INFORMAZIONI UTILI SU QUESTO BLOG

Questo blog è stato aperto da Mario Ardigò per consentire il dialogo fra gli associati dell'associazione parrocchiale di Azione Cattolica della Parrocchia di San Clemente Papa, a Roma, quartiere Roma - Montesacro - Valli, un gruppo cattolico, e fra essi e altre persone interessate a capire il senso dell'associarsi in Azione Cattolica, palestra di libertà e democrazia nello sforzo di proporre alla società del nostro tempo i principi di fede, secondo lo Statuto approvato nel 1969, sotto la presidenza nazionale di Vittorio Bachelet, e aggiornato nel 2003.

This blog was opened by Mario Ardigò to allow dialogue between the members of the parish association of Catholic Action of the Parish of San Clemente Papa, in Rome, the Roma - Montesacro - Valli district, a Catholic group, and between them and other interested persons to understand the meaning of joining in Catholic Action, a center of freedom and democracy in the effort to propose the principles of faith to the society of our time, according to the Statute approved in 1969, under the national presidency of Vittorio Bachelet, and updated in 2003.

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L’Azione Cattolica Italiana è un’associazione di laici nella chiesa cattolica che si impegnano liberamente per realizzare, nella comunità cristiana e nella società civile, una specifica esperienza, ecclesiale e laicale, comunitaria e organica, popolare e democratica. (dallo Statuto)

Italian Catholic Action is an association of lay people in the Catholic Church who are freely committed to creating a specific ecclesial and lay, community and organic, popular and democratic experience in the Christian community and in civil society. (from the Statute)

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Questo blog è un'iniziativa di persone di fede aderenti all'Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa e manifesta idee ed opinioni espresse sotto la personale responsabilità di chi scrive. Esso non è un organo informativo della parrocchia né dell'Azione Cattolica e, in particolare, non è espressione delle opinioni del parroco e dei sacerdoti suoi collaboratori, anche se le persone di Azione Cattolica che lo animano le tengono in grande considerazione.

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Scrivo per dare motivazioni ragionevoli all’impegno sociale. Lo faccio secondo l’ideologia corrente dell’Azione Cattolica, che opera principalmente in quel campo, e secondo la mia ormai lunga esperienza di vita sociale. Quindi nell’ordine di idee di una fede religiosa, dalla quale l’Azione Cattolica trae i suoi più importanti principi sociali, ma senza fare un discorso teologico, non sono un teologo, e nemmeno catechistico, di introduzione a quella fede. Secondo il metodo dell’Azione Cattolica cerco di dare argomenti per una migliore consapevolezza storica e sociale, perché per agire in società occorre conoscerla in maniera affidabile. Penso ai miei interlocutori come a persone che hanno finito le scuole superiori, o hanno raggiunto un livello di cultura corrispondente a quel livello scolastico, e che hanno il tempo e l’esigenza di ragionare su quei temi. Non do per scontato che intendano il senso della terminologia religiosa, per cui ne adotto una neutra, non esplicitamente religiosa, e, se mi capita di usare le parole della religione, ne spiego il senso. Tengo fuori la spiritualità, perché essa richiede relazioni personali molto più forti di quelle che si possono sviluppare sul WEB, cresce nella preghiera e nella liturgia: chi sente il desiderio di esservi introdotto deve raggiungere una comunità di fede. Può essere studiata nelle sue manifestazioni esteriori e sociali, come fanno gli antropologi, ma così si rimane al suo esterno e non la si conosce veramente.

Cerco di sviluppare un discorso colto, non superficiale, fatto di ragionamenti compiuti e con precisi riferimenti culturali, sui quali chi vuole può discutere. Il mio però non è un discorso scientifico, perché di quei temi non tratto da specialista, come sono i teologi, gli storici, i sociologi, gli antropologi e gli psicologi: non ne conosco abbastanza e, soprattutto, non so tutto quello che è necessario sapere per essere un specialista. Del resto questa è la condizione di ogni specialista riguardo alle altre specializzazioni. Le scienze evolvono anche nelle relazioni tra varie specializzazioni, in un rapporto interdisciplinare, e allora il discorso colto costituisce la base per una comune comprensione. E, comunque, per gli scopi del mio discorso, non occorre una precisione specialistica, ma semmai una certa affidabilità nei riferimento, ad esempio nella ricostruzione sommaria dei fenomeni storici. Per raggiungerla, nelle relazioni intellettuali, ci si aiuta a vicenda, formulando obiezioni e proposte di correzioni: in questo consiste il dialogo intellettuale. Anch’io mi valgo di questo lavoro, ma non appare qui, è fatto nei miei ambienti sociali di riferimento.

Un cordiale benvenuto a tutti e un vivo ringraziamento a tutti coloro che vorranno interloquire.

Il gruppo di AC di San Clemente Papa si riunisce due sabati al mese, alle 17, e anima la Messa domenicale delle 9.

Dall’anno associativo 2025\2026 sono in programma:

  • condivisione di brevi podcast informativi sul Catechismo per gli adulti e sul Compendio della dottrina sociale della Chiesa;
  • un gruppo di lettura e dialogo in videoconferenza, utilizzando anche contenuti pubblicati sul quotidiano Avvenire;

Per partecipare alle riunioni in videoconferenza sulla piattaforma Zoom verrà inviato via email o whatsapp il link di accesso. Delle riunioni in videoconferenza verrà data notizia sul blog e le persone interessate potranno chiedere quel link inviando una email a ardigo.mario@virgilio.it ,comunicando il loro nome, l’indirizzo email a cui desiderano ricevere il link, la parrocchia di residenza e i temi di interesse.

La riunione in videoconferenza t sarà attivata cinque minuti prima dell’orario fissato per il suo inizio.

Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

NOTE IMPORTANTI / IMPORTANT NOTES

-SUGGERIMENTI, OBIEZIONI, RICHIESTE DI RETTIFICA POSSONO ESSERE INVIATI AI REDATTORI DEL BLOG INDIRIZZANDO A ardigo.mario@virgilio.it , INDICANDO UN INDIRIZZO EMAIL AL QUALE SI DESIDERA ESSERE CONTATTATI.

-SUL SITO www.bibbiaedu.it POSSONO ESSERE CONSULTATI LE TRADUZIONI IN ITALIANO DELLA BIBBIA CEI2008, CEI1974, INTERCONFESSIONALE IN LINGUA CORRENTE, E I TESTI BIBLICI IN GRECO ANTICO ED EBRAICO ANTICO. CON UNA FUNZIONALITA’ DEL SITO POSSONO ESSERE MESSI A CONFRONTO I VARI TESTI.

ON THE WEBSITE www.bibbiaedu.it THE ITALIAN TRANSLATIONS OF THE BIBLE CEI2008, CEI1974, INTERCONFESSIONAL IN CURRENT LANGUAGE AND THE BIBLICAL TEXTS IN ANCIENT GREEK AND ANCIENT JEWISH MAY BE CONSULTED. WITH A FUNCTIONALITY OF THE WEBSITE THE VARIOUS TEXTS MAY BE COMPARED.

-ALL’INDIRIZZO https://www.educat.it/ POSSONO ESSERE LETTI I CATECHISMI PROPOSTI DALLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA E IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA.

AT https://www.educat.it/ YOU CAN READ THE CATECHISM PROPOSED BY THE ITALIAN EPISCOPAL CONFERENCE AND THE CATECHISM OF THE CATHOLIC CHURCH.

PER EVENTUALI COMUNICAZIONI AL BLOG, SCRIVERE UNA EMAIL A ardigo.mario@virgilio.it

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martedì 24 maggio 2016

Umanesimo integrale

Umanesimo integrale


Dall’Introduzione  del Compendio della dottrina sociale della Chiesa (2004)
sul WEB all’indirizzo:
http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/justpeace/documents/rc_pc_justpeace_doc_20060526_compendio-dott-soc_it.html#SEGRETERIA DI STATO

18 La Chiesa cammina insieme a tutta l'umanità lungo le strade della storia. Essa vive nel mondo e, pur non essendo del mondo (cfr. Gv 17, 14-16), è chiamata a servirlo seguendo la propria intima vocazione. Un simile atteggiamento — riscontrabile anche nel presente documento — è sostenuto dalla profonda convinzione che è importante per il mondo riconoscere la Chiesa quale realtà e fermento della storia, così come per la Chiesa non ignorare quanto essa abbia ricevuto dalla storia e dall'evoluzione del genere umano. Il Concilio Vaticano II ha voluto dare un'eloquente dimostrazione della solidarietà, del rispetto e dell'amore nei riguardi della famiglia umana, instaurando con essa un dialogo su tanti problemi, « portando la luce che trae dal Vangelo e mettendo a disposizione del genere umano le energie di salvezza che la Chiesa, sotto la guida dello Spirito Santo, riceve dal suo Fondatore. Si tratta di salvare la persona dell'uomo e di edificare la società umana »[dalla Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo La gioia e la speranza, del Concilio Vaticano 2° (1962-1965)].
19 La Chiesa, segno nella storia dell'amore di Dio per gli uomini e della vocazione dell'intero genere umano all'unità nella figliolanza dell'unico Padre,  anche con questo documento sulla sua dottrina sociale intende proporre a tutti gli uomini un umanesimo all'altezza del disegno d'amore di Dio sulla storia, un umanesimo integrale e solidale, capace di animare un nuovo ordine sociale, economico e politico, fondato sulla dignità e sulla libertà di ogni persona umana, da attuare nella pace, nella giustizia e nella solidarietà. Tale umanesimo può essere realizzato se i singoli uomini e donne e le loro comunità sapranno coltivare le virtù morali e sociali in se stessi e diffonderle nella società, « cosicché vi siano davvero uomini nuovi e artefici di una nuova umanità, con il necessario aiuto della grazia divina ».[dalla Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo La gioia e la speranza, del Concilio Vaticano 2° (1962-1965)].

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L’Introduzione  del Compendio della dottrina sociale della Chiesa  è intitolata Un umanesimo integrale e solidale.
  L’espressione Umanesimo integrale  risale al filosofo francese Jacques Maritain (1882-1973). E’ il titolo dato a un suo libro, pubblicato nel 1936, che raccoglieva il testo di  sei lezioni  tenute nell’agosto 1934 ai corsi estivi dell’Università di Santander (in Spagna). Dimostra che la dottrina sociale non è solo cosa da papi e vescovi, ma un lavoro collettivo a cui hanno partecipato anche i laici.
 Umanesimo integrale per Maritain è una civiltà rispettosa delle relazioni umane e religiose delle persone, dei loro mondi vitali. Quel libro fu scritto in aperta polemica con i totalitarismi europei, che all’epoca dominavano il continente.  Conteneva considerazioni critiche sul passato, anche della cristianità medievale, e sul presente e guardava all’avvenire, alle probabilità  storiche  concrete di una nuova cristianità, di un umanesimo ispirato alla fede. Fu il libro di testo dei cattolici democratici italiani negli anni bui del fascismo e nel secondo dopoguerra. Polemizzò con il liberalismo storico, ma affermò l’esigenza del rispetto degli individui, della loro libertà , del loro pluralismo; polemizzò con il socialismo, ma riconobbe l’esigenza di sviluppare una presa di coscienza collettiva  della dignità del lavoro e della dignità operaia.
 Il Compendio può svolgere il ruolo di libro di testo per i cattolici democratici dei nostri giorni? No. Ma è un buon inizio per la riflessione.
  Manca di una prospettiva storica. Non è capace di autocritica e invece in materia sociale si impara dai propri errori. Non fa nomi, se non quelli dei nostri gerarchi religiosi. Non punta lo sguardo sull’avvenire. Del resto non era quello il suo scopo. Fu commissionato, nella stessa ottica del Catechismo della Chiesa cattolica, per mettere punti fermi, non per promuovere sviluppi. Ma è una sintesi organica e accessibile a persone di cultura media, mentre, ad esempio, Umanesimo integrale  di Maritain richiede una cultura post-universitaria. Attraverso gli indici (che prendono circa un terzo del volumetto) rende facile trovare rapidamente gli insegnamenti che di volta in volta servono. E’ un buon inizio, dicevo: va sviluppato con altre letture e riflessioni. Ad esempio con i libri di testo delle scuole medie: uno studente non dovrebbe disfarsene, gli saranno utili anche in religione, ad esempio nella formazione per la Cresima.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli

lunedì 23 maggio 2016

La nuova politica della dottrina sociale

La nuova politica della dottrina sociale

 Il ciclo di incontri Immìschiati  ha preso il nome dalle parole del  Bergoglio ad un’udienza pubblica: la persona di fede, egli ha detto, deve immischiarsi  in politica. Mai come adesso è stato segnalato lo stretto collegamento tra dottrina sociale e politica e il fatto che quest’ultima competa a tutti non solo di farla  ma anche di pensarla. Ma pensare  la politica in un’ottica di fede, significa anche partecipare  alla elaborazione della stessa dottrina sociale. Essa non è mai stata solo frutto dei gerarchi religiosi che di volta in volta le hanno dato un nome e una forma giuridica, ma un lavoro collettivo. E questo è stato sempre più vero avvicinandoci ai tempi nostri. Oggi, in particolare, la vediamo piena di economia, di sociologia, e di altre scienze umane e naturali, oltre che di teologia. Ma se si riconosce che tutti devono dare un apporto, non solo i consiglieri selezionati di un sovrano religioso, allora è chiaro che la dottrina sociale si andrà democratizzando  e diverrà qualcosa di diverso, e per certi versi  di più importante di una  dottrina, diverrà un patrimonio culturale di popolo. Poiché il popolo di fede è diffuso su tutta la terra ed è fatto di tanti popoli, diverrà anche una cultura universale. Di questo si stanno ponendo le basi culturali, teologiche in particolare, costruendo la cultura religiosa della diversità, dopo tanto tempo in cui si puntava sull’uniformità, sulla  ricomposizione  intorno a stili di vita tutto sommato europei occidentali. Un’evoluzione molto interessante e per certi versi imprevedibile durante la lunga glaciazione  culturale che si era vissuta dagli anni ’80. Se non che da noi in Europa è venuta a mancare la materia prima: il popolo. La Bella Addormentata,  la teologia della nostra confessione, si è risvegliata infine e si è trovata in un mondo diverso da quello che aveva come riferimento per i propri ragionamenti. E infatti, ad esempio, polemizza ancora con il liberalismo  e il  socialismo, come nell’Ottocento. Ma parla con i morti. Del resto è abituata a farlo. Mantiene vive controversie culturali millenarie. Non ha problemi a polemizzare con gente trapassata da poco, da poco meno di mezzo secolo. Polemizzando con i morti, non si rende ancora bene conto che liberalismo e socialismo sono realtà ancora vive ormai solo in lei medesima, perché viviamo in un mondo illiberale, dove gli individui non contano più nulla e si possono buttare e sostituire nella macchina sociale come un qualsiasi altro ricambio meccanico, e che crea continuamente nuove forme di ingiustizia sociale, non più contrastate dai movimenti socialisti. Viviamo secondo la legge della giungla, in cui la bestia forte mangia la bestia piccola ed entrambe sono bestie. Questo è il liberismo economico globale contemporaneo, che è prassi sociale e ideologia filosofica e politica. La dottrina sociale contemporanea, quella alla quale Bergoglio dà ora  il nome e l'impostazione, è puro socialismo perché chiede ai popoli di lottare per rimuovere le ingiustizie sociali. Deriva dalla cultura di liberazione latino-americana, prodotto di  popolo e di capi religiosi, uniti. E’ dagli estremi confini del mondo occidentale che ci arriva, dice Bergoglio, ma osservo, secondo un detto ebraico: lontano da chi, lontano da dove?.  Essa è al centro della questione sociale contemporanea.  L’America Latina  è un continente in cui si parlano fondamentalmente due lingue, le quali  in fondo esprimono ormai la medesima cultura di popolo. E’ una realtà geografica in cui sfruttati e sfruttatori ancora coesistono: è per questo che le cause dell’ingiustizia sono ancora nettamente individuabili, per cui gli sfruttati possono fare ancora un fronte comune. In un contesto europeo è diverso.  La cultura liberista che tende sempre più a dominarlo e le caratteristiche dell’ingiustizia che produce rendono più difficile acquisirne chiara consapevolezza, collegare cause ed effetti. Inoltre la responsabilità dell’ingiustizia  è maggiormente condivisa: vi  è una sorta di democratizzazione dell’ingiustizia. E’ uno dei fatti nuovi a cui la nostra cultura religiosa appare ancora impreparata.
   Dagli anni ’90 del secolo scorso si è progettata e costruita una politica internazionale a livello globale che ha progressivamente rimosso ogni ostacolo alla circolazione del capitale finanziario, e quindi all’azione di chi lo controlla. Esso è al sicuro in Europa come in Asia, come in qualsiasi altro posto della terra. Si muove velocemente, investe  e disinveste rapidamente assecondato dalle politiche territoriali. Il mondo è la sua patria e questo significa che non ha più patria. In questo contesto gli Occidentali hanno nuovamente colonizzato l’Asia, alla ricerca di lavoro a basso costo. I lavoratori, invece, sono inchiodati alle terre in cui sono nati. Per loro le frontiere esistono ancora. Arrivano gli Occidentali in Asia e comprano lavoro a basso costo. E se gli asiatici volessero imitarli e cercare salari più alti in Occidente? E’ appunto ciò che stanno facendo i migranti. Ma non possono farlo legalmente, sono criminalizzati, non possono salire su un aereo e girare il mondo come fanno gli emissari dei capitalisti. La legge non è più dalla loro parte, come ai tempi in cui iniziò la storia del sindacalismo europeo. Devono rischiare la vita, pur avendo i soldi per pagare il prezzo di un biglietto aereo. Gli Occidentali producono in Asia e vendono in Occidente: è questa la ragione dell’enorme incremento di ricchezza dei nostri capitalisti, e anche dell’enorme sperequazione nella distribuzione della ricchezza nelle nostre nazioni. Ma anche noi, in Occidente beneficiamo tutti, come consumatori, di questa situazione. Compriamo a prezzi più bassi prodotti realizzati in Asia con lavoro che, con i nostri standard, considereremmo schiavo (è per questo che è a basso costo). Così finiamo per essere dalla stessa parte degli sfruttatori. E, quando gli sfruttati approdano stremati nelle nostre terre, non riconosciamo più in loro gente che, in fondo, patisce il male di gran parte delle nostra stessa gente, dei sofferenti per ingiustizia. E questo ci impedisce di fare fronte comune con loro.
  Anche  i nostri lavoratori patiscono la medesima ingiustizia. La loro vita si fa incerta e insicura (lo a spiegato bene il sociologo Zygmunt Bauman, anziano saggio). E questo anche se si vive nella parte più ricca del globo. In Europa ci sono più opportunità di salvarsi, perché, all’interno dell’Unione, anche i lavoratori possono muoversi liberamente, non solo il capitale. Ma l’Unione si sta sfasciando.
  Si parla di flessibilità, ma questa parola ha due significati a seconda che venga utilizzata contro i lavoratori o a favore dei capitalisti. Contro i lavoratori significa che per mantenere il posto di lavoro devono accettare la precarietà e condizioni di salario e di lavoro sempre più dure. Devono accettare di poter essere sostituiti, come si fa con i pezzi di ricambio delle macchine, quando non riescono più a dare quello che si può ottenere con altri pezzi umani  disponibili sul mercato. Quando  la flessibilità riguarda gli interessi dei capitalisti significa invece avere l’autorizzazione dalle autorità sovranazionali a sforare gli equilibri di bilancio per sostenere con vari incentivi l’industria, ma in realtà la finanza che la possiede. Infatti la parte di spesa pubblica destinata ai servizi sociali, ad esempio al sostegno delle famiglie che crescono figli piccoli,  e previdenziali viene considerata improduttiva: nessun politico occidentale azzarda a chiedere flessibilità  per sostenerla.
 La politica ispirata dalla fede dovrebbe essere una forma di carità? E’ un discorso che andrebbe sviluppato facendo i conti con la situazione politica che ho descritto.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli


domenica 22 maggio 2016

Domenica 22-5-16 – solennità della Santissima Trinità - Letture e sintesi dell’omelia della Messa– avvisi del parroco e di A.C.

