Da cinque in su
L’antropologo inglese Robin Dunbar, che spesso cito, ha accertato sperimentalmente che il numero massimo di persone che possono avere contemporaneamente relazioni faccia a faccia è di quattro. Da cinque in su ci si comincia a dividere in sottogruppi di conversazione di non più di quattro persone ciascuno. In un gruppo di cinque persone, ci si dividerà in un sottogruppo di due e in un altro di tre. E cosa che chiunque può verificare personalmente.
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Robin Dunbar è un antropologo e psicologo evoluzionista britannico, noto principalmente per i suoi studi sulla socialità umana e per aver formulato il celebre concetto di “Numero di Dunbar”.
Vita e formazione
Robin Ian MacDonald Dunbar è nato nel 1947. Ha studiato psicologia ed antropologia all’Università di Oxford e successivamente ha ottenuto un dottorato in antropologia. Ha lavorato in diverse università britanniche, tra cui la University College London e l’Università di Liverpool, prima di tornare a Oxford, dove è diventato professore di Psicologia Evoluzionistica e ha diretto il Social and Evolutionary Neuroscience Research Group.
Campi di studio
Dunbar si è occupato di:
- Evoluzione del comportamento sociale nei primati (compresi gli esseri umani);
- Psicologia evoluzionistica e neuroscienze sociali;
- Linguaggio, religione e rituali come strumenti per la coesione sociale;
- Interazione tra strutture cerebrali e comportamenti sociali.
Il Numero di Dunbar
È forse la sua idea più celebre, proposta negli anni ’90. Analizzando la dimensione del neocortex nei primati e confrontandola con la dimensione media dei gruppi sociali, Dunbar ha ipotizzato che esista un limite cognitivo al numero di relazioni sociali stabili che un individuo può mantenere.
I risultati principali:
- Il numero di Dunbar è circa 150: è il numero medio di persone con cui possiamo avere relazioni sociali stabili, in cui “ci si conosce per nome” e si può interagire in modo significativo.
- Questo numero è frammentato in cerchie concentriche, ciascuna con un livello crescente di intimità e frequenza di interazione:
- 5 persone: cerchia più intima (amici stretti, partner);
- 15: amici molto vicini;
- 50: amici regolari;
- 150: rete sociale attiva;
- 500: persone che si possono riconoscere;
- 1500: persone di cui si può ricordare il volto e il nome.
Questa struttura è stata confermata in vari contesti culturali, anche moderni (come i social network, le aziende, gli eserciti, ecc.).
Opere principali
1. “Grooming, Gossip and the Evolution of Language” (1996)
o Esplora l’origine evolutiva del linguaggio come “strumento di coesione sociale”, sostitutivo del grooming nei gruppi umani sempre più grandi.
2. “The Human Story” (2004)
o Una panoramica accessibile dell’evoluzione umana e delle origini della mente sociale.
3. “How Many Friends Does One Person Need?” (2010)
o Raccoglie saggi sul tema del numero di Dunbar e delle relazioni sociali, scritto per un pubblico generale.
4. “Friends: Understanding the Power of our Most Important Relationships” (2021)
o Un libro recente in cui Dunbar aggiorna i suoi studi sulle relazioni e spiega l’importanza dell’amicizia dal punto di vista evolutivo e neurobiologico.
Contributi più ampi alla socialità umana
- Dunbar ha dimostrato che l’interazione sociale richiede tempo, energia e capacità cognitive.
- Ha studiato il ruolo delle emozioni, delle risate, del canto e dei rituali religiosi nel rafforzare i legami.
- Ha proposto che la religione si sia evoluta come mezzo per consolidare gruppi più grandi, favorendo l’identità collettiva.
Curiosità
- Le sue teorie sono state applicate in ambiti molto diversi, dal design di social network (Facebook, Twitter) alla gestione aziendale e strutture militari.
- È una figura chiave nel campo della “neuroscienza sociale evolutiva”, una disciplina che collega cervello, comportamento e società.
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Questo limite relazionali dipende da limiti cognitivi legati alla struttura del nostro sistema nervoso e, in particolare del l’encefalo, che non è granché cambiato negli ultimi duecentomila anni.
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Ecco una panoramica chiara e ordinata della struttura e della biologia dell’encefalo umano, con un focus sia anatomico che funzionale.
1. Cos’è l’encefalo?
L’encefalo è la parte del sistema nervoso centrale contenuta nella scatola cranica. È l’organo principale del pensiero, della percezione, della memoria, delle emozioni e del controllo motorio.
Fa parte, insieme al midollo spinale, del sistema nervoso centrale (SNC).
2. Suddivisione anatomica principale
L’encefalo è suddiviso in tre parti principali:
a)
Cervello (o telencefalo)
- La parte più grande.
- Formato da emisfero destro e sinistro, separati dal corpo calloso.
- Superficie ricca di circonvoluzioni (giri) e solchi.
- Sede delle funzioni cognitive superiori, movimento volontario, linguaggio, memoria, percezioni sensoriali, emozioni.
Struttura interna:
- Corteccia cerebrale: sottile strato superficiale di sostanza grigia.
- Sostanza bianca: fibre nervose mielinizzate.
- Nuclei della base: regolano movimenti e apprendimento motorio.
b)
Cervelletto
- Si trova nella parte posteriore, sotto gli emisferi cerebrali.
- Funzioni: coordinazione dei movimenti, equilibrio, controllo fine della postura.
- Anche il cervelletto ha emisferi e una corteccia, simile al cervello ma più compatta.
c)
Tronco encefalico
- Collega encefalo e midollo spinale.
- Suddiviso in: mesencefalo, ponte e bulbo (midollo allungato).
- Controlla funzioni vitali automatiche: respiro, battito cardiaco, riflessi (come il vomito, la tosse).
- Sede di molti nervi cranici.
3. Suddivisioni funzionali della corteccia cerebrale
Ciascun emisfero è suddiviso in lobi con funzioni distinte:
- Lobo frontale: controllo motorio, linguaggio (area di Broca), pensiero astratto, pianificazione.
- Lobo parietale: integrazione sensoriale, orientamento spaziale.
- Lobo temporale: udito, comprensione del linguaggio (area di Wernicke), memoria.
- Lobo occipitale: elaborazione visiva.
4. Biologia dell’encefalo
a)
Cellule principali
- Neuroni: cellule eccitabili che trasmettono segnali tramite impulsi elettrici e sinapsi chimiche.
- Cellule gliali: supportano i neuroni, li nutrono, li proteggono:
- Astrociti (nutrimento e barriera ematoencefalica)
- Oligodendrociti (formano la mielina)
- Cellule microgliali (difesa immunitaria)
b)
Neurotrasmettitori
Molecole che permettono la comunicazione tra neuroni:
- Dopamina, serotonina, acetilcolina, glutammato, GABA, ecc.
c)
Barriera ematoencefalica
Struttura selettiva che protegge l’encefalo da sostanze potenzialmente tossiche presenti nel sangue.
5. Plasticità e sviluppo
- L’encefalo è plasticamente modificabile: può creare nuove connessioni (sinaptogenesi) e rafforzare o eliminare quelle esistenti (potenziamento/sfoltimento sinaptico).
- Durante l’infanzia e l’adolescenza si sviluppano molte connessioni sinaptiche; alcune si stabilizzano con l’esperienza.
6. Emisferi cerebrali: specializzazione
- Emisfero sinistro: linguaggio, logica, analisi.
- Emisfero destro: creatività, intuizione, immaginazione, musica.
Sono comunque interconnessi dal corpo calloso e cooperano continuamente.
7. Energia e metabolismo
- L’encefalo pesa circa 1,3–1,4 kg, ma consuma circa il 20% dell’ossigeno e del glucosio corporeo a riposo.
- È molto sensibile all’ipossia (carenza di ossigeno): pochi minuti di interruzione del flusso sanguigno possono causare danni irreversibili.
8.Ippocampo
l’ippocampo fa parte dell’encefalo, più precisamente del telencefalo, ed è una struttura fondamentale del sistema limbico, che regola emozioni e memoria.
Dove si trova l’ippocampo?
- È situato nella profondità del lobo temporale, uno per emisfero.
- Ha una forma allungata e ricurva, che ricorda un cavalluccio marino (da cui il nome greco hippokampos).
Funzioni principali dell’ippocampo
1. Memoria a lungo termine:
o È cruciale per la formazione di nuovi ricordi espliciti (cioè coscienti), come fatti ed eventi.
o Senza ippocampo funzionante, si può ricordare il passato ma non si riescono a consolidare nuovi ricordi (come nel famoso caso di pazienti con amnesia anterograda).
2. Orientamento spaziale:
o L’ippocampo contiene i “neuroni di posizione” (place cells), che aiutano a costruire mappe cognitive dell’ambiente.
o Per questo motivo, è molto attivo nei tassisti o nei viaggiatori abituali (uno studio celebre sui tassisti di Londra ha mostrato un ingrossamento dell’ippocampo).
3. Ruolo nell’apprendimento:
o Interagisce con la corteccia per codificare l’esperienza.
Relazioni con altre strutture
- L’ippocampo comunica con:
- Amigdala (emozioni, paura)
- Corteccia prefrontale (decisioni, memoria di lavoro)
- Talamo e corpo mammillare (nella rete di Papez, legata alle emozioni)
Patologie legate all’ippocampo
- Alzheimer: i primi danni si riscontrano proprio nell’ippocampo, con perdita di memoria recente.
- Epilessie temporali: l’ippocampo può essere sede di crisi epilettiche.
- Stress cronico: il cortisolo in eccesso può danneggiarne i neuroni.
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La nostra mente è un prodotto fisiologico dell’encefalo nella relazione con le altre parti del corpo. Nel corso dell’evoluzione, la nostra mente ci ha reso capaci di relazioni culturali, che sono quelle che ci consentono di superare il nostro limite cognitivo delle quattro persone. Uno dei principali di questi elementi culturali che ci danno questa capacità è il mito, mediante il quale vengono costruite le religioni, che sono costruzioni sociali che inglobano anche riti e diritto. Il diritto è l’altro elemento culturale che ci permette di evadere dal limite dei quattro. Miti, religione e diritto sono sempre strettamente legati e costituiscono un tutt’uno. Il loro veicolo culturale, il metaforico filo con cui è intessuta la trama sociale è il linguaggio. Le società più evolute si sono sviluppate quando sono diventate capaci di scrittura e quindi di consolidare, diffondere più estesamente e tramandare con più efficacia gli elementi culturali di miti, religioni e diritto mediante i quali viene costruito l’edificio sociale.
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La capacità di scrivere, intesa come sistema simbolico codificato per rappresentare il linguaggio, è relativamente recente nella storia dell’umanità.
Quando è nata la scrittura?
La scrittura vera e propria è nata circa 5.300 anni fa, intorno al 3300 a.C., nel Vicino Oriente, in particolare in Mesopotamia, tra i Sumeri.
Tappe principali dello sviluppo della scrittura:
1. Pre-scrittura (prima del 4000 a.C.):
o Gli esseri umani usavano pittogrammi (simboli disegnati) e oggetti contabili (come gettoni d’argilla per contare merci).
o Questi strumenti non rappresentavano ancora il linguaggio, ma solo quantità o concetti concreti.
2. Scrittura cuneiforme (Mesopotamia, ca. 3300 a.C.):
o Nata per scopi amministrativi (contabilità, magazzini, tasse).
o Incisa su tavolette di argilla con uno stilo a punta triangolare.
o I segni evolvono da pittogrammi a simboli stilizzati, che rappresentano suoni e parole.
3. Geroglifici egiziani (ca. 3100 a.C.):
o Sistema più decorativo e simbolico.
o Usato in contesti religiosi, funerari, e di potere.
4. Scritture in India e Cina (ca. 2500–1200 a.C.):
o In India: scrittura della civiltà della valle dell’Indo (non ancora decifrata).
o In Cina: scrittura su ossa oracolari (divinazione) intorno al 1200 a.C., da cui deriva la scrittura cinese moderna.
5. Alfabeto (ca. 1800–1000 a.C.):
o Nella regione siro-palestinese nasce il proto-alfabeto semitico.
o Da qui derivano:
§ L’alfabeto fenicio (1100 a.C.)
§ L’alfabeto greco (800 a.C.)
§ L’alfabeto latino (derivato dal greco tramite l’etrusco).
Quando siamo diventati capaci di scrivere?
Dal punto di vista biologico e cognitivo, gli esseri umani moderni (Homo sapiens) sono capaci di scrittura da almeno 40.000–50.000 anni, cioè da quando esistevano:
- linguaggio articolato
- pensiero simbolico
- memoria astratta e semantica
Ma la scrittura formale è nata molto dopo, come tecnologia culturale, per rispondere a esigenze complesse (organizzazione sociale, economia, potere, religione).
In sintesi:
- Capacità biologica: da almeno 50.000 anni (con Homo sapiens).
- Invenzione della scrittura: ca. 3300 a.C. (5.300 anni fa).
- Scrittura alfabetica: ca. 1100–800 a.C..
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Fin dall’antichità si è sviluppata anche la capacità di organizzare sistemi di conoscenze tratte dall’osservazione della natura e delle società umane, dai quali dal Cinquecento europeo si sono evolute le scienze contemporanee, in un difficile rapporto con le religioni. Ma le società umane continuano a essere costruite e cementate essenzialmente mediante miti, religioni e diritto, perché sono alla portata di tutte le persone, a differenze delle scienze. Queste ultime, però, di questo ci danno chiara consapevolezza, e questo a differenza di quando accadde in molte culture del passato permeate da religioni che riuscirono a piegare le scienze alle proprie mitologie.
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli