INFORMAZIONI UTILI SU QUESTO BLOG

Questo blog è stato aperto da Mario Ardigò per consentire il dialogo fra gli associati dell'associazione parrocchiale di Azione Cattolica della Parrocchia di San Clemente Papa, a Roma, quartiere Roma - Montesacro - Valli, un gruppo cattolico, e fra essi e altre persone interessate a capire il senso dell'associarsi in Azione Cattolica, palestra di libertà e democrazia nello sforzo di proporre alla società del nostro tempo i principi di fede, secondo lo Statuto approvato nel 1969, sotto la presidenza nazionale di Vittorio Bachelet, e aggiornato nel 2003.

This blog was opened by Mario Ardigò to allow dialogue between the members of the parish association of Catholic Action of the Parish of San Clemente Papa, in Rome, the Roma - Montesacro - Valli district, a Catholic group, and between them and other interested persons to understand the meaning of joining in Catholic Action, a center of freedom and democracy in the effort to propose the principles of faith to the society of our time, according to the Statute approved in 1969, under the national presidency of Vittorio Bachelet, and updated in 2003.

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L’Azione Cattolica Italiana è un’associazione di laici nella chiesa cattolica che si impegnano liberamente per realizzare, nella comunità cristiana e nella società civile, una specifica esperienza, ecclesiale e laicale, comunitaria e organica, popolare e democratica. (dallo Statuto)

Italian Catholic Action is an association of lay people in the Catholic Church who are freely committed to creating a specific ecclesial and lay, community and organic, popular and democratic experience in the Christian community and in civil society. (from the Statute)

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Questo blog è un'iniziativa di persone di fede aderenti all'Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa e manifesta idee ed opinioni espresse sotto la personale responsabilità di chi scrive. Esso non è un organo informativo della parrocchia né dell'Azione Cattolica e, in particolare, non è espressione delle opinioni del parroco e dei sacerdoti suoi collaboratori, anche se le persone di Azione Cattolica che lo animano le tengono in grande considerazione.

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Scrivo per dare motivazioni ragionevoli all’impegno sociale. Lo faccio secondo l’ideologia corrente dell’Azione Cattolica, che opera principalmente in quel campo, e secondo la mia ormai lunga esperienza di vita sociale. Quindi nell’ordine di idee di una fede religiosa, dalla quale l’Azione Cattolica trae i suoi più importanti principi sociali, ma senza fare un discorso teologico, non sono un teologo, e nemmeno catechistico, di introduzione a quella fede. Secondo il metodo dell’Azione Cattolica cerco di dare argomenti per una migliore consapevolezza storica e sociale, perché per agire in società occorre conoscerla in maniera affidabile. Penso ai miei interlocutori come a persone che hanno finito le scuole superiori, o hanno raggiunto un livello di cultura corrispondente a quel livello scolastico, e che hanno il tempo e l’esigenza di ragionare su quei temi. Non do per scontato che intendano il senso della terminologia religiosa, per cui ne adotto una neutra, non esplicitamente religiosa, e, se mi capita di usare le parole della religione, ne spiego il senso. Tengo fuori la spiritualità, perché essa richiede relazioni personali molto più forti di quelle che si possono sviluppare sul WEB, cresce nella preghiera e nella liturgia: chi sente il desiderio di esservi introdotto deve raggiungere una comunità di fede. Può essere studiata nelle sue manifestazioni esteriori e sociali, come fanno gli antropologi, ma così si rimane al suo esterno e non la si conosce veramente.

Cerco di sviluppare un discorso colto, non superficiale, fatto di ragionamenti compiuti e con precisi riferimenti culturali, sui quali chi vuole può discutere. Il mio però non è un discorso scientifico, perché di quei temi non tratto da specialista, come sono i teologi, gli storici, i sociologi, gli antropologi e gli psicologi: non ne conosco abbastanza e, soprattutto, non so tutto quello che è necessario sapere per essere un specialista. Del resto questa è la condizione di ogni specialista riguardo alle altre specializzazioni. Le scienze evolvono anche nelle relazioni tra varie specializzazioni, in un rapporto interdisciplinare, e allora il discorso colto costituisce la base per una comune comprensione. E, comunque, per gli scopi del mio discorso, non occorre una precisione specialistica, ma semmai una certa affidabilità nei riferimento, ad esempio nella ricostruzione sommaria dei fenomeni storici. Per raggiungerla, nelle relazioni intellettuali, ci si aiuta a vicenda, formulando obiezioni e proposte di correzioni: in questo consiste il dialogo intellettuale. Anch’io mi valgo di questo lavoro, ma non appare qui, è fatto nei miei ambienti sociali di riferimento.

Un cordiale benvenuto a tutti e un vivo ringraziamento a tutti coloro che vorranno interloquire.

Il gruppo di AC di San Clemente Papa si riunisce due sabati al mese, alle 17, e anima la Messa domenicale delle 9.

Dall’anno associativo 2025\2026 sono in programma:

  • condivisione di brevi podcast informativi sul Catechismo per gli adulti e sul Compendio della dottrina sociale della Chiesa;
  • un gruppo di lettura e dialogo in videoconferenza, utilizzando anche contenuti pubblicati sul quotidiano Avvenire;

Per partecipare alle riunioni in videoconferenza sulla piattaforma Zoom verrà inviato via email o whatsapp il link di accesso. Delle riunioni in videoconferenza verrà data notizia sul blog e le persone interessate potranno chiedere quel link inviando una email a ardigo.mario@virgilio.it ,comunicando il loro nome, l’indirizzo email a cui desiderano ricevere il link, la parrocchia di residenza e i temi di interesse.

La riunione in videoconferenza t sarà attivata cinque minuti prima dell’orario fissato per il suo inizio.

Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

NOTE IMPORTANTI / IMPORTANT NOTES

-SUGGERIMENTI, OBIEZIONI, RICHIESTE DI RETTIFICA POSSONO ESSERE INVIATI AI REDATTORI DEL BLOG INDIRIZZANDO A ardigo.mario@virgilio.it , INDICANDO UN INDIRIZZO EMAIL AL QUALE SI DESIDERA ESSERE CONTATTATI.

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ON THE WEBSITE www.bibbiaedu.it THE ITALIAN TRANSLATIONS OF THE BIBLE CEI2008, CEI1974, INTERCONFESSIONAL IN CURRENT LANGUAGE AND THE BIBLICAL TEXTS IN ANCIENT GREEK AND ANCIENT JEWISH MAY BE CONSULTED. WITH A FUNCTIONALITY OF THE WEBSITE THE VARIOUS TEXTS MAY BE COMPARED.

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AT https://www.educat.it/ YOU CAN READ THE CATECHISM PROPOSED BY THE ITALIAN EPISCOPAL CONFERENCE AND THE CATECHISM OF THE CATHOLIC CHURCH.

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sabato 17 febbraio 2018

Primo incontro in parrocchia sulle malattie dell’anima

Primo incontro in parrocchia sulle malattie dell’anima

  Ieri sera in parrocchia si è tenuto il primo incontro di Quaresima sulle malattie dell’anima. Si proseguirà ogni venerdì di Quaresima alle 20:30. Si è cominciato nella chiesa parrocchiale con una meditazione del sacerdote su questo brano dell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium – La gioia del Vangelo:

53. Così come il comandamento “non uccidere” pone un limite chiaro per assicurare il valore della vita umana, oggi dobbiamo dire “no a un’economia dell’esclusione e della inequità”. Questa economia uccide. Non è possibile che non faccia notizia il fatto che muoia assiderato un anziano ridotto a vivere per strada, mentre lo sia il ribasso di due punti in borsa. Questo è esclusione. Non si può più tollerare il fatto che si getti il cibo, quando c’è gente che soffre la fame. Questo è inequità. Oggi tutto entra nel gioco della competitività e della legge del più forte, dove il potente mangia il più debole. Come conseguenza di questa situazione, grandi masse di popolazione si vedono escluse ed emarginate: senza lavoro, senza prospettive, senza vie di uscita. Si considera l’essere umano in se stesso come un bene di consumo, che si può usare e poi gettare.

 Siamo stati invitati a individuare in noi l’indifferenza che porta all’esclusione e a fare propositi per migliorare.
 Il male dell’indifferenza e dell’esclusione può manifestarsi anche in ambienti religiosi, nella diffidenza verso persone che appartengono ad altri gruppi e  che seguono una diversa spiritualità.
  Si è poi proseguito in incontri per piccoli gruppi che avevano assegnato il compito di discutere sui temi proposti e di  scrivere una sintesi del dibattito. Questo lavoro verrà poi raccolto a livello diocesano e presentato al Papa.
  Nel gruppo a cui ho partecipato si è manifestata una certa difficoltà ad aver consapevolezza del carattere sociale del peccato di esclusione e del fatto che siamo tutti partecipi e quindi responsabili, in quanto consumatori, lavoratori, contribuenti, beneficiari di servizi e provvidenze sociali, dell’economia che produce inequità [neologismo dallo spagnolo che significa: diseguaglianza ingiusta].
 Si è sentita l’influenza della cattiva propaganda politica di oggi. Si è manifestato un certo disagio a pensare a correttivi sociali di cui possano beneficiare certe categorie di emarginati, in particolare gli africani e gli zingari poveri che vediamo nelle strade del nostro quartiere chiedere l’elemosina o rovistare nei cassonetti dell’immondizia per recuperare cose che abbiamo buttato e che, evidentemente, a qualcuno possono ancora servire.
  E’ emerso che l’assistenza agli anziani  parzialmente o non più autosufficienti, che tendono a finire in solitudine, è un grave peso per molte famiglie e non di rado cade su figli loro stessi ormai nella terza età e già onerati dell’assistenza dei loro figli.
 Le leggi e le istituzioni tendono a venire sentite come ostili, da una parte perché non danno a sufficienza una mano e dall’altra perché non escludono e rimuovono la gente verso la quale si prova avversione e sospetto per vari motivi.
 Prendendo spunto da un  fatto di cronaca, il crollo di una strada pubblica in un quartiere romano, ho fatto notare che la gente che si era trovata improvvisamente senza casa era stata assistita e varie istituzioni, primi i Vigili del fuoco, erano corse in loro soccorso. Tutti hanno avuto un alloggio provvisorio, in attesa di poter rientrare a casa propria dopo le verifiche statiche. Questo è ciò che vogliono le leggi vigenti. Sono norme informate ad  elevati principi morali e non sempre la società ne appare all’altezza.  Derivano dall’affermarsi dei processi democratici, per cui si è cominciato a tenere sempre più conto del bene comune. Il nostro problema di oggi è di mantenerle vive e di applicarle alla nuova gente che è arrivata. C’è chi ne sta diventando insofferente e spinge a discorsi francamente razzisti, ai quali la gente a volte cede, anche se non sempre consapevole della loro reale, e peccaminosa, natura. In un mondo globalizzato, in cui il nostro benessere, molto più che in altri tempi, dipende anche da quello che succede in Paesi lontani, dai quali arrivano le materie prime e moltissimi oggetti di uso comune, non è più una soluzione valida rinchiudersi in piccole patrie.
  Negli anni ’30 i cattolici italiani, salvo minoranze, in fondo non videro un vero problema religioso nel razzismo contro gli ebrei. Ai tempi nostri accade qualcosa di analogo nei confronti degli stranieri rifugiati da nazioni sventurate, colpite da catastrofi molto maggiori del crollo dell’altro giorno in città: “grandi masse di popolazione si vedono escluse ed emarginate: senza lavoro, senza prospettive, senza vie di uscita”,  ha scritto il Papa. Siamo riluttanti ad occuparcene. Il mondo intero non è sentito come una casa comune. Noi europei, in questo scenario, siamo quelli che danno le regole economiche che a livello globale producono esclusione, siamo dalla parte dei padroni del mondo. Siamo noi che facciamo le parti e che decidiamo chi si salva e chi muore.  E’ difficile accettarlo per chi si confina nel proprio particolare, perdendo di vista la società. Allora ci immaginiamo molto più poveri e bisognosi di come realmente siamo. Ma siamo anche portati ad accettare l’idea, proposta in società dai più ricchi,  che i poveri si  meritino  di essere tali, e che per essere diventati così qualcosa di sbagliato abbiano pur fatto. Così facendo  diamo credito a chi si propone di togliere le reti di protezioni sociali che potrebbero fare comodo anche a noi.
  In definitiva mi è parso che nella discussione nel gruppo ristretto di riflessione abbiamo avuto difficoltà a fare autocritica, che è alla base di ogni processo di conversione. Ma siamo solo all’inizio del percorso di Quaresima.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro,Valli

mercoledì 14 febbraio 2018

Messaggio di papa Francesco per la Quaresima 2018 sul tema: "Per il dilagare dell’iniquità, si raffredderà l’amore di molti" (Mt 24,12) e commento del teologo Pierangelo Sequeri

Messaggio di papa Francesco per la Quaresima 2018 sul tema: "Per il dilagare dell’iniquità, si raffredderà l’amore di molti" (Mt 24,12)
dal WEB: https://www.avvenire.it/papa/pagine/papa-francesco-messaggio-quaresima-2018
«Per il dilagare dell’iniquità, si raffredderà l’amore di molti» (Mt 24,12)


Cari fratelli e sorelle,

ancora una volta ci viene incontro la Pasqua del Signore! Per prepararci ad essa la Provvidenza di Dio ci offre ogni anno la Quaresima, «segno sacramentale della nostra conversione», che annuncia e realizza la possibilità di tornare al Signore con tutto il cuore e con tutta la vita.
  Anche quest’anno, con il presente messaggio, desidero aiutare tutta la Chiesa a vivere con gioia e verità in questo tempo di grazia; e lo faccio lasciandomi ispirare da un’espressione di Gesù nel Vangelo di Matteo: «Per il dilagare dell’iniquità l’amore di molti si raffredderà» (24,12).
 Questa frase si trova nel discorso che riguarda la fine dei tempi e che è ambientato a Gerusalemme, sul Monte degli Ulivi, proprio dove avrà inizio la passione del Signore. Rispondendo a una domanda dei discepoli, Gesù annuncia una grande tribolazione e descrive la situazione in cui potrebbe trovarsi la comunità dei credenti: di fronte ad eventi dolorosi, alcuni falsi profeti inganneranno molti, tanto da minacciare di spegnere nei cuori la carità che è il centro di tutto il Vangelo.
I falsi profeti
  Ascoltiamo questo brano e chiediamoci: quali forme assumono i falsi profeti?

Essi sono come “incantatori di serpenti”, ossia approfittano delle emozioni umane per rendere schiave le persone e portarle dove vogliono loro. Quanti figli di Dio sono suggestionati dalle lusinghe del piacere di pochi istanti, che viene scambiato per felicità! Quanti uomini e donne vivono come incantati dall’illusione del denaro, che li rende in realtà schiavi del profitto o di interessi meschini! Quanti vivono pensando di bastare a sé stessi e cadono preda della solitudine!
Altri falsi profeti sono quei “ciarlatani” che offrono soluzioni semplici e immediate alle sofferenze, rimedi che si rivelano però completamente inefficaci: a quanti giovani è offerto il falso rimedio della droga, di relazioni “usa e getta”, di guadagni facili ma disonesti! Quanti ancora sono irretiti in una vita completamente virtuale, in cui i rapporti sembrano più semplici e veloci per rivelarsi poi drammaticamente privi di senso! Questi truffatori, che offrono cose senza valore, tolgono invece ciò che è più prezioso come la dignità, la libertà e la capacità di amare. E’ l’inganno della vanità, che ci porta a fare la figura dei pavoni… per cadere poi nel ridicolo; e dal ridicolo non si torna indietro. Non fa meraviglia: da sempre il demonio, che è «menzognero e padre della menzogna» (Gv 8,44), presenta il male come bene e il falso come vero, per confondere il cuore dell’uomo. Ognuno di noi, perciò, è chiamato a discernere nel suo cuore ed esaminare se è minacciato dalle menzogne di questi falsi profeti. Occorre imparare a non fermarsi a livello immediato, superficiale, ma riconoscere ciò che lascia dentro di noi un’impronta buona e più duratura, perché viene da Dio e vale veramente per il nostro bene.

Un cuore freddo
  Dante Alighieri, nella sua descrizione dell’inferno, immagina il diavolo seduto su un trono di ghiaccio; egli abita nel gelo dell’amore soffocato. Chiediamoci allora: come si raffredda in noi la carità? Quali sono i segnali che ci indicano che in noi l’amore rischia di spegnersi?
  Ciò che spegne la carità è anzitutto l’avidità per il denaro, «radice di tutti i mali» (1 Tm 6,10); ad essa segue il rifiuto di Dio e dunque di trovare consolazione in Lui, preferendo la nostra desolazione al conforto della sua Parola e dei Sacramenti. Tutto ciò si tramuta in violenza che si volge contro coloro che sono ritenuti una minaccia alle nostre “certezze”: il bambino non ancora nato, l’anziano malato, l’ospite di passaggio, lo straniero, ma anche il prossimo che non corrisponde alle nostre attese.
  Anche il creato è testimone silenzioso di questo raffreddamento della carità: la terra è avvelenata da rifiuti gettati per incuria e interesse; i mari, anch’essi inquinati, devono purtroppo ricoprire i resti di tanti naufraghi delle migrazioni forzate; i cieli – che nel disegno di Dio cantano la sua gloria – sono solcati da macchine che fanno piovere strumenti di morte.

L’amore si raffredda anche nelle nostre comunità: nell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium [La gioia del Vangelo] ho cercato di descrivere i segni più evidenti di questa mancanza di amore. Essi sono: l’accidia egoista, il pessimismo sterile, la tentazione di isolarsi e di impegnarsi in continue guerre fratricide, la mentalità mondana che induce ad occuparsi solo di ciò che è apparente, riducendo in tal modo l’ardore missionario.
Cosa fare?
  Se vediamo nel nostro intimo e attorno a noi i segnali appena descritti, ecco che la Chiesa, nostra madre e maestra, assieme alla medicina, a volte amara, della verità, ci offre in questo tempo di Quaresima il dolce rimedio della preghiera, dell’elemosina e del digiuno.
  Dedicando più tempo alla preghiera, permettiamo al nostro cuore di scoprire le menzogne segrete con le quali inganniamo noi stessi, per cercare finalmente la consolazione in Dio. Egli è nostro Padre e vuole per noi la vita.

L’esercizio dell’elemosina ci libera dall’avidità e ci aiuta a scoprire che l’altro è mio fratello: ciò che ho non è mai solo mio. Come vorrei che l’elemosina si tramutasse per tutti in un vero e proprio stile di vita! Come vorrei che, in quanto cristiani, seguissimo l’esempio degli Apostoli e vedessimo nella possibilità di condividere con gli altri i nostri beni una testimonianza concreta della comunione che viviamo nella Chiesa. A questo proposito faccio mia l’esortazione di san Paolo, quando invitava i Corinti alla colletta per la comunità di Gerusalemme: «Si tratta di cosa vantaggiosa per voi» (2 Cor 8,10). Questo vale in modo speciale nella Quaresima, durante la quale molti organismi raccolgono collette a favore di Chiese e popolazioni in difficoltà. Ma come vorrei che anche nei nostri rapporti quotidiani, davanti a ogni fratello che ci chiede un aiuto, noi pensassimo che lì c’è un appello della divina Provvidenza: ogni elemosina è un’occasione per prendere parte alla Provvidenza di Dio verso i suoi figli; e se Egli oggi si serve di me per aiutare un fratello, come domani non provvederà anche alle mie necessità, Lui che non si lascia vincere in generosità?
  Il digiuno, infine, toglie forza alla nostra violenza, ci disarma, e costituisce un’importante occasione di crescita. Da una parte, ci permette di sperimentare ciò che provano quanti mancano anche dello stretto necessario e conoscono i morsi quotidiani dalla fame; dall’altra, esprime la condizione del nostro spirito, affamato di bontà e assetato della vita di Dio. Il digiuno ci sveglia, ci fa più attenti a Dio e al prossimo, ridesta la volontà di obbedire a Dio che, solo, sazia la nostra fame.

Vorrei che la mia voce giungesse al di là dei confini della Chiesa Cattolica, per raggiungere tutti voi, uomini e donne di buona volontà, aperti all’ascolto di Dio. Se come noi siete afflitti dal dilagare dell’iniquità nel mondo, se vi preoccupa il gelo che paralizza i cuori e le azioni, se vedete venire meno il senso di comune umanità, unitevi a noi per invocare insieme Dio, per digiunare insieme e insieme a noi donare quanto potete per aiutare i fratelli!
Il fuoco della Pasqua
  Invito soprattutto i membri della Chiesa a intraprendere con zelo il cammino della Quaresima, sorretti dall’elemosina, dal digiuno e dalla preghiera. Se a volte la carità sembra spegnersi in tanti cuori, essa non lo è nel cuore di Dio! Egli ci dona sempre nuove occasioni affinché possiamo ricominciare ad amare.

Una occasione propizia sarà anche quest’anno l’iniziativa “24 ore per il Signore”, che invita a celebrare il Sacramento della Riconciliazione in un contesto di adorazione eucaristica. Nel 2018 essa si svolgerà venerdì 9 e sabato 10 marzo, ispirandosi alle parole del Salmo 130,4: «Presso di te è il perdono». In ogni diocesi, almeno una chiesa rimarrà aperta per 24 ore consecutive, offrendo la possibilità della preghiera di adorazione e della Confessione sacramentale.
Nella notte di Pasqua rivivremo il suggestivo rito dell’accensione del cero pasquale: attinta dal “fuoco nuovo”, la luce a poco a poco scaccerà il buio e rischiarerà l’assemblea liturgica. «La luce del Cristo che risorge glorioso disperda le tenebre del cuore e dello spirito», affinché tutti possiamo rivivere l’esperienza dei discepoli di Emmaus: ascoltare la parola del Signore e nutrirci del Pane eucaristico consentirà al nostro cuore di tornare ad ardere di fede, speranza e carità.
Vi benedico di cuore e prego per voi. Non dimenticatevi di pregare per me.

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La Quaresima, il nostro tempo e i falsi profeti. Per non rassegnarsi all'amore freddo

di Pierangelo Sequeri

dal Web: https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/per-non-rassegnarsi-all-amore-freddo

  La profezia del raffreddamento dell’amore, alla quale si riferisce papa Francesco commentando il tempo presente nel suo Messaggio per introdurci alla Quaresima che per il rito romano inizia oggi, è una parola piuttosto forte di Gesù: «Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti; per il dilagare dell’iniquità, si raffredderà l’amore di molti» (Mt 24, 11).
  La circostanza della parola di Gesù è apparentemente minima e casuale. I discepoli lo invitano ad ammirare la maestà della mura del tempio. Gesù li invita a considerarne la fragilità: nulla di ciò che è stato edificato dagli uomini, fosse anche per la gloria di Dio, resiste alla follia degli uomini. E a partire da qui avvia un discorso, molto duro e teso, sulla follia distruttiva degli uomini. Sotto la pressione di questa follia, che genera sempre nuove contese e guerre sempre più fratricide, e abbandona i popoli alla fame, alla malattia, alla distruzione, molti proveranno orrore e scandalo. Ma poi si lasceranno vincere dal risentimento e finiranno per odiarsi tra loro. Dove scarseggia il cibo, finiranno per abbondare le armi. Il colmo sarà raggiunto, aggiunge Gesù, quando incominceranno a sorgere «falsi profeti» che giustificheranno la necessità – economica, politica, eugenetica, persino religiosa – della violenza e dell’abbandono: promettendo salvezza per sé in cambio dell’odio per l’altro. Inganno supremo, vergognoso, diabolico.
  L’affermazione di Gesù sul gelo dell’amore arriva in questo punto esatto del suo discorso: quando la corruzione dilaga, l’amore si raffredda, è tentato di cedere. Le «donne incinte e quelle che allattano» dovranno essere messe in salvo per prime, ammonisce il Signore. È vero. La minaccia contro il figlio che sta per arrivare, e il figlio appena arrivato, è il simbolo di tutti i simboli del disprezzo per la vita. In ogni civiltà e ogni cultura, anche quelle che pensano di essere più evolute, si può insediare questo disprezzo. Quando si arriva a questo, vuol dire che il gelo dell’amore è arrivato al cuore. Quale amore si congela, in questa congiuntura difficile di cui parla Gesù? Non dobbiamo fare troppa fatica per immaginarlo. Tutto l’amore, si congela. Tutto. Non c’è da illudersi. Tutti gli affetti del mondo sono a rischio quando l’amore di Dio e del prossimo sono calpestati: comprati e venduti, umiliati e offesi, torturati a morte e gettati nella spazzatura della storia.
E così, commenta il Papa, non facciamo neppure fatica a immaginare quali sono i «falsi profeti» che coltivano le nostre illusioni e poi lucrano sulle nostre passioni. Sono «incantatori di serpenti», che ci spingono all’ossessione del godimento senza limiti e lucrano scientificamente sulle nostre frustrazioni senza fine. I falsi profeti sono ciarlatani autentici: ti vendono la schiavitù e te la spacciano come liberazione. Il fatto è che questo genere di ciarlatani non è più come il vecchietto dei film western, che raccomanda il suo miracoloso elisir per ogni male, un po’ suscitando curiosità, un po’ compassione. Questi sono un esercito. Vestono dal sarto, hanno lo staff. Sono presuntuosi e arroganti, ma sanno essere anche melliflui e persuasivi. Ti guardano con compassione, quando levi la tua voce a difesa dei piccoli, dei poveri, dei vecchi abbandonati, degli innocenti sacrificati e dei discepoli perseguitati.
  La Quaresima del Signore è la nostra mossa annuale contro la rassegnazione al mondo degli incantatori e dei cialtroni. Incominciamo ad asciugare l’acqua in cui nuotano. Non spendiamo i soldi come vogliono loro. Possiamo essere una benedizione per il povero anche se non siamo ricchi. Possiamo rinunciare a ingozzarci come se ogni volta fosse l’ultimo pranzo. Possiamo benissimo ritrovare il piacere di condividere parole e cibo anche con quelli che non hanno da ricambiare. Possiamo far vergognare i prepotenti della loro vigliaccheria, mentre ritroviamo il coraggio di confessare la nostra: la conversione incomincia di qui. Ci sono demoni che si vincono con la preghiera e il digiuno, aveva detto Gesù, una volta, ai discepoli tentati dallo scoraggiamento. La preghiera e il digiuno quaresimale vanno interpretati e agiti come esercizio di disintossicazione dalla nostra assuefazione alle sostanze stupefacenti del diavolo. Prove di disgelo del cuore, insomma, per resistere ai giorni difficili dell’amore. E mettere in salvo l’umano che ci resta, comunque. Incominciando dalle donne e dai bambini.



Stati Uniti, i più armati, ma con le strade piene di buchi. Solo per le armi si trovano i solidi. Anche da noi sarà così? Lo decide il Parlamento


martedì 13 febbraio 2018

Il principale problema politico del momento

Il principale problema politico del momento 






Grafici pubblicati su L’Espresso dell’11-2-18 nell’articolo Diseguaglianze. Rabbia sociale, guerra tra poveri, fascismo.

  I grafici pubblicati su su L’Espresso dell’11-2-18 nell’articolo Diseguaglianze. Rabbia sociale, guerra tra poveri, fascismo  descrivono il principale problema sociale, e quindi politico, del momento.
 Nonostante la recessione economica che si è prodotta nel mondo dal 2008, la ricchezza è continuata a salire, ma si è concentrata in molte meno mani. Oggi  in Italia l’1% della popolazione controlla circa il 33% della ricchezza. La quota di ricchezza controllata da questo 1% è iniziata ad aumentare del 2003/2004. Sono aumentate le diseguaglianze sociali.
 Spingendo lo sguardo un po’ più indietro nel tempo, vediamo che dagli anni ’60 agli anni ’80 le diseguaglianze sono diminuite, per prendere ad aumentare dagli anni ’80, in corrispondenza dell’affermarsi di politiche neo-liberiste.
  Dagli anni ’80, infine, è costantemente diminuita la quota del reddito derivante dal lavoro dipendente e fino al 2008  è aumentata costantemente quella del reddito da capitale. Il lavoro dipendente si è svalutato.
  Non si tratta di fenomeni dipendenti dai cicli economici: si sono prodotti a prescindere dal loro andamento. Sono conseguiti a certe politiche. Dagli anni ’80 esse hanno avvantaggiato il capitale e chi lo controlla. Hanno avvantaggiato, in sostanza, quell’1% della popolazione più ricco. Come è potuto succedere in democrazia, un regime politico in cui dovrebbero contare le maggioranze? E’ accaduto perché quell’1% è riuscito a controllare la cultura, attraverso i canali mediante i quali ciò può essere fatto, in primo luogo i mezzi di comunicazione di masse e tra essi la televisione, e quindi poi la politica.
  Si è diffusa una cultura secondo la quale occorreva lasciare mano libera al capitale e smantellare le organizzazioni pubbliche che operavano nell’economia, l’impresa pubblica. Secondo la quale nel mercato ognuno ha quello che  si merita, non quello che riesce a ottenere sfruttando i rapporti sociali di forza, e quindi misure di riequilibro delle diseguaglianze, in particolare mediante lo strumento delle tasse, erano immorali e anche controproducenti, scoraggiando i capitalisti.
  Cambiare la situazione è possibile, perché essa è stata totalmente un prodotto sociale. Ma non è più possibile farlo solo a livello nazionale, bisogna agire su scala come minimo europea. Occorre riorganizzare le maggioranze perché con la forza del numero e della coesione riescano a prevalere su chi controlla l’economia e, nel mercato, è il pezzo grosso che fa il buono e il cattivo tempo.
  Agire a livello europeo significa adottare una mentalità su quella scala, abbandonando il miserabile atteggiamento di chi si presenta alle istituzioni europee come quando si partecipa ad una riunione di condominio, pensando prevalentemente al proprio interesse. Il nostro destino non è diverso da quello degli altri, occorre imparare a prendersi a cuore anche le difficoltà altrui come se fossero le proprie. I greci ci rimproverano di averli abbandonati tra il 2011 e il 2015, quando si trovarono alle strette, e hanno ragione. Chi comandava in politica allora non ebbe cuore e volontà di fare fronte comune con loro, nazione tanto vicina e con tanti legami culturali con noi,  ed essi dovettero piegarsi a misure con impatto sociale disastroso. Ora gli economisti ci spiegano che si agì tardi e male: si poteva, e si doveva, fare diversamente e prima. In una logica sociale in cui comandano i grossi, loro furono quelli destinati a soccombere. I nostri politici pensarono agli affari nostri. Chi li ha educati così? In realtà sembra che anche noi, la base, la pensiamo nello stesso modo, a partire dalla vita di tutti i giorni, quella che ci è più prossima. E un atteggiamento miope. I grafici pubblicati su L’Espresso spiegano quale è stato il risultato.
  Una politica che non parla di questi problemi e che va in campagna elettorale sfruttando le nostre paure e i nostri appetiti, sparandone grosse in tema di immigrazione e cercando di allettarci con elargizioni pubbliche, con soldi non suoi ma di tutti, vale poco o nulla e andrebbe sanzionata dagli elettori. Qualcosa si è guadagnato certo. Il parco pubblico del nostro quartiere è cresciuto di elezione in elezione. Di questi tempi si è notata a Roma una certa maggiore cura nella raccolta dei rifiuti. Ed è impressionante il numero di contratti collettivi di lavoro nel pubblico impiego che improvvisamente, dopo anni e anni, si sono conclusi di questi tempi. Tutto il resto rimarrà, probabilmente, a livello di promesse, dicono quelli che hanno fatto i conti rigorosi su quanto costerebbe. Non cambiando le politiche dei redditi, continuando sostanzialmente sulla stessa via percorsa dagli anni ’80, le masse ci rimetteranno sempre di più, le condizioni del lavoro dipendente peggioreranno. Chi avrà promesso e non mantenuto troverà il modo di giustificarsi: questione di parole. La politica è divenuta piuttosto spregiudicata in questa materia: si è abituata a spararle grosse senza remore. Alle prossime elezioni diranno che non si è dato loro abbastanza potere e che quindi la colpa è degli elettori. Il potere per il potere è l’obiettivo della politica degenerata, quella dei senza cuore.
  Può andare diversamente? Certo. Non basta mettere più attenzione alla politica sotto elezioni. Bisogna iniziare dai propri ambienti di prossimità, ad esempio dalla fontana del quartiere   come insegna la dottrina sociale oggi.
232, Non tutti sono chiamati a lavorare in maniera diretta nella politica, ma in seno alla società fiorisce una innumerevole varietà di associazioni che intervengono a favore del bene comune, difendendo l’ambiente naturale e urbano. Per esempio, si preoccupano di un luogo pubblico (un edificio, una fontana, un monumento abbandonato, un paesaggio, una piazza), per proteggere, risanare, migliorare o abbellire qualcosa che è di tutti. Intorno a loro si sviluppano o si recuperano legami e sorge un nuovo tessuto sociale locale. Così una comunità si libera dall’indifferenza consumistica. Questo vuol dire anche coltivare un’identità comune, una storia che si conserva e si trasmette. In tal modo ci si prende cura del mondo e della qualità della vita dei più poveri, con un senso di solidarietà che è allo stesso tempo consapevolezza di abitare una casa comune che Dio ci ha affidato. Queste azioni comunitarie, quando esprimono un amore che si dona, possono trasformarsi in intense esperienze spirituali.  [dall’enciclica Laudato si’,  del 2015, di papa Francesco].
  Ma fare bene, con coscienza e sapienza, il lavoro politico di elettori, serve e, anzi, è indispensabile.
178.  Il dramma di una politica focalizzata sui risultati immediati, sostenuta anche da popolazioni consumiste, rende necessario produrre crescita a breve termine. Rispondendo a interessi elettorali, i governi non si azzardano facilmente a irritare la popolazione con misure che possano intaccare il livello di consumo o mettere a rischio investimenti esteri. La miope costruzione del potere frena l’inserimento dell’agenda ambientale lungimirante all’interno dell’agenda pubblica dei governi. Si dimentica così che «il tempo è superiore allo spazio», che siamo sempre più fecondi quando ci preoccupiamo di generare processi, piuttosto che di dominare spazi di potere. La grandezza politica si mostra quando, in momenti difficili, si opera sulla base di grandi principi e pensando al bene comune a lungo termine. Il potere politico fa molta fatica ad accogliere questo dovere in un progetto di Nazione.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli 

domenica 11 febbraio 2018

Corruzione

Corruzione

[dal libro Guarire dalla corruzione, scritto nel 2005 da papa Francesco prima di essere eletto, con il titolo Corrupciòn y pecado. Algunas reflexiones en torno al tema de la corrupciòn,  pubblicato in italiano da EMI nel 2013 e ancora in libreria, disponibile anche in e-book]
 Oggi si parla spesso di corruzione, soprattutto per ciò che riguarda l’attività politca. Viene denunciata in diversi ambienti sociali. Vari vescovi hanno segnalato la «crisi morale» che attraversa molte istituzioni.
[…]
 Non bisogna confondere peccato con  corruzione.  il peccato, soprattutto se reiterato, conduce alla corruzione, non però quantitativamente (tanti peccati fanno un corrotto) ma piuttosto quantitativamente, con il generarsi di abitudini che vanno deteriorando e limitando la capacità di amare, ripiegando ogni volta di più il riferimento del cuore su orizzonti più vicini alla sua immanenza, al suo egoismo.
[…]
 Potremmo dire che il peccato si perdona, la corruzione non può essere perdonata. Semplicemente per il fatto che alla radice di qualunque atteggiamento corrotto c’è un stanchezza della trascendenza; di fronte al Dio che non si stanca di perdonare, il corrotto si erge come autosufficiente nell’espressione della sua salvezza: si stanca di chiedere perdono.
 Questo  sarebbe un primo tratto caratteristico di qualunque corruzione: l’immanenza. Nel corrotto esiste un’autosufficienza di base, che inizia come incosciente e in seguito viene assunta come la cosa più naturale. L’autosufficienza umana non è mai astratta. E’ un atteggiamento del cuore riferito a un tesoro che lo seduce, lo tranquillizza e lo inganna: «Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia» (Lc 12,19),
 E, curiosamente, ci si presenta un controsenso: l’autosufficiente è sempre - in fondo - uno schiavo di quel tesoro, e quanto più schiavo, tanto più  insufficiente  nella consistenza di quella autosufficienza.
 Così si spiega perché la corruzione non può rimanere nascosta: lo sbilanciamento tra la convinzione di bastare a sé stessi  e la realtà di essere schiavi di quel tesoro non può essere arginato. E’ uno squilibrio che esce fuori e, come succede con tutte le cose chiuse su sé stesse, bolle per sfuggire alla propria pressione … e - al fuoriuscire- sparge l’odore di questa chiusura su sé stessi. puzza. Sì, la corruzione odora di putrefazione. Quando qualcosa inizia ad avere un odore cattivo è perché esiste un cuore schiacciato dalla pressione  tra la sua propria autosufficienza immanente e l’incapacità reale di auto-bastarsi; c’è un cuore putrefatto per l’adesione eccessiva a un tesoro che lo ha conquistato.
  Il corrotto non si accorge del suo stato di corruzione. Succede come con l’alito cattivo; difficilmente chi ha l’alito pesante se ne rende conto. Sono gli altri che se ne accorgono e devono farglielo notare. ne consegue che altrettanto difficilmente il corrotto può uscire  da questo stato per un rimorso interiore. Si ritrova con la virtù di quell’ambito anestetizzata. Generalmente il Signore lo salva attraverso prove che gli arrivano da situazioni che non può evitare (malattie, perdita di patrimoni, di persone care ecc.) e sono queste che spaccano l’ossatura corrotta e permettono l’accesso della grazia. Solo allora potrà essere curato.
  Da ciò segue che la corruzione, più che essere perdonata, deve essere guarita. E’ come una di quelle malattie di cui ci si vergogna e che si cerca di nascondere, e la si nasconde finché non è più possibile occultarne la manifestazione … Allora inizia ad essere possibile la guarigione. Non bisogna confondere la corruzione con i vizi (anche se la familiarità con essi porta a trasformarli in  tesoro). Il corrotto fa sempre in modo di salvare le apparenze. Gesù chiamerà sepolcri imbiancati gli appartenenti a uno dei settori più corrotti del suo tempo (cfr Mt 23,25-28). Il corrotto coltiverà, fino alla squisitezza, le  buone maniere… per poter così nascondere le abitudini cattive.

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  Consiglio a tutti il libretto da cui ho tratto il brano che ho sopra trascritto.
  Compito del cittadino elettore è anche di eseguire una manutenzione della politica individuando tracce indicative di processi di corruzione in atto, escludendo chi le ha manifestate. Non si tratta di punire corruzione conclamata. Questo è compito dell’autorità giudiziaria, perché la corruzione della politica in gran parte dei casi è un reato, un illecito che la legge impone di punire. Si tratta più che altro di prevenire.
  In politica corruzione significa agire nell’interesse proprio e dei propri complici violando le regole. Queste ultime vogliono una politica altruistica, nell’interesse comune.
  Ci si corrompe con due obiettivi: il potere e la ricchezza, spesso entrambi.
  Il potere e la ricchezza inevitabilmente corrompono. E corrompe anche il loro semplice desiderio. E’ legge dell’animo umano. Non è limitata all’ambito politico.
  L’educazione morale della persona mira a rendere capaci di riconoscere la propria corruzione come un male e di redimersene. Si cerca di creare un’abitudine etica. Cadere è inevitabile, risollevarsi, cambiare è possibile.
 A volte è l’ambiente che intensifica l’azione di corruzione. E’ il caso della politica.
  Quanto più grande è il potere, tanto più forte l’azione corruttiva sulla persona.
 La politica, l’economia e la religione sono gli ambiti di maggior potere sulle persone, perché, per chi ne è soggetto, è più difficile liberarsi e creano una cultura di giustificazione di ciò che sono diventate nel male. La loro corruzione è più grave e difficile da guarire. Ma la corruzione può colpire, ad esempio, la famiglia, nel rapporto di coppia e in quello tra genitori e figli.
  In politica, più a lungo si esercita il potere e tanto più in alto si è giunti tanto più intensa è la forza del degrado da corruzione. Il potere politico crea intorno a sé una liturgia alla cui fascinazione è difficile sottrarsi. Il parlamentare che inizia il suo lavoro si trova inserito in palazzi principeschi al centro della Capitale e di solito presto è portato a distaccarsi dalla gente che lo ha eletto, a vivere con la mentalità degli antichi principi. Può accadere anche a chi frequenta certe regge dei nostri capi religiosi. Si tratta di architetture diseducative, per quanto artisticamente belle. Il Papa, allora, è andato a vivere in un albergo in Vaticano. Ha scritto quelle parole che ho sopra riportato, è consapevole dei rischi che anche lui, come ogni essere umano a contatto con il potere e la ricchezza, corre.
 La politica democratica è un sistema di limiti che genera la possibilità dell’unico vero rimedio alla corruzione della politica: allontanare il potente, per qualche tempo o definitivamente, dal potere. E’ questo che è accaduto in Italia, fino ad ora, ed anche quando il partito cristiano, la Democrazia Cristiana,  rimase per lunghissimo tempo al centro dell’asse politico, dal 1948 al 1994.  All’estero ci criticavano perché i governi duravano poco. In realtà le politiche erano di più ampio respiro, cambiavano le persone. Questo ha impedito il consolidarsi di oligarchie antidemocratiche, sull’esempio del fascismo mussoliniano, e ha costituito anche un rimedio contro la corruzione. Quest’ultima molto spesso è stata scoperta e debellata, specialmente quella più grande. Accadde all’inizio degli anni ’90. Una grave e corruzione della politica aveva colpito l’Italia nel corso degli anni ’80: si posero dei rimedi ed essa non si ripetette. I fatti di corruzione che oggi emergono sono molto diversi.
  I processi di corruzione della politica furono agevolati, negli anni ’80, ma anche ai nostri tempi, da una cultura economica che mette il profitto avanti a tutto e da una cultura politica che non vede per l’economia altra strada che quella. Il Papa nei documenti La gioia del Vangelo - Evangelii Gaudium e Laudato si’, che contengono insegnamenti di dottrina sociale, ha criticato duramente quel modo di pensare.
  Fino agli anni ’80 ci fu la convinzione che un futuro migliore fosse possibile per via politica. Questa era ideologia. Poi si perse fiducia in questo modo di pensare e si ritenne che lasciando fare all’economia, togliendole freni e regole, tutto potesse migliorare da sé, senza stare a fare tanti programmi. Tuttavia, instaurata la legge della giungla ebbero via libera i grandi predatori. La politica tende a cadere nel dominio delle forze che dominano l’economia. Per millenni la politica aveva preteso il boccone più grosso dall’economia. Una politica democratica tende a far beneficiare tutti dei successi dell’economia, diffondendo il benessere senza che ci si debba fare belve per farsi largo. Per riuscirci occorre la classe politica giusta. Un politico che ragioni con i criteri dell’economia che si arricchisce con la legge della giungla non va bene: è anche un politico corrotto, perché le leggi non vogliono che si faccia così.
  Nello scegliere un candidato si dovrebbe porre molta attenzione non solo alle sue promesse, ma in particolare alla sua storia personale. Chi è, chi frequenta, come si procura da vivere, che studi ha fatto, che riuscita a fatto in precedenti incarichi, come e quando ha deciso di entrare in politica, chi sono i potenti che lo appoggiano e perché?
  Scegliere chi ha già sulle spalle trascorsi giudiziari  è imprudente. I processi non sono chiacchiere. E anche quando non si arriva alla condanna, a volte dalle storie che raccontano ci sono abitudini pericolose, e  cattive in quanto pericolose, delle persone coinvolte. Non basta sapere se uno è stato assolto o condannato, occorre sapere di più e oggi, attraverso il Web, lo si può fare più facilmente.
  Frequentare gente di malaffare e prostitute non è più solo una questione privata quando ci si candida in politica. Il potere apre grandi opportunità in questi campi. Le persone a volte soggiacciono ai potenti, si vendono. Stili di vita privati troppo disinvolti sono controindicati in politica.  
 Se uno propone di menare le mani in società, se arriverà al potere lo potrà fare in grande stile: potrebbe riuscire a dirigere le potenti forze di violenza pubblica che le istituzione pubbliche dovrebbero usare per combattere i criminali e gli aggressori. Con queste potrebbe scatenare l’inferno nella nazione e all’estero. Addirittura provocare una guerra. Lo fece il Mussolini, con l’esito che sappiamo, se ancora ricordiamo realisticamente la storia che ci è stata insegnata a scuola.
   Ogni fatto che segnali un interessamento non altruistico nelle cose della politica va tenuto in grande conto. Bisogna sempre approfondire. In genere mi pare che si tenda ad essere troppo indulgenti.
 Infine: l’esperienza insegna che chi è caduto nella corruzione  è perduto, non è recuperabile per la politica, per le ragioni che sono sintetizzate nel brano del Papa che ho sopra trascritto. Faccia altro. E’ buona regola non consentirgli una seconda prova.
 Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli


sabato 10 febbraio 2018

Aporofobia, avversione per i poveri: a chi conviene?


Aporofobia,  avversione per i poveri: a chi conviene?

Xenofobia è l’avversione per lo straniero, razzismo è l’idea di appartenere a una razza superiore tra altre inferiori. Sciovinismo è quando si pensa che la propria nazione venga prima di tutto: tipico l’America first  di Donald Trump. Il caso della vendita dei treni di  Italo agli statunitensi guidati da Adebayo "Bayo" O. Ogunlesi (si veda il post  che precede), nato in Nigeria,  dimostra che gli italiani non sono xenofobi, razzisti o sciovinisti come dicono. Basta che uno si presenti con tanti soldi e non vanno tanto per il sottile. A volte se la prendono con certi africani perché sono poveri e hanno le cattive abitudini dei poveri di sempre, girano affamati, infreddoliti, chiedendo qualcosa a chi passa. Sono aporofobi. Aporofobia: neologismo dallo spagnolo, significa avversione per i poveri.
  C’è gente che è convinta che questi poveri che vengono da fuori, senza sapere una parola di italiano, senza saper fare quasi nulla di ciò che serve tra noi, affamati, infreddoliti, senza parenti o amici che siano diversi da loro, stiano rubando il posto di lavoro ai figli degli italiani, ben nutriti, vestiti, con almeno dieci anni di scuola alle spalle, con tanti amici e parenti che creano intorno a loro una rete di solidarietà, con tanti diritti sociali per quando stanno male e se proprio non riescono a trovare lavoro. A sentirla mettere così è un’idea bislacca. Ma la gente ci crede, e ci soffre anche. Chi comanda spesso conferma: è proprio così come pensano. E lo dice mentre chi da noi controlla l’economia sfrutta gli africani qui da noi e da loro. La nostra disoccupazione giovanile è conseguenza della stessa economia che con i suoi disastri spinge gli africani verso di noi. Se le masse di chi in questa economia ci rimette si coalizzassero, sapessero lottare insieme, in tutto il mondo, le cose finirebbero per cambiare. Ma che ne sarebbe dei potenti padroni dell’economia? Di quelli che riescono a convincerci a vivere e comprare in un certo modo, come a loro conviene?
 In un’economia globalizzata, in cui i soldi si fanno a livello  globale, ad esempio comprando i treni italiani con soldi di mezzo mondo se così conviene e offrendo servizi di trasporto all’Europa intera, senza frontiere, perché conviene, vince chi non è costretto dentro confini nazionali, perdono le masse che vi sono rinchiuse, ciascuno tendenzialmente a casa propria. E quelli che non ci possono proprio rimanere, pena la vita? Beh, quelli vengono considerati senza diritti, perché sono in casa d’altri, in realtà nella prigione sociale di altri. Si arrangino, sono senza protezione sociale. Finiscono così nelle mani di chi li può sfruttare a suo piacimento, senza più limiti, in tutti i modi in cui un essere umano, da sempre, può essere sfruttato. Ora tocca a loro, ma in passato è toccato anche a noi, e proseguendo le cose come stanno andando, toccherà di nuovo anche a noi, anzi sta già accadendo. Le masse, disunite, finiscono nelle mani di minoranze privilegiate, come sempre è accaduto prima dell’avvento dei processi democratici, dalla fine del Settecento. L’Unione Europea vorrebbe liberare le masse dalle prigioni nazionali. Per questo dà libertà di circolazione e diritti sociali ai suoi cittadini. Ma c’è chi rimpiange i bei (per lui) tempi andati: in cui da noi poteva pagare i lavoratori con moneta svalutata, la nostra liretta,  e mettere al sicuro il capitale in moneta forte. Ora la moneta forte è nelle tasche di tutti. Certi imbrogli non hanno più corso. I risparmi non evaporano come accadde a quelli di mio padre negli anni ’70 e ’80. Ma bisognerebbe mettere più soldi nelle tasche di chi ne ha meno. Com’è che in un Occidente tanto ricco, sfacciatamente ricco, c’è tanta gente che sta male e che non arriva a fine mese? Com’è che i giovani si devono accontentare di lavoretti, vale a dire lavori in cui si lavora molto e si guadagna poco? Com’è che il lavoro è svalutato? Qualcosa non va.  Questo dovrebbe essere il tema centrale di una campagna elettorale seria. Invece…
  Ecco che i candidati promettono di prendersela, per conto nostro, con gli immigrati poveri che sono tra noi. Ma a chi conviene, veramente?
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli


Mr. Adebayo Ogunlesi: originario della Nigeria compra Italo

Mr. Adebayo Ogunlesi: originario della Nigeria compra Italo



Mr. Adebayo Ogunlesi, Presidente e Amministratore delegato  di Global Infrastructure Partners (GIP): considerato al settimo posto tra i più potenti uomini d'affari del mondo







Adebayo Ogunlesi -  informazioni da https://en.wikipedia.org/wiki/Adebayo_Ogunlesi

  Adebayo "Bayo" O. Ogunlesi, JD,nato il 20 dicembre 1953, è un avvocato nato in Nigeria e un banchiere d’affari. Ogunlesi è attualmente Presidente e Amministatore delegato presso la società di private equity Global Infrastructure Partners (GIP). Ogunlesi era l'ex capo del Global Investment Banking presso il Credit Suisse First Boston. prima di essere promosso a Direttore commerciale centrale e Vice presidente esecutivo.
 Onunlesi è di Makun, Sagamu, stato di Ogun in Nigeria. È figlio di Teofilo O. Ogunlesi, il primo professore di medicina nigeriano all'Università di Ibadan.  La sua famiglia è di origine yoruba.
 Ogunlesi  ha studiato  al King's College, Lagos, una scuola secondaria a Lagos, in Nigeria. Ha ricevuto un diploma B.A. Bachelor of Art [corrispondente alla laurea italiana] con il massimo dei voti in Filosofia, Politica ed Economia dalla Oxford University in Inghilterra. Nel 1979, ha ricevuto un J.D. [Juris Doctor, vale a dire laurea in giurisprudenza] magna cum laude [con la lode] presso la Harvard Law School e un M.B.A. [Master in Business Administration, una specializzazione in direzione aziendale]  della Harvard Business School, che ha perseguito contemporaneamente.  Durante la sua permanenza ad Harvard, era nella Harvard Law Review [la rivista degli studenti di Legge]-
 Dal 1980 al 1981, Ogunlesi ha lavorato come assistente del giudice Thurgood Marshall della Corte Suprema degli Stati Uniti. Ogunlesi è stato avvocato d’affari dello studio legale Cravath di New York, Swaine & Moore, dove aveva fatto pratica mentre studiava per il suo M.B.A.
 Nel 1983, Ogunlesi ha collaborato nella banca di investimenti First Boston come consulente per un progetto industriale in Nigeria nel ramo del gas naturale. Nella First Boston, ha lavorato nel Project Finance Group, consigliando i clienti su transazioni e finanziamenti e ha lavorato a transazioni in Nord e Sud America, Caraibi, Europa, Medio Oriente, Africa e Asia. Dal 1997 al 2002, è stato a capo del gruppo globale dell'energia della famosa banca d’affari internazionale  Credit Suisse First Boston (CSFB) [con sedi centrali a Zurigo - Svizzera - e New York City -USA]. Nel 2002, Ogunlesi è stata nominato Direttore centrale della divisione investimenti di CSFB.  Sempre nel 2002, è stato membro del consiglio di amministrazione e del comitato direttivo del Credit Suisse. Dal 2004 al 2006, Ogunlesi è stato Vicepresidente esecutivo e Chief Client Officer di CSFB.
  Nel luglio 2006, Ogunlesi ha dato vita alla società di private equity [un’impresa che gestisce capitali non raccolti attraverso transazioni in borsa] Global Infrastructure Partners (GIP), una joint venture [un’associazione temporanea di imprese] i cui investitori iniziali comprendevano Credit Suisse e General Electric. Attualmente è Presidente e Amministratore delegato.
  Nel 2006, GIP ha acquistato l'aeroporto di London City. Nel 2009, GIP ha acquisito la maggioranza nell'aeroporto di Londra Gatwick in un affare del valore di  [750 milioni  di sterline - correzione mia a quanto riportato da Wkipedia sulla base di notizie da Financial Times]La stampa nigeriana gli ha dato il soprannome, "L'uomo che ha acquistato l'aeroporto di Gatwick".  Il GIP possiede anche l'aeroporto di Edimburgo, acquistato nel 2012.
 [aggiunta mia: nel febbraio 2018 GIP acquista per 1,94 miliardi di euro la totalità del capitale sociale della società Italo, che in Italia gestisce una rete privata di treni ad alta velocità]
 Ogunlesi è membro dell'Ordine degli Avvocati del Distretto di Columbia. Mentre lavorava al Credit Suisse First di Boston, è stato docente presso la Harvard Law School e la Yale School of Organization and Management,  dove ha tenuto un corso sui progetti di investimento transnazionale nei paesi emergenti.
 Nell'ottobre 2012, Ogunlesi è stata nominato membro del Consiglio di amministrazione della banca d’affari Goldman Sachs.  Il 24 luglio 2014 è stato nominato Lead Director [Consigliere indipendente]
A dicembre 2016 è stato annunciato che Ogunlesi, con altri leader aziendali, avrebbe fatto parte del Forum strategico e politico di Donald Trump, che è stato sciolto il 16 agosto 2017.
 Ogunlesi è sposato con un’optometrista di origine britannica, la dottoressa Amelia Quist-Ogunlesi dal 1985. Hanno due figli.