 Domenica  22-5-16 – solennità della Santissima Trinità -  Lezionario dell’anno C per le domeniche e le solennità – – colore liturgico: bianco – salterio: proprio del Tempo -   Letture e sintesi dell’omelia della Messa– avvisi del parroco  e di  A.C.

  Osservazioni ambientali: temperatura   19 C°;cielo sereno. Canti: ingresso, Te lodiamo Trinità; Offertorio, Guarda quest'offerta; Comunione, Resta non noi Signore la sera; finale, Immacolata, Vergine bella.

 Alla Messa delle nove il gruppo di A.C. era nei banchi di sinistra, a fianco dell’altare, guardando l’abside.


Abside, presbiterio e altare della chiesa parrocchiale, oggi, qualche minuto prima delle nove



Buona domenica a tutti i lettori!
IMMISCHIATI!
“Un buon cattolico s’immischia  in politica” (papa Francesco)

 La parrocchia San Clemente ha proposto
5 INCONTRI
per avvicinare alla bellezza della DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA.
 Per una nuova generazione di laici cristiani capaci di dedicarsi al servizio del bene comune.
18 marzo #Persona
8 aprile #Bene Comune
15 aprile #Solidarietà
29 aprile #Sussidiarietà
6 maggio #Partecipazione
20 maggio #incontro con il prof. Rocco Pezzimenti

 I resoconti dei primi cinque incontri sono pubblicati nel post  del 16 maggio. Quello dell’ultimo incontro nel post  di ieri.

Perché lo abbiamo fatto?
- Perché anche nella politica c’è una bellezza da raccontare e da vivere.
- Perché un cristiano ha una bussola per orientarsi in questo mondo complesso.
- Perché è il momento di non avere paura e di immischiarsi in politica.
- Perché il futuro delle giovani generazioni si decide adesso.

 Ci proponiamo di continuare il dialogo sulla dottrina sociale della Chiesa alla ripresa delle attività parrocchiali dopo la pausa estiva.
 Si tratta di riprendere a riflettere sulla condizione umana nel nostro quartiere delle Valli. C’è quello che rende una vita umana degna di essere vissuta? Amicizia, bellezza, giustizia, libertà: la fede religiosa può dire qualcosa in merito?  La nostra dottrina sociale è piena di tutto questo. Ha imparato molto dall’esperienza storica in cui si è formata, e in particolare dai suoi errori. E’ stato un lavoro di tutto il popolo di fede. C’è ancora molto da fare. Innanzi tutto per le forze giovani, che costruiranno il mondo nuovo. Sta a noi più anziani creare per loro un ambiente propizio, accogliente, libero: non dobbiamo agire da gerarchi presuntuosi e reazionari. C’è un momento in cui l’anziano deve sapere farsi da parte e lasciare spazio. Il suo lavoro è quello di sostenere il nuovo, non di dominarlo. Il suo tesoro è la memoria viva,  in primo luogo di tutte le sofferenze che ha inferto, subìto e osservato: la memoria di tutti gli errori del passato. In una parola: la saggezza. La saggezza della fede ci insegna a non temere il futuro e i cambiamenti, perché, come ci è stato spiegato nell’ultima riunione del gruppo di AC, sarà fatto tutto nuovo, è scritto. La gioia dell’anziano è  nell’attesa e nella sorpresa del mondo nuovo che viene. Lo scorgiamo nei volti e nei gesti dei più giovani.

Pillola di Concilio
[dalla Dichiarazione  La dignità umana del Concilio Vaticano 2° (1962-1965)]

Oggetto e fondamento della libertà religiosa
2. Questo Concilio Vaticano dichiara che la persona umana ha il diritto alla libertà religiosa. Il contenuto di una tale libertà è che gli esseri umani devono essere immuni dalla coercizione da parte dei singoli individui, di gruppi sociali e di qualsivoglia potere umano, così che in materia religiosa nessuno sia forzato ad agire contro la sua coscienza né sia impedito, entro debiti limiti, di agire in conformità ad essa: privatamente o pubblicamente, in forma individuale o associata. Inoltre dichiara che il diritto alla libertà religiosa si fonda realmente sulla stessa dignità della persona umana quale l'hanno fatta conoscere la parola di Dio rivelata e la stessa ragione. Questo diritto della persona umana alla libertà religiosa deve essere riconosciuto e sancito come diritto civile nell'ordinamento giuridico della società.
A motivo della loro dignità, tutti gli esseri umani, in quanto sono persone, dotate cioè di ragione e di libera volontà e perciò investiti di personale responsabilità, sono dalla loro stessa natura e per obbligo morale tenuti a cercare la verità, in primo luogo quella concernente la religione. E sono pure tenuti ad aderire alla verità una volta conosciuta e ad ordinare tutta la loro vita secondo le sue esigenze. Ad un tale obbligo, però, gli esseri umani non sono in grado di soddisfare, in modo rispondente alla loro natura, se non godono della libertà psicologica e nello stesso tempo dell'immunità dalla coercizione esterna. Il diritto alla libertà religiosa non si fonda quindi su una disposizione soggettiva della persona, ma sulla sua stessa natura. Per cui il diritto ad una tale immunità perdura anche in coloro che non soddisfano l'obbligo di cercare la verità e di aderire ad essa, e il suo esercizio, qualora sia rispettato l'ordine pubblico informato a giustizia, non può essere impedito.


LETTURE BIBLICHE DELLA MESSA
Prima lettura
Dal libro dei Proverbi (Pr 8,22-31)

Così parla la Sapienza di Dio:
«Il Signore mi ha creato come inizio della sua attività,

prima di ogni sua opera, all’origine.

Dall’eternità sono stata formata,

fin dal principio, dagli inizi della terra.


Quando non esistevano gli abissi, io fui generata,
quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d’acqua;
prima che fossero fissate le basi dei monti,
prima delle colline, io fui generata,
quando ancora non aveva fatto la terra e i campi
né le prime zolle del mondo.
Quando egli fissava i cieli, io ero là;
quando tracciava un cerchio sull’abisso,
quando condensava le nubi in alto,
quando fissava le sorgenti dell’abisso,
quando stabiliva al mare i suoi limiti,
così che le acque non ne oltrepassassero i confini,
quando disponeva le fondamenta della terra,
io ero con lui come artefice
ed ero la sua delizia ogni giorno:
giocavo davanti a lui in ogni istante,
giocavo sul globo terrestre,
ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo».


Salmo responsoriale
Dal salmo 8


Ritornello:
Signore, quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!

Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissato,

che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi,

il figlio dell’uomo, perché te ne curi? 



Davvero l’hai fatto poco meno di un dio,

di gloria e di onore lo hai coronato.

Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi. 

Tutte le greggi e gli armenti
e anche le bestie della campagna,
gli uccelli del cielo e i pesci del mare,
ogni essere che percorre le vie dei mari.



Seconda lettura
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (Rm 5,1-5)

Fratelli, giustificati per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio.
 E non solo: ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza.
  La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.

Vangelo
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 16,12-15)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
 «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
 Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Sintesi dell’omelia  della Messa vespertina nella Vigilia

  Con la solennità di Pentecoste, con la memoria del dono dello Spirito santo, si è concluso il Tempo liturgico di Pasqua e siamo entrati in quello Ordinario, aperto da altre due  grandi solennità, quella della  Santissima Trinità, che celebriamo oggi e quella del Corpus Domini, vale a dire del Santissimi Corpo e Sangue di Cristo, che celebreremo domenica prossima;  verrà infine chiuso con quella del Cristo Re dell’Universo.
  Comunque si celebrano sempre i misteri pasquali, la Passione, Morte e Resurrezione di Cristo, mediante i quali ci è venuta la vita divina.
 Non troviamo la Trinità nelle scritture sacre. Si tratta di un dogma proclamato dalla Chiesa. Significa che Dio è uno, in tre persone diverse tra loro, ma in unione perfetta.  In Dio c’è la comunione di queste tre persone divine, il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo.
 Di fronte a Dio dobbiamo riconoscerci creature, dobbiamo riconoscere di aver bisogno di lui.
 Dio viene a noi, donandoci la sua vita, la sua comunione, e rendendoci capace di comunione con gli altri.
 Santa Elisabetta della Trinità diceva   di sentire  i Tre dentro di lei, vale a dire la Trinità divina.
  Da solo l’essere umano non è capace di vera comunione. Cerca di prendere agli altri ciò che gli serve, quindi sottrae loro qualcosa per prenderla per sé. La vera comunione  viene invece dal dono  di sé, ad imitazione di Cristo. Viene dalla vita di Dio in noi, che ci è stata donata in Gesù attraverso lo Spirito. E’ allora che si è in comunione innanzi tutto con sé stessi, poi con le altre persone e poi con l’universo interno intorno a noi. Per fare comunione le creature hanno bisogno del Creatore. Perché la comunione è amore e Dio è amore.  E’ allora che potremo benedire e lodare Dio per il suo amore e la sua fedeltà.

Sintesi di Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - per come ha inteso le parole del celebrante

Avvisi del parroco:
- dal mese di maggio  le messe vespertine iniziano alle ore 19:00;
- Nel mese mariano il parroco raccomanda la recita del Santo Rosario. Ogni sera, alle 18:30, sarà recitato prima della Messa vespertina nella Chiesa parrocchiale;
- al termine della Messa vespertina di domenica 29 maggio, solennità dei Santissimi Corpo e Sangue

Avvisi di A.C.
-  la riunione infrasettimanale del gruppo parrocchiale di AC si terrà martedì 24-5-16, alle ore 17:30, in sala rossa. I membri del  gruppo sono invitati a riflettere, con il metodo della Lectio Divina, sulle letture della Messa di domenica 29-5-16 (solennità del SS Corpo e Sangue di Cristo), Gen 14,18-20; sal 109; 1Cor 11,23-26; Lc 9,11b-17, in modo da poter dare un contributo personale nel corso della meditazione che, con il prezioso aiuto dell’assistente ecclesiastico, su di esse si farà insieme nel corso della riunione















Un articolo del teologo Vito Mancuso sulla libertà e sul suo rapporto con l'amicizia

Un articolo del teologo Vito Mancuso sulla libertà e sul suo rapporto con l'amicizia

 Di seguito incollo un articolo del teologo Vito Mancuso, pubblicato su La Repubblica del 21-5-16 con il titolo "L'uomo solo è schiavo, due amici sono liberi".
  La libertà ha costituito sempre un problema in religione, in particolare nella nostra confessione. Non lo è, ad esempio, nell'ebraismo contemporaneo. Lo è stata nell'antico ebraismo, che ha fornito la base culturale delle nostre prime collettività di fede. Lo era nell'impero mediterraneo dal quale la nostra prima teologia ha imparato l'arte politica.
  L'idea di una libertà, di una facoltà di autodeterminazione, a livello di massa è moderna e risale al socialismo. Di quest'ultimo, come del liberalismo, in religione non di rado si dà un'immagine caricaturale e distorta e, in particolare, lo si vede rappresentato nell'impero sovietico di stampo leninista. Ma senza il socialismo le masse dell'Europa occidentale non sarebbero, oggi, libere, o, almeno chiamate alla libertà, alla  responsabilità della libertà. Un'altra via alla libertà, originale, è quella che si è seguita negli Stati Uniti d'America, in cui tuttavia il socialismo ha svolto una funzione, al tempo delle lotte per i diritti civili negli anni Sessanta.  E oggi troviamo tra i candidati alla presidenza federale un politico che si dichiara apertamente socialista, Bernie Sanders, e che possiamo considerare con la manifestazione culturale di quel movimento di liberazione.
 Per interagire nella società del nostro tempo occorre fare pratica di democrazia, che è la via contemporanea alla libertà di massa. Essa può essere considerata una particolare forma di amicizia. E' strettamente legata alla giustizia, ma va molto oltre. 
 L'economista bolognese Zamagni distingue tre forme di giustizia: la giustizia corrispettiva, distributiva e partecipativa. Negli scambi occorre dare l'equivalente, non approfittarsi ed abusare di una posizione di forza. Nella società occorre che la ricchezza fluisca a tutti, correggendo le distorsioni del mercato: ognuno deve avere almeno l'essenziale. Infine: ognuno deve partecipare alla vita sociale; si tratta di un diritto, ma anche di un dovere. Nessuno deve chiamarsi fuori dei problemi sociali.
 Il tutto si può riassumere dicendo che la libertà va riempita di contenuti e, in particolare, va riempita della vita degli altri, perché altrimenti è vuota. In cerca della propria libertà si trovano molti amici. Chi vuole dominare o sottomettersi non ha veri amici, ma solo servi o padroni. 
 Dall'amicizia discende la responsabilità,  quando gli altri cessano di esseri estranei e ci importa di loro. Non si tratta di un dovere imposto dall'autorità, ma di un'esigenza dell'amicizia. 
 In religione talvolta si dà un'immagine caricaturale e distorta anche della democrazia, presentandola come un coacervo di egoismi, come quelli che in qualche occasione si manifestano nelle riunioni di condominio. Così facendo si diffama la democrazia, come anche accade di sentire diffamati il liberalismo e il socialismo.
 Democrazia, liberalismo e socialismo sono stati grandi conquiste dell'età moderna. Anche i nostri capi religiosi hanno imparato da loro. Ai tempi nostri nessuno di loro oserebbe affermare, come il Mastai Ferretti, che "la schiavitù in quanto tale, considerata nella sua natura fondamentale, non è del tutto contraria alla legge naturale e divina". Non si era mille anni fa, ma l'altro ieri, nel 1866. Così ragionava il Papa che condannò nel Sillabo, l'elenco delle proposizioni ritenute erronee della modernità, il liberalismo.
 C'è una connessione tra la nostra fede e la democrazia come ai tempi nostri la si intende ed essa può essere individuata in quel legame di amicizia universale che è alla base degli ideali di entrambe. Entrambe sono sulla via della liberazione e possono diventare amiche.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli

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sabato 21 maggio 2016

Ultimo incontro sulla dottrina sociale della Chiesa

Ultimo incontro sulla dottrina sociale della Chiesa

 Ieri sera si è tenuto in parrocchia l’ultimo incontro sulla dottrina sociale della Chiesa: erano presenti il prof. Rocco Pezzimenti, docente di filosofia politica e di storia delle dottrine politiche e direttore del Dipartimento di scienze economiche, politiche e delle lingue moderne dell’università LUMSA di Roma, e  i docenti dei precedenti incontri del ciclo Immìschiati.
 E’ stata esposta un breve sintesi degli argomenti trattati le altre volte: la dottrina sociale è concreta ed è fondata sulle persona umana; si propone di promuovere il bene comune, inteso come una condizione di piena realizzazione di sé insieme agli altri. Da questo obiettivo discende l’esigenza di solidarietà, impegno personale, partecipazione.
  Sono stati riproposti alcuni dei filmati che avevamo visto nei precedenti incontro. In un prossimo intervento proporrò la filmografia, i titoli dei film presentati ad Immìschiati.
 E’ poi intervenuto il prof. Pezzimenti. Il bene comune come l’intende la dottrina sociale della Chiesa, ha spiegato, ha dimensioni politiche e sociali. Deve essere un obiettivo ottimale, vale a dire conseguibile nella realtà, con i mezzi a disposizione dei destinatari. Questi ultimi sono le persone umane secondo la particolare concezione che ne ha la dottrina sociale, in base alla nostra fede: ogni persona è unica, non sostituibile, non è  una funzione sociale.
 Il bene comune, ha continuato il prof. Pezzimenti, ha necessità di valori: il lavoro, la salute e dei requisiti morali e di competenza. E infine c’è bisogno della cultura, che è molto importante: non va intesa solo come erudizione, ma come stile di vita.
 Il prof. Pezzimenti ha poi risposto a diverse domande dei partecipanti. Ha detto di non essere euroscettico, ma che bisogna chiarire che cosa si vuole fare dell’Europa di oggi. L’Europa ci chiede tante cose, come si suole dire, ma molte rimangono non realizzate ed altre sono discutibili. Sulla recente riforma costituzionale ha detto che già alcuni costituenti, come il cattolico Costantino Mortati, si erano resi conto di alcuni problemi che la Costituzione approvata nel 1947 presentava, ma poi non si riuscì mai a riformarla veramente. Ha poi notato che dei discorsi dell’attuale Papa i mass media selezionano alcuni argomenti, tralasciando gran parte dei suoi insegnamenti religiosi. Sulla questione se la dottrina sociale della Chiesa debba riconoscersi debitrice di alcuni temi del liberalismo e del socialismo ha osservato che queste due qualificazioni, come quella di democratico, dicono poco oggi. Chi è che non si definisce liberale  o democratico? Essere cattolico, invece, mantiene un suo significato. Rispondendo ad una domanda, ha osservato che, per quanto in politica si facciano dei progetti, spesso l’emergenza li scombina: si destinano certe risorse ad un certo scopo, poi però, ad esempio, viene un alluvione e si deve spostarle verso altri impieghi.
 Si è trattato di un ciclo di incontri molto interessante, ben studiato, ben organizzato. Le cose dette rimangono nella memoria. Si è spinti ad approfondire. La conversazione del prof. Pezzimenti è stata la prima occasione per farlo.

 Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli

venerdì 20 maggio 2016

Ripartire dalla società civile

Ripartire dalla società civile

 Qualche giorno fa, le parole di Angelo Bagnasco ci hanno portato indietro nel tempo, verso la metà del primo decennio del Millennio, quando il Wojtyla, devastato dalla malattia, vedeva tutto nero nella società contemporanea e, piuttosto che nell’ordine di idee evangelico, sembrava che ragionasse secondo le cupe visioni dell’eclettico filosofo/teologo russo Solov’ëv (1853-1900), da lui citato di quando in quando, e scorgeva l’Anticristo nella modernità, seguito in questo dal Ratzinger.
  Bagnasco considera la nuova legge sulle unioni civili tra gli omosessuali (e sui patti di convivenza) un attacco alla famiglia. Vi vede dietro un disegno perverso che guiderà la società verso nuove aberrazioni, come l’utero in affitto  e via dicendo. E questo anche se, anche per l’azione di lobby politica di gruppi clericali, è stata soppressa la possibilità che gli omosessuali adottino il figlio biologico del partner, e quindi l'opportunità di regolarizzare  figli nati da maternità surrogate, di farne dei figli come quelli di tutte le altre famiglie. Nella legge questo non c’è.  Dunque , di nuovo, come agli inizi del Novecento, con la sconsiderata persecuzione del modernismo, è tutta la modernità ad essere colpita da un giudizio negativo. E’ una chiamata alle armi che sarà senz’altro raccolta dai clericali. E condurrà probabilmente ad una nuova disfatta, come le volte precedenti in occasione dei referendum sulla legge sul divorzio (1974) e su quella sull’aborto (1981). Si sarà tentati, di nuovo, di tagliare i ponti con la società intorno. Ecco i bei risultati della democrazia!, si dirà. Certo: è la democrazia che ha prodotto la nuova legge, perché in democrazia si è avuta la capacità di prendere coscienza di ciò che gli integralisti rifiutano di vedere, vale a dire che ci sono anche famiglie non fondate sul matrimonio. Le parole di Bagnasco non difendono il matrimonio, ma vanno contro queste nuove famiglie, le respingono nell’emarginazione e nel disconoscimento in cui finora sono vissute. Ma non è questo ciò che è più grave: lo è l’implicita critica alla democrazia che vi è dietro. Una democrazia che in tutta l’Europa è minacciata, sta regredendo. La società europea rischia di non essere più all’altezza delle sue carte dei diritti sociali, delle sue costituzioni.
  La situazione che si sta presentando in Italia richiama quella dell’inizio degli anni ’80, che furono il principio del lungo inverno, della grande glaciazione, delle nostre collettività di fede nazionali, che progressivamente divennero mute, dopo l’effervescenza post-conciliare degli anni Settanta.
  Naturalmente in periferia le cose assumono un aspetto diverso, le parole di Bagnasco sono inapplicabili e quindi inattuali. Arriva una delle nuove  famiglie e ci porta i suoi figli: che facciamo? Sbattiamo loro la porta in faccia? In passato queste nuove  famiglie si sono trovate a disagio tra noi, ma non si è mai stati così espliciti. Del resto la mentalità evangelica non lo consente.
 Ho parlato dei problemi che l’impostazione neocatecumenale ha creato alla parrocchia. Ma le difficoltà che incontriamo nel quartiere non dipendono solo da questo. E’ la società civile che si è progressivamente degradata. La pressione della criminalità si è fatta forte. Com’è che il principale bar del quartiere brucia per ben due volte in un breve arco di tempo? Ci sono stati in questi anni diversi efferati omicidi. La pessima manutenzione delle strade del quartiere è l’immagine di qualcosa di più profondo, di un malessere interiore della nostra gente, che appare da tempo incapace di quelle grandi azioni collettive che portarono alla conquista del grande spazio verde del Pratone.  Così come l’aspetto diruto che aveva assunto negli ultimi anni il complesso degli edifici parrocchiali, in cui ora ogni giorno vediamo novità positive, poteva essere considerato l’immagine di uno scadimento che riguardava le relazioni tra le persone che l’abitavano, della loro identità collettiva.
 Noi non ci risolleveremo se non collaborando a restaurare la società civile intorno a noi, perché la fede, soprattutto per i laici, è anche una esperienza civile, come insegna la dottrina sociale. Non si tratta di attuare una mobilitazione clericale dietro un qualche obiettivo politico della gerarchia, ma di far riscoprire la gioia di stare insieme, in uno spazio comune, al di fuori di qualsiasi contesto commerciale e in situazioni in cui a ciascuno sia dato di manifestare liberamente un proprio apporto, in cui ognuno si senta accolto. Bisogna anche riprendere ad educare alla società civile e, in particolare, al dialogo franco, aperto, coraggioso. Religione non è rinchiudersi in un qualche ridotto corazzato, in un fortino della fede, in una qualche clausura. Questa è spiritualità di serra. Il nostro lavoro di gente di fede non è quello di coltivare specie pregiate  di umanità, da esporre nei grandi eventi promossi dai nostri gerarchi religiosi come ad una fiera. Si tratta di far crescere la società intorno a noi nella giustizia, nella pace, nella libertà, nella benevolenza, nell’operosità concreta che si dà da fare per cambiare qualcosa giorno per giorno. Si tratta di cose che si imparano e di cui si deve fare tirocinio. Non sono innate, anche se innato è, forse, il desiderio che se ne ha, e che diventa sempre più acuto di fronte a certe batoste della vita.
 Da dove cominciare? Cerchiamo di fare progetti realistici. Occorre creare quasi tutto. Innanzi tutto un nucleo di spinta  di gente tra i 16 e i 30 anni che inauguri una tradizione. Bisogna tirarselo su con pazienza e dedizione, come fece Montini con il gruppo dei Laureati Cattolici  negli anni ’30, ed esso costituì la base della nuova democrazia post-fascista. Certo, ai tempi nostri, non abbiamo un Umanesimo Integrale  di Jacques Maritain, il libro di testo  di quell’esperienza, che Montini tradusse personalmente dal francese, diffondendolo in Italia. Ma abbiamo, ad esempio, la Laudato si’. Non prendiamola però come dottrina, come volere di un gerarca. Tutti i ragionamenti che si fanno sulla società devono essere integrati, discussi, modificati nel tempo secondo l’esperienza sociale e il dialogo che ci si intesse sopra. Prendiamola come un insegnamento  di una persona saggia, anzi di un gruppo di saggi, perché le encicliche, ai tempi nostri più che nel passato, sono sempre il frutto di un lavoro collettivo: una base su cui cominciare a discutere e a fare tirocinio.
  In parrocchia abbiamo tre gruppi di persone sulle quali si può cominciare a lavorare per indurre quel nucleo di spinta  di cui dicevo: i ragazzi del post-Cresima, i giovani che si formano per il matrimonio religioso e i genitori dei bambini del catechismo per la Prima Comunione.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli

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Un articolo pubblicato sul settimanale diocesano di Oristano L'Arborense del 15-5-16,  di mons. Ignazio Sanna, nel quale si fa riferimento al ruolo di tutti i fedeli nello sviluppo della dottrina




giovedì 19 maggio 2016

Le origini dei problemi della parrocchia

Le origini dei problemi della parrocchia


  I problemi della parrocchia hanno origini lontane, che risalgono all’inizio degli anni ’80. Per certi versi la situazione storica che li produsse si sta ripresentando.
 Nell’81 si tenne un referendum sulla nuova legge sull’aborto, promosso dai cattolici. Il 70% dei votanti, che all’epoca furono molti, votò per il mantenimento della legge.
 Quella legge riguardava tre temi: la tutela della maternità, la depenalizzazione dell’aborto entro certi limiti,  se praticato in strutture autorizzate e dopo certe procedure giuridiche e, infine, che il Servizio sanitario nazionale, da poco istituito, lo eseguisse.  Quindi, l’aborto, da reato punito con una pena criminale, diventava, entro certi limiti, un diritto  che le donne potevano esercitare negli ospedali pubblici.
 Il risultato di quel referendum fu un shock per il Papa di allora, Karol Wojtyla, giunto dalla Polonia sotto dominazione comunista nella nazione con il più forte partito comunista dell’Occidente, e per gli altri vescovi italiani. La legge era stata approvata quando Presidente del consiglio era un democristiano. Dal ’76 i democristiani, quelli del “partito cristiano” che per certi versi era stato strumento dell’azione politica della gerarchia cattolica italiana, avevano stretto un accordo politico di solidarietà nazionale con i comunisti italiani, per reagire alle gravi minacce del terrorismo politico, all’epoca particolarmente virulento, e della crisi economica. La legge sull’aborto era del ’78, come la legge istitutiva del Servizio sanitario nazionale, che, riordinando la sanità italiana, aveva ridotto il potere ecclesiastico in materia sanitaria che si esercitava attraverso vari enti a carattere religioso operanti nel settore.
 Dopo l’81 la gerarchia sfiduciò sostanzialmente il “partito cristiano” e progettò un disegno autonomo di ricomposizione  del mondo cattolico, cercando di ricondurne ad unità, sotto la sua guida, le varie anime divergenti. Furono realizzate molte scuole  di politica in tutta Italia. Tuttavia ci si accorse che, non appena si iniziava a discutere liberamente di politica, si cominciava anche a giudicare e che la politica della gerarchia non sempre veniva approvata. Quindi poi, progressivamente, questo disegno di formazione ad una nuova  politica fu abbandonato. Si seguì invece la via della riaggregazione mediante  nuovi movimenti  che si erano prodotti nell’antica destra clericale come reazione agli sviluppi del cattolicesimo democratico. La gerarchia prese a trattare direttamente con la politica. Concluse una revisione del Concordato Lateranense trattando con l’anticlericale socialista Bettino Craxi, divenuto Presidente del Consiglio. In campo religioso il Wojtyla attuò una stretta disciplinare verso il clero, i religiosi e i teologi che ancora tenevano al riconoscimento della gerarchia ecclesiastica. Furono anche gli anni della polemica contro l’Azione Cattolica riformata agli inizi degli anni ’70, sotto la presidenza del giurista Vittorio Bachelet, assassinato dalla brigate rosse, un’organizzazione eversiva di impronta comunista, nel 1980. Nel 1978 la medesima organizzazione criminale aveva assassinato il cattolico democratico Aldo Moro, ideatore e  stratega della politica della  solidarietà nazionale.
  E’ in questo quadro politico-religioso che, nel 1983, si produsse la svolta che cambiò profondamente il volto della nostra parrocchia. Al primo parroco della  parrocchia (in carica dal ’56, dalla fondazione) successe un nuovo parroco formatosi tra i neocatecumenali. Dagli anni ’90 troviamo la parrocchia egemonizzata dai neocatecumenali e dalla loro particolare spiritualità/ideologia.
  La svolta dell’81 privò la democrazia italiana del sostegno etico della gerarchia ecclesiastica: questo fu un effetto estremamente negativo del papato del Wojtyla.
 Scrisse lo storico Pietro Scoppola nel suo libro La democrazia dei cristiani - Il cattolicesimo politico nell’Italia unita,  Laterza, 2005, €10,00, ancora in commercio, a pag.153-154:
Il papa polacco non proveniva da quella tradizione culturale e spirituale erede del cattolicesimo liberale e dell’esperienza cattolica democratica italiana propria di Paolo VI.
 Nel cattolicesimo di papa Wojtyla, un cattolicesimo forte e diretto, non c’era spazio per la «mediazione», per quella cultura della mediazione tra fede e cultura e tra fede e politica che alla fine degli anni Settanta divenne in Italia oggetto di ampie discussioni tra i credenti. La Chiesa è entrata in presa diretta con la politica e con i problemi dell’attualità. Il papa polacco ha portato la Chiesa romana al centro della dimensione planetaria dei problemi civili e religiosi, dando un senso epocale alla transizione del secolo e del millennio, ma sembra, per altro verso, aver abbandonato il governo delle Chiese locali ai rispettivi episcopati. In Italia questo si è sentito molto, perché a partire dagli anni Ottanta abbiamo avuto una guida della Chiesa italiana molto condizionata da un rapporto diretto con la politica nazionale che ne ha certamente sacrificato il respiro culturale  e religioso e che ha rischiato di riportarsi nelle logiche vecchie, clerico-moderate, dello scambio e degli interessi materiali.
 La transizione politica italiana è stata fortemente condizionata da questa situazione di ripiegamento della Chiesa nazionale.
[…]
 Il quadro è certamente variegato, ma quello che ha contato e che conta è stato il volto ufficiale della Chiesa italiana e la necessità che tutti i protagonisti si confrontassero con il governo centrale della Chiesa che avocava a sé tutte le decisioni strategiche e che riempiva con la sua stessa presenza tutti gli spazi. Il carisma e la dimensione mondiale del papato di Wojtyla da un lato e la forte gestione dell’episcopato italiano sotto la presidenza del cardinale Ruini, dall’altro, hanno reso difficile ogni dialettica interna alla Chiesa italiana anche perché ogni posizione che usciva dal coro veniva subito etichettata come concorrente con quella del pontefice. Quando si creano queste situazioni in definitiva i poteri reali sfuggono a ogni controllo e si creano circuiti meno visibili, meno trasparenti, nei quali le responsabilità sono meno facilmente imputabili. In qualche modo lo stesso popolo cristiano diventa muto!
 Ecco, diciamo che ora occorre rimediare a una situazione di mutismo del popolo di fede, che c’è anche da noi. Non è facile farlo, certo, dopo tanto tempo in cui si è disabituati a intervenire, sempre con il timore di tirate d’orecchi! Ad esempio, vediamo che durante gli incontri del ciclo Immischìati non c’è stato nessuno spazio per il dibattito. Ci sarà venerdì prossimo, ma con un diverso interlocutore. Allora è come se i valorosi docenti che ci hanno spiegato la loro versione della dottrina sociale non diano tanta importanza a quello che noi, della base, ne pensiamo. Del resto c’è tra noi una sufficiente cultura politica? Da certe esclamazioni che ho sentito nel corso degli incontro, su sollecitazione dei docenti, non mi pare: ho avvertito, ad esempio, una superficiale insofferenza verso i processi di unificazione continentale europea e verso quello di unificazione monetaria. Si tende a parlare per slogan, prevalenti tratti dall'armamentario della destra politica, senza affrontare la complessità. Per troppo tempo, lo spazio di più di una generazione, il popolo di fede è stato ridotto al mutismo!
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli