Salvazione / liberazione: mie riflessioni
Se penso alla storia del diluvio universale, la trovo un buon esempio di ciò che si può intendere per salvezza. Le acque salgono e caparbiamente si costruisce il vascello che consentirà di preservare le vite degli altri. L’uscita, piuttosto movimentata, degli israeliti dall’Egitto mi pare che invece renda bene l’idea della liberazione. Emotivamente quest’ultima mi prende più di quell’altra. Ricordo del giorno della prima Comunione di mia figlia minore, di quando fu intonato quel canto che fa, grosso modo, “rovesciò in mare cavallo e cavaliere…”, più o meno così. Mi edificò, eppure, a pensarci bene, si riferiva a una scena piuttosto cruenta. In qualche modo quando immaginiamo un impegno nel sociale mi pare che oscilliamo tra quelle due idee di cui dicevo: salvazione-liberazione. Entrambe poi mi paiono riassunte nell’ideale pasquale di noi cristiani.
Non mi è mai riuscito di capire bene e a lungo il senso profondo della salvazione/liberazione proposta dalla nostra fede. A volte mi pare di essere riuscito a interiorizzarlo, ma spesso mi capita di rendermi conto di doverlo riscoprire.
Zelo zelatus sum pro Deo Domino exercituum – Ardo di zelo per il Signore delle schiere celesti: è il motto dei carmelitani. Ma nei nostri propositi religiosi la liberazione va insieme alla salvazione; nei nostri momenti migliori ci proponiamo infatti di salvare tutti. Si va tutti insieme alla vita eterna, come sottolinea spesso nella liturgia della Messa il nostro don Carlo. La nostra, insomma, non è milizia di sterminio.
Ma allora, chi sarà vindice dei giusti oppressi?
Non riesco a immaginare, in certe situazioni, che non si lotti.
In fondo lo facciamo anche in democrazia, quando non ci accontentiamo di una composizione degli interessi divergenti, ma continuiamo a preoccuparci di chi sta peggio. E’ il concetto politico di democrazia cristiana di cui trattava Giuseppe Toniolo, tra poco beato, nel brano che ho trascritto ieri; idea che di cui si cominciò a discutere tra noi cattolici italiani alla fine dell’Ottocento (e dopo pochi anni venne sul punto una reprimenda pontificia).
Per quanto la nostra religione non si risolva solo in questo, l’operare nel sociale può avere anche un senso religioso. Non è forse questo quello che si propone di fare la nostra Azione Cattolica?
Come il gesto di spezzare e dividere il pane può diventare il simbolo della nostra fede, così può essere per un impegno di liberazione/salvazione del fedele laico, in particolare attuato secondo il metodo democratico, che appunto significa lottare ma preservando le vite altrui.
Eppure, ricordiamolo, l’affermazione degli ideali democratici non è stata né facile né incontrastata in religione. La composizione di fede/democrazia, nello spirito di liberazione/salvazione, è stata storicamente, ed è, caratteristica peculiare dell’ideale dell’Azione Cattolica. E’ ciò che la distingue da diversi altri gruppi di spiritualità laicale, alcuni dei quali hanno anche un forte e meritorio impegno nel sociale.
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli