Buttarsi nella mischia – mie riflessioni
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Stolto sarebbe chi volesse trarre da questa mia decisione la conclusione che l’AC è ormai superata. Chi mi attribuisse questa intenzione offenderebbe profondamente i miei più cari sentimenti.
E’ con tanto dolore che lascio questa organizzazione giovanile alla quale qualcosa ho dato, ma dalla quale molto più ho ricevuto e nella quale resterò sia pure umile gregario, per poter alimentare la mia lampada e potere essere sempre ed ovunque apostolo di Cristo.
Ma vana sarebbe l’opera dell’AC se non sapesse formare gli uomini per tutti quei campi di lavoro che l’apostolato e l’attività umana esige.
Preparato dall’AC, con lo spirito che in essa ho assimilato, mi lancio pieno di speranza nel nuovo campo di lavoro sicuro di non lasciare scoperto quello che abbandono perché anime generose raccoglieranno l’eredità.
Non mi sono scelto una posizione comoda, ma una irta di difficoltà in tutti i sensi.
Mi sembrerebbe ingeneroso però non buttarmi nella mischia quando tanti figli delle tenebre si affaticano in politica a combattere Cristo e la sua Chiesa.
Unicamente per Lui, i miei passi intraprendono un nuovo sentiero
Dalla lettera che Giuseppe Lazzati (dirigente dell’AC, professore universitario, politico, rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore) scrisse il 20-10-1945 all’Arcivescovo di Milano card. Shuster per confermare la sua decisione di impegnarsi in politica, lasciando il suo incarico di presidente diocesano della Gioventù di AC (trascritta in Lazzati, un cristiano nella città dell’uomo, a cura di Armando Oberti, editrice AVE, 1996, pag.225, € 8:00 (disponibile in commercio).
Anche se è tutto sommato piacevole incontrarsi in AC, non sarebbe giusto pensare che il fine del nostro stare insieme sia quello di sottrarci temporaneamente alle vicende della società in cui viviamo, in una sorta di ristoro religioso. La storia dell’AC dovrebbe convincerci invece che lo scopo è quello di prepararsi per buttarsi nella mischia, secondo l’espressione di Lazzati.
Questo forse è più chiaro da giovani. Da anziani si pensa forse di avere già dato e che sia giunto il momento di “riposarsi”. In realtà non è proprio così, specialmente ai nostri tempi. In una società in cui ci sono molti più anziani di un tempo, e sempre più ce ne saranno, si richiederà loro un ruolo molto più attivo di una volta. La differenza è che i giovani guardano a traguardi più lontani mentre chi è più avanti negli anni è più attento alla quotidianità. E’ scritto che gli uni profeteranno e gli altri faranno sogni, nell’età dello spirito. Ho letto molte interpretazioni di questo “fare sogni”. Potrebbe intendersi come la capacità di avere uno sguardo soprannaturale, per cui ciò che ci circonda, viventi e cose, appare come trasfigurato?
Nella riunione di martedì scorso una gentile signora del nostro gruppo, vedendo vicino a me mia figlia liceale, ha osservato che una ragazza così giovane dovrebbe stare con i giovani, mentre l’età media della nostra AC è abbastanza elevata. Io le replicato che allo sguardo soprannaturale le persone appaiono non più fiaccate e mutate dagli anni e dalle traversie della vita. In una prospettiva religiosa questo riesce meglio. Ma accade anche quando si è animati da altre idealità. E’ allora che talvolta dalla gente emerge un popolo, nella continuità delle sue generazioni.
Ho invitato le mie figlie a seguirmi, con mia moglie, nella nostra AC per dare loro il senso che il nostro nuovo impegno non è un ricominciare da capo. Mettiamo mano ad un’opera che altri prima di noi hanno intrapreso, sostenuto, arricchito e tramandato. Non è così che funziona la fede? Temo i propositi di palingenesi, quando appunto si vuole ricominciare da zero, e non vorrei certo ripartire come ai primi tempi. La storia è una maestra sapiente, a saperla intendere e, ancor prima, conoscere. Chi la rifiuta rischia di ripetere tutti gli errori di un lungo passato, è stato osservato.
L’AC non è solo per giovani, né solo per adulti o per i più anziani: è per tutti. Centrale nella sua esperienza è l’autoformazione, non l’indottrinamento. Questo lavoro richiede un recupero della continuità generazionale, perché, specialmente nelle cose religiose, gli stili di vita si tramandano di generazione in generazione, nel contatto vivo e nel dialogo tra l’una e l’altra.
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli
Nota organizzativa:
Il nostro gruppo di AC si riunisce ogni martedì (non quello dopo Pasqua) alle ore 17 in una sala parrocchiale al primo piano. Provenendo dalla chiesa, si prenda il corridoio davanti all'ufficio del parroco, poi si giri a sinistra e poi subito a destra per l'androne delle scale. Provenendo dal portone su via Val Sillaro, girare subito a destra e poi ancora a destra, per l'androne delle scale.