Dal presidente – il libro “Laicità in dialogo.I volti della laicità nell’Italia plurale” di Chiara Canta
L’ultimo libro di Chiara Canta (professore ordinario di sociologia all’Università di Roma Tre) dedicato a “Laicità in dialogo. I volti della laicità nell’Italia plurale” è stato presentato giovedì 15 marzo all’Istituto Luigi Sturzo. Il tema è d’attualità e riguarda il rapporto tra la religione e la politica. “Da una parte ci sono i fautori della città di Dio che reclamano leggi che scaturiscono dal Vecchio Testamento, dal Vangelo e dal Corano e che ad essi si ispirano, dove il ‘sacro’ costituisce l’ambito di vita in cui l’autorità appaia ‘segno’ e ‘sacramento’ di Dio. Dall’altra parte si collocano i sostenitori di una città degli uomini retta e regolata dagli uomini stessi e dove l’autorità diviene espressione delle decisioni umane senza ingerenze religiose ‘estranee’. Si potrebbe dire: da una parte la religione con tutti i suoi apparati, dall’altra la scienza con tutte le sue articolazioni”.
Se si torna indietro con la storia possiamo ricordare che “l’imperatore Augusto aveva assommato nella sua persona ambedue i poteri, religioso (divus) e secolare (imperator). Fino a quando, in quello stesso periodo di tempo, in Palestina, un uomo non rovesciò la logica del conflitto, intendendo sia l’uno che l’altro genere di potere come servizio e, perciò, escludendo la lotta. La sua natura ‘sacerdotale’ e la sua funzione ‘regale’ si fusero nella vocazione di servizio agli uomini. Così, la figura di Gesù Cristo diviene dirimente: laico ante litteram. Il suo insegnamento si sviluppò intorno alla netta distinzione tra potere religioso e potere politico: a Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio; rimangono distinti, ma non in conflitto, ciascuno con le proprie caratteristiche e i propri ambiti di competenze e di responsabilità; ciascuno riconosciuto e rispettato”.
Interessanti le pagine dedicate ai diversi profili di “laici”: la laicità del credente, la laicità filosofico-gnoseologica, la laicità dei non credenti (laicismo), la laicité, la laicità dell’’ateo devoto’. Come pure l’analisi dei rapporti della laicità con la libertà religiosa, con la secolarizzazione, con la post-modernità, con l’Islam, verso un’idea di laicità dialogante.
Se si torna indietro con la storia possiamo ricordare che “l’imperatore Augusto aveva assommato nella sua persona ambedue i poteri, religioso (divus) e secolare (imperator). Fino a quando, in quello stesso periodo di tempo, in Palestina, un uomo non rovesciò la logica del conflitto, intendendo sia l’uno che l’altro genere di potere come servizio e, perciò, escludendo la lotta. La sua natura ‘sacerdotale’ e la sua funzione ‘regale’ si fusero nella vocazione di servizio agli uomini. Così, la figura di Gesù Cristo diviene dirimente: laico ante litteram. Il suo insegnamento si sviluppò intorno alla netta distinzione tra potere religioso e potere politico: a Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio; rimangono distinti, ma non in conflitto, ciascuno con le proprie caratteristiche e i propri ambiti di competenze e di responsabilità; ciascuno riconosciuto e rispettato”.
Interessanti le pagine dedicate ai diversi profili di “laici”: la laicità del credente, la laicità filosofico-gnoseologica, la laicità dei non credenti (laicismo), la laicité, la laicità dell’’ateo devoto’. Come pure l’analisi dei rapporti della laicità con la libertà religiosa, con la secolarizzazione, con la post-modernità, con l’Islam, verso un’idea di laicità dialogante.