mercoledì 21 marzo 2012

Su che cosa fondare una fede religiosa oggi – mie riflessioni

Su che cosa fondare una fede religiosa oggi – mie riflessioni

 Nella riunione di ieri del gruppo di Azione Cattolica in San Clemente Papa tutto cooperava a farci riflettere su che cosa fondare oggi una fede religiosa come quella nostra: le letture della Messa di domenica prossima, le sequenze del film del regista Martin Scorsese L’ultima tentazione di Cristo (1988), i miei appunti da una relazione tenuta nel 2006 da mons. Giuseppe Lorizio.
  Nel credere religioso sono implicati vari fattori: una storia di collettività, quella biblica e quella di dove proveniamo noi, molteplici culture che sono andate formandosi e sviluppandosi nei millenni intorno ad un’idea iniziale tramandandoci tradizioni, scritture e modi di intenderle, la nostra particolare storia personale e familiare, la nostra lingua, gli incontri che abbiamo fatto, i nostri particolari modi di essere, con una certa condizione fisica ed emozioni e affettività, esperienze di vita, conoscenze, capacità, volontà. Anche se la conversione viene descritta come un nuovo inizio, bisogna riconoscere che non si parte mai da zero. E per quanto la conversione significhi anche cambiamento, se si cercasse veramente di fare piazza pulita di ciò che si era stati prima si scoprirebbe probabilmente di aver tagliato anche la buona radice.
 Personalmente non ho mai vissuto l’esperienza della conversione. Fin da bambino sono stato formato nella mia fede religiosa e non l’ho mai messa in dubbio, neanche quando, da più giovane, sono stato meno assiduo nella liturgia e ho vissuto con più fatica la disciplina canonica. Oggi, avvicinandomi verso l’età anziana, e forse essendoci già dentro, a cinquantaquattro anni, tutto è più facile.
 Si è solo trattato, per me, di scoprire, crescendo, in quanti altri modi si poteva esprimere la propria religiosità. Fondamentalmente ho seguito degli esempi di umanità, innanzi tutto quelli dei sacerdoti che ho incontrato, che non mi hanno mai deluso. In questo l’emotività ha avuto senz’altro un ruolo importante nel mio credere.
 Avere una fede religiosa significa per me non farmi assorbire completamente dalle dinamiche della società in cui vivo e dallo stesso fluire della vita fisica nel mio corpo. E’ un’esperienza di libertà che desidero fare sulla base di un certo mio innato spirito di indocilità e di insoddisfazione, quindi di questo mio particolare e preesistente carattere, che non è stato fonte solo di cose cattive. Qualcosa come un moto di ribellione. L’ho trovato bene espresso in un detto di Aldo Capitini, quando sbottava che lui non riusciva proprio ad accettare la legge per la quale il pesce grosso deve mangiare il pesce piccolo.
 Ma di fronte a quello che osservava mons.Lorizio, che, insomma,
l’atto del credere, la fede come atto e come contenuto, trascende sempre e comunque anche le sue espressioni pubbliche, sociali e giuridiche. Come trascende le sue espressioni etiche. Non si tratta di credere in un quadro di valori, non si tratta di fare delle battaglie per delle leggi. L’atto del credere riguarda il mio rapporto di persona, quindi soggetto relazionato, con Gesù Cristo. Questo è il punto. Cioè l’atto del credere in fondo altro non è se non la mia risposta personale, di soggetto relazionato, alla domanda “Voi chi dite che io sia?”, “ Tu chi dici che io sono?”.
che dico?
 Sarebbe stato diverso, per me, quanto al credere religioso, che le cose, nella Gerusalemme di circa duemila anni fa, in quella Pasqua di morte e di rinnovata speranza di cui mi si è tanto a lungo narrato, fossero andate diversamente, se quel processo non ci fosse stato, se quell’esecuzione atroce non fosse avvenuta?
 Affettivamente, emotivamente, sono molto legato a tutti gli articoli del Credo. Nella formazione che ho ricevuto sono riusciti molto bene a rendermi presente il significato di quegli eventi, le persone stesse che vi parteciparono. Certamente, per quell’opera paziente e amorevole di tanti che mi hanno preceduto e che mi hanno affiancato, l’antico maestro mi è molto prossimo, come se l’avessi qui, adesso, davanti a me o, meglio, a fianco a me, come quei due che gli furono vicini, appesi, nell’ultima ora. Nell’esperienza della sofferenza estrema mi è più volte capitato di ripercorrerne la passione, di supplicare che passassero il dolore e la prospettiva della fine e di scegliere comunque di accettarla con spirito religioso, chiedendo di portarmi con lui, nelle vita nuova.
 Così, da tutto quel complesso di ragioni dal quale scaturisce il credere, dalla mia vita come è stata, si è mantenuta e si mantiene la mia fede religiosa, che, pur accresciuta di tante esperienze e insegnamenti e di alcune letture, non è distante da quella che mi è stata trasmessa da bambino.
 Se però rifletto sulla frase conclusiva di mons. Lorizio:
“Se continuo a credere è perché sono sostenuto dalla grazia di Dio, che individualmente e comunitariamente dobbiamo sempre invocare ed accogliere, con la speranza che il Figlio dell’uomo, al suo ritorno, trovi ancora autentica fede sulla terra.”
sento ora molto forte la responsabilità di essere, a mia volta, sostegno per gli altri nel fondare la fede religiosa. Essa, fin dagli inizi è stata vissuta comunitariamente e non può tramandarsi che così.
 Oggi dobbiamo fare i conti con popolazioni molto diverse da quelle degli esordi. Allora, poi, ci si contava in milioni e ora in miliardi, una straordinaria molteplicità. Tornare indietro non si può e, se ci pensiamo bene, neanche si deve: ci insegnano ad amare, rispettare, tutelare e sviluppare la vita umana ed essa, amata, produce altra vita. Fin dall’inizio la nostra fede fu aperta verso le moltitudini. Non è mai stata cosa per pochi iniziati. E’ lanciata verso tutti, è tendenzialmente globale, oltre ogni caratterizzazione comunitaria e personale, di etnia, di lingua, di cultura, di stirpe. Crea agàpe, l’esperienza fondamentale di condividere la gioia di un pasto comune in cui ce n’è per tutti, nessuno escluso, che viviamo nella liturgia della Messa. Si può fare anche qui da noi, realmente, in Monte Sacro - Valli, nella Roma del 21° secolo dell’era cristiana.
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli.