sabato 17 marzo 2012

Quaresima 2012 – riflessioni

Quaresima 2012 – riflessioni

  La Quaresima è un richiamo indispensabile, perché la polvere dei giorni si insinua nel nostro spirito, lo rende opaco, pesante, zavorrato, non attento alle indicazioni per seguire il Signore. Quando si sperimenta il deserto, abitato dai serpenti e dalla fiere, affiora minacciosa la tentazione di non credere più in Lui e di rinnegarlo. Può sembrare un paradosso, ma sono queste le ore della vicinanza a Dio e le ore della tentazione. Quaresima significa, per me, prova, esame, diagnosi profonda di me stesso, per verificare se Dio veramente in me esiste o è solo apparenza e atteggiamento superficiale.
 Ma ci sono i deserti che sorgono dalla vita, le esperienze che mettono alla prova la fiducia in Dio. Le morti dei propri cari, i tradimenti dei figli, le divisioni delle famiglie, l’incomprensione nei matrimoni, nelle amicizie, i momenti di sventura e di violenza strappano  al cuore il grido: “ma Dio dov’è?”. Il rifiuto di alcune verità fa male; tutto si fa deserto. Ore di amarezza, di scoraggiamento, di sconforto, ore di smarrimento, perché non sai che cosa fare. Momenti tristi nei quali cadono le sicurezze, in cui la Parola perde il suo significato, non sorregge: e allora, proprio allora, hai bisogno in questo deserto di dissetarti, hai le labbra asciutte e aride, hai bisogno di una goccia d’acqua;  e questa acqua cristallina, fresca, è l’acqua che scaturisce dalla Parola di Cristo, è l’immagine della croce, dalla quale sgorga senza mai seccarsi l’acqua dissetante del suo costato. E Dio in questi momenti ti chiede: “Credi in me, vuoi seguirmi? Sì o no?”. Se è Sì, senti che il tuo cuore si alleggerisce, non è più indurito, palpita e senti la sua voce, che è quella di Dio, di Cristo, del Salvatore. Non aprire la mente, ma il cuore. Non porti domande, ascolta la mia voce, perché io ti amo senza misura. E allora assieme a Lui attraversiamo il deserto e ad ogni passo vi è un’oasi dove attingere la gioia della vita, e poi quella della resurrezione assieme a Lui e accanto al Padre.
 E allora la Quaresima diventa un richiamo forte a rinnovarsi, a purificarsi. E questo possiamo fare se camminiamo insieme a Lui, come i due sulla via di Emmaus. Specialmente per chi scende la sera, e gli ultimi raggi del suo tramonto lo avvolgono di un tepore di quiete e di serenità, inizia il secondo viaggio, quello verso l’eternità. Allora  quel deserto, che è silenzio e solitudine del cuore, diventa luogo privilegiato, perché non siamo soli, ma bene accompagnati da Cristo Gesù, tentato più di noi. Potremmo, se volessimo, non percorrere quel deserto. Vi sono i piaceri della vita, le vittorie, la gloria, la ricchezza, la lussuria, e quanti desideri e quanta allegria. Ma Dio non abbandona mai le sue creature, Dio opera, come dice  Manzoni, non per farle soffrire, ma per prepararle a una vita migliore, quella insieme a Lui, partendo dal sorriso di un bimbo, dallo stelo di un fiore, dalle rughe della vecchiaia, dalla parola di un sacerdote e dal nuovo giorno, in cui l’alba annuncia il nuovo uomo, il Figlio dell’uomo. Ed è il momento delle rinunce, dell’elemosina, del digiuno, della carità. Allora, anche il terreno del deserto, prima arido e desolante, diventa fertile e capace di germogliare, sempre e soprattutto nel nome di Cristo.
 Darà anche frutti, quelli della pace con noi e con gli altri, dell’amore fra di noi, verso gli altri; della speranza nostra e degli altri. Può apparire paradossale pensare che il dolore con Cristo sia il sentiero stesso della gioia, certo non riducibile alle categorie dell’intelligenza umana, ma a quella della fede, che vuol Dire amare Dio con autenticità. Diceva un teologo: “La croce  è dentro l’amore”. In questo cammino di Quaresima, l’animo si  dispone all’accoglienza dell’amore di Dio e lo traduce pregando, pregando, pregando. Per un attimo pensiamo alla sua misericordia nei nostri confronti di peccatori incalliti: Gesù non giudica, ma è giudicato, Gesù non condanna, ma è condannato, Gesù non rifiuta ma è il rifiutato. In questi giorni di cammino per incontrare il Cristo Risorto, l’uomo si scopre un peccatore perdonato,  un traditore assolto e amato. E, nella sofferenza di questo deserto che avvertiamo durante la nostra vita, rivolgiamo gli occhi verso quella croce, nella quale l’agonia del Cristo è dono grande di amore verso di noi e invito ad aprire il cuore ad accogliere ogni giorno il suono amico e armonioso della sua voce che ci chiama, che è vicina a noi, che è con noi, che è già dentro di noi, per capire che la morte è una trasformazione per risorgere con Lui accanto al padre, e che la vita genera la vita facendo con Lui lo stesso percorso del Calvario.
 Fratelli e sorelle, ci stiamo preparando alla primizia che è quella della santa Pasqua, la Risurrezione del Cristo di Nazareth, il fondamento della nostra fede.

 Ciccio – Azione Cattolica San Clemente Papa