INFORMAZIONI UTILI SU QUESTO BLOG

Questo blog è stato aperto da Mario Ardigò per consentire il dialogo fra gli associati dell'associazione parrocchiale di Azione Cattolica della Parrocchia di San Clemente Papa, a Roma, quartiere Roma - Montesacro - Valli, un gruppo cattolico, e fra essi e altre persone interessate a capire il senso dell'associarsi in Azione Cattolica, palestra di libertà e democrazia nello sforzo di proporre alla società del nostro tempo i principi di fede, secondo lo Statuto approvato nel 1969, sotto la presidenza nazionale di Vittorio Bachelet, e aggiornato nel 2003.

This blog was opened by Mario Ardigò to allow dialogue between the members of the parish association of Catholic Action of the Parish of San Clemente Papa, in Rome, the Roma - Montesacro - Valli district, a Catholic group, and between them and other interested persons to understand the meaning of joining in Catholic Action, a center of freedom and democracy in the effort to propose the principles of faith to the society of our time, according to the Statute approved in 1969, under the national presidency of Vittorio Bachelet, and updated in 2003.

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L’Azione Cattolica Italiana è un’associazione di laici nella chiesa cattolica che si impegnano liberamente per realizzare, nella comunità cristiana e nella società civile, una specifica esperienza, ecclesiale e laicale, comunitaria e organica, popolare e democratica. (dallo Statuto)

Italian Catholic Action is an association of lay people in the Catholic Church who are freely committed to creating a specific ecclesial and lay, community and organic, popular and democratic experience in the Christian community and in civil society. (from the Statute)

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Questo blog è un'iniziativa di persone di fede aderenti all'Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa e manifesta idee ed opinioni espresse sotto la personale responsabilità di chi scrive. Esso non è un organo informativo della parrocchia né dell'Azione Cattolica e, in particolare, non è espressione delle opinioni del parroco e dei sacerdoti suoi collaboratori, anche se le persone di Azione Cattolica che lo animano le tengono in grande considerazione.

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Scrivo per dare motivazioni ragionevoli all’impegno sociale. Lo faccio secondo l’ideologia corrente dell’Azione Cattolica, che opera principalmente in quel campo, e secondo la mia ormai lunga esperienza di vita sociale. Quindi nell’ordine di idee di una fede religiosa, dalla quale l’Azione Cattolica trae i suoi più importanti principi sociali, ma senza fare un discorso teologico, non sono un teologo, e nemmeno catechistico, di introduzione a quella fede. Secondo il metodo dell’Azione Cattolica cerco di dare argomenti per una migliore consapevolezza storica e sociale, perché per agire in società occorre conoscerla in maniera affidabile. Penso ai miei interlocutori come a persone che hanno finito le scuole superiori, o hanno raggiunto un livello di cultura corrispondente a quel livello scolastico, e che hanno il tempo e l’esigenza di ragionare su quei temi. Non do per scontato che intendano il senso della terminologia religiosa, per cui ne adotto una neutra, non esplicitamente religiosa, e, se mi capita di usare le parole della religione, ne spiego il senso. Tengo fuori la spiritualità, perché essa richiede relazioni personali molto più forti di quelle che si possono sviluppare sul WEB, cresce nella preghiera e nella liturgia: chi sente il desiderio di esservi introdotto deve raggiungere una comunità di fede. Può essere studiata nelle sue manifestazioni esteriori e sociali, come fanno gli antropologi, ma così si rimane al suo esterno e non la si conosce veramente.

Cerco di sviluppare un discorso colto, non superficiale, fatto di ragionamenti compiuti e con precisi riferimenti culturali, sui quali chi vuole può discutere. Il mio però non è un discorso scientifico, perché di quei temi non tratto da specialista, come sono i teologi, gli storici, i sociologi, gli antropologi e gli psicologi: non ne conosco abbastanza e, soprattutto, non so tutto quello che è necessario sapere per essere un specialista. Del resto questa è la condizione di ogni specialista riguardo alle altre specializzazioni. Le scienze evolvono anche nelle relazioni tra varie specializzazioni, in un rapporto interdisciplinare, e allora il discorso colto costituisce la base per una comune comprensione. E, comunque, per gli scopi del mio discorso, non occorre una precisione specialistica, ma semmai una certa affidabilità nei riferimento, ad esempio nella ricostruzione sommaria dei fenomeni storici. Per raggiungerla, nelle relazioni intellettuali, ci si aiuta a vicenda, formulando obiezioni e proposte di correzioni: in questo consiste il dialogo intellettuale. Anch’io mi valgo di questo lavoro, ma non appare qui, è fatto nei miei ambienti sociali di riferimento.

Un cordiale benvenuto a tutti e un vivo ringraziamento a tutti coloro che vorranno interloquire.

Il gruppo di AC di San Clemente Papa si riunisce due sabati al mese, alle 17, e anima la Messa domenicale delle 9.

Dall’anno associativo 2025\2026 sono in programma:

  • condivisione di brevi podcast informativi sul Catechismo per gli adulti e sul Compendio della dottrina sociale della Chiesa;
  • un gruppo di lettura e dialogo in videoconferenza, utilizzando anche contenuti pubblicati sul quotidiano Avvenire;

Per partecipare alle riunioni in videoconferenza sulla piattaforma Zoom verrà inviato via email o whatsapp il link di accesso. Delle riunioni in videoconferenza verrà data notizia sul blog e le persone interessate potranno chiedere quel link inviando una email a ardigo.mario@virgilio.it ,comunicando il loro nome, l’indirizzo email a cui desiderano ricevere il link, la parrocchia di residenza e i temi di interesse.

La riunione in videoconferenza t sarà attivata cinque minuti prima dell’orario fissato per il suo inizio.

Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

NOTE IMPORTANTI / IMPORTANT NOTES

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-SUL SITO www.bibbiaedu.it POSSONO ESSERE CONSULTATI LE TRADUZIONI IN ITALIANO DELLA BIBBIA CEI2008, CEI1974, INTERCONFESSIONALE IN LINGUA CORRENTE, E I TESTI BIBLICI IN GRECO ANTICO ED EBRAICO ANTICO. CON UNA FUNZIONALITA’ DEL SITO POSSONO ESSERE MESSI A CONFRONTO I VARI TESTI.

ON THE WEBSITE www.bibbiaedu.it THE ITALIAN TRANSLATIONS OF THE BIBLE CEI2008, CEI1974, INTERCONFESSIONAL IN CURRENT LANGUAGE AND THE BIBLICAL TEXTS IN ANCIENT GREEK AND ANCIENT JEWISH MAY BE CONSULTED. WITH A FUNCTIONALITY OF THE WEBSITE THE VARIOUS TEXTS MAY BE COMPARED.

-ALL’INDIRIZZO https://www.educat.it/ POSSONO ESSERE LETTI I CATECHISMI PROPOSTI DALLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA E IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA.

AT https://www.educat.it/ YOU CAN READ THE CATECHISM PROPOSED BY THE ITALIAN EPISCOPAL CONFERENCE AND THE CATECHISM OF THE CATHOLIC CHURCH.

PER EVENTUALI COMUNICAZIONI AL BLOG, SCRIVERE UNA EMAIL A ardigo.mario@virgilio.it

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domenica 6 ottobre 2013

Domenica 6-10-13 – Lezionario dell’anno C per le domeniche e le solennità – 27° domenica del Tempo Ordinario – 3° settimana del salterio – colore liturgico: verde – Letture e sintesi dell’omelia della Messa delle nove

Domenica 6-10-13 –  Lezionario dell’anno C per le domeniche e le solennità – 27° domenica del Tempo Ordinario  – 3° settimana del salterio – colore liturgico: verde – Letture e sintesi dell’omelia della Messa delle nove
Osservazioni ambientali: temperatura 25°. Cielo: in prima mattinata poco nuvoloso, poi coperto. Canti: ingresso, Alzo gli occhi verso i monti; Offertorio, Sei grande Dio; Comunione, Symbolum 77. Il gruppo di AC era nei banchi a sinistra dell'altare, guardando l'abside.
Buona domenica a tutti i lettori!

Prima lettura
Dal libro del profeta Abacuc (Ab 1,2-3; 2,2-4)

Fino a quando, Signore, implorerò aiuto e non ascolti,  a te alzerà il grido: "Violenza!" e non salvi? Perché mi fai vedere l'iniquità e resti spettatore dell'oppressione? Ho davanti a me rapina e violenza e ci sono liti e si muovono contese. Il Signore rispose e mi disse: "Scrivi la visione e incidila bene sulle tavolette, perché la si legga speditamente. E' una visione che attesta un termine, parla di una scadenza e non mentisce; se indugia, attendila, perché certo verrà e non tarderà. Ecco, soccombe colui che non ha l'animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede".
Salmo responsoriale (dal salmo 94)

Ritornello:
Ascoltate oggi la voce del Signore

Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia.

Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
E' lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce.

Se ascoltaste oggi la sua voce!
"Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere".

Seconda lettura (2Tm,1,6-8.13-14)
 Figlio mio, ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che  è in te mediante l'imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza. Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo. Prendi come modello i sani insegnamenti che hai udito da me con la fede e l'amore, che sono in Cristo Gesù. Custodisci, mediante lo Spirito Santo che abita in noi, il bene prezioso che ti è stato affidato.
Vangelo
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 17,5-10)

In quel tempo gli apostoli dissero al Signore: "Accresci in noi la fede!". Il Signore rispose: "Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso:«Sràdicati e vai a piantarti  nel mare», ed esso vi obbedirebbe. Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gi dirà, quando rientra dal campo: «Vieni subito e mettiti a tavola»? Non gli dirà piuttosto: «Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu»? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: «Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare»".

Sintesi dell'omelia della Messa delle nove
 A volte ci sembra che Dio non ci sia. Lo preghiamo, ma non ci viene in aiuto. Preghiamo, preghiamo, preghiamo e sembra che lui non ci ascolti: non risponde alle nostra preghiere. E' il tema della prima lettura.  Il profeta biblico non ci lascia tuttavia senza speranza: il giusto vivrà per la sua fede, è scritto. La fede ci dà gli occhi per vedere la mano di Dio in tutti gli avvenimenti della nostra vita e non solo in quelli che vanno secondo la nostra volontà. Altrimenti nel Padre Nostro pregheremmo così: "Sia fatta la nostra volontà". Invece, in quella preghiera chiediamo che si fatta la sua volontà. Ma poi mormoriamo contro la sua volontà; contro Dio perché non ci fa quello che vogliamo noi. La fede ci dà occhi per vedere l'amore di Dio in tutte le cose, in tutti i momenti della nostra vita, anche in quelli in cui ci sembra che Dio sia lontano da noi.
 Nel brano evangelico ci vengono presentati gli apostoli che chiedono al Signore di accrescere la loro fede.
 Spesso si sentono persone  dire che non hanno una grande fede. Ma questo non è un problema. Il problema non è avere una piccola o una grande fede, perché è scritto che se si ha una fede anche piccola come un granello di senape si potrebbe dire a un gelso, che è una pianta con radici profonde, difficile da sradicare, di sradicarsi e di andarsi a buttare nel mare. Lo dice Dio. L'importante è se si ha fede o non si ha. La fede non significa avere sentimenti religiosi. Il fatto che siamo qui riuniti in chiesa non significa ancora che abbiamo fede. Certo, crediamo in Dio, in Gesù, ma la fede non è tanto una cosa che riguarda  l'accettazione dei dogmi, della dottrina ai quali si dà l'assenso. Si può conoscere tutta la Scrittura, i dogmi e le leggi della Chiesa a memoria e non avere fede. Si è impegnato l'intelletto, ma non significa ancora avere fede.
  Gli apostoli, dunque, chiesero a Gesù di accrescere la loro fede. Gesù aveva detto di perdonare, anche se uno avesse peccato contro di  loro sette volte al giorno, sempre. E' allora che gli apostoli chiedono di accrescere la loro fede, perché riconoscono di non essere capaci di quel perdono.
 Non dobbiamo chiedere al Signore di aumentare la nostra fede, ma di darci la fede. Alla fede non possiamo arrivare da soli. Non si arriva alla fede studiando la Scrittura, studiando teologia. A volte, anzi, studiando teologia si rischia di perderla la fede. La fede ci porta in  una relazione con Gesù Cristo, con Dio. Non è necessario sapere troppe cose. E' necessario stare con Gesù, innamorarci di Gesù. Anche con una fede piccola possiamo fare qualsiasi cosa. Senza la fede noi non possiamo fare nulla. Se abbiamo la fede, se abbiamo lo Spirito Santo, nulla è impossibile, dice la Scritture. Nulla è impossibile per coloro che credono.
 In mezzo alle tentazioni della vita, basta una parola per chi ha fede: "Lungi da me! Via, Satana". Nel deciderci per il peccato, manifestiamo di preferire di regnare all'inferno che servire in Cielo.
  Nella seconda parte del brano evangelico ci viene presentato l'esempio del padrone che, quando i servi tornano dal lavoro assegnato loro, chiede di essere servito, loro mangeranno dopo. Egli non è grato ai servi perché hanno eseguito gli ordini ricevuti. Perché Dio dovrebbe esserci grato per averlo servito, per aver fatto ciò che è il nostro dovere? In fin dei conti non facciamo nulla di straordinario. Nella fede dobbiamo prendere la croce e seguire Gesù. Non possiamo servire due padroni. Noi siamo chiamati ad essere grati a Dio, grati della vita, grati della fede ricevuta, grati perché Dio ci illumina e ci aiuta a capire la nostra vita, la nostra storia, grati di tutto, perché tutto viene da Dio. Sbagliamo quando ci mettiamo al centro di tutto e  riteniamo che la fede sia frutto della nostra perseveranza, del nostro impegno, dei nostri sacrifici e ci aspettiamo che Dio ci sia grato e, nella preghiera, gli chiediamo il contraccambio. Non abbiamo capito nulla. Tutto è dono, tutto abbiamo ricevuto gratuitamente da Dio. A Dio possiamo solo chiedere di darci la fede. Siamo servi, ma non necessari. Tutto ciò che viene da Dio è gratis. Questo Vangelo si compie perché c'è un padrone che mette a tavola i suoi servi e dà loro da mangiare. Anche stamattina egli ci ha riuniti intorno alla tavola per darci come alimento il suo corpo e il suo sangue. Gesù ci ha dato l'esempio nell'Ultima Cena, lavando il piedi dei discepoli: egli è venuto per servire e chiede a noi di fare altrettanto con i fratelli, se siamo davvero membri del suo Corpo, se siamo davvero cristiani.
Sintesi di Mario Ardigò, per come ha inteso le parole del celebrante – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro Valli
 

Avvisi parrocchiali:
-lunedì 7 ottobre inizieranno gli incontri del catechismo; alle ore 16 si riunirà il Gruppo Amicizia, per le persone che hanno superato l'età degli "-anta" per stare insieme e parlare;
- venerdì 11 ottobre si fa memoria del beato Giovanni 23° - Angelo Giuseppe Roncalli, il quale sarà proclamato santo il prossimo 27 aprile, insieme a Giovanni Paolo 2° - Karol Wojtyla;
- il mese di ottobre è il mese missionario, tutti siamo invitati a pregare per le missione;
-questa domenica è la prima domenica del mese, dedicata ai bisognosi della parrocchia. La parrocchia sta assistendo ogni mese 47 famiglie, dando loro il necessario, e diverse altre persone in difficoltà.
 

Avvisi di A.C.:
-il gruppo si riunirà martedì 8 ottobre. I soci sono invitati a riflettere sulle letture bibliche della Messa del 13 ottobre: 2Re 5,14-17; Sal 97; 2Tm 2,8-13; Lc 17,11-19;
- si segnala il nuovo sito WEB dall'AC diocesana: www.acroma.it
- si segnala il sito WEB  www.parolealtre.it , il nuovo portale di Azione Cattolica sulla formazione;
- si segnala il sito WEB  Viva il Concilio http://www.vivailconcilio.it/
iniziativa attuata per conoscere la storia, lo spirito e i documenti del Concilio Vaticano 2° (1962-1965) e per   scoprirne e promuoverne nella società di oggi tutte le potenzialità.
 
 
 
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

Religiosità come manifestazione sociale dell'animo umano


Religiosità come manifestazione sociale dell'animo umano
 In dottrina si parte dal presupposto che ogni essere umano sia capace di intendere un discorso religioso. Ai nostri giorni sento però dire anche che la gente, in Occidente, vale a dire nelle parti del mondo in cui gli europei sono ancora un modello sociale di riferimento,  dà poca importanza a queste cose, vi si interessa molto meno di un tempo, è diventata indifferente. Nelle antiche culture asiatiche e africane, espresse anche in Occidente dai migranti intercontinentali, sembra che invece tutto sia un po' come prima. Da un punto di vista ideologico si interpreta ciò come una conseguenza di una maggiore importanza che in Occidente si dà alla razionalità come fondamento delle convinzioni personali e sociali. Si è passati, si osserva, da fantasie sociali alla presa d'atto realistica di come funzionano effettivamente il mondo e gli esseri umani, come organismi biologici e sociali, in esso. Poi però vediamo che in Occidente persone di grande cultura e razionalità si mostrano sensibili al fatto religioso.
 In realtà, per come la vedo io, il punto di partenza della religiosità non è costituito da fantasie, ma da una realistica considerazione della situazione degli esseri umani e, innanzi tutto, del loro essere limitati e soggetti alle dinamiche della natura. Sotto un certo aspetto, le pretese umane di autosufficienza possono essere messe facilmente in ridicolo. Ecco dunque che l'Uomo, il quale vorrebbe ergersi a supremo regolatore dell'universo, fa due piani di scale in salita a casa sua e già ha il fiatone.
 La nostra vita è soggetta a potenze naturali e sociali che ci sovrastano. Le troviamo già sui troni quando nasciamo. Esse operano anche nel nostro proprio organismo: ci sentiamo vivere, ma questa nostra vita biologica non dipende da noi se non in minima parte. Ci prendiamo cura del nostro corpo, lo nutriamo, lo proteggiamo, lo copriamo, ma è come se lo abitassimo, funziona da sé, e da sé ad un certo punto decide di non funzionare più, e, in fin dei conti, non ci si può fare nulla. Anche le organizzazioni sociali umane presentano questi aspetti. Le troviamo già belle  e fatte, come il firmamento e l'ambiente che ci circonda, ed esse ci dominano, che lo vogliamo o no. Gli esseri umani, fin dall'antichità preistorica, hanno spiritualizzato queste esperienze dando loro dei nomi. Questo consentiva di spiegarne il senso, umanizzandole. Le potenze preesistevano, i nomi no. Per gli antichi ogni potenza era manifestazione di un dio. Il sole, la luna, le stelle, i monti, le fonti, i corsi d'acqua, i mari, le forze interne della Terra, il vento, il tuono, le piogge, gli alberi e le altre piante, gli animali, le etnie e le dinastie umane e via dicendo, fino ad arrivare alla fortuna  e al destino. Di fronte a queste potenze spiritualizzate erano possibili due atteggiamenti: quello religioso e quello magico. Il primo consisteva nel cercare di capire lo spirito di quelle potenze e di entrare in contatto con esso come con una persona, il secondo nel prendere il controllo di quelle potenze mediante certi rituali e formule. L'atteggiamento religioso è stato da sempre un fatto sociale, una reazione collettiva ai limiti del singolo essere umano e un tentativo di porvi rimedio. Le religioni si apprendono e poi si interiorizzano. La dimensione sociale della religiosità ha avuto una grandiosa conferma storica in Europa, dove le antiche e affermate religioni degli antichi romani e greci furono completamente soppiantate dal cristianesimo, tanto che spesso si considerano i tempi precristiani come un'era pagana, nel senso di non religiosa. Questo trapasso non è stato repentino, come a volte si tende a credere, ma è durato almeno sette secoli, quattro prima della nostra era e tre dopo. In particolare, nell'antica Grecia il progresso speculativo aveva portato a una generale insoddisfazione verso l'eccessiva umanizzazione delle potenze deificate, le cui relazioni e influssi erano spiegati facendo un riferimento ai moventi umani (ad esempio: amore carnale, invidia, rabbia) che ad un certo punto fu considerato sconveniente. Quando il cristianesimo primitivo cominciò a diffondersi, sulle vie della diaspora giudaica che lo portarono prima in Grecia e poi a Roma, il centro del grande impero mediterraneo di quell'epoca, trovò un ambiente sociale particolarmente favorevole e ricettivo. E le persecuzioni, allora? Quelle vennero dalle autorità, perché anche il potere politico era una delle potenze deificate verso le quali quell'insoddisfazione di cui ho parlato si rivolgeva.
  Il cristianesimo  fin dalle origini si distinse dalle religioni di tipo primitivo perché negava la spiritualizzazione delle potenze naturali e sociali. Ma questa caratteristica, che si esprimeva in una concezione monoteistica, la derivò dal giudaismo antico, del quale adottò tutti gli scritti da esso ritenuti fondativi e alcuni altri e poi alcune concezioni, alcune narrazioni, alcuni miti, alcuni riti. Il contatto con la cultura ellenistica lo trasformò profondamente e gli impresse la straordinaria dinamica universalistica che tuttora lo denota. Il processo di separazione del cristianesimo dal giudaismo delle origini fu molto rapido, durò solo alcuni decenni, e fu estremamente traumatico, fino a generare, già dal primo secolo della nostra era, conflitti sociali violenti. Il giudaismo rifiutò e ancora oggi rifiuta di farsi soppiantare dal cristianesimo. Esso si evolse parallelamente al cristianesimo. L'antigiudaismo delle origini segnò profondamente il cristianesimo e si espresse in una ostilità che cessò solo molto recentemente, a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso per i cattolici. I cattolici, in particolare dal Grande Giubileo dell'Anno 2000, stanno vivendo il ripudio dell'antigiudaismo e il pentimento per l'ostilità e le persecuzioni che ne derivarono come una esperienza di conversione, recuperando in tal modo alcune delle loro antiche radici culturali.
 Il rifiuto di deificare le potenze naturali e sociali rende oggi compatibile il cristianesimo con le concezioni moderne del mondo, basate sui progressi scientifici. Al centro del cristianesimo c'è un'etica basata sulla compassione per le sofferenze degli esseri umani. Essa porta a considerare imperfetti la natura e i fatti sociali in quanto generano quelle sofferenze. E' un'etica di salvezza, perché si propone di salvare gli esseri umani da potenze naturali e sociali avverse. Il cristianesimo è una religione perché non pensa che gli esseri umani si possano salvare con le loro proprie forze, si basa ancora quindi sulla concezione degli umani come esseri limitati, e perché pensa che la spiegazione del senso della natura risieda al di fuori e al di sopra di essa. Non è una religione dell'osservazione, perché nella sua concezione il soprannaturale non è visibile: è invece una religione dell'ascolto.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa  - Roma, Monte Sacro, Valli
 
 
 
 
 

sabato 5 ottobre 2013

Religione e civiltà


Religione e civiltà

 
 Continuo il discorso sulle motivazioni che oggi possono convincere un genitore a continuare una tradizione religiosa nel lavoro che fa con i propri figli. Ne scriverò nell'ottica della mia particolare esperienza umana e nei limiti delle mie conoscenze . Chi voglia avere informazioni su altri punti di vista, in particolare su quello della dottrina comune, e notizie più approfondite dovrà necessariamente rivolgersi ad altre fonti.
 Molti anni addietro forse non ci si sarebbe posti il problema. Si viveva immersi in civiltà umane nelle quali certe convinzioni religiose costituivano incontestabilmente e molto visibilmente un forte fattore di integrazione sociale. Quando parliamo di una civiltà cristiana che avrebbe caratterizzato l'Europa per millenni, ci riferiamo a questo. Nell'era della civiltà cristiana ci fu una forte integrazione tra poteri politici e comuni convinzioni di fede diffuse con autorità da poteri religiosi. La dottrina di fede inseriva gli ordinamenti politici in un ordine naturale, al modo di quello che regola l'universo fisico, con fondamento soprannaturale. L'integrazione tra convinzioni politiche e religiose era garantita da un compromesso tra i poteri che governavano i due ambiti. Che cosa è cambiato?
 Nell'era delle democrazie, nelle nazioni nelle quali storicamente si era radicata quella che viene definita come civiltà cristiana, semplificando potremmo dire in Europa e laddove ancora ci riferisce agli europei come  a un modello di civiltà, si è acquisita consapevolezza comune del carattere di creazione umana degli ordinamenti politici. Mentre una legge della natura, ad esempio quella di gravità, si può studiarla, capirla e utilizzarla a vantaggio dell'umanità, ma non cambiarla, le leggi umane possono essere criticate  e cambiate a seconda degli scopi che si vogliono ottenere in una società. Si è anche divenuti consapevoli del carattere di creazione sociale di alcuni ordinamenti religiosi, in particolare di alcuni di quelli che fondavano l'integrazione sociale e politica della religione. Questo processo, che data, semplificando, dalla fine del Settecento, viene anche definito secolarizzazione, in quanto, per certi versi, è come se il soprannaturale, l'assoluto, delle convinzioni religiose fosse stato allontanato dall'ordinaria vita sociale. In realtà esso permea ancora, molto profondamente, l'umanità del nostro tempo. In un libro di sociologia di circa vent'anni fa se ne parla con un'espressione molto suggestiva, come di un brusio degli angeli che è ancora udibile nelle nostre società più avanzate. L'accento sociale si è spostato dall'idea di autorità come fondamento della fede a quella della coscienza interiore e sociale come base dell'esperienza religiosa, diciamo così dall'idea che Dio lo vuole! a quella che In Dio confidiamo! (In God we trust, il motto degli Stati Uniti d'America, il primo modello storico del nuovo modo di integrazione sociale della fede).
 Noi italiani viviamo in quello che fu il centro dell'antica civiltà cristiana  e, insieme, uno dei più importanti centri di potere religioso. Abbiamo vissuto storicamente con particolare travaglio il passaggio alle nuove concezioni. In particolare, il confronto dei cattolici con le nuove idee democratiche è stato doloroso e problematico. Teniamo conto che la nostra unità nazionale si è realizzata storicamente lottando anche contro  il capi della Chiesa cattolica in quanto principi territoriali dell'Italia, monarchi politici di una porzione della Penisola. Osservando superficialmente ciò che ne è derivato si potrebbe concludere non solo che la religione non è più un fattore di integrazione sociale, ma addirittura che essa può costituire elemento di discriminazione, quindi di svantaggio sociale. Anticipo fin d'ora che, a mio parere, non è così. E non è neanche vero che la fede può essere utile  fino ad un certo punto solo come elemento di abbellimento, di ingentilimento, della personalità: a tal proposito, nel criticare questa concezione, la si definisce come quella che considera la religiosità come la ciliegina sulla torta.
 La democrazia, come oggi la si concepisce, si fonda su un'idea di dignità della persona umana che, in quanto assoluta, quindi non legata all'osservazione della realtà così com'è, del mondo come va, ha specifico fondamento religioso. E' proprio questa concezione che fonda quella possibilità di criticare i poteri umani che è il fondamento delle democrazie popolari contemporanee. Essa non trova fondamento nell'ordine naturale del mondo: si basa, non di rado inconsapevolmente, sul soprannaturale.
 Faccio un esempio, tratto dalla grande tragedia successa l'altro giorno.
 L'ordine della natura è crudele. E' fatto di organismi che si cibano gli uni degli altri e di popolazioni che competono duramente per sopravvivere. Innumerevoli specie, anche di tipo umano, sono scomparse dalla faccia della Terra nei milioni di anni in cui la vita si è sviluppata sul pianeta. Dal punto di vista antropologico e storico anche gli umani non si sono comportati diversamente. Ma a noi, oggi, questo ordine non sta bene, ci urta profondamente nell'interiorità. Di fronte alle centinaia di persone morte nel tentativo di raggiungerci per vivere come noi viviamo, secondo i nostri ideali e la nostra civiltà, molti si sono vergognati di non aver fatto abbastanza per aiutarli in quel loro sforzo, e anzi di averli addirittura  contrastati. Questo moto interiore e sociale ha specifico fondamento religioso.
 Decidendo di dare ai propri figli un'educazione religiosa si danno loro, quindi, maggiori  opportunità nella società del nostro tempo. Ma è anche vero quello che si dice, che non tutte le forme di religiosità sono in grado di offrirle. Una volta presa la decisione fondamentale, quella di dare loro una formazione di fede, bisogna quindi fare altre scelte per i nostri figli, scelte che coinvolgono profondamente la nostra interiorità e la nostra responsabilità sociale per i fatti religiosi. Quale religiosità  per i nostri figli? Non è sufficiente limitarsi a  delegare tutto all'organizzazione religiosa, così come, da cittadini, non è più sufficiente affidarsi acriticamente ad autorità politiche.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli
 
