Il risveglio dello spirito assopito – mie riflessioni
Dal romanzo Siddharta di Herman Hesse (pubblicato nel 1922)
edizione italiana Adelphi 1973 (titolo ancora in commercio per Adelphi, € 10,00)
Ed ecco, da riposti ricettacoli della sua anima, dalle remote lontananze della sua vita affaticata, palpitò un suono. Era una parola, una sillaba, ch’egli pronunciava senza rendersene conto, con voce cantilenante, l’antica parola con cui hanno inizio e fine le preghiere dei Brahmini, il sacro Om, che equivale a “perfetto”, o,”il Perfetto”. E nell’istante in cui il suono Om sfiorò l’orecchio di Siddharta, immediatamente si risvegliò il suo spirito assopito …
“Om!” diceva tra sé e sé: “Om!”. E seppe di Brahma, seppe dell’indistruttibilità della vita,seppe del Divino,seppe di nuovo tutto ciò che aveva dimenticato.
Siddharta è un libro che ebbe molto successo durante la mia adolescenza. Ambientato nell’India all’epoca del Buddha, narra di un uomo che, lasciata la famiglia d’origine per insoddisfazione spirituale, finisce per immergersi nella vita profana e poi riscopre il sentire religioso. Gli anni ’70, tremendi sotto certi aspetti, furono nondimeno un tempo propizio per certi argomenti.
Se dovessi provare a descrivere l’esperienza religiosa la paragonerei al partecipare ad un canto molto coinvolgente, in un coro. Voglio dire che essa va molto oltre le parole e i concetti. Può essere evocata provando a ripetere certe preghiere apprese da ragazzi, come accade al protagonista del romanzo di cui dicevo.
Anche quando le scienze riusciranno a spiegarci lo spirito umano, nelle sue basi biologiche e, in particolare, neurologiche, tuttavia penso che il vivere da esseri spirituali caratterizzerà sempre gli umani, la loro soggettività. In particolare determinerà le loro scelte.
E’ paradossale che, come è stato osservato, in un’epoca come la nostra in cui le conoscenze degli umani hanno raggiunto livelli incomparabili con quelli dei passati millenni, rimanga tuttavia così importante il determinarsi per intuizioni spirituali. E forse solo per tale via è pensabile una vera unificazione del genere umano, le cui dinamiche, altrimenti, rimangono piuttosto imprevedibili.
Si vorrebbe, ad esempio, provare a garantire a tutti una fonte di reddito sufficiente ad un’esistenza libera e dignitosa, secondo l’espressione che troviamo nell’art.36 della nostra Costituzione, ma questo storicamente si è rivelato una meta irraggiungibile, anche nelle economie pianificate delle società totalitarie comuniste. Ogni pronostico economico a lungo termine tende infatti a rivelarsi fallace, se si computano gli esseri umani e le loro azioni come semplici oggetti.
Nel bene e nel male, non ci si rassegna alla pura razionalità del sistema in cui si è inseriti. Ad avere solo ciò che spetta. Al fatto che qualcuno debba essere abbandonato a sé stesso, anche se gli esperti dicono che poi, complessivamente, le cose andrebbero meglio. Da un certo punto di vista, l’ideale di giustizia sociale può essere accettato solo con spirito religioso.
Ed in effetti poi si deve constatare che quando si è tollerato l’azzardo morale, la spietata legge di natura per cui la violenza prevale, il farsi lecito tutto ciò che si può, le cose per gli umani non sono andate meglio, ma molto peggio.
La via di salvezza non sta, sembra di poter capire, nella sicurezza delle cose e nell’accettare la legge di natura, dalla quale pure siamo stati plasmati nelle ere antiche e che ora probabilmente ci porterebbe invece fino allo sterminio globale, ma nel prestare ascolto a una voce e nel seguire una luce che ci si manifestano solo in un’esperienza spirituale.
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli.