INFORMAZIONI UTILI SU QUESTO BLOG

Questo blog è stato aperto da Mario Ardigò per consentire il dialogo fra gli associati dell'associazione parrocchiale di Azione Cattolica della Parrocchia di San Clemente Papa, a Roma, quartiere Roma - Montesacro - Valli, un gruppo cattolico, e fra essi e altre persone interessate a capire il senso dell'associarsi in Azione Cattolica, palestra di libertà e democrazia nello sforzo di proporre alla società del nostro tempo i principi di fede, secondo lo Statuto approvato nel 1969, sotto la presidenza nazionale di Vittorio Bachelet, e aggiornato nel 2003.

This blog was opened by Mario Ardigò to allow dialogue between the members of the parish association of Catholic Action of the Parish of San Clemente Papa, in Rome, the Roma - Montesacro - Valli district, a Catholic group, and between them and other interested persons to understand the meaning of joining in Catholic Action, a center of freedom and democracy in the effort to propose the principles of faith to the society of our time, according to the Statute approved in 1969, under the national presidency of Vittorio Bachelet, and updated in 2003.

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L’Azione Cattolica Italiana è un’associazione di laici nella chiesa cattolica che si impegnano liberamente per realizzare, nella comunità cristiana e nella società civile, una specifica esperienza, ecclesiale e laicale, comunitaria e organica, popolare e democratica. (dallo Statuto)

Italian Catholic Action is an association of lay people in the Catholic Church who are freely committed to creating a specific ecclesial and lay, community and organic, popular and democratic experience in the Christian community and in civil society. (from the Statute)

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Questo blog è un'iniziativa di persone di fede aderenti all'Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa e manifesta idee ed opinioni espresse sotto la personale responsabilità di chi scrive. Esso non è un organo informativo della parrocchia né dell'Azione Cattolica e, in particolare, non è espressione delle opinioni del parroco e dei sacerdoti suoi collaboratori, anche se le persone di Azione Cattolica che lo animano le tengono in grande considerazione.

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Scrivo per dare motivazioni ragionevoli all’impegno sociale. Lo faccio secondo l’ideologia corrente dell’Azione Cattolica, che opera principalmente in quel campo, e secondo la mia ormai lunga esperienza di vita sociale. Quindi nell’ordine di idee di una fede religiosa, dalla quale l’Azione Cattolica trae i suoi più importanti principi sociali, ma senza fare un discorso teologico, non sono un teologo, e nemmeno catechistico, di introduzione a quella fede. Secondo il metodo dell’Azione Cattolica cerco di dare argomenti per una migliore consapevolezza storica e sociale, perché per agire in società occorre conoscerla in maniera affidabile. Penso ai miei interlocutori come a persone che hanno finito le scuole superiori, o hanno raggiunto un livello di cultura corrispondente a quel livello scolastico, e che hanno il tempo e l’esigenza di ragionare su quei temi. Non do per scontato che intendano il senso della terminologia religiosa, per cui ne adotto una neutra, non esplicitamente religiosa, e, se mi capita di usare le parole della religione, ne spiego il senso. Tengo fuori la spiritualità, perché essa richiede relazioni personali molto più forti di quelle che si possono sviluppare sul WEB, cresce nella preghiera e nella liturgia: chi sente il desiderio di esservi introdotto deve raggiungere una comunità di fede. Può essere studiata nelle sue manifestazioni esteriori e sociali, come fanno gli antropologi, ma così si rimane al suo esterno e non la si conosce veramente.

Cerco di sviluppare un discorso colto, non superficiale, fatto di ragionamenti compiuti e con precisi riferimenti culturali, sui quali chi vuole può discutere. Il mio però non è un discorso scientifico, perché di quei temi non tratto da specialista, come sono i teologi, gli storici, i sociologi, gli antropologi e gli psicologi: non ne conosco abbastanza e, soprattutto, non so tutto quello che è necessario sapere per essere un specialista. Del resto questa è la condizione di ogni specialista riguardo alle altre specializzazioni. Le scienze evolvono anche nelle relazioni tra varie specializzazioni, in un rapporto interdisciplinare, e allora il discorso colto costituisce la base per una comune comprensione. E, comunque, per gli scopi del mio discorso, non occorre una precisione specialistica, ma semmai una certa affidabilità nei riferimento, ad esempio nella ricostruzione sommaria dei fenomeni storici. Per raggiungerla, nelle relazioni intellettuali, ci si aiuta a vicenda, formulando obiezioni e proposte di correzioni: in questo consiste il dialogo intellettuale. Anch’io mi valgo di questo lavoro, ma non appare qui, è fatto nei miei ambienti sociali di riferimento.

Un cordiale benvenuto a tutti e un vivo ringraziamento a tutti coloro che vorranno interloquire.

Il gruppo di AC di San Clemente Papa si riunisce due sabati al mese, alle 17, e anima la Messa domenicale delle 9.

Dall’anno associativo 2025\2026 sono in programma:

  • condivisione di brevi podcast informativi sul Catechismo per gli adulti e sul Compendio della dottrina sociale della Chiesa;
  • un gruppo di lettura e dialogo in videoconferenza, utilizzando anche contenuti pubblicati sul quotidiano Avvenire;

Per partecipare alle riunioni in videoconferenza sulla piattaforma Zoom verrà inviato via email o whatsapp il link di accesso. Delle riunioni in videoconferenza verrà data notizia sul blog e le persone interessate potranno chiedere quel link inviando una email a ardigo.mario@virgilio.it ,comunicando il loro nome, l’indirizzo email a cui desiderano ricevere il link, la parrocchia di residenza e i temi di interesse.

La riunione in videoconferenza t sarà attivata cinque minuti prima dell’orario fissato per il suo inizio.

Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

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-SUGGERIMENTI, OBIEZIONI, RICHIESTE DI RETTIFICA POSSONO ESSERE INVIATI AI REDATTORI DEL BLOG INDIRIZZANDO A ardigo.mario@virgilio.it , INDICANDO UN INDIRIZZO EMAIL AL QUALE SI DESIDERA ESSERE CONTATTATI.

-SUL SITO www.bibbiaedu.it POSSONO ESSERE CONSULTATI LE TRADUZIONI IN ITALIANO DELLA BIBBIA CEI2008, CEI1974, INTERCONFESSIONALE IN LINGUA CORRENTE, E I TESTI BIBLICI IN GRECO ANTICO ED EBRAICO ANTICO. CON UNA FUNZIONALITA’ DEL SITO POSSONO ESSERE MESSI A CONFRONTO I VARI TESTI.

ON THE WEBSITE www.bibbiaedu.it THE ITALIAN TRANSLATIONS OF THE BIBLE CEI2008, CEI1974, INTERCONFESSIONAL IN CURRENT LANGUAGE AND THE BIBLICAL TEXTS IN ANCIENT GREEK AND ANCIENT JEWISH MAY BE CONSULTED. WITH A FUNCTIONALITY OF THE WEBSITE THE VARIOUS TEXTS MAY BE COMPARED.

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AT https://www.educat.it/ YOU CAN READ THE CATECHISM PROPOSED BY THE ITALIAN EPISCOPAL CONFERENCE AND THE CATECHISM OF THE CATHOLIC CHURCH.

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sabato 9 giugno 2018

“Veglia di preghiera per l’Italia” presieduta da S.Em.za il Card. Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e Presidente della CEI e animata dalla Comunità di Sant’Egidio Basilica di Santa Maria in Trastevere – 7 giugno 2018


“Veglia di preghiera per l’Italia” presieduta da S.Em.za il Card. Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e Presidente della CEI e animata dalla Comunità di Sant’Egidio Basilica di Santa Maria in Trastevere – 7 giugno 2018 Mt.25, 14-29
dal WEB:
https://www.chiesacattolica.it/wp-content/uploads/sites/31/2018/06/09/Preghiera-per-l-Italia-Card-Bassetti-07-06-2018.pdf

Cari fratelli e sorelle,
  la parabola dei talenti, che tante volte abbiamo ascoltato, ci fa spesso riflettere sui doni – i talenti – che abbiamo ricevuto nella nostra vita personale. Ci invita alla responsabilità di usare bene quei talenti affidatici dal Signore. Forse mai abbiamo pensato che i talenti non sono solo le opportunità o le qualità della nostra vita personale.
  Vorrei oggi leggere il dono dei talenti in un altro senso. Essi sono il dono di una patria, di una comunità nazionale. Ognuno riceve il dono di una patria: forse c’è chi lo riceve con più opportunità chi con meno, ma tutti hanno una patria. Diceva San Giovanni Paolo II: “L’espressione ‘patria’ si collega con il concetto e con la realtà di ‘padre’”. È “l’insieme di beni che abbiamo ricevuto dai nostri padri”: eredità di terra, di storia, di cultura, di valori spirituali, di lingua…”.
  Forse non abbiamo riflettuto al gran dono di Dio rappresentato dall’avere una patria. È scontato. Ma coloro che l’hanno persa o che ne sono stati scacciati o l’hanno dovuta abbandonare, sanno bene quale valore essa abbia. Tanti rifugiati e profughi cercano una patria con un volto materno. In guerra – e ricordo i racconti della mia infanzia – si capisce il valore di una patria in pace. Diceva ancora Giovanni Paolo II che il proprio Paese “è per ciascuno, in un modo, molto vero, una madre”.
  In questi mesi, dopo le elezioni politiche, abbiamo vissuto momenti di seria preoccupazione, non solo per la composizione del governo che tardava a venire. Oggi, finalmente arrivata, facciamo i migliori auguri di buon lavoro al nuovo governo al servizio del bene comune del Paese. Ma non possiamo dimenticare che c’è stato un clima di tensione e attimi di conflittualità che sono emersi dalle viscere profonde del Paese.
   Soprattutto su internet, il cui uso talvolta irresponsabile è da biasimare, ho visto montare una rabbia sociale persino contro la persona del Presidente della Repubblica e la sua misurata e saggia azione di garanzia di tutti i concittadini.
  Ci vuole una svolta nella vita del Paese per cominciare a lavorare insieme: è, infatti, eticamente doveroso lavorare per il bene comune dell’Italia senza partigianeria, con carità e responsabilità, senza soffiare sul fuoco della frustrazione e della rabbia sociale. Che tutte le forze politiche, gli operatori della comunicazione, i responsabili a qualunque titolo non badino all’interesse immediato e di parte! Si ricordino delle parole del profeta Osea: “E poiché hanno seminato vento/ raccoglieranno tempesta” (8,7).
  La conclusione di un periodo difficile, con la composizione di un nuovo governo, richiama tutti a un senso di responsabilità nelle parole e nei fatti, sempre tenendo conto del rispetto delle persone e del bene comune. La mia preoccupazione va a tanti mondi, specie le periferie delle nostre città, lacerati, in cui alla fatica quotidiana di vivere – e spesso è tanta! – si aggiungono nuovi conflitti e diffidenze. C’è un tessuto umano da ritessere in questi angoli di mondo e in tutta la società civile italiana in nome della pace civile e sociale.
  Dicevo ai vescovi italiani qualche mese fa: “Dobbiamo, perciò, essere capaci di unire l’Italia e non certo di dividerla. Occorre difendere e valorizzare il sistema-Paese con carità e responsabilità. Perché il futuro del Paese significa anche rammendare il tessuto sociale dell’Italia con prudenza, pazienza e generosità”.
  La Chiesa italiana è impegnata nel rammendo nella società italiana, perché essa è e vuole essere segno di unità e di pace del popolo italiano. Il mondo intero ha bisogno di un’Italia in pace, perché siamo tutti interdipendenti. L’Italia dà all’Europa, al Mediterraneo, al mondo un grande contributo di servizio alla pace, di cultura, di lavoro, di sviluppo. Non possiamo mancare alle nostre responsabilità, che hanno reso il nostro Paese conosciuto e simpatico nel mondo intero. C’è un’umanità italiana che non dobbiamo perdere o lasciar stravolgere da odi o razzismi, ma incrementare e trasmettere ai nostri figli.
   La parabola dei talenti mostra come due servi abbiano investito il dono ricevuto impiegandolo saggiamente: uno guadagna due talenti e l’altro ne guadagna cinque. Entrambi i servi ricevono il plauso del Signore: “Bene, servo buono e fedele… sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. C’è un servo però che ha avuto paura e ha nascosto il talento sotto terra. Molti di noi, in questo tempo, hanno paura per sé, hanno paura del futuro, hanno paura per il nostro Paese.
  Così, per paura, cercano di non confondersi, di mettersi al riparo, quasi di sottrarsi al comune destino di essere italiani responsabilmente. Non bisogna aver paura e pensare solo a sé, al proprio interesse, al proprio tornaconto, rinunciando a trafficare i propri talenti per il bene comune del Paese.
  Qualche mese fa, papa Francesco, parlando qui a Santa Maria in Trastevere alla Comunità di Sant’Egidio, che oggi ringrazio per questa iniziativa, ha detto: “L’atmosfera di paura può contagiare anche i cristiani che, come quel servo della parabola, nascondono il dono ricevuto: non lo investono nel futuro, non lo condividono con gli altri, ma lo conservano per sé”. Sì, anche noi abbiamo rischiato di farci contagiare dal clima di paura e ci siamo chiusi nei nostri ambienti. Abbiamo avuto paura anche della politica, come qualcosa che ci sporcava, dimenticando com’essa è un grande servizio alla comunità nazionale, alla patria, madre nostra e dei nostri figli.
  Non bisogna avere paura della politica ed essere assenti! L’ho detto ai cattolici fin dall’inizio del mio mandato, come presidente della CEI, e – dopo l’esperienza di questi mesi – lo ripeto con maggiore convinzione: non abbiamo paura della responsabilità politica. Non lo dico perché favorisca l’uno o l’altro disegno politico. Non è compito dei pastori!
  Ma credo che i cristiani, in un momento così serio della nostra storia, non possano essere assenti o latitanti, con i loro valori, anzi – come diceva Paolo VI – quali “esperti di umanità”. Sì, non possano disertare quel servizio al bene comune che è fare politica in democrazia. Rischieremmo l’irrilevanza: “Voi siete la luce del mondo… né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa” (Mt 5,14-15). Far luce non è dominare, ma nemmeno nascondersi sotto il moggio.
  È venuto il momento, come ho detto recentemente, di avviare nuovi processi, senza preoccuparsi di occupare spazi di potere. Nuovi processi in cui i giovani – soprattutto i giovani – si sentano chiamati ad assumersi nuove responsabilità e ad elaborare nuove “idee ricostruttive” per la democrazia del nostro Paese. Sono convinto che le energie morali di questo Paese sono ancora tante e tantissimi siano i talenti inespressi che necessitano di essere valorizzati.
 Preghiamo per l’Italia, perché lo Spirito del Signore soffi nel cuore dei responsabili e degli italiani, affinché s’impegnino per il bene comune, in particolare per le fasce più povere della popolazione, memori che l’Italia – per la sua storia e la sua collocazione geografica in Europa e nel Mediterraneo – ha una particolare vocazione e una sua responsabilità. Possa essere il nostro Paese una vera madre per tutti i suoi cittadini e una presenza di pace e di soccorso nel mondo!

venerdì 8 giugno 2018

Per la consapevolezza storica di ciò che fu il cattolicesimo democratico


Per la consapevolezza storica di ciò che fu il cattolicesimo democratico

0. E’ possibile che chi ha meno di cinquant'anni sappia poco di ciò che fu il cattolicesimo democratico, anche se è persona di fede e partecipa al nostro associazionismo. Ma sta sbiadendo anche il ricordo di ciò che furono il socialismo e il comunismo italiani, tanto diversi da analoghe esperienze in altre nazioni, e soprattutto da quelle dell’Europa orientale.
  Sintetizzo di seguito alcuni argomenti su questo tema trattati di recente in diversi interventi.
1. La Chiesa cattolica italiana, intesa come clero, religiosi e laici, ha imparato la politica in un lungo tirocinio, che è stato coevo a quello del socialismo italiano. L'occasione storica fu data dalla soppressione del piccolo regno dei Papi nell'Italia centrale, ad opera del Regno d'Italia controllato da nazionalisti e liberali. I nazionalisti non vollero fare a meno di Roma, che pensavano fosse essenziale come fattore morale di unificazione culturale. Suscitarono una dura reazione del Papato, che pensava di avere bisogno di uno stato indipendente per il suo alto ministero.  Il Papato allora pensò di utilizzare come forza di resistenza il popolo dei fedeli, in gran parte proveniente dal mondo delle campagne in cui le consuetudini religiose erano profondamente radicate. Questo richiese di organizzare una piattaforma ideologica di lotta, che venne sostanzialmente mutuata dal socialismo. Venne formalizzata nell'enciclica "Le Novità - Rerum Novarum" del 1891, centrata sul socialismo. 
  L'iniziativa di un partito papista  fu presa dal Papato, incoraggiando minoranze di attivisti a coinvolgere le masse. Il Papato ne volle sempre mantenere saldamente il controllo. Questa politica a lungo ricadde nei rigori delle leggi antisovversione del Regno, con attivisti cattolici mandati al confino e perseguiti.  Il più fortunato agente politico fu l'Azione Cattolica, organizzata nel 1906 al modo di un partito politico, e che successivamente venne riorganizzata più volte a seconda delle esigenze del momento. Mediante l'Azione Cattolica si compì una potente e capillare politicizzazione anche delle donne cattoliche, le quali dunque erano pronte alla sfida del suffragio universale anche femminile, nel 1946 e nel 1948.
  Nel 1931 il Papato lanciò le masse cattoliche politicamente preparate nella collaborazione con le strutture sociali del neostato corporativo fascista. Contemporaneamente con Montini iniziò, negli anni '30 e a partire dai giovani universitari, l'accurata formazione professionale, morale e ideologica di una nuova classe politica, che fu protagonista del lunghissimo dominio del cattolicesimo democratico nel secondo dopoguerra. In questa nuova classe dirigente si formò una nuova ideologia democratica, compatibile con la dottrina sociale e ad essa ispirata, non  liberale al modo del passato in quanto considerava la persona nei mondi vitali in cui era inserita e che la motivavano e sorreggevano, e non socialista in quanto insofferente del totale primato della collettività sulla persona.
  Quando dal 1939 i rapporti con il fascismo mussoliniano si guastarono, questa neoideologia democratica  venne formalizzata in una serie di radiomessaggi natalizi del papa Eugenio Pacelli - Pio 12° tra il 1941 e il 1944, nei quali si riconosce la mano di Montini, all'epoca sostituto alla Segreteria di Stato vaticana. In questo modo entrò nella dottrina sociale e ancora vi rimane: sulle sue basi si progettò e costruì la nuova Repubblica democratica italiana.  Essa trovò un nuovo agente politico in un partito "cristiano", la Democrazia Cristiana, e, negli anni della Repubblica democratica, finì per inculturare anche i socialisti fondamentalisti, rivoluzionari, vale a dire i comunisti, veicolando ad essi una versione della democrazia diversa da quella liberale, piena di diritti sociali e tesa alla riforma sociale, che essi manifestarono di apprezzare. Il dialogo con i comunisti fu molto intenso e risale fondamentalmente agli anni della Resistenza. Per saperne di più si può leggere Adriano Ossicini. Non venne mai meno, fino all'ultimo, e, per la verità, ancora in parte prosegue tra gli eredi politici dei dialoganti di allora.  La nuova democrazia repubblicana deve molto ai cattolici democratici e ai comunisti, ma a cattolici democratici e comunisti in dialogo tra loro. Questo dialogo fu molto più fecondo di quanto si pensi e si riesca ad immaginare. All'inizio degli anni '80 stava per produrre un'ulteriore metamorfosi della democrazia italiana, quando tutto si bloccò. C'era stata la riforma del Concilio Vaticano 2°, con la completa e radicale rivisitazione della dottrina sociale. Ci si aspettava qualcosa di analogo in ambito comunista. Il mondo, però,  improvvisamente cambiò e non è questa la sede per azzardare ipotesi ricostruttive. Ancora mi pare che se ne discuta in ambito storico.  La riforma cattolica fu bloccata da papa Wojtyla, fortemente anticomunista e diffidente di ogni forma dialogo con il mondo comunista. La base comunista si dissolse in pochi anni e la riforma ideologica venne abbandonata proprio nella delicata fase di transizione. Prevalsero l'abbandono o modalità reazionarie, tentativi per ricostituire il passato. 
  I papi successivi al Wojtyla non erano particolarmente legati all'Italia, come lo erano stati invece quelli che avevano lanciato i cattolici in politica.  Questo poi produsse progressivamente, in mancanza dei suoi principali agenti costituivi, la crisi terminale della democrazia italiana della quale  di questi tempi stiamo vivendo l'agonia. Termina un tipo di democrazia, naturalmente, non la democrazia in sé. Quelle del marzo scorso sono state le prime elezioni dello stato unitario italiano in cui la dottrina sociale non è stata minimamente richiamata, da nessuno, e in cui il Papato non è intervenuto. Il comunismo è ancora sostenuto solo da forze extraparlamentari fortemente minoritarie: anch'esso ha perso il suo agente politico, il partito comunista di massa. 
  Ho sintetizzato una vicenda storica che in genere sfugge ai più, fondamentalmente perché hanno perso dimestichezza con la Chiesa cattolica. I riferimenti storici che si fanno sono di solito imprecisi. Per saperne di più consiglio i libri di Fulvio De Giorgi "Mons.Montini - Chiesa cattolica e scontri di civiltà nella prima metà del Novecento" e "La Repubblica grigia. Cattolici, cittadinanza educazione alla democrazia"
2. Dal 1864, quelle del marzo scorso sono le prime elezioni politiche nazionali in cui il Papato non è intervenuto. La Chiesa cattolica è comunque, attualmente, come gruppo sociale organizzato, la prima forza politica della nazione con un organizzazione capillare e centri di formazione di alto livello. Una forza ancora potente, anche  a livello mondiale. Questa organizzazione politica è stata messa in piedi in Italia nel 1906, in previsione dell'introduzione del suffragio universale maschile e di un intervento di una forza di massa papista nelle elezioni politiche, che in effetti vi fu alle elezioni del 1913. Su queste basi, dal 1939, si è costruita la lunghissima egemonia del cattolicesimo politico e la stessa democrazia repubblicana post-fascista. Però nessuna delle forze politiche che partecipano oggi allo scontro politico ha mantenuto dimestichezza con quella realtà. La dottrina sociale, che è la sua ideologia, è stata del tutto ignorata nel recente confronto politico. Inoltre, la politica oggi egemone non sente la necessità di una "conciliazione" con la Chiesa cattolica, come invece avvenne al fascismo storico, che ad essa dovette il decennio, dal 1929 al 1939, in cui, da basi pericolanti, divenne forza totalitaria e pervasiva.  Ma avverte vagamente la presenza di quel soggetto politico e lo teme. E a ragione, perché l' ideologia che ha prevalso di questi tempi  è non solo altamente laicizzata, ma contrastante con principi basilari della dottrina sociale.  Una veloce lettura della più recente enciclica sociale, la Laudato si' può bastare per convincersene. Non c'è infatti in essa una sola parola che non suoni come un rimprovero verso le opinioni prevalenti nell'Italia di oggi.
  Non conoscendo com'è la Chiesa cattolica italiana di oggi, avendone imprecise antiche reminiscenze, alcuni la pensano fatta in prevalenza da bacchettoni ossessionati dal sesso. Che naturalmente ci sono ancora, per carità. Ma sono realtà marginali, anche se piuttosto chiassose.
 Chi ha poca familiarità con la Chiesa, può pensare di tentarla contrattando qualche politica in materia ad esempio di finanziamenti pubblici, disciplina del matrimonio e delle convivenze, questioni riproduttive, fine vita. Ma in religione si cerca di combattere le tentazioni. Ti conducono sul pinnacolo del Tempio e ti dicono che tutto quello che vedi sarà tuo, promettono potenza, se si cederà, prostrandosi.  E, la potenza di questo mondo, come sempre, si ottiene a spese dei più deboli. Una potenza che in religione ci si impegna a ripudiare.
 La Chiesa cattolica è abituata a guardare lontano, per grandi scenari. Alla fine degli anni ’30 ruppe una  conciliazione  con il fascismo storico che le si presentava molto conveniente, quando ancora la disfatta italiana non si era manifestata e il regime era molto potente. Lo fece su un tema fondamentale per la cultura fascista, quello della guerra di espansione. E dopo che negli anni ’30, come ho ricordato, aveva spinto i cattolici a collaborare nelle istituzioni corporative fasciste.
