INFORMAZIONI UTILI SU QUESTO BLOG

Questo blog è stato aperto da Mario Ardigò per consentire il dialogo fra gli associati dell'associazione parrocchiale di Azione Cattolica della Parrocchia di San Clemente Papa, a Roma, quartiere Roma - Montesacro - Valli, un gruppo cattolico, e fra essi e altre persone interessate a capire il senso dell'associarsi in Azione Cattolica, palestra di libertà e democrazia nello sforzo di proporre alla società del nostro tempo i principi di fede, secondo lo Statuto approvato nel 1969, sotto la presidenza nazionale di Vittorio Bachelet, e aggiornato nel 2003.

This blog was opened by Mario Ardigò to allow dialogue between the members of the parish association of Catholic Action of the Parish of San Clemente Papa, in Rome, the Roma - Montesacro - Valli district, a Catholic group, and between them and other interested persons to understand the meaning of joining in Catholic Action, a center of freedom and democracy in the effort to propose the principles of faith to the society of our time, according to the Statute approved in 1969, under the national presidency of Vittorio Bachelet, and updated in 2003.

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L’Azione Cattolica Italiana è un’associazione di laici nella chiesa cattolica che si impegnano liberamente per realizzare, nella comunità cristiana e nella società civile, una specifica esperienza, ecclesiale e laicale, comunitaria e organica, popolare e democratica. (dallo Statuto)

Italian Catholic Action is an association of lay people in the Catholic Church who are freely committed to creating a specific ecclesial and lay, community and organic, popular and democratic experience in the Christian community and in civil society. (from the Statute)

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Questo blog è un'iniziativa di persone di fede aderenti all'Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa e manifesta idee ed opinioni espresse sotto la personale responsabilità di chi scrive. Esso non è un organo informativo della parrocchia né dell'Azione Cattolica e, in particolare, non è espressione delle opinioni del parroco e dei sacerdoti suoi collaboratori, anche se le persone di Azione Cattolica che lo animano le tengono in grande considerazione.

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Scrivo per dare motivazioni ragionevoli all’impegno sociale. Lo faccio secondo l’ideologia corrente dell’Azione Cattolica, che opera principalmente in quel campo, e secondo la mia ormai lunga esperienza di vita sociale. Quindi nell’ordine di idee di una fede religiosa, dalla quale l’Azione Cattolica trae i suoi più importanti principi sociali, ma senza fare un discorso teologico, non sono un teologo, e nemmeno catechistico, di introduzione a quella fede. Secondo il metodo dell’Azione Cattolica cerco di dare argomenti per una migliore consapevolezza storica e sociale, perché per agire in società occorre conoscerla in maniera affidabile. Penso ai miei interlocutori come a persone che hanno finito le scuole superiori, o hanno raggiunto un livello di cultura corrispondente a quel livello scolastico, e che hanno il tempo e l’esigenza di ragionare su quei temi. Non do per scontato che intendano il senso della terminologia religiosa, per cui ne adotto una neutra, non esplicitamente religiosa, e, se mi capita di usare le parole della religione, ne spiego il senso. Tengo fuori la spiritualità, perché essa richiede relazioni personali molto più forti di quelle che si possono sviluppare sul WEB, cresce nella preghiera e nella liturgia: chi sente il desiderio di esservi introdotto deve raggiungere una comunità di fede. Può essere studiata nelle sue manifestazioni esteriori e sociali, come fanno gli antropologi, ma così si rimane al suo esterno e non la si conosce veramente.

Cerco di sviluppare un discorso colto, non superficiale, fatto di ragionamenti compiuti e con precisi riferimenti culturali, sui quali chi vuole può discutere. Il mio però non è un discorso scientifico, perché di quei temi non tratto da specialista, come sono i teologi, gli storici, i sociologi, gli antropologi e gli psicologi: non ne conosco abbastanza e, soprattutto, non so tutto quello che è necessario sapere per essere un specialista. Del resto questa è la condizione di ogni specialista riguardo alle altre specializzazioni. Le scienze evolvono anche nelle relazioni tra varie specializzazioni, in un rapporto interdisciplinare, e allora il discorso colto costituisce la base per una comune comprensione. E, comunque, per gli scopi del mio discorso, non occorre una precisione specialistica, ma semmai una certa affidabilità nei riferimento, ad esempio nella ricostruzione sommaria dei fenomeni storici. Per raggiungerla, nelle relazioni intellettuali, ci si aiuta a vicenda, formulando obiezioni e proposte di correzioni: in questo consiste il dialogo intellettuale. Anch’io mi valgo di questo lavoro, ma non appare qui, è fatto nei miei ambienti sociali di riferimento.

Un cordiale benvenuto a tutti e un vivo ringraziamento a tutti coloro che vorranno interloquire.

Il gruppo di AC di San Clemente Papa si riunisce due sabati al mese, alle 17, e anima la Messa domenicale delle 9.

Dall’anno associativo 2025\2026 sono in programma:

  • condivisione di brevi podcast informativi sul Catechismo per gli adulti e sul Compendio della dottrina sociale della Chiesa;
  • un gruppo di lettura e dialogo in videoconferenza, utilizzando anche contenuti pubblicati sul quotidiano Avvenire;

Per partecipare alle riunioni in videoconferenza sulla piattaforma Zoom verrà inviato via email o whatsapp il link di accesso. Delle riunioni in videoconferenza verrà data notizia sul blog e le persone interessate potranno chiedere quel link inviando una email a ardigo.mario@virgilio.it ,comunicando il loro nome, l’indirizzo email a cui desiderano ricevere il link, la parrocchia di residenza e i temi di interesse.

La riunione in videoconferenza t sarà attivata cinque minuti prima dell’orario fissato per il suo inizio.

Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

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-SUL SITO www.bibbiaedu.it POSSONO ESSERE CONSULTATI LE TRADUZIONI IN ITALIANO DELLA BIBBIA CEI2008, CEI1974, INTERCONFESSIONALE IN LINGUA CORRENTE, E I TESTI BIBLICI IN GRECO ANTICO ED EBRAICO ANTICO. CON UNA FUNZIONALITA’ DEL SITO POSSONO ESSERE MESSI A CONFRONTO I VARI TESTI.

ON THE WEBSITE www.bibbiaedu.it THE ITALIAN TRANSLATIONS OF THE BIBLE CEI2008, CEI1974, INTERCONFESSIONAL IN CURRENT LANGUAGE AND THE BIBLICAL TEXTS IN ANCIENT GREEK AND ANCIENT JEWISH MAY BE CONSULTED. WITH A FUNCTIONALITY OF THE WEBSITE THE VARIOUS TEXTS MAY BE COMPARED.

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AT https://www.educat.it/ YOU CAN READ THE CATECHISM PROPOSED BY THE ITALIAN EPISCOPAL CONFERENCE AND THE CATECHISM OF THE CATHOLIC CHURCH.

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lunedì 6 gennaio 2014

Insicurezza e incertezza - crisi della solidarietà


Insicurezza e incertezza - crisi della solidarietà


Sintesi  (pag.23-37) da: BAUMAN Zygmunt, La solitudine del cittadino globale, [titolo originale: In search of politics -  1999], trad. di Giovanna Bettini,  Feltrinelli, 2000, ora nella collana Saggi Universale Economica Feltrinelli, 2008, €9,50 - attualmente disponibile in commercio
nota: le parole tra parentesi quadre sono elementi inseriti dal sintetizzatore.
 
 Sigmund Freud [fondatore della psicoanalisi - 1856/1939] sosteneva che la "civiltà" è uno scambio: un valore tenuto in gran conto viene sacrificato con un altro, ugualmente essenziale e sacro. La civiltà reca in dono la sicurezza: una condizione esente dai molti pericoli che provengono dalla natura, dal proprio corpo e dalle altre persone. In altre parole, la civiltà libera dalla paura, o quantomeno rende le paure meno terribili e intense di quanto altrimenti sarebbero. In cambio pone restrizioni alla libertà individuale.
 Se Freud avesse scritto settant'anni dopo, probabilmente avrebbe dovuto capovolgere la sua diagnosi: i problemi e i malesseri più comuni al giorno d'oggi sono, al pari di quelli di un tempo, il prodotto di uno scambio, ma questa volta è la sicurezza a essere sacrificata giorno dopo giorno sull'altare di una libertà individuale in continua espansione. Abbiamo perduto buona parte della sicurezza ricevuta dalla civiltà moderna, e una parte ancora maggiore della sicurezza che aveva promesso di offrirci; ancora peggio, non sentiamo quasi più promettere che quel bene verrà recuperato.
 Freud parla di Sicherheit, e quel concetto è in realtà molto più ampio di quello espresso dal termine inglese security. Riesce a sintetizzare in un solo termine fenomeni complessi, per rendere i quali l'inglese ha bisogno di almeno tre termini: security (sicurezza esistenziale), certainty (certezza) e safety (sicurezza personale, incolumità).
 Sicurezza esistenziale: qualunque cosa sia stata conquistata e conseguita rimarrà in nostro possesso.
Certezza: poiché conosciamo le distinzioni che guidano le nostre scelte quotidiane e ci aiutano a prendere decisioni, nutriamo la speranza di essere nel giusto.
Sicurezza personale: poiché ci comportiamo in maniera giusta, nessun pericolo fatale -nessun pericolo che non possa essere neutralizzato- minaccia il nostro corpo e le sue estensioni: cioè i nostri beni, la famiglia e i vicini, così come lo spazi in cui tali elementi di un "io esteso" sono contenuti, come la casa e l'ambiente in cui si trova.
 Le tre componenti della Sicherheit sono le condizioni della sicurezza di sé e della fiducia in sé, da cui dipende la capacità di pensare e di agire in modo razionale. L'assenza o l'insufficienza di una delle tre produce pressoché lo stesso effetto: il dissolversi della sicurezza di sé, la perdita di fiducia nelle proprie capacità e nelle intenzioni altrui, ciò che alimenta l'inettitudine, l'ansia, la circospezione, la tendenza a cercare qualcuno da incolpare, a trovare capri espiatori, e all'aggressione.  La routine quotidiana è sottoposta a un esame che genera ansia, in quanto rivela i rischi che essa comporta; ma quel che è peggio, spesso le risposte apprese perdono validità troppo rapidamente per consolidarsi in abitudini e fissarsi in un comportamento routinario.
 Oggi le tre componenti della Sicherheit  sono oggetto di continui e gravi attacchi, per cui vivere nell'incertezza ci appare un modo di vivere, il solo modo di vivere l'unica vita che abbiamo.
 L'insicurezza odierna assomiglia alla sensazione che potrebbero trovare i passeggeri di un aereo nello scoprire che la cabina di pilotaggio è vuota, che la voce rassicurante del capitano era soltanto  la ripetizione di un messaggio registrato molto tempo prima.
 L'insicurezza delle condizioni di vita, insieme con l'assenza di un'istituzione cui rivolgersi con fiducia, un'istituzione capace di mitigare quell'insicurezza o perlomeno di ascoltare le richieste di maggior sicurezza, arrecano un danno profondo alla politica di vita. Riporre tutta la propria fiducia in una regola o direttiva qualsiasi non sembra più ragionevole: molto presto potrebbe rivelarsi un errore fatale, data la mutevolezza evidentemente endemica di tutte le regole e direttive proposte.
"La vita diviene un negozio di dolciumi dove appagare i propri appetiti crescenti" (Kenneth J. Gergen).
 Sono poche le persone che nominerebbero un negozio di dolciumi -un luogo piacevole da visitare ogni tanto- se si chiedesse loro dove vorrebbero dimorare stabilmente. La vita di coloro che sono all'interno del negozio, passata a scegliere, succhiare e trangugiare dolciumi, è probabilmente punteggiata di attacchi di nausea e dolori di stomaco, anche se non si curano (e difficilmente possono non curarsene, per quanto ci provino) di un'altra vita -una vita piena di rabbia e di auto disprezzo- vissuta da quelli che, avendo le tasche vuote, guardano avidamente i compratori attraverso la vetrina del negozio.
 L'elenco dei sintomi comunica l'immagine di uomini e donne sempre alla ricerca di qualcosa che non troveranno mai, e mai certi che ciò che hanno trovato sia quello che stavano cercando , benché sicuri che, qualunque cosa abbiano trovato (che sia quello che desideravano o meno), il fatto di averla trovata non li farà smettere di cercare ancora. Non si può dare per scontato il valore durevole di una cosa ottenuta; né si può, o si dovrebbe, dare per scontato il valore di una cosa che si sia stimolati ad acquisire o che procuri apprezzamento per il fatto di averla acquisita.
 In breve: al cuore della politica di vita troviamo un desiderio forte e inestinguibile di sicurezza, ma agire in base a quel desiderio rende maggiormente insicuri, e sempre più profondamente insicuri.
 Quanto alla tradizionale via di fuga che consiste nell'aggregazione di tutti coloro che la pensano allo stesso modo, che sono compartecipi e coinvolti, pronti a solidarizzare in ogni circostanza, qualunque cosa accada -ebbene, anche questa via è ormai quasi del tutto impraticabile. La vita insicura viene vissuta in compagnia di persone insicure. Tanto le avversità quanto le opportunità sembrano scegliere le loro vittime e i loro beneficiari a caso, per cui una regolarità imposta normativamente potrebbe essere svantaggiosa quando si presenta l'opportunità, e pressoché ininfluente quando si sfugge all'avversità.
 Le due cose di cui oggi siamo maggiormente certi  sono la scarsa speranza che le sofferenze dovute alle nostre incertezze si attenueranno e l'incombere di un'incertezza ancora più profonda.
 Vivere ed essere costretti ad agire in condizioni di incertezza non è, ovviamente un fatto nuovo.
 La vera novità non è la necessità di agire in condizioni di incertezza parziale o anche totale, ma la sollecitazione costante ad abbattere le difese costruite con tanta cura, ad abolire le istituzioni destinate a limitare il grado di incertezza e la portata del danno che l'incertezza dilagante ha arrecato, e a impedire o neutralizzare lo sforzo di elaborare nuove soluzioni comuni tese a consentire il controllo dell'incertezza. Invece di serrare i ranghi nella guerra contro l'incertezza, praticamente tutte le istituzioni preposte all'azione collettiva si uniscono al coro neoliberale che intona l'elogio delle libere "forze di mercato" e del libero scambio, cause prime dell'incertezza esistenziale, cioè dell'incertezza come "condizione naturale dell'uomo"; e insieme [si fa] passare il messaggio che lasciare liberi il capitale e la finanza, rinunciando a tutti  i tentativi di rallentarne o regolarne i movimenti, non è una scelta politica tra tante, ma un verdetto della ragione e una necessità politica.
 Il discorso neoliberale diviene più "forte" via via che procede la deregolamentazione, la quale priva del loro potere le istituzioni politiche che potrebbero, in teoria, prendere posizione contro il libero movimento del capitale e della finanza.
 Il risultato comune degli assalti disparati ma convergenti alle linee difensive è il "dominio assoluto della flessibilità" teso alla "precarizzazione", e quindi alla neutralizzazione delle persone attestate sulla sponda nemica, potenziale testa di ponte della resistenza. Sul piano sociale e psicologico, l'impatto più profondo della flessibilità consiste nel rendere precaria la posizione delle persone prese di mira e nel mantenerle precarie, con l'adozione di misure quali la sostituzione  dei contratti a tempo indeterminato e garantiti dalla legge  con assunzioni a termine o collaborazioni temporanee, che permettono il licenziamento immediato; la proroga dei contratti e l'offerta di un tipo di impiego che mina il principio dei diritti acquisiti accumulati con l'arma della valutazione permanente, che fa dipendere la remunerazione dei singoli lavoratori dai risultati conseguiti individualmente; la spinta alla competizione tra settori e rami della stessa impresa, che priva di ogni razionalità la posizione unitaria dei dipendenti. Tutte tecniche di assoggettamento che, nel complesso, producono un situazione di incertezza endemica e permanente. Nel mondo darwiniano [caratterizzato dalla competizione per la sopravvivenza, alla base, secondo il naturalista inglese Charles Darwin, 1809/1882, dell'evoluzione biologica delle specie viventi] della lotta di tutti contro tutti, la cieca esecuzione dei compiti fissati dalle imprese si radica in questo senso di incertezza annichilente, nella paura, nello stress e nell'ansia generati dall'incertezza.
 In tutte le società, la solidarietà (o, piuttosto, la fitta rete di solidarietà, grandi o piccole, sovrapposte o incrociate) è servita da protezione e da garanzia di certezza (per quanto imperfette), instillando la fiducia, la sicurezza di sé e il coraggio indispensabili all'esercizio della libertà e alla sperimentazione. La vittima principale della teoria e della pratica neoliberali è stata proprio quella solidarietà. "Non esiste una cosa come la società" fu l'infelice dichiarazione con cui Margarett Thatcher [primo ministro inglese tra il 1979 e il 1990] riassunse il credo neoliberale. Esistono, disse, singoli uomini e singole donne, ed esistono le famiglie.
Sintesi di Mario Ardigò  - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli

domenica 5 gennaio 2014

Domenica 5-1-14 – Lezionario dell’anno A per le domeniche e le solennità – 2° domenica dopo Natale -

Domenica 5-1-14 –  Lezionario dell’anno A per le domeniche e le solennità – 2° domenica dopo Natale - 2° settimana del  salterio – colore liturgico: bianco – Letture e sintesi dell’omelia della Messa delle nove

 
Osservazioni ambientali: temperatura 14° C;  cielo coperto, pioggia. Canti: ingresso, Noi canteremo gloria a te; Offertorio, Venite fedeli; Comunione, Dio s'è fatto come noi.
 Il gruppo di AC era nei banchi a sinistra dell'altare, guardando l'abside.
 
Buona domenica e buon Tempo di Natale  a tutti i lettori!
 
Prima lettura
Dal libro del Siracide (Sir 24,1-4.12-16)
 La sapienza fa il proprio elogio, in Dio trova il proprio vanto, in mezzo al suo popolo proclama la sua gloria. Nell'assemblea dell'Altissimo apre la bocca, dinanzi alle sue schiere proclama la sua gloria, in mezzo al suo popolo viene esaltata, nella santa assemblea viene ammirata, nella moltitudine degli eletti trova la sua lode e tra i benedetti è benedetta, mentre dice: "Allora il creatore dell'universo mi diede un ordine, colui che mi ha creato mi fece piantare la tenda e mi disse: «Fissa la tenda in Giacobbe e prendi eredità in Israele, affonda le tue radici tra i miei eletti». Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi ha creata, per tutta l'eternità non verrò meno. Nella tenda santa davanti a lui ho officiato e così mi sono stabilita in Sion. Nella città che egli ama mi ha fatto abitare e in Gerusalemme è il mio potere. Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso, nella porzione del Signore è la mia eredità, nell'assemblea dei santi ho preso dimora".
 

Salmo responsoriale (dal salmo 147)


Ritornello:
Il Verbo si è fatto carne e ha posto la sua dimora in mezzo a noi.

 

Celebra il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, o Sion,
perché ha rinforzato le sbarre alle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli.

 

Egli mette pace nei tuoi confini
e ti sazia con fiore di frumento.
Manda sulla terra il suo messaggio:
la sua parola corre veloce.

 

Annuncia a Giacobbe la sua parola,
i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.
Così non ha fatto con nessun'altra nazione,
non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi.

 
 
Seconda lettura
Dalla lettera di san  Paolo apostolo agli Efesini (Ef 1,3-6.15-18)
 
 Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d'amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. Perciò anch'io Paolo, avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell'amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi.
 
Vangelo
Dal Vangelo secondo  Giovanni (Gv 1,1-18)
 
 In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce spende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce., ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo  contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.  Giovanni gli dà testimonianza e proclama: "Era di  lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me". Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.
 
Sintesi dell'omelia della Messa delle nove

 L'inizio del brano evangelico di oggi, tratto dal Vangelo secondo Giovanni, richiama l'inizio della Bibbia: " in principio Dio creò il cielo e la terra" [Genesi 1,1]. La Chiesa oggi, con questo brano biblico ci fa meditare sull'incarnazione della Parola, del Verbo di Dio, mediante il quale avvenne la creazione.
 E' importante riflettere su ciò che c'è in principio e ciò anche nella nostra vita. Che cosa riteniamo che ci sia al principio  della nostra vita? Non bisogna sbagliare nella risposta, perché le conseguenze possono essere molto gravi e provocare molta sofferenza. E' come quando si edifica una costruzione e le pareti devono essere a piombo, altrimenti l'edificio diviene instabile, anche se all'inizio non sembra, o quando in un viaggio bisogna calcolare con esattezza la direzione, perché sbagliare anche di pochi gradi può causare, procedendo nel viaggio e anche se all'inizio l'errore appare  trascurabile, l'allontanamento dalla meta di molti chilometri.
 A volte, nel pensarci autonomi, escludiamo Dio dal principio  della nostra vita.  Pensiamo allora di poterla costruire secondo la nostra volontà. Poi però non riusciamo a capire ciò che di brutto ci capita, le malattie, i rovesci della fortuna, non possiamo rimediarvi né consolarcene.
 La via indicata nel brano evangelico di oggi è quella di accogliere Gesù: non è sempre facile. A volte accettiamo del suo insegnamento solo quello che, secondo la nostra volontà, riteniamo di poter ricevere. Accogliendo pienamente  Gesù poniamo Dio al principio  della nostra vita, ci facciamo obbedienti alla sua volontà e in tal modo diveniamo suoi figli.
Sintesi di Mario Ardigò, per come ha inteso le parole del celebrante – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro Valli
 
Avvisi parrocchiali:
-la Messa delle ore 18 di domenica 5-1-14 non sarà Messa della domenica, ma Messa della solennità dell'Epifania del Signore, quindi del giorno seguente 6-1-14 (per adempiere al precetto festivo domenicale bisognerà pertanto partecipare ad una delle Messe della mattina, che saranno celebrate alle ore 8, 9, 10, 11 e 12).
-il 6-1-14 le Messe saranno celebrate con orario festivo, alle ore 8, 9, 10, 11, 12 e 18.
 
Avvisi di A.C.:
- le riunioni infrasettimanali del gruppo parrocchiale di AC riprenderanno il 7-1-14, alle ore 17, nell'aula con accesso dal corridoio dell'ufficio parrocchiale. I soci sono invitati a preparare una riflessione sulle letture di domenica 12-1-14, festa del Battesimo del Signore: Is 42,1-4.6-7; Sal  28; At 10,34-38; Mt 3,13-17;
- si segnala il nuovo sito WEB dall'AC diocesana: www.acroma.it
- si segnala il sito WEB  www.parolealtre.it , il nuovo portale di Azione Cattolica sulla formazione;
- si segnala il sito WEB  Viva il Concilio http://www.vivailconcilio.it/
iniziativa attuata per conoscere la storia, lo spirito e i documenti del Concilio Vaticano 2° (1962-1965) e per   scoprirne e promuoverne nella società di oggi tutte le potenzialità.
-si segnala il blog curato dal presidente http://blogcamminarenellastoria.wordpress.com/
 

Ricomposizione o democratizzazione

Ricomposizione o democratizzazione
 

 Nell'attuale situazione storica della nostra collettività religiosa, risalta l'importanza della presenza di un'esperienza associativa come quella dell'Azione Cattolica, che fornisce un modello vivo di ideazione e sperimentazione di uno stile laicale abbastanza diverso da quello prevalente in Italia fino alla metà degli anni Sessanta del secolo scorso, rivelatosi insufficiente sotto vari aspetti. La nostra attuale ideologia associativa riflette l'esigenza di una maggiore partecipazione e di una maggiore competenza dei laici nell'interpretazione e attuazione degli ideali di fede nel mondo in cui essi vivono. In essa sono vitalmente rappresentati i moventi del cattolicesimo democratico, sviluppatosi a partire dall'ultimo decennio dell'Ottocento in base all'appello della nostra gerarchia religiosa dell'epoca a un attivismo sociale che a quei tempi era inteso come sostegno delle rivendicazioni di potere e delle pretese territoriali del vertice romano della nostra confessione, uscito sconfitto militarmente e politicamente nel processo di unificazione nazionale che aveva portato alla costituzione del Regno d'Italia con capitale Roma. Dovendo incidere su una società politica organizzata democraticamente, seppure con criteri diversi da quelli che reggono in Italia l'attuale democrazia popolare, di massa, il laicato cattolico italiano prese a sperimentare forme democratiche di organizzazione e di azione, la democrazia significando in questo contesto creatività e autonomia nell'ideazione e attuazione delle scelte di intervento nella società e libero e aperto confronto, nel dialogo di idee, tra i diversi orientamenti, nonché accettazione serena di un certo pluralismo ideale. Questo orientamento, vivamente contrastato agli inizi del Novecento dal vertice romano della nostra confessione, venne pian piano assimilato e accettato, con un percorso non lineare ma caratterizzato da ricorrenti aneliti reazionari, fino ad arrivare, all'inizio degli anni '90, cessata la minaccia ideologica e politica del comunismo sovietico, ad essere proposta come via preferibile nella dottrina sociale. Il cristianesimo democratico e, in esso, il cattolicesimo democratico hanno avuto un ruolo fondamentale nella costruzione della nuova Europa scaturita dal crollo dei regimi nazi-fascisti, dalla metà degli anni Quaranta del secolo scorso. Tuttavia questo movimento, basato sull'idea della conciliabilità tra fede religiosa e democrazia, che alla fede dovrebbe dare un supplemento d'anima (espressione usata dal filosofo francese Emmanuel Mounier - 1905/1950), non ha mai coinvolto le masse cattoliche, che sono rimaste sempre sotto un più stretto dominio ideologico/religioso della nostra gerarchia religiosa, strutturata sulla base di principi antidemocratici e fonte di un'ideologia esplicitamente antidemocratica riguardante la concezione dell'organizzazione nostra collettività di fede. Questa situazione non ha permesso di reggere, a partire dagli anni '70 del secolo scorso, la sfida dei tempi, quando veloci cambiamenti sociali avrebbero richiesto una maggiore capacità democratica di massa di interpretarli e orientarli in senso compatibile con la fede religiosa, e ha prodotto il progressivo allontanamento delle masse dalla pratica religiosa, caratterizzata, nella concezione comune, dall'accostarsi  ai preti, vale a dire al clero, visto da allora come fonte di anacronistici divieti. Nello stesso periodo in Italia si produsse la fine del compromesso degasperiano tra gerarchia religiosa e movimento cattolico-democratico per il sostegno e lo sviluppo di una democrazia di popolo italiana, in quanto un nuovo modello laicale, quello strutturato sul modello polacco di integrazione forte tra gerarchia e laicato in funzione resistenziale contro un regime politico attivamente ateo, venne diffondendosi nella nostra collettività religiosa. Si trattava di uno schema che la gerarchia preferiva a quello cattolico-democratico in quanto le riservava un ruolo di vertice non suscettibile di apprezzamenti critici da parte dei sottoposti e presentava le masse cattoliche come un forte blocco sociale, secondo l'ideologia che meglio aveva espresso da sempre le esigenze della gerarchia nei confronti dei regimi politici scaturiti dalla fine del predominio delle antiche dinastie sovrane civili con cui essa si era storicamente federata. Si  è poi visto che quel modello, nella Polonia in cui esso era originato, si dissolse come neve al solo dopo la fine della dittatura militare comunista e l'instaurazione di un regime democratico: esso non era quindi adatto a costruire una valida mediazione tra fede religiosa e democrazia.
 Negli anni '80 del secolo scorso, in Italia, preso atto della fine del compromesso degasperiano che aveva sorretto la nuova democrazia di popolo fino ad allora, si cercò di ricostituire  una unità ideale che mantenesse il cattolicesimo democratico alla guida della società politica: si tentò quindi una ricomposizione del mondo cattolico italiano (l'espressione è del gesuita Bartolomeo Sorge). L'esperienza, che ancora oggi sorregge orientamenti comuni di varie componenti ideali del laicato cattolico a prescindere dalle formazioni politiche di appartenenza, quando si tratta di prendere decisioni su temi che la nostra gerarchia ritiene particolarmente rilevanti anche per la vita di fede, sostanzialmente fallì per la insufficiente presa che, nelle masse cattoliche italiane, avevano i principi di organizzazione democratica, per cui essi non vennero mai a costituire in religione un fattore di unificazione, ma semmai di divisione, e questo a causa fondamentalmente dell'ideologia antidemocratica diffusa dalla gerarchia  religiosa.
  In particolare fu molto scarsa la capacità delle masse di assimilare il principio che sta alla base delle democrazie popolari contemporanee, vale a dire l'idea che vi sono ideali, in particolare quello dell'uguaglianza intesa come pari dignità delle persone umane, quello della libera manifestazione del pensiero e quello secondo il quale vi sono beni collettivi che per essere conseguiti e conservati richiedono decisioni collettive, che sono sottratti alla regola maggioritaria, devono essere necessariamente condivisi per l'instaurazione di una democrazia politica partecipativa e sono fonti di unità democratica di popolo. Per le masse cattoliche l'adesione al metodo democratico è stata sempre abbastanza opportunistica, vale a dire legata alla possibilità di ottenere specifici vantaggi: si è sempre ritenuto che si potesse abbandonarla quando comportasse svantaggi, in particolare quando la democrazia comportasse la critica dell'ideologia sociale e politica proposta dalla gerarchia religiosa. La manifestazione più eclatante e recente di questo orientamento, endemico nel mondo cattolico italiano, vi fu nel 2005, con la scelta della nostra gerarchia religiosa, condivisa e seguita dalla maggior parte del laicato italiano, di astenersi nelle votazioni sul referendum sulla procreazione assistita: essa, sicuramente legittima dal punto di vista costituzionale, ripropose sostanzialmente l'antico divieto di prendere parte alle procedure democratiche (il cosiddetto non expedit = non conviene) che aveva travagliato l'evoluzione democratica del Regno d'Italia, costituito dopo l'unità nazionale. In quella consultazione referendaria si produsse una frattura seria tra gerarchia e cattolicesimo-democratico italiano, parzialmente poi ricomposta dal processo di preparazione del Convegno Ecclesiale di Verona del 2006 innescato dalla Lettera ai fedeli laici (marzo 2005) della Commissione episcopale per il laicato della Conferenza Episcopale Italiana, che ripropose un forte appello all'autonomo e creativo impegno sociale del laicato italiano (nella quale tuttavia manca qualsiasi accenno alla democrazia).
 Ai tempi nostri è ritornato improvvisamente d'attualità il tema, abbastanza trascurato negli anni passati sotto l'assillo di altre emergenze, del ruolo autonomo del laicato nella diffusione del messaggio di fede, quindi non inteso come mera esecuzione di direttive venute dalla gerarchia. Si tratta di un impegno che, in quanto deve essere attuato creativamente, collettivamente e, come si dice ai laici, operando nel mondo profano, non può che essere attuato secondo principi democratici. L'appello che ci è recentemente venuto in tal senso dal nostro vescovo e padre universale coglie probabilmente impreparato il mondo cattolico italiano, dico ciò che ne è residuato. Occorre riprendere  a lavorare in direzioni verso le quali si era piuttosto scoraggiati di andare. Non si può pensare che dopo decenni di atteggiamenti reazionari su certi argomenti si possa di colpo cambiare registro e iniziare a funzionare diversamente. Bisogna riannodare fili interrotti, recuperare la memoria storica di esperienze feconde del passato  e la consapevolezza del senso di un lavoro che si è fatto dalla fine dell'Ottocento, riallacciare relazioni personali e di gruppo. L'Azione Cattolica italiana ha conservato le risorse per poter riprendere questo lavoro.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli
 
 

venerdì 3 gennaio 2014

Effetti speciali


Effetti speciali


  Nel cinema gli effetti speciali sono quegli artifici tecnologici che consentono di ottenere delle immagini che non si potrebbe mai riprendere nella realtà, con telecamere o cineprese puntate su un paesaggio dal vero nel quale si muovono veramente attori dal vivo. Essi consentono di dare aspetto realistico all'immaginario. Ricordo che ne fui particolarmente colpito quando, sul grande schermo di un cinema romano, con mio fratello assistetti al primo film della saga di Guerre stellari: le astronavi e i paesaggi di altri mondi sembravano veri. In particolare le astronavi, al contrario di quando era accaduto sino ad allora nei film di fantascienza, recavano evidenti sugli scafi i segni del tempo e dell'usura, come accade nei veri  aeroplani, in particolari in quelli utilizzati in operazioni belliche. Da allora (si era nell'autunno del 1977) la tecnologia degli effetti speciali è andata molto oltre, in particolare da quando si è iniziato ad utilizzare le risorse digitali, e i film di oggi hanno effetti speciali che fanno apparire quelli di Guerre Stellari  addirittura obsoleti, come lo sembravano rispetto a questo film quelli della cinematografia precedente, ad esempio dei primi film della saga di Star Trek.  Gli effetti speciali di oggi fanno sembrare ancora estremamente più  vere le sequenze che hanno ad oggetto l'immaginario. Ma, per quanto ci piaccia assistere alla rappresentazione del fantastico, fin dai tempi in cui nell'antico teatro greco gli dei delle religioni politeistiche dell'epoca venivano fatti apparire in scena appesi a corde calati da macchine rudimentali, conserviamo la capacità di distinguere la realtà dall'immaginario rappresentato, allestito  e recitato. Questo può non accadere sempre di fronte agli effetti speciali costruiti dalle narrazioni e nelle liturgie religiose, anche se la loro apparenza è molto meno realistica di quelli della cinematografia di oggi. La gente è piuttosto propensa a scambiarli per realtà e, quindi, a confidare in una realtà immaginaria, costruendosi una rappresentazione realistica del soprannaturale, che invece, se è veramente tale, nella sua realtà vera (sebbene non tangibile), non immaginaria, non può mai essere visto né toccato, ma solo  intuito ed evocato. Anche la nostra religione utilizza narrazioni e liturgie che, sotto certi aspetti, mettono in scena dei modi di esprimersi e delle azioni collettive che possiamo considerare un po' degli effetti speciali e che catturano molto l'emotività dei fedeli. E tuttavia, per la gran parte, non li possiamo considerare veramente rappresentazioni dell'immaginario, ma modi, appunto, per evocare  e far intuire il soprannaturale che realmente permea l'esistenza umana, così da squarciare la tenebra che ce ne separa: in questo senso essi vengono considerati una illuminazione  di vera luce, non artefatti scenici. E, nella pedagogia dell'iniziazione religiosa, più si avanza nel cercare di produrre la comprensione di ciò che nella fede viene definito mistero, perché si distanzia sempre dalle nostre capacità di comprensione, più, avvicinandosi a quella che viene definita mistica, lo stare personalmente e senza intermediazione di fronte ai misteri della nostra fede, si insegna a fare a meno dell'assistenza dell'immaginazione, nella quale si tenta di rappresentarsi realisticamente, vale a dire secondo ciò che abitualmente ci appare nel mondo, il soprannaturale. I vertici dell'esperienza  mistica sono stati anche descritti come una notte oscura attraversata solo dalla luce della fede.
  Come al cinema, quelli che in religione possiamo considerare effetti speciali attirano la gente, in particolare le persone le quali per varie ragioni si trovano in difficoltà nella vita o nel comprendere come va il mondo intorno a loro. Così, se noi nel proporre la nostra fede agli altri vi mettiamo qualche effetto speciale otteniamo un risultato che sotto certi aspetti è migliore, nel senso che, ad esempio, la gente viene in chiesa. Una certa dose di immaginario è presente, ad esempio, nei movimenti religiosi basati sulle apparizioni e miracoli, sulle feste popolari e sui santuari, che attirano masse di fedeli. Le nostre autorità religiose non li reprimono in ciò che non corrisponde, o non corrisponde più, alla dottrina contemporanea della fede, perché, una volta che le moltitudini sono convenute, si lavora poi per raffinare e meglio indirizzare le visioni di fede con l'opera di formatori altamente specializzati, in particolare del clero e dei religiosi, mantenendo l'immaginario a livello di intuizione  e di  evocazione del soprannaturale in cui crediamo  e indirizzando il gregge verso l'ovile sicuro, raccogliendo coloro che si erano dispersi.
 Si  è comunque sempre tentati, quando le cose vanno male e la gente si allontana, di sorreggere la nostra missione religiosa verso il mondo con effetti speciali. Ad esempio estendendo il concetto di salvezza soprannaturale  a quello di salvezza mondana, facendo intendere che se uno aderisce o ritorna alla nostra fede poi tutti i suoi problemi magicamente, a questo punto nel vero senso della parola, saranno risolti: la salute tornerà, l'unità e la serenità familiare saranno ritrovate, il lavoro, l'amore e l'amicizia trovati o recuperati. Nei casi in cui le cose non vanno così come si era prospettato, si può sempre replicare, alle proteste dei proseliti fatti con quelle promesse, che le cose sono in realtà molto migliorate nelle loro vite, che è avvenuto il loro bene, ma che essi, per la loro fede difettosa e insufficiente, non riescono ad intenderlo. In definitiva uno, nella fede, dovrebbe convincersi che il male gli sarà cambiato sicuramente in bene e, quando ciò non gli accade, dovrebbe sforzarsi di considerare un bene il male che ancora lo affligge, chiamando bene il male. Questa però non  è mai stata la via che si è seguita in Azione Cattolica e penso che il nostro metodo di presentare la fede agli altri sia, oltre che onesto e maggiormente in linea con gli insegnamenti ricevuti, quello che preserva, nel lungo periodo, dagli abbandoni dei delusi e fortifica la resistenza del popolo impegnato nella missione di fede. Perché non è vero che se uno è religioso le cose gli vanno sempre bene. Le vite dei santi proclamati pubblicamente come tali ne sono la dimostrazione eclatante: esse, per come ho inteso, non esemplari in quanto vittoria  sul male, anche se qualche battaglia  può essere stata effettivamente vinta, ma come resistenza pervicace al male e come volontà strenua di combattere il male con il bene, secondo gli insegnamenti ricevuti.
 Ci è stato insegnato senz'altro a pregare anche per la nostra salvezza terrena e per quella dei nostri cari, della nostra nazione, del mondo intero. E riteniamo che effettivamente un amorevole disegno provvidenziale  si dispieghi nella storia dell'umanità. Ma non pensiamo che il fatto di essere religiosi, e anche molto religiosi, ci preservi automaticamente dal male che c'è in noi e intorno a noi, al mondo di ciò che si attribuisce ai talismani. Di fronte al male che c'è nel mondo la nostra fede ci spinge a soccorrere, consolare, risanare  e a cercare di individuarne le fonti per disseccarle e costruire un mondo nuovo, in attesa del compimento finale che verrà alla fine dei tempi e che però (a consolazione dei nostri insuccessi) non dipenderà dall'opera nostra (per questo sarà propriamente un compimento, la conclusione definitiva della storia umana nel disvelamento del soprannaturale). Non invece a popolare la fantasia dei sofferenti con sogni fantastici di nostra produzione, con effetti speciali. L'insegnamento religioso ricevuto ci mette in guardia dal cercare, richiedere, e ancor più dal produrre,  segni, intesi come manifestazioni immaginifiche eclatanti del soprannaturale nelle nostre vite e in quelle degli altri, che avvalorino definitivamente le verità di fede. Da ciò derivano, ad esempio,  le approfondite istruttorie canoniche richieste per accertare eventi prodigiosi che sono tuttora richiesti per convincersi a proclamare pubblicamente la santità di una persona di fede trapassata. Del resto la fede fondata sugli effetti speciali in genere non va molto lontano, si assuefà  rapidamente ai prodigi e ne richiede di sempre più prodigiosi; non ottenendoli, rimane delusa e si allontana.
 Nel racconto  Il miracolo di padre Malachia, dello scrittore scozzese Bruce Marshall, disponibile in commercio edito da Jaka Book, si narra di un prete e monaco scozzese che, per aver ragione con i fatti su un pastore protestante, riesce, con la sua preghiera, a far trasportare prodigiosamente su un'isola sperduta al centro di un golfo marittimo, una sala da ballo moto frequentata dalla gente e sede di costumi ritenuti licenziosi. Il miracolo  avviene, ma la gente continua a dubitare delle  verità religiose, perché nessuna realtà mondana, anche quella dall'apparenza più prodigiosa, riesce mai a manifestare pienamente il soprannaturale e a costringere a credere, imponendosi  alla ragione umana. La fede, pur evocando realtà soprannaturali, rimane una scelta libera.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli
 
 

giovedì 2 gennaio 2014

L'inizio di un'era nuova


L'inizio di un'era nuova

  A Capodanno, nelle parti del mondo (la quasi totalità) che seguono il calendario cristiano gregoriano, decretato dal papa Gregorio 13° nel 1582, si inscena la festa civile per il nuovo inizio del tempo, che in realtà è determinato solo sulla base una convenzione sociale e, in genere, non corrisponde a nulla di veramente  nuovo. Dal punto di vista della liturgia religiosa quel modo di computo del tempo, affermatosi quasi universalmente con valore giuridico anche in nazioni in cui prevalgono altre fedi, vuole celebrare un nuovo inizio avvenuto in un'epoca che, sempre convenzionalmente, si è deciso di situare 2014 anni fa. Non è tanto la precisione del computo ad essere importante (tanto che si pensa che il Nazareno sia nato  in un qualche anno prima di Cristo, tra 6 e il 4 a.C.), ma che  in quell'epoca si sia compiuto ciò che i teologi hanno definito Incarnazione, quando Dio si  è fatto uomo ed è venuto ad abitare in mezzo a noi. Ma prima non c'erano state delle favole sul soprannaturale in cui un dio appariva come essere umano, uomo  o donna che fosse? C'erano state. Ma noi riteniamo che questa  non sia stata una favola, ma storia dell'umanità. Questa è una parte della nostra fede. L'altra è che il Dio-uomo ci ha mostrato un volto benevolo. Egli ci ha rivelato di essere venuto a salvarci da ciò che eravamo diventati, da ciò che, in fondo, ancora siamo. Nella nostra fede riteniamo che per amore ci sia stato donato e che per la nostra salvezza abbia affrontato la morte sulla croce. Questa è l'altra parte della nostra fede. E' per questo, credo, che, ricordando quell'evento, si festeggia. Anche se molti di quelli che festeggiano non sanno più o non hanno mai saputo perché lo si fa.
 Su quell'evento si è molto ragionato nei due millenni della nostra confessione religiosa. Questa riflessione ha prodotto alcune narrazioni dall'aspetto di miti, come se ne sono sempre costruiti in cose analoghe,  ed ora ci riesce impossibile farne a meno, perché esse manifestano comunque delle verità importanti, delle verità non delle favole. Comunque nei ragionamenti che si sono fatti per comprendere ciò che in fondo non sarà mai pienamente comprensibile, così ci dicono i teologi, finora hanno sempre prevalso coloro che insegnavano a tenere saldamente legata l'Incarnazione alla storia umana, all'umanità vera. La storia vera è stata sempre molto importante per la nostra fede. Non si siamo mai appagati solo di miti. Nella nostra attuale concezione religiosa, quella che ha prevalso nei secoli, l'evento della nostra salvezza è scaturito dalla storia dell'antico popolo ebraico, di un popolo che è veramente esistito e che ancora esiste, e ci è impossibile capirne il senso e soprattutto credervi senza conservare il patrimonio culturale che abbiamo acquisito dall'antico giudaismo, perché fu lo stesso Nazareno a presentarlo in questo modo. Noi abbiamo appreso dall'antico giudaismo a leggere il senso soprannaturale degli eventi storici e a parlare di storia della salvezza. Nelle nostre Scritture Sacre abbiamo compreso quelle dell'antico giudaismo e, con esse, la sua lingua e il suo patrimonio culturale. Solo di recente però abbiamo anche accettato, come collettività religiosa, di convivere pacificamente con l'ebraismo che  è stato contemporaneo della nostra confessione religiosa, cercando di purificare le nostre concezioni religiose e le nostre prassi dagli elementi di anti-ebraismo che, su precise basi teologiche, avevano inquinato fin dai primi tempi il pensiero, i propositi, le azioni della nostra fede. Ormai gli storici, liberati da pregiudizi e divieti ideologici e teologici, hanno fatto piena luce su come si sia potuto sviluppare storicamente l'anti-ebraismo cristiano  e sui crimini efferati da esso prodotti: questa storia, come tutto ciò che fa parte della storia vera, di ciò che non è fantasia o immaginazione, non può essere cancellata, ma ce ne possiamo appunto purificare ripudiandola come esempio di vita e di fede. E' ciò che nella nostra confessione religiosa abbiamo iniziato  a fare dagli anni Sessanta del secolo scorso e in particolare sotto la guida del papa Giovanni Paolo 2°, il quale ci ha chiamati con l'autorità che gli competeva, in preparazione del Grande Giubileo dell'Anno 2000 e durante il Giubileo stesso, alla purificazione della memoria, lavoro che è ancora in corso. Secondo le concezioni attualmente largamente prevalenti nella nostra confessione religiosa, l'attuale esistenza di un popolo ebraico avvalora la credibilità della storicità delle origini della nostra confessione religiosa in collettività dell'antico Israele, le quali, come risulta dalle Scritture sacre che sono espressione delle prime narrazioni sulla vita del nostro primo Maestro e delle prime aggregazioni collettive della nostra fede, manifestarono convinzioni legate alla cultura dell'antico giudaismo, conservata fedelmente e sviluppata dall'ebraismo nostro contemporaneo. E' per  questa connessione con la storia dell'antico giudaismo e dell'antico popolo ebraico che siamo tuttora, sebbene con pretese molto diverse che nel passato, legati alla geografia dell'antico Israele, che ancora è ben riconoscibile nei luoghi  contemporanei, anche se, a parte il paesaggio, rimane poco che risalga alle origini della nostra collettività religiosa, perché la storia ha molto lavorato e inciso, e spesso tragicamente, in quella regione. Noi dunque crediamo che dalla storia dell'antico Israele ci sia giunta una salvezza, destinata alla storia universale e a tutti gli esseri umani. Riteniamo di aver avuto la missione di manifestarla al mondo con la parole, l'esempio e le opere. E' un lavoro ancora in corso e che, nella nostra attuale concezione religiosa, lo sarà sempre, fino alla fine dei tempi. La fine della storia non è da ritenere prossima, come si pensò agli inizi, anche se quello che riteniamo di poter dire su di essa è solo che non sappiamo quando verrà. Di fatto nei due millenni della nostra fede che sono trascorsi la storia ha continuato a fluire e su di essa hanno molto inciso le nostre azioni collettive. Essa in genere non è stata lineare e prevedibile, anche se, ragionandoci su, abbiamo sempre cercato di ricostruirne il senso complessivo, ma a posteriori, e di intuirne la direzione futura.
 Ripensando a ciò che, nella nostra collettività religiosa, è accaduto nello scorso anno, alla nostra storia recente, ci si può convincere che effettivamente si sia sulle soglie di un nuovo inizio di qualcosa. Questo Capodanno può dunque effettivamente essere  visto come tale, anche se il cambiamento ha cominciato a prodursi già nel marzo scorso. Sarebbe però un errore pensare che tutto sia ormai finito, compiuto,  o che basti attendersi che dal vertice romano della nostra confessione religiosa giungano le nuove disposizioni organizzative ed esecutive, le indicazioni precise sul da farsi. Sul primo aspetto bisogna convincersi che i mali che lo scorso anno hanno determinato una delle più drammatiche crisi del vertice della nostra organizzazione religiosa, e che sono anche il riflesso di ciò che c'è tra noi, sono ancora tutti in essere, non sono stati sanati. Una giornalista stamattina osservava, ad esempio, che prima del marzo scorso, su mezzi di comunicazione di massa si trattava molto di preti pedofili e dell'atteggiamento poco collaborativo con le autorità civili che le autorità religiose avevano avuto in merito  e poi invece non se ne è trattato quasi  più: non bisogna però ritenere che il problema sia risolto.  Lo stesso valga per ogni altro male di quelli che, di recente, sono stati indicati nell'Esortazione del nostro vescovo e padre universale. E di altri ancora che ci sono e di cui si è comunque presa coscienza. Manifestare chiara consapevolezza di un problema e delle sue cause non significa ancora averlo risolto, anche se è certamente l'atteggiamento giusto per cominciare a farlo. Sotto il profilo della cose da fare, bisogna prendere sul serio l'appello di quell'Esortazione alla collaborazione di tutti. Infatti non sono solo in questione i criteri dell'organizzazione gerarchica del clero, ma i modi e le forme in cui noi, come collettività, noi popolo, attuiamo nel mondo la missione che riteniamo di aver ricevuto dal nostro primo Maestro. Ci rivolgiamo ad un'umanità che oggi si stima composta di circa sette miliardi di persone, a ciascuna delle quali riteniamo di dover manifestare, con le parole e con la nostra vita, la buona notizia, da noi creduta religiosamente,  che la salvezza è tra noi. E lavoriamo in un mondo che è divenuto estremamente complesso e, insieme, molto interconnesso: quindi abbiamo sicuramente delle opportunità straordinarie, per la possibilità di raggiungere più facilmente le moltitudini, ma anche la necessità di potenziare la nostra capacità di produrre sforzi collettivi per ideare, non solo per attuare sulla base di disposizioni altrui, modi nuovi di manifestare alle genti il nostro messaggio religioso. Così come nelle scienze nessun individuo è in grado, oggi, di dominare l'intero patrimonio culturale dell'umanità, ma solo un campo molto ristretto di conoscenze specialistiche, per cui il progresso deriva dalla capacità di interazione tra sapienti in diverse discipline, così anche, in religione, non dobbiamo attenderci che un solo uomo, benché fortemente ispirato, possa dare a ciascuno di noi, centinaia di milioni quanti siamo, le precise istruzioni per fare bene ciò che si deve verso tutti gli altri ai quali siamo stati mandati. Ecco dunque il senso dell'appello alla creatività  e all'audacia che ci è venuto dal nostro vescovo.  Per certi versi la situazione che ci si presenta, in particolare a noi laici, è veramente nuova, perché, in genere, nel passato si è avuta più la sensazione di essere trattenuti  dalle nostre autorità religiose, piuttosto che lanciati. Non è così? Anche noi, in Azione Cattolica, a cui pure è sempre piaciuto buttare lo sguardo oltre le frontiere, dovremo sviluppare la nuova mentalità che ci è richiesta. Una nuova  mentalità per tempi veramente nuovi. Quello che noi laici di fede possiamo invece attenderci in futuro da coloro che nella nostra collettività religiosa esercitano l'autorità sono invece autorizzazioni  molto più estese di prima nel campo dell'ideazione e della sperimentazione di soluzioni nuove per stabilire relazioni con le genti intorno a noi. E sarà comunque una significativa inversione di tendenza rispetto ai tempi in fondo dominati da paura e da sospetto.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli
 

mercoledì 1 gennaio 2014

1 gennaio 2014 - Lezionario dell’anno A per le domeniche e le solennità – Ottava di Natale – Solennità di Maria Santissima Madre di Dio- 47° Giornata mondiale della pace

1 gennaio 2014 -  Lezionario dell’anno A per le domeniche e le solennità – Ottava di Natale – Solennità di Maria Santissima Madre di Dio- 47° Giornata mondiale della pace - salterio: proprio del tempo – colore liturgico: bianco – Letture e sintesi dell’omelia della Messa delle nove
 
Osservazioni ambientali: temperatura 11° C;  cielo nuvoloso, con sprazzi di sereno. Canti: ingresso, Santa Maria del Cammino; Offertorio, Una proposta; Comunione, Tu scendi dalle stelle.
 Il gruppo di AC era nei banchi a sinistra dell'altare, guardando l'abside.
 
Felice Anno Nuovo e buon Tempo di Natale  a tutti i lettori!
Per la 47° Giornata mondiale della pace, istituita nel 1968 dal papa Paolo 6°, siamo stati invitati da papa Francesco a meditare sul tema Fraternità, fondamento e via per la pace.
Al termine della Messa abbiamo recitato la preghiera per la pace che si trova nel libretto dei canti della parrocchia.
 
Prima lettura
Dal libro dei Numeri (Nm 6,22-27)
 Il Signore parlò a Mosè e disse: "Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: «Così benedite gli Israeliti: direte loro: Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace». Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò".
 
Salmo responsoriale (dal salmo 66)
Ritornello:
Dio abbia pietà di noi e ci benedica
 
Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti.

Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni della terra.

Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra.
 
Seconda lettura
Dalla lettera di San Paolo apostolo ai Gàlati (Gal 4,4-7)
 Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l'adozione a figli.  E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: Abbà! Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio.

Vangelo
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2,16-21)
 In quel tempo, i pastori andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato in una mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima che fosse concepito nel grembo.
 
Sintesi dell'omelia della Messa delle nove
 Questa domenica la Chiesa Celebra la solennità di Maria Santissima Madre di Dio, inserita nel Tempo liturgico di Natale non a caso. E' infatti una festa cristologica, vale a dire che ci fa riflettere sulla figura di Cristo, vero Dio e vero Uomo. L'appellativo Madre di Dio  è stato uno dei più antichi attribuiti alla Madonna. Dio è nato da una donna, come tutti gli esseri umani. Se Cristo non fosse stato vero uomo, come sosteneva un'eresia dei primi secoli della Chiesa, egli non avrebbe alcun contatto con noi. Egli ci salva perché è vero Dio ma anche vero uomo.  Nella sua vita terrena, benché senza peccato, ha sperimentato le tentazioni, la sofferenza e tutto ciò che rientra nell'umanità. Quindi ci può insegnare a divenire esseri umani secondo il disegno di Dio. Lui, che fu figlio sottomesso ai genitori, ci insegna come essere figli; imparando da lui ad essere figli, impareremo anche il modo giusto di essere padri. Imparando come obbedire da figli, impareremo anche come esercitare l'autorità da genitori. Da Cristo, vero uomo e vero Dio, impariamo come vivere in famiglia facendo la volontà di Dio. "Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?  … se uno fa la volontà del Padre mio che è in cielo, egli è mio fratello, mia sorella, mia madre", insegna Gesù nel Vangelo (Mt 12,48-50; Mc 3,31-35; Lc 8,19-21).
 Nella relazione con Cristo, tutta la Chiesa, e in essa ciascuno di noi, fa l'esperienza della maternità. Cristo infatti deve nascere e crescere anche in noi.
 Nella nostra vita siamo molto preoccupati di come soddisfare i nostri bisogni, l'alimentazione, il vestiario, l'abitazione, il lavoro, il successo, il piacere e via dicendo, ma in questo nostro affannarci non troviamo la felicità.
 Gesù invece ci insegna come essere felici. Dove è stato adagiato il bambino Gesù? In una mangiatoia, dove si mette il fieno che gli animali di una stalla mangiano. Egli è venuto per farsi cibo per noi e per farci così figli di Dio: ci ha indicato la via della felicità, farsi cibo per gli altri. Come bambini impariamo da lui a fidarci in Dio Padre e nella Chiesa madre e ad essere figli di Dio, cibo per gli altri.

Sintesi di Mario Ardigò, per come ha inteso le parole del celebrante – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro Valli

Avvisi parrocchiali:
-il 1 gennaio le Messe saranno celebrate con orario festivo: alle ore 8, 9, 10, 11, 12 e 18;
-il 2-1-14 sarà il primo giovedì del mese: il Santissimo sarà esposto nella chiesa parrocchiale, dalle ore 10 alle ore 18 per l'adorazione dei fedeli;
-il 3-1-14 sarà il primo giovedì del mese: verrà portata la Comunione agli ammalati e alle ore 17 si terrà la recita solenne del Rosario animata dal gruppo degli Araldi del Vangelo;
-sabato 4-1-14, alle ore 15 i Magi arriveranno nella chiesa parrocchiale per incontrare i bambini. Il parroco invita i genitori a portare i propri figli piccoli segnalando che sarà un modo per trasmettere loro la nostra fede;
-la Messa delle ore 18 di domenica 5-1-14 non sarà Messa della domenica, ma Messa della solennità dell'Epifania del Signore, del giorno seguente (per adempiere al precetto festivo domenicale bisognerà quindi partecipare ad una delle Messe della mattina, che saranno celebrate alle ore 8, 9, 10, 11 e 12).
-il 6-1-14 le Messe saranno celebrate con orario festivo, alle ore 8, 9, 10, 11, 12 e 18.
 
Avvisi di A.C.:
- le riunioni infrasettimanali del gruppo parrocchiale di AC riprenderanno il 7-1-14. I soci sono invitati a preparare una riflessione sulle letture di domenica 12-1-14, festa del Battesimo del Signore: Is 42,1-4.6-7; Sal  28; At 10,34-38; Mt 3,13-17;
- si segnala il nuovo sito WEB dall'AC diocesana: www.acroma.it
- si segnala il sito WEB  www.parolealtre.it , il nuovo portale di Azione Cattolica sulla formazione;
- si segnala il sito WEB  Viva il Concilio http://www.vivailconcilio.it/
iniziativa attuata per conoscere la storia, lo spirito e i documenti del Concilio Vaticano 2° (1962-1965) e per   scoprirne e promuoverne nella società di oggi tutte le potenzialità.
-si segnala il blog curato dal presidente http://blogcamminarenellastoria.wordpress.com/