Conversazione
sul tema dei principi e della pratica della sinodalità alla luce del documento
di sintesi Lievito di pace e di speranza, approvato il 25 ottobre 2025 dall’Assemblea sinodale delle Chiese in
Italia e recepito nel corso della 81° Assemblea generale della Conferenza
episcopale italiana svoltasi al 10 al 17 novembre 2025 ad Assisi – 0.
Introduzione al tema
Link al podcast:
Una sessione di
un’assemblea sinodale con le persone che partecipano impegnate in un dialogo
con il metodo della conversazione spirituale, divisi per piccoli gruppi intorno
a tavoli circolari
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Buonasera, care amiche e cari
amici del gruppo parrocchiale di Azione Cattolica della Parrocchia di San
Clemente papa, in Roma, Monte Sacro, Valli. Alle mie spalle potete vedere un disegno
che ritrae una sessione di un’assemblea
sinodale con le persone che partecipano impegnate in un dialogo con il metodo
della conversazione spirituale, divisi per piccoli gruppi intorno a tavoli
circolari. Questo metodo è raccomandato a tutte le persone di fede, dal
cardinale alla gente laica delle parrocchie, per dialogare, discernere, che
significa scegliere il bene alla luce del vangelo, e decidere in stile sinodale,
parola che ci giunge dal greco antico e che significa camminando insieme. Abbiamo
visto in televisione lo stesso Papa impegnato nel dialogo con quel metodo,
seduto con un piccolo gruppo di persone interno a un tavolo circolare. Questo indica
la grande importanza che oggi si dà alla sinodalità ecclesiale.
Ho allora pensato di affiancare le
conversazioni che sto svolgendo sull’enciclica La magnifica umanità con altre proprio sul tema della sinodalità ecclesiale, sul
quale si avverte l’esigenza di saperne un po’ di più per poter fare anche noi la
nostra parte, come ci chiedono i nostri vescovi.
Parlerò
di principi e pratica, i primi tratti principalmente
dal documento La sinodalità nella vita e missione della Chiesa, diffuso
dalla Commissione teologica internazionale nel marzo 2018, e dal documento di sintesi Lievito di pace e
di speranza, approvato il 25 ottobre
2025 dall’Assemblea sinodale delle
Chiese in Italia e recepito nel corso della 81° Assemblea generale della
Conferenza episcopale italiana svoltasi al 10 al 17 novembre 2025 ad Assisi, la
seconda vissuta da me, anche insieme a voi, nel corso di una lunga esperienza
ecclesiale, iniziata proprio in questa parrocchia, a sette anni, quando
frequentavo la scuola elementare nel plesso in piazza Capri, e anche appresa da
altre persone, anche da veri maestri, e
leggendo. Ho vissuto fin da molto giovane la sinodalità in Azione Cattolica,
nella Fuci e nel Meic, associazioni queste ultime due strettamente collegate
con l’Azione Cattolica, e l’ho imparata prima facendone tirocinio e poi
apprendendone fondamenti e principi seguendo lezioni di esperti, leggendo vari
testi e soprattutto alla luce del Magistero dei Papi.
L’esigenza di sinodalità sorge naturalmente,
quando si vive la fede in una comunità, come ad esempio in una parrocchia, che
in Italia è tuttora un’istituzione comunitaria veramente molto importante, a
cui la gente fa riferimento in tante vicende della vita, liete e tristi, quando si ha bisogno di aiuto e
conforto, ad esempio nell’educazione etica delle persone più giovani o nei rovesci
della vita.
Nella prima riunione del nostro gruppo, sabato
scorso, abbiamo avuto tra noi il parroco. Attraverso di lui, che, sebbene ancor
giovane, è un po’ il padre di tutte e
tutti noi in parrocchia, e come tale anche l’elemento di raccordo tra tutte le
varie attività ed esperienze della nostra comunità, abbiamo avuto importanti
indicazioni su che fare in parrocchia. Dobbiamo chiederci, ha detto, come possiamo essere utili per la vita
parrocchiale, non solo all’interno del nostro gruppo: questo significa aprirsi
al resto della gente della comunità, non rimanere chiusi tra noi stessi. E poi
ci ha esortato ad essere fonte di armonia e di unità, senza seminare discordia.
Sappiamo infatti che non di rado le persone che seguono i vari gruppi sono
diffidenti verso le esperienze altrui e sono poco disposte a lavorare insieme.
E infine, e questo è molto importante, ci ha detto di cominciare ad esercitare
la sinodalità proprio con lui, con il parroco, creando comunione nel nome di
Cristo. Ci ha ricordato il principio del cristocentrismo, centrale dei
documenti più importanti del Concilio Vaticano secondo, che significa fare
unità nel nome di Gesù Cristo, secondo i
suoi insegnamenti e il suo esempio, e quindi stando in mezzo alle altre persone
come coloro che servono, manifestandoci così Popolo di Dio. Per riuscire
in questi impegni, ci ha anche detto, dobbiamo iniziare con l’esaminare la nostra
condotta, alla luce della Parola di Dio, perché la vita delle persone cristiane
è un cammino di costante conversione.
In
poche e semplici parole, il parroco ha delineato benissimo in che cosa
consiste la sinodalità ecclesiale. Del resto, come ci ha riferito, il clero
romano ha avuto una costante formazione in merito, perché vescovi, cardinali e
Papa spingono pressantemente per sviluppare i cammini sinodali, trasformando il
modo di vivere come Chiesa per diffondere più efficacemente il vangelo nel
mondo, la missione di ogni persona cristiana.
Ci si
può sentire, soprattutto quando si è molto giovani o persone anziane, non
all’altezza di un compito così grande, ma, in realtà, ci insegna il Papa nell’enciclica
La magnifica umanità, ogni persona, ad ogni livello, in ogni ambiente,
può fare la sua parte. E’ l’insegnamento che ci è venuto anche dal celebrante
nell’omelia svolta ieri durante la messa domenicale, quando ha ricordato le
persone che si sono prese l’impegno di tenere puliti i giardinetti dietro il
giornalaio, nella piazza davanti al sagrato parrocchiale, o il portiere che ha
ripulito dalle erbacce la base dei muri del condominio dove presta servizio.
Opere compiute gratuitamente e di propria iniziativa e che sono servite a tanta
altra gente. La
sinodalità nasce da un dono di Dio, che ci ha voluti suoi figlie e figli, ha anche
detto, e a questo dono siamo chiamati a rispondere indossando l’abito nuziale,
quindi con una condotta conseguente, come nella parabola del Vangelo proclamato
ieri, tratta dal Vangelo secondo Matteo, capitolo 22, versetti da 1 a 4 - Mt 22,1-14. Lì un re invita alle nozze del
figlio buoni e cattivi, ma chiede a ciascuno l’abito adatto: quell’abito,
insegna il Magistero, è la carità, e la sinodalità ne è una forma concreta
nella vita della Chiesa.
C’è poi
il problema che la sinodalità ci appare come novità, pur corrispondendo
a pratiche di antica tradizione: al di fuori dell’Azione Cattolica e delle
associazioni che ne seguono stile e
metodi non si è abituati a praticarla. E’ qui che come gruppo possiamo dare una
mano in parrocchia, dimostrando in concreto come si fa e, prima ancora, come
viverla in una comunità, adottando uno stile sinodale.
Infine c’è
la questione che sviluppare la sinodalità richiede anche un impegno culturale,
non inteso solo come imparare nozioni ma nel senso di assimilare costumi
di vita ecclesiale dei quali occorre capire il senso e le finalità ma che non
ci sono familiari. Perché mai non si può fare come s’è sempre fatto? Il problema
è che come s’è sempre fatto non basta più nel mondo di oggi. Ma non si tratta
di abbandonare tante tradizioni e devozioni alle quali si è stati tanto legati
e lo si è ancora, ma di affiancare a quelle altri costumi. Bisogna cambiare solo
in ciò che non va perché è contro il vangelo. Ecco perché, innanzi tutto, ci
viene chiesto di verificare come siamo noi stessi, la coerenza delle nostre
condotte con il vangelo di Gesù. Non è così che
iniziamo la messa, con un atto penitenziale? Ma non bisogna perdersi d’animo,
perché la conversione al vangelo è sempre possibile, ci è stato insegnato. Ci
viene anche insegnato che, prima di tutto, occorre partire dalla Parola di Dio.
E qui ci si può sentire smarriti, se non se ne ha sufficiente familiarità. Ma
la Chiesa ci viene in soccorso, anche qui
sinodalmente: una parte importante della messa è la lettura sistematica
di brani biblici seguita dall’omelia in cui se ne dà spiegazione alla luce della Tradizione,
dando indicazioni per tradurne l’insegnamento nelle nostre vite. A volte
seguiamo distrattamente questa parte della messa: prestandovi più attenzione
questo ci arricchirà anche per il lavoro di sviluppo della sinodalità. La
sinodalità, ci viene anche insegnato, ha il suo centro nell’Eucaristia, nella
celebrazione della messa, fonte e culmine della comunione ecclesiale.
In
tutto questo non guasta lavorare come persone colte. A volte, quando si
parla di cultura, se ne ricava una reazione avversa, perché sembra che ci si
voglia ergere a maestri degli altri. In realtà la persona colta è quella che
cerca semplicemente ma pervicacemente di rendersi conto realisticamente di ciò
che accade e del senso di ciò che si dice intorno, e di rendere ragione di
ciò che dice e fa; e, facendolo da cristiana, si sforza di farlo alla luce
della Parola di Dio, che ci raggiunge nella Scrittura e nella Tradizione viva
della Chiesa ed è interpretata autenticamente dal Magistero, come si insegna. Nel
cammino sinodale di una comunità, la persona colta, nel senso che ho detto, può
e vuole essere d’aiuto, e anche ai Pastori,
perché, secondo le competenze che
ha maturato, anche solo per la lunga frequentazione della messa e per la lunga
esperienza ecclesiale e in altri settori della vita sociale, nella consapevolezza
dei propri limiti, nel rispetto dei ruoli ecclesiali, con il riguardo dovuto
alla dignità degli interlocutori, si impegna a sostenere le altre persone nel capire
e così può rendere più facile e spedito il passo dell’altra gente: deve quindi essere
considerata un’alleata, un’amica, in
quel lavoro, non come chi si appaga nell’umiliare le altre persone facendo
sfoggio del poco che sa o chi insidia arbitrariamente gli incarichi e i
ministeri altrui. Del resto, vero
sapiente, insegnano gli antichi maestri, è colui che sa di non sapere e, ben
consapevole dei propri limiti, si sforza quindi di capire; e, come sta scritto,
il principio di ogni sapienza è sempre il timor di Dio.
Dunque,
cominciamo, e facciamolo leggendo i primi due paragrafi del documento di sintesi
Lievito
di pace e di speranza, approvato il 25 ottobre
2025 dall’Assemblea sinodale delle
Chiese in Italia:
1.Il Cammino sinodale è stato ispirato da un
grande interrogativo: in che modo le Chiese che sono in Italia possono
annunciare ed essere testimoni più trasparenti del Vangelo nel cuore
dell’umanità? Questo Cammino ha preso le mosse dall’invito che papa Francesco
ha rivolto alle Chiese di tutto il mondo convocando il Sinodo “Per una Chiesa
sinodale: comunione, missione, partecipazione”; invito che ha indirizzato
direttamente anche alla Chiesa italiana, chiedendole di rinnovarsi,
testimoniando «umiltà, disinteresse, beatitudine» (Papa Francesco, Discorso ai rappresentanti
del Convegno nazionale della Chiesa Italiana - 10 novembre 2015), per crescere
come «Chiesa che sa riconoscere l’azione del Signore nel mondo, nella cultura,
nella vita quotidiana della gente» (Francesco 2015).
2. Questo testo non è destinato solo a chi ha
preso parte direttamente al processo, ma a tutte le Chiese in Italia e a
ciascun battezzato, perché tutti possano sentirsi coinvolti nell’esperienza di
fede e corresponsabilità. Non sono contenute semplici indicazioni, ma
autentiche convergenze maturate attraverso l’ascolto e il discernimento
comunitario, nell’orizzonte di una visione di Chiesa condivisa. Per questo, il
documento viene consegnato all’Assemblea dei Vescovi, chiamata ad assumere la
responsabilità per orientare il percorso futuro delle Chiese in Italia con
decisione e rinnovata speranza. Questo testo così non è solo un punto d’arrivo,
ma un punto di partenza: spetterà ai Vescovi individuare percorsi e organismi
capaci di sostenere il cammino che si apre, favorendo la crescita e la libertà
nel discernimento di comunità e persone.
A tutte e a
tutti, l’augurio di camminare nella luce del Signore, come si legge in nel libro
di Isaia, capitolo 2, versetto 5:
Casa
di Giacobbe, venite,
camminiamo
nella luce del Signore.