3.  Sotto il profilo del governo della società, la Chiesa cattolica non è una "religione", ma una grande forza politica, incomparabilmente più influente e attrezzata di ogni altro partito oggi corrente. E' quella che prima diede un'occasione al fascismo mussoliniano, negli anni ’30 del Novecento,  e poi alla democrazia, dominandola fino al 2012. Nel settembre 2011 una prolusione del cardinale presidente della CEI contribuì di fatto a determinare la caduta di un Governo, nel corso di una grave crisi economica e sociale, e a suscitare una nuova iniziativa politica dei cattolici. In Italia la Chiesa cattolica è attualmente profondamente divisa, verticalmente, dai vertici alla base, ma condivide alcuni principi di azione sociale. In Italia è anche una forza autonoma, autoreferenziale, una variabile indipendente.  I suoi vertici non sono più espressione della marginalità italiana, si sono mondializzati, parlano tutte le lingue del mondo. Ha una raffinata diplomazia che le consente di interloquire da pari con gran parte degli stati della Terra. Da metà Ottocento in Italia si dedicò all'agitazione sociale, facendo di clero e religiosi un corpo sostanzialmente di "rivoluzionari di professione", prima che ci pensasse Lenin.  A quei tempi "clericale" equivaleva a "eversivo" e i clericali vennero colpiti dalle leggi antisovversione italiane dell'epoca, da quelle di Crispi in poi. Dal 1906 si dotò di una struttura specificamente politica, nell'Azione Cattolica. Da quest'ultima deriva in gran parte la struttura della democrazia repubblicana post-fascista. La si vide all'opera nell'agitazione delle masse in occasione delle elezioni politiche del 1948. Quel suo  agente politico è progressivamente venuto meno, non più curato come tale durante il lungo regno religioso di Karol Wojtyla, così come il partito "cristiano". Ora però sta iniziando ad essere pervasa dalla "teologia del popolo" di origine latino-americana, fortemente contrastante con molte idee della politica di oggi. 
4. La nostra nuova Europa è in gran parte strutturata secondo l'impostazione data dai cattolici democratici fin dagli inizi. Uno dei principi organizzativi fondamentali è infatti quello di sussidiarietà, formulato dal Papato nel 1931, nell'enciclica "Il Quarantennale-Quadragesimo anno", in occasione dei quarant'anni dalla prima enciclica sociale dell'era contemporanea. Significa che l'unità deve farsi a partire dalla società civile, senza che chi comanda possa sostituirsi ad essa. Si tratta di un principio politico che il Papato aveva ricavato dal suo lunghissimo conflitto medievale con l'Impero germanico e poi da quelli con gli stati nazionali. L'unità europea non si fece prendendo a modello gli Stati Uniti d'America, come auspicavano ad esempio gli autori del "Manifesto di Ventotene". Questo ci risparmiò conflitti  come quelli assai aspri che caratterizzarono il processo di unificazione federale da cui emersero gli Stati Uniti. La forza aggregativa di questi ultimi ad un certo punto si arrestò. In teoria avrebbe potuto estendersi a tutto il continente.  Al contrario, in Europa, sulla base del principio di sussidiarietà, si sta cercando di aggregare tutto il continente. In questa politica gli Stati Uniti d'America in alcune occasioni sono stati e sono  un elemento di disturbo. Durante l'era Eltsin sono stati corresponsabili del disastro sociale russo, che invece è stato evitato negli stati ex comunisti che si è riusciti ad attrarre nel processo di unificazione europea. L'Ucraina è il teatro sociale in cui le due opposte politiche, statunitense ed europea, si sono scontrate, con l'esito che sappiamo. La crisi seguita al crollo dell'impero sovietico, negli anni '90, è stata gestita fondamentalmente dal democristiano Kohl, che riuscì ad intendersi con il neocomunista Gorbaciov. Le cose potevano mettersi molto male, per la crescente ingerenza statunitense in quell'epoca. Il ruolo del papa Wojtyla andrebbe molto ridimensionato e limitato all'agitazione sociale nella sua Polonia, in cui suscitò, con il contributo statunitense, l'agente politico Solidarnosc, che svanì presto, dopo l'abbattimento del regime comunista, lasciando quello che oggi vediamo in Polonia. In realtà il progetto europeo del Wojtyla non andava molto oltre, mi parve, la trasformazione dei regimi comunisti dell'Europa orientale in democrazie sul modello statunitense. Pensava ad un'unità culturale europea su base religiosa, ma di una religione che era quella rimasta come fossilizzata all'interno dei regimi di socialismo reale dell'Europa orientale, diversa da quella che si era sviluppata nell'altra parte del continente.  Mi parve diffidasse del processo di unificazione europeo, per gli elementi socialisti che avevano preso a caratterizzarlo. Anche socialisti e comunisti erano originariamente contrari perché lo sospettavano di essere una macchinazione borghese per impedire l'evoluzione politica socialista. Successivamente vi colsero opportunità. La mediazione culturale fu in gran parte svolta dai cattolici democratici. Ora abbiamo una Carta dei diritti dell'Unione piena di diritti sociali derivati dal socialismo e una giurisdizione europea che fa il suo lavoro anche in quel campo. 
   Negli anni '70 in Italia si ebbe il momento di massimo avvicinamento tra cattolici democratici e comunisti. Entrambe le formazioni, quella dei cattolici e la comunista,  erano partite da posizioni antidemocratiche, sospettando la democrazia borghese, liberale, di essere un imbroglio per ostacolare l'elevazione sociali dei ceti deboli. Entrambe erano arrivate progressivamente all'accettazione della democrazia, in una versione piena di diritti sociali, nella lotta antifascista, nel corso degli anni Quaranta, progettando la futura organizzazione della stato. Bisogna ricordare che solo con il radiomessaggio natalizio di Pacelli - Pio XII del 1944 furono del tutto rimosse, da parte cattolica, le obiezioni culturali contro la democrazia, che avevano portato a ritenerla addirittura eretica, agli inizi del Novecento. Nel corso del 15° Congresso del Partito Comunista Italiano, nel 1979, fu accolta una delle principali istanze cattoliche, la modifica dell'art.5 dello statuto del partito che obbligava gli iscritti a seguire la dottrina marxista leninista. Esso aveva comportato l'elaborazione di una ortodossia marxista leninista che aveva ostacolato la riflessione critica e la mediazione, finendo per essere fattore di discriminazione in particolare verso le masse cattoliche, ma anche all'interno dello stesso mondo comunista. Questa riforma accadde al tempo della più marcata affermazione sociale dei comunisti italiani, sostenuta dall'apprezzamento dei cattolici democratici. Alcuni importanti esponenti di questo mondo si candidarono come indipendenti nelle liste comuniste. L'apporto maggiore dei cattolici democratici ad una "terza fase", in cui un partito cattolico democratico e un partito comunista si alternassero al potere condividendo un importante patrimonio culturale, fu il progetto di una democrazia tesa alla riforma sociale e all'affermazione di diritti sociali, diversa dalla democrazia liberale in cui contava l'eguaglianza formale tra cittadini. Agli anni di questo avvicinamento culturale e politico  risale una riforma epocale, la riforma sanitaria, attuata dal 1978. Questo primato della riforma sociale deve farsi risalire, tra i cattolici italiani, al lavoro di Giuseppe Toniolo, agli inizi del Novecento. Ma fu fondamentale l'assimilazione delle ideologie dei francesi Jacques Maritain ed Emmanuel Mounier che si fece negli anni '30 e '40 sotto l'impulso di Montini. Al centro non c'è l'individuo desiderante, ma la persona in relazione, all'interno di mondi vitali che la motivano e la sostengono, e che per questo vanno rispettati, anche dai riformatori animati dalle migliori intenzioni. 
  Negli anni '80 i comunisti italiani si convinsero che la lotta era persa e non ci fu verso di dissuaderli. La storia era finita. Punto. Non portarono a termine il lavoro di riforma ideologica.  In effetti il liberismo di scuola statunitense sembrava funzionare. Presto però emersero, soprattutto in Russia, i disastri sociali che aveva provocato, risparmiati all'Est Europeo assimilato nel processo di unificazione, per il progressivo avvicinamento delle economie e i limiti alla predazione della passata economia di stato  indotti dalle politiche di collaborazione europea. La Russia di oggi è in gran parte il risultato delle politiche di Eltsin, e queste ultime dell'influenza statunitense. Anche i comunisti russi, altamente autoreferenziali, non furono capaci di vera riforma ideologica,  in particolare sotto la presidenza Gorbaciov che pure l'aveva progettata.
  Un'era sembra finita, anche se l'Europa  è ancora egemonizzata da un governo tedesco che vede la collaborazione di democristiani e socialisti. Si può cominciare ad avere una visione prospettica di una storia. Gli stati nazionali riprendono forza e purtroppo ciò avviene nel momento in cui l'Italia è fortemente marginalizzata per tante ragioni. Non credo che sarà battendo i pugni sul tavolo che si riuscirà ad avere maggior voce in capitolo. 
5. Intendiamoci bene: fede religiosa e politica sono cose diverse, anche se a fare politica è un’organizzazione religiosa o di ispirazione religiosa. La Chiesa cattolica in Italia è ancora un’importante forza politica, ma la sua politica è un’elaborazione culturale, non discende direttamente dalla religione. Non è obbligatorio seguire quella politica per essere persone di fede e la si può condividere anche se non si è religiosi. Viverla da persone di fede è però più coinvolgente. Si tratta di una politica che ha avuto una veloce evoluzione negli ultimi sessant’anni, in particolare da quando ha contato di meno la teologia e hanno avuto più rilievo altre discipline, come la sociologia e l’economia.
 La più sorprendente metamorfosi  iniziò però da quando, dal 1939, si acquisì consapevolezza del valore, anche religioso,  della pace e ci  si è impegnati a costruirla politicamente. Quindi la pace non solo come idealità religiosa, ma come obiettivo politico, da perseguire mediante la trasformazione sociale nel senso della giustizia. Questa è stata la vera svolta.
 Originariamente, nella fase più violenta del conflitto con il Regno d’Italia, la giustizia sociale era stata più che altro la base di una critica politica a nazionalisti e liberali per mobilitare le masse contro il nuovo ordine. In questo i cattolici sociali papisti facevano lo stesso lavoro dei socialisti rivoluzionari, perché era propriamente ad una rivoluzione politica che miravano. Volevano destabilizzare  e abbattere il nuovo ordine. I ministri di polizia italiani consideravano di una stessa fatta clericali e socialisti rivoluzionari. Questo poi spiega perché il Papato non ebbe difficoltà ad intendersi con una forza rivoluzionaria come il fascismo mussoliniano, liquidando sbrigativamente le prime esperienze politiche del cattolicesimo democratico italiano. Con fascisti e socialisti condivideva l’avversione al liberalismo. Accettò il nazionalismo italiano quando le si accordò un mini-stato di quartiere a Roma, considerando chiusa vantaggiosamente (anche dal punto di vista economico e sociale) la “questione romana”, apertasi nel 1870 con la conquista italiana di Roma. La dottrina sociale del Papato si limitava, almeno fino al ’39, a questo.
  La rottura con il fascismo avvenne durante il regno di Pacelli – Pio XII e sul tema della guerra, alla quale quel Papa era molto contrario, perché intuiva i disastri sociali che avrebbe comportato, come era avvenuto nel ’14-‘18. L’altro tema di contrasto fu la politica fascista di persecuzione etnica contro gli ebrei nel presupposto di una loro inferiorità e perversione per così dire biologica, che non poteva essere accettata dal Papato perché il Fondatore e tutti i suoi primi seguaci erano stati  ebrei.
  Appena eletto regnante, il papa Pacelli, dall’agosto 1939, diede allora il  via  libera ai cattolici democratici, in particolare agli universitari formatisi nelle organizzazioni di Azione Cattolica seguite da Montini. Commissionò azione sociale e un progetto di costituzione democratica, che effettivamente fu steso a Camaldoli nel luglio 1943, nel corso di un incontro nella foresteria del monastero di Camaldoli, sull’Appennino Toscano. Tutto questo avvenne con il regime fascista ancora vivo e vitale. In questo lavoro i cattolici democratici si incontrarono clandestinamente con i comunisti, che avevano pervicacemente continuato la lotta contro il fascismo, irriducibili. L’antica consuetudine dialettica con il socialismo aiutò.
  Mio padre fu coinvolto in un’esperienza di quel tipo nel gruppo Labriola di Bologna animato dal suo amato maestro prof. Paolo Fortunati, insegnante di statistica all’università di Bologna. Era nel comitato di redazione della rivista Tempi Nuovi, che, nel quadro delle attività resistenziali, si occupava dell’approfondimento dei temi del socialismo, del comunismo  e della costruzione di un nuova democrazia.  Si laureò in statistica con una tesi sulla teoria delle crisi cicliche in Karl Marx. Al seguito di Angelo Salizzoni, che fu poi sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nei governi  Moro, partecipò alle prime attività  politiche della Democrazia Cristiana bolognese.
  Già prima del crollo terminale del fascismo, i cattolici democratici avevano dunque una giovane classe politica colta e professionalmente adeguata, di alto profilo intellettuale e morale,  pronta ad impegnarsi nel governo dello stato su mandato del Papa e un progetto di nuova Costituzione. Questi cattolici democratici non erano anticomunisti, né antisocialisti, per la dura esperienza di lotta in uno stesso schieramento antifascista. Obiettavano al comunismo di marca leninista il totalitarismo e al marxismo il suo carattere ostile alla fede religiosa. Ma sapevano intendersi con i comunisti e i socialisti come poi fu dimostrato nel lavoro della prima sottocommissione della Costituente che scrisse i  “principi fondamentali” , nella quale fu fondamentale il comune sentire di Basso, Dossetti, Iotti, La Pira, Moro, Togliatti. Profonda intesa, non “contratto” come si dice oggi.  Il lavoro che i cattolici democratici si proponevano andava molto oltre la conquista del governo. Avevano un progetto di democrazia popolare a forte impegno sociale in cui volevano coinvolgere i socialisti e i comunisti, contrastati naturalmente dai clerico-moderati e dai clerico-fascisti, come ancor oggi avviene. Per questo De Gasperi definì la Democrazia Cristiana un “partito di centro che guarda verso sinistra”. L’idea era quella di rendere irreversibile la rivoluzione sociale, che poi è il senso dell’espressione comunista “dittatura del proletariato”. Indietro non si doveva tornare. Erano le masse che dovevano essere educate a resistere ad ogni nuova tentazione di tipo fascista ed ecco perché era indispensabile l’intesa con socialisti e comunisti, i      quali ne controllavano molta parte, in particolare quella dei lavoratori dell’industria.
 Naturalmente quando si parla spregiativamente di “democristiani” e di “comunisti” non si ha consapevolezza di quello che ho descritto. Si pensa ai democristiani della decadenza, quali furono dalla metà degli anni ’80, e ai comunisti sovietici, senza considerare quanto fossero diversi quelli italiani, che espressero storicamente una classe politica di alto profilo intellettuale e  morale, della quale l’Italia non poté valersi quando più sarebbe stato necessario, per contrastare più efficacemente la crisi della politica che si manifestò dalla metà degli anni ‘80. I comunisti rimasero sempre forza di opposizione, non si riuscì mai ad aprir loro la strada del governo democratico in Italia. Ad un certo punto finirono e si trasformarono.  Poi, nelle successive metamorfosi, espressero anche una classe di governo; però rimasero anche allora condizionati dal cosiddetto  fattore “K”, come veniva definito negli anni ’70, vale a dire  l’interdetto contro governi con partecipazione comunista, quindi dal sospetto dei loro critici che, una volta al potere, non si sarebbe più riusciti a mandarli all’opposizione. Così sembrarono considerare una prova di maturità politica quando, da forza di governo, si riusciva a mandarli nuovamente all’opposizione e loro non se la prendevano tanto, non la consideravano la fine del mondo. Talvolta però può esserlo, quando le formazioni in competizione non condividono abbastanza e si presentano l'una come l'«anti-» dell'altra.  Un influsso di quel modo di pensare si è avvertito anche dopo le recenti elezioni politiche.  Per i cattolici democratici il problema non si poneva: il  loro mandato era di rimanere sempre al governo. In effetti negli anni ’90 ci riuscirono dividendosi formalmente e colonizzando destra e sinistra, ricucendo da quelle posizioni  la società italiana. Ma venne meno il progetto di riforma sociale. Questo fondamentalmente per l’attenuarsi dell’impulso del Papato, dal papa Wojtyla in poi, che divenne meno legato all’Italia. Il principale handicap dei cattolici democratici era stato storicamente quello di muoversi prevalentemente sulla base di quell’impulso. L’intesa con il socialismo divenne difficile per l’interdetto che veniva dal papa Wojtyla. E dagli anni ’90 il socialismo italiano, poi, apparve liquefarsi. Negli anni ’80, inoltre, era sembrata progressivamente  prevalere in esso  l’ala più anticlericale e antireligiosa, come nel craxismo.  Ed è proprio la mancanza di quell’impulso il problema nelle ultime vicende politiche nazionali.
   La forza politica della Chiesa, pur ancora imponente,  non è stata attivata né dal Papato né dai vescovi italiani. Perché? Si può pensare che abbiano inciso la profonda spaccatura verticale che attraversa il mondo ecclesiale per varie ragioni e le gravi difficoltà che travagliano il Papato nel suo lavoro di adeguamento ai tempi, troppo a lungo rimandato. Ma la ragione vera penso sia che per almeno una generazione, regnante papa Wojtyla, non si è proseguita quell’attività di formazione delle masse cattoliche alla politica democratica che era stata affidata storicamente all’Azione Cattolica. A lungo i  rapporti con la politica di governo erano stati regolati direttamente dai vescovi della Conferenza Episcopale Italiana, centrandoli su alcuni specifici temi di interesse, quali i finanziamenti alle istituzioni e scuole religiose, le questioni matrimoniali (chi si può sposare e come) e riproduttive (aborto, contraccezione), il fine vita e l’obiezione di coscienza. Era venuto meno l’interesse per la riforma sociale e ad avere un agente politico che vi si dedicasse, probabilmente pensando che la pace europea fosse ormai un risultato irreversibile. La storia recente dimostra che non è così. Dunque gli appelli che vengono da Papa e vescovi, come quello recente del cardinal Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana, sembrano ora  cadere nel vuoto. Manca l’agente politico in grado di raccoglierli. Le parole dell’imponente letteratura pontificia rimangono parole. Rendendosene bene conto, il Papato non ha lanciato l’ordine di impegnarsi, come aveva fatto invece dal 1939 e in altre occasioni successive. Ricordo, ad esempio, la spettacolare azione politica promossa da papa Wojtyla negli anni ’80 con le scuole di politica animate dai gesuiti Bartolome Sorge ed Ennio Pintacuda, dalle quali scaturì la riforma politica che va sotto il nome di “primavera palermitana”. La formazione, l’educazione, devono sempre precedere l’impegno politico. Secondo il  modo di pensare della Chiesa, politici non ci si improvvisa.
   Di questi tempi, abbiamo quindi veramente vissuto una fase di cambiamento, che presto si rifletterà, credo,  anche sulla Costituzione. Molti in Italia non intendono più il suo parlare. A prenderla sul serio sono rimasti in genere i magistrati, però non di rado per ragioni di semplice logica giuridica, trattandosi di norma posta al di sopra della altre. Nella passata legislatura si è però aperta la via alla decostituzionalizzazione  di certi importanti principi, come quello del diritto al lavoro. E’ possibile che si prosegua con quello alla salute e con la previdenza sociale. C’è poi il tema della progressività tributaria. E’ un nuovo mondo che sta manifestandosi, affievolendo quei principi per via di leggi ordinarie, come motivate eccezioni alla disciplina generale.  Ma è prevedibile che tutto questo poi si tradurrà in modifiche costituzionali, se non altro mediante una riformulazione dei principi.
  Di certe cose si è perduta memoria. Il rischio, in casi simili, è che la storia si ripeta. Non penso al fascismo, la cui religione nazionalista suonerebbe ostica alla gente d’oggi, con tutti i suoi appelli al sacrificio della vita per la Patria. Ma all’Italia degli stati preunitari, divisa, debole perché divisa, colonizzata dagli altri europei. Il disfacimento dell’unità nazionale potrebbe accompagnarsi al fallimento del processo di unificazione europea, il capolavoro del cristianesimo sociale e democratico, che improntava le nazioni dalle quali originò quella dinamica politica: Francia, Germania e Italia.  
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli

domenica 3 giugno 2018

Domenica 3-6-18 – Solennità del Corpo e del Sangue di Cristo - Letture e sintesi dell’omelia della Messa domenicale delle nove - avvisi del parroco e di A.C.


Domenica 3-6-18 – Solennità del Corpo e del Sangue di Cristo -   Lezionario dell’anno B per le domeniche e le solennità –  colore liturgico: bianco – salterio proprio del tempo -   Letture e sintesi dell’omelia della  Messa domenicale delle nove - avvisi  del parroco e di   A.C.

Osservazioni ambientali: cielo sereno, temperatura ambientale 24°C.

Alla Messa delle nove il gruppo di A.C. si siede nei banchi di sinistra, a fianco dell’altare, guardando l’abside.

Canti della Messa delle nove: ingresso, Lodate Dio; Offertorio, Accogli i nostri doni;  Comunione,  Pane del Cielo;  finale,  Jesus, You are my life ;

- Stasera, dopo la Messa vespertina delle 19, si terrà la tradizionale processione per la solennità del Corpus Domini.

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Pillola di Concilio
Dalla Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo La gioia e la speranza - Gaudium et spes,  del Concilio Vaticano 2° (1962-1965)

27. Rispetto della persona umana.
Scendendo a conseguenze pratiche di maggiore urgenza, il Concilio inculca il rispetto verso l'uomo: ciascuno consideri il prossimo, nessuno eccettuato, come un altro « se stesso », tenendo conto della sua esistenza e dei mezzi necessari per viverla degnamente, per non imitare quel ricco che non ebbe nessuna cura del povero Lazzaro. Soprattutto oggi urge l'obbligo che diventiamo prossimi di ogni uomo e rendiamo servizio con i fatti a colui che ci passa accanto: vecchio abbandonato da tutti, o lavoratore straniero ingiustamente disprezzato, o esiliato, o fanciullo nato da un'unione illegittima, che patisce immeritatamente per un peccato da lui non commesso, o affamato che richiama la nostra coscienza, rievocando la voce del Signore: « Quanto avete fatto ad uno di questi minimi miei fratelli, l'avete fatto a me» (Mt25,40). Inoltre tutto ciò che è contro la vita stessa, come ogni specie di omicidio, il genocidio, l'aborto, l'eutanasia e lo stesso suicidio volontario; tutto ciò che viola l'integrità della persona umana, come le mutilazioni, le torture inflitte al corpo e alla mente, le costrizioni psicologiche; tutto ciò che offende la dignità umana, come le condizioni di vita subumana, le incarcerazioni arbitrarie, le deportazioni, la schiavitù, la prostituzione, il mercato delle donne e dei giovani, o ancora le ignominiose condizioni di lavoro, con le quali i lavoratori sono trattati come semplici strumenti di guadagno, e non come persone libere e responsabili: tutte queste cose, e altre simili, sono certamente vergognose. Mentre guastano la civiltà umana, disonorano coloro che così si comportano più ancora che quelli che le subiscono e ledono grandemente l'onore del Creatore.

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Prima lettura
Dal libro del’Esodo (24,3-8)

In quei giorni, Mosè andò a riferire al popolo tutte le parole del Signore e tutte le norme. Tutto il popolo rispose a una sola voce dicendo: «Tutti i comandamenti che il Signore ha dato, noi li eseguiremo!».
Mosè scrisse tutte le parole del Signore. Si alzò di buon mattino ed eresse un altare ai piedi del monte, con dodici stele per le dodici tribù d'Israele. Incaricò alcuni giovani tra gli Israeliti di offrire olocausti e di sacrificare giovenchi come sacrifici di comunione, per il Signore.
Mosè prese la metà del sangue e la mise in tanti catini e ne versò l'altra metà sull'altare. Quindi prese il libro dell'alleanza e lo lesse alla presenza del popolo. Dissero: «Quanto ha detto il Signore, lo eseguiremo e vi presteremo ascolto».
Mosè prese il sangue e ne asperse il popolo, dicendo: «Ecco il sangue dell'alleanza che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte queste parole!».


Salmo responsoriale
Dal salmo 115

Ritornello:
Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore.

Che cosa renderò al Signore,
per tutti i benefici che mi ha fatto?
Alzerò il calice della salvezza
e invocherò il nome del Signore. 

Agli occhi del Signore è preziosa
la morte dei suoi fedeli.
Io sono tuo servo, figlio della tua schiava:
tu hai spezzato le mie catene.

A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore.
Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo. 



Seconda lettura
Dalla lettera agli Ebrei ( 9,11-15)

  Fratelli, Cristo è venuto come sommo sacerdote dei beni futuri, attraverso una tenda più grande e più perfetta, non costruita da mano d'uomo, cioè non appartenente a questa creazione. Egli entrò una volta per sempre nel santuario, non mediante il sangue di capri e di vitelli, ma in virtù del proprio sangue, ottenendo così una redenzione eterna.
  Infatti, se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, sparsa su quelli che sono contaminati, li santificano purificandoli nella carne, quanto più il sangue di Cristo - il quale, mosso dallo Spirito eterno, offrì se stesso senza macchia a Dio - purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte, perché serviamo al Dio vivente?
  Per questo egli è mediatore di un'alleanza nuova, perché, essendo intervenuta la sua morte in riscatto delle trasgressioni commesse sotto la prima alleanza, coloro che sono stati chiamati ricevano l'eredità eterna che era stata promessa.


SEQUENZA

Ecco il pane degli angeli,
pane dei pellegrini,
vero pane dei figli:
non dev’essere gettato.

Con i simboli è annunziato,
in Isacco dato a morte,
nell'agnello della Pasqua,
nella manna data ai padri.

Buon pastore, vero pane,
o Gesù, pietà di noi:
nutrici e difendici,
portaci ai beni eterni
nella terra dei viventi.

Tu che tutto sai e puoi,
che ci nutri sulla terra,
conduci i tuoi fratelli
alla tavola del cielo
nella gioia dei tuoi santi.




Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Io sono il pane vivo disceso dal cielo, dice il Signore,
se uno mangia di questo pane vivrà in eterno. (Gv 6,5)

Alleluia.


Vangelo
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 14,12-16.22-26)

  Il primo giorno degli àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?».
  Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d'acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: "Il Maestro dice: Dov'è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?". Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi».
  I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.
 Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell'alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».
  Dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

Sintesi dell’omelia della Messa della domenicale delle nove

     La solennità del Corpo e Sangue di Cristo che celebriamo questa domenica ci spinge a meditare sull’Alleanza tra noi e Dio.

  Dio ha radunato un popolo dagli antichi Israeliti. Ha fatto con esso un’Alleanza, un patto serio, per la vita. Ma gli Israeliti hanno sperimentato che è difficile essere sempre fedeli.
  Allora Dio ha mandato il suo Figlio perché assumesse su di lui la difficoltà dell’Alleanza. Noi, ora, dobbiamo solo rimanere vicino a Dio, in tutti i modi in cui si può farlo, a partire dall’Eucarestia. Poi dobbiamo pregare di fare di noi ciò che vuole. Da soli non riusciremmo ad essere come Dio ci vuole, ma con il suo aiuto possiamo esserlo. 



Sintesi di Mario Ardigò, per come ha inteso le parole del celebrante – Azione Cattolica in San Clemente Papa– Roma, Monte Sacro Valli



Avvisi del parroco:
- si sta organizzando l’Oratorio estivo. Tutti i genitori sono invitati non solo a farvi partecipare i propri ragazzi, ma anche a partecipare loro stessi per prendersi cura dei più giovani, per collaborare così alla loro formazione umana e di fede.
- Stasera, dopo la Messa vespertina delle 19, si terrà la tradizionale processione per la solennità del Corpus Domini.

Avvisi di A.C.
 Le riunioni infrasettimanali del gruppo parrocchiale di Azione Cattolica riprenderanno il primo martedì di ottobre, alle 17:30.


sabato 2 giugno 2018

Ripartire


Ripartire

   Di questi tempi si è concluso un ciclo dell’impegno politico dei cattolici italiani, quello in cui diressero la politica italiana esercitandovi un’egemonia. Ebbe inizio nel 1939, sotto il Papato di Eugenio Pacelli - Pio 12°, con il contributo determinante di Giovanni Battista Montini nel suo servizio nella Segreteria di Stato della Santa Sede, dal 1937 al 1954.
  Quest’anno Montini sarà proclamato santo. Nel ricordarne la vita si porrà l’accento sui suoi aspetti religiosi, in particolare sul lavoro che Montini fece da papa durante il Concilio Vaticano 2° e negli anni successivi in cui si cercò di attuare i principi conciliari. Ma il suo impegno politico fu fondamentale per la creazione e il radicamento della nuova democrazia repubblicana in Italia, prima, negli anni ’30, con la formazione di una nuova classe dirigente a partire dagli universitari cattolici, e poi, appunto durante l’impegno nella Segreteria di Stato, con il ribaltamento della tradizionale dottrina papale indifferente, se non ostile, alla democrazia. Montini contribuì a costruire i presupposti ideologici per un governo con la partecipazione determinante di una classe dirigente cattolica, secondo i principi della dottrina sociale. Ciò in particolare, approssimandosi la Seconda guerra mondiale, il 24 agosto 1939, nella stesura del  radiomessaggio del papa Eugenio Pacelli - Pio 12° ai governanti ed ai popoli nell'imminente pericolo della guerra e poi in quella di una  serie di radiomessaggi natalizi di quel Papa tra il 1941 e il 1944, l’ultimo dei quali esplicitamente dedicato al tema della democrazia.
  La dottrina sociale, proclamata dai papi e dai vescovi,  origina storicamente dal pensiero sociale e quest’ultimo da concrete esperienze sociali. Ma l’egemonia politica dei cattolici italiani non sarebbe stata possibile senza un particolare impulso del Papato. Quest’ultimo storicamente aveva sempre ritenuto indispensabile per la sua alta missione religiosa un particolare legame con la politica italiana. La ragione dell’aspro conflitto che lo oppose alla politica democratica del nuovo Regno d’Italia tra il 1864 e il 1913 fu la volontà politica del governo nazionale di allora di tagliare quel legame politico. Quell’orientamento si espresse in modo molto deciso nel rifiuto del nuovo stato unitario di mantenere al Papato un piccolo regno indipendente a Roma e dintorni, a cui pose fine con una conquista militare. Ma la questione,  definita Questione romana, era molto più profonda e riguardava il contrasto tra i principi politici liberali e la profonda sfiducia in essi da parte del Papato, che considerava empia la persona che pretendeva di autodeterminarsi liberamente, vale a dire senza tenere in debito conto la tradizione religiosa e sentirsene obbligata. In religione si pensava che questo avrebbe condotto al peccato.
  Il lavoro che dovette fare Montini, per l’assimilazione culturale dei principi democratici da parte del pensiero religioso, riguardò in particolare l’atteggiamento nei confronti della libertà della persona, che è indispensabile per l’affermazione di una democrazia di popolo, vale a dire di massa, in cui si cerca di costruire al massimo grado l'eguaglianza senza escludere nessuno. Una considerazione positiva della libertà, vista non solo come ribellione, si ottenne inquadrandola nella coscienza di una persona non più considerata come individuo desiderante, ma inserita in un contesto di relazioni vitali benevole, per le quali, nell’esercizio della propria libertà, tiene conto anche degli altri. Non più, quindi, secondo l’impostazione liberale,  individui limitati  nella proprie libertà dalle libertà altrui, in un contesto nel quale la libertà di ciascuno finiva dove iniziava quella di un altro e di tendenziale ma solo formale eguaglianza in dignità e facoltà, ma, secondo ciò che effettivamente avviene sempre in società, persone inserite  in una collettività indispensabile per una vita felice, con relazioni umane che integrano e  potenziano le libertà individuali, consentendo di superare  i limiti individuali realizzando una effettiva, sostanziale, eguaglianza, perché tutti sono ugualmente necessari alla felicità comune. Una collettività che, in quanto animata da quelle relazioni positive, amichevoli, tende a farsi  comunità, perché, vivendo insieme e cercando insieme la felicità, scopre l’importanza di perseguire un bene comune, quindi di trasformarsi per la felicità di tutti. Il processo democratico doveva appunto servire a questa trasformazione, secondo valori, i grandi principi politici che riguardano la definizione del bene comune. La comunità politica così trasformata avrebbe dovuto distanziarsi dal modello dispotico, totalitario, che si era venuto affermando in Europa dopo i grandi sconvolgimenti sociali seguiti alla Prima guerra mondiale. Quello secondo il quale l’individuo era fatto schiavo della collettività, quindi sacrificabile per fare più potente quest’ultima. Ma anche da quello, liberale, che lasciava prevalentemente all’iniziativa individuale il perseguimento della felicità, trascurando gli aspetti comunitari dell’esistenza umana.
 Il particolare legame politico del Papato con l’Italia iniziò a venir meno sotto il pontificato di Karol Wojtyla - Giovanni Paolo 2°. Dagli anni ’80 il Papato sviluppò  una politica con prevalente respiro prima europeo e poi mondiale, nel contesto della quale l'Italia era solo una nazione tra tante. Questo orientamento è proseguito con i pontificati di Joseph Ratzinger - Benedetto 16° e Jorge Mario Bergoglio - Francesco, ma in particolare negli anni di quest’ultimo, un Papa venuto veramente da molto lontano, da una realtà politica che non aveva mai vissuto un’esperienza come quella dei cattolici italiani, un uomo che, forse, non l’aveva ancora compresa a pieno. Fatto sta che negli ultimi mesi, nei rilevanti rivolgimenti della politica italiana, nessuno di partecipanti al dibattito politico ha inteso fare il minimo riferimento alla dottrina sociale, sostanzialmente ignorandola, venendo in definitiva ricambiati con la stessa moneta. Un episodio segnalò il nuovo clima: nel settembre del 2015 si tenne a Filadelfia, negli Stati Uniti d’America, un incontro mondiale delle famiglie. Andò il Papa. Andò anche il Sindaco di Roma, un cattolico, su invito di quello di Filadelfia, come dichiarò. Chiesero al Papa se sapesse della visita del sindaco romano. Rispose, apparentemente infastidito: “Io non ho invitato il sindaco, chiaro? E neppure gli organizzatori, ai quali l'ho chiesto, lo hanno invitato. Si professa cattolico, è venuto spontaneamente". 
  Però la dottrina sociale c’è ancora e come gente di fede siamo chiamati pressantemente a impegnarci ad attuarla, nella vita sociale e politica. E’ un appello che sembra in genere cadere nel vuoto, anche tra i credenti, come tanti altri che ci vengono dai nostri maestri religiosi. Bisognerebbe, quindi, ripartire. Ma il contesto è quello che è, e non cambierà. Non si ritornerà ai tempi di Pacelli e Montini. Per il Papato l’Italia non ha un’importanza maggiore di altre nazioni e, per di più, fa parte del mondo più ricco, che è più ricco a spese delle nazioni più povere. Per chi prende sul serio la scelta preferenziale dei poveri, che fa parte della dottrina sociale contemporanea, consegue che l’Italia non ha particolari motivi per essere  preferita  dal Papato con un’attenzione particolare. Del resto, anche tra i cattolici, si era divenuti piuttosto insofferenti di essa.
  Da dove e da chi  e come ripartire?
  Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli


venerdì 1 giugno 2018

La fine di un ciclo storico nella storia nazionale


La fine di un ciclo storico nella storia nazionale

  Viviamo tempi speciali e ne saremo testimoni per le generazioni future. Possiamo mettere una data finale ad un grande ciclo storico.
  Dunque:
- dal 1864 al 1913: il cattolicesimo politico si presenta come oppositore di sistema nel Regno d’Italia dominato dai liberali;
- dal 1913-1929: il cattolicesimo politico inizia a partecipare alla politica nazionale del Regno d’Italia;
- dal 1929 al 1939: gli anni della Conciliazione, nel Regno d’Italia dominato dal regime fascista;
- dal 1939 al 2018: il cattolicesimo politico egemonizza progressivamente la politica italiana, costruendo e sostenendo la nuova Repubblica popolare democratica, finendo annientato come forza politica nel giro degli ultimi dieci anni, a favore di altre componenti di massa emergenti, le quali non fanno più alcun riferimento alla dottrina sociale.
  Quindi: 1864-2018, l’epopea del cattolicesimo politico italiano indotta dal Papato e dalla dottrina sociale. Sperimentiamo anche l’eclisse della dottrina sociale che l’aveva suscitato e sorretto. Essa non ha più gli agenti politici che l’avevano attuata in Italia: l’Azione Cattolica, ancora esistente ma profondamente trasformata negli ultimi trent'anni, e il partito  cristiano. Quest’ultimo era rimasto latente, tra il 1994 e quest’anno, in diversi neo-partiti succeduti alla Democrazia Cristiana.
  Nel panorama mondiale del cattolicesimo sociale e politico, l’Italia è stata un caso unico: una nazione nella quale la Chiesa cattolica, in varie posizioni, è stata sostanzialmente forza di governo, non in un ruolo subordinato, aderendo (e compromettendosi) ad altre impostazioni politiche, ma come componente autonoma e principale, giungendo a esercitare una vera e propria sovranità.
 L’annientamento del ruolo politico della Chiesa cattolica italiana comporterà probabilmente che la nuova politica, che la conosce poco,  cercherà di coinvolgerla facendo presa essenzialmente su quelli che vennero definiti valori non negoziabili: finanziamenti alle istituzioni ecclesiastiche e alle scuole cattoliche, insegnamento religioso nelle scuole pubbliche,  matrimonio e unioni omosessuali, elargizioni alle famiglie numerose, questioni riproduttive, aborto, fine vita. Su tutto il resto non sentirà ragioni, sarà autonoma. Se contrastata, reagirà colpendo in quei settori.  Per chi era insofferente del particolare ruolo politico della Chiesa cattolica in Italia, sarà una liberazione, il compimento della laicità delle istituzioni  pubbliche. Chi invece è convinto che il cattolicesimo politico abbia avuto anche un ruolo positivo nell’affermazione dei valori democratici probabilmente si preoccuperà. Che cosa mettere al posto di ciò che è finito, annientato?
  Avremo tutto il tempo per rifletterci meglio sopra.  Per iniziare a farlo può essere utile affrontare la lettura del libro di Fulvio De Giorgi, La Repubblica grigia - Cattolici, cittadinanza, educazione alla democrazia,  edito da La Scuola, nel 2016, €37, un testo impegnativo, ma scorrevole.
   Trascrivo da pagina 7:
«A ridosso della Liberazione, il partigiano cattolico Carlo Cremaschi, che nella Bergamasca aveva presieduto il CLN della scuola e l’anno dopo sarebbe stato eletto alla Costituente, scriveva:

 Nel dolore e nel pianto, indubbiamente, le coscienze maturano. Ma da un giorno all’altro non può certo cambiare la coscienza degli individui e della società. Tanti che in questi giorno plaudono i nostri patrioti, sono gli stessi che ieri plaudivano alla massa nera dei pecoroni. Non dobbiamo illuderci. Ci dobbiamo educare e dobbiamo educare i nostri simili.  Lavoro lento, lungo e difficile […] La ricostruzione che ci si impone  è di due specie: materiale e morale. Ricostruire le nostre città, le nostre case, i nostri templi, ricostruire la nostra economia, e nello stesso tempo rifare la coscienza individuale e sociale.

E qualche mese dopo, ai primi del 1946, aggiungeva:

Bisogna che ci convinciamo e che convinciamo gli altri che, al di sopra di tutte le questioni istituzionali e costituzionali, prima di qualsiasi elezione amministrativa e politica urge un problema fondamentale e indilazionabile: creare la coscienza del vivere civile […] Creare queste coscienze, creare questa concezione  della vita vuol dire veramente fare gli italiani. Che se è vero che i nostri padri han fatto l’Italia, è altrettanto vero che gli italiani, che non erano fatti, distrussero l’Italia. Ora è necessario che noi si cerchi di fare in primo tempo gli italiani questa volta, in seguito gli italiani faran l’Italia»

Ecco: “Creare la coscienza del vivere civile. Creare queste coscienze, creare questa concezione  della vita” è lavoro per l’Azione Cattolica, alla scuola della dottrina sociale.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli.