà, secondo il quale i pubblici poteri non devono soffocare la vita
della società civile ma consentirne e aiutarne l’autonomo sviluppo.
Nel radiomessaggio di Pentecoste del
papa Pio dodicesimo del 1 giugno 1941, nell’anniversario dei cinquant’anni
dalla Rerum novarum e nel pieno della Seconda guerra mondiale, si legò
il concetto di bene comune alla tutela dei diritti umani, oltre che al
principio di sussidiarietà:
[leggiamo]
Tutelare
l'intangibile campo dei diritti della persona umana e renderle agevole il
compimento dei suoi doveri vuol essere ufficio essenziale di ogni pubblico
potere. Non è forse questo che porta con sé il significato genuino del bene
comune, che lo Stato è chiamato a promuovere? Da qui nasce che la cura di un
tal bene comune non importa un potere tanto esteso sui membri della comunità,
che in virtù di esso sia concesso all'autorità pubblica di menomare lo
svolgimento dell'azione individuale sopra descritta, decidere sull'inizio o
(escluso il caso di legittima pena) sul termine della vita umana, determinare a
proprio talento la maniera del suo movimento fisico, spirituale, religioso e
morale in contrasto con i personali doveri e diritti dell'uomo, e a tale intento
abolire o privare d'efficacia il diritto naturale ai beni materiali. Dedurre
tanta estensione di potere dalla cura del bene comune vorrebbe dire travolgere
il senso stesso del bene comune e cadere nell'errore di affermare che il
proprio scopo dell'uomo sulla terra è la società, che la società è fine a se
stessa, che l'uomo non ha altra vita che l'attende fuori di quella che si termina
quaggiù.
Nell’enciclica
Madre e maestra – Mater et magistra del 1961, al n.51, richiamandosi al
precedente magistero, si diede del bene
comune la definizione poi ripresa nella Gaudium et spes
[leggiamo:]
A tale scopo però si richiede che negli
uomini investiti di autorità pubblica sia presente ed operante una sana
concezione del bene comune; concezione che si concreta nell’insieme di quelle
condizioni sociali che consentono e favoriscono negli esseri umani lo sviluppo
integrale della loro persona.
Nell’enciclica Il centenario –
Centesimus annus, del 1991, nei cento anni dalla Rerum novarum, al n.47 si ribadì che il bene comune non è la
semplice somma degli interessi particolari.
[leggiamo:]
Questo
[il bene comune], infatti, non è la semplice somma degli interessi
particolari, ma implica la loro valutazione e composizione fatta in base ad
un'equilibrata gerarchia di valori e, in ultima analisi, ad un'esatta
comprensione della dignità e dei diritti della persona.
Nell’enciclica La magnifica
umanità, infine, tutto ciò che era in precedenza emerso è così
sintetizzato
[…] il bene comune non si lascia
ridurre a un semplice elenco di condizioni o di istituzioni. Non coincide con
la somma dei vantaggi dei singoli, né con l’incrocio dei loro interessi
particolari; è un bene più grande, che appartiene a tutti, e che solo insieme
si può costruire, accrescere e custodire. Possiamo dire che l’agire sociale
raggiunge la sua pienezza quando tende a questo bene condiviso, così come
l’agire morale della persona trova compimento nella scelta del vero bene.
Quindi, si prosegue nell’enciclica, non basta cercare il proprio progresso per costruire il bene comune, ma ci
si deve realmente preoccupare delle altre persone. Il bene comune nasce
dall’interdipendenza e dall’interazione che ci unisce in una rete
in cui il bene sociale si diffonde e si
ripercuote sulle persone. Ne diventiamo così corresponsabili.
Ogni persona può contribuire alla
ricerca del bene di tutti, costruendo un progetto condiviso, superando le molte
differenze ideologiche e pragmatiche, gli interessi diversi e i frequenti
contrasti. Un dialogo per configurare una base di consenso è sempre possibile, si
insegna nella La magnifica umanità, per cercare di costituire un
progetto per tutti e di camminare insieme.
Alle istituzioni pubbliche, come
lo Stato, spetta il compito di garantire
coesione, unità e una giusta organizzazione della società civile, armonizzando
con giustizia i diversi interessi particolari in gioco in bene di insieme,
senza lasciare indietro i più deboli. Altrimenti quelle istituzioni perdono di
credibilità e contestualmente crescono disuguaglianze e fratture sociali.
Questo vale anche per la politica
internazionale, per superare le logiche
di contrapposizione e di aggressività.
L’enciclica esorta a non perdere la
speranza, pensando invece a forme di cooperazione e a istituzioni
internazionali più efficaci, capaci di custodire il bene comune globale,
riconoscendo il pluralismo sociale e delle istituzioni pubbliche, rispettando
il diritto dei popoli all’esistenza e
alla propria identità, senza annullare la legittima pluralità dei popoli
e degli Stati. Nell’enciclica si giudica gravemente immorale, e perciò
inaccettabile, qualsiasi tentativo o progetto di eliminare o sottomettere
una nazione.
Papa Francesco, nell’enciclica Laudato
sì, del 2015, al n.159, arricchì il
concetto di bene comune estendendolo alle nuove generazioni:
[leggiamo]
159. La nozione di bene comune coinvolge
anche le generazioni future. Le crisi
economiche internazionali hanno mostrato con crudezza gli effetti nocivi che
porta con sé il disconoscimento di un destino comune, dal quale non possono
essere esclusi coloro che verranno dopo di noi. Ormai non si può parlare di
sviluppo sostenibile senza una solidarietà fra le generazioni. Quando pensiamo
alla situazione in cui si lascia il pianeta alle future generazioni, entriamo
in un’altra logica, quella del dono gratuito che riceviamo e comunichiamo. Se
la terra ci è donata, non possiamo più pensare soltanto a partire da un
criterio utilitarista di efficienza e produttività per il profitto individuale.
Non stiamo parlando di un atteggiamento opzionale, bensì di una questione
essenziale di giustizia, dal momento che la terra che abbiamo ricevuto
appartiene anche a coloro che verranno. I Vescovi del Portogallo hanno esortato
ad assumere questo dovere di giustizia: «L’ambiente si situa nella logica del
ricevere. È un prestito che ogni generazione riceve e deve trasmettere alla
generazione successiva». Un’ecologia integrale possiede tale visione ampia.
A tutte e tutti un augurio di una buona e operosa giornata. Pace e bene.
Mario Ardigò - Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli – indirizzo del
blog del gruppo: acvivearomavalli.blogspot.com