 
 
 

giovedì 3 ottobre 2013

Comprendere la Chiesa


Comprendere la Chiesa

  La fede è un fatto collettivo, si è detto. Nella nostra religione essa si esprime in particolare a partire dalla Chiesa e in essa. Ma che cos'è la Chiesa?
 Essa si manifesta e ci viene spiegata in molti modi. Rientra nelle nostre convinzioni di fede più profonde e radicate, per cui ne trattano i teologi. Come fatto umano se ne occupano gli antropologi, come fatto sociale i sociologi e come fatto storico gli storici. E' stata cantata dai poeti e ha costituito il tema di grandi opere d'arte. I fedeli ne fanno una intensa esperienza nella loro vita, spesso fin da bambini. Essa è oggetto di grandi attese, parte delle quali vanno deluse. Spesso suscita risentimento, alcune volte addirittura rabbia o paura. Quasi tutti hanno in mente cose che in essa non vanno e idee di riforma. E quando si entra in tema spesso si parte proprio da qui. Non di rado, allora, ci si fa portavoce di molti pregiudizi e partiti presi correnti nella pubblica opinione.
 La Chiesa cattolica, in particolare, può essere vista, dal punto di vista giuridico, come un complesso di uffici, strutturati in forme di coordinamento gerarchiche e territoriali,  a somiglianza di quelle di uno stato. Ed in effetti essa sviluppa una propria burocrazia e procedure formali per ottenere certi effetti. Ha un proprio personale stipendiato e un proprio patrimonio, che in particolare in Italia è piuttosto ingente. Da secoli tiene rapporti con gli stati, ai quali invia propri ambasciatori, i nunzi apostolici, e accredita presso di sé gli ambasciatori degli stati. Storicamente ha posseduto uno stato nell'Italia centrale e tutt'oggi possiede un'entità, la Città del Vaticano, che è organizzata come uno stato, del quale il Papa è il monarca assoluto. Essa però non è uno stato. Essa pertanto non è straniera in nessuno stato del mondo, ma, al tempo stesso, per le sue finalità ideali si considera estranea alle finalità di dominio proprie degli stati.
 La Chiesa, sotto un altro punto di vista, considera sé stessa una comunità di persone che vuole seguire l'insegnamento dell'antico Maestro, diffuso dai successori dei primi apostoli. La sua legge è quella della misericordia fraterna. Essa deriva dalla convinzione di originare da un unico  Padre.
  In che senso, qui, intendo scrivere della Chiesa?
 Chi voglia avere più informazioni sul tema potrà leggere i libri giusti. Il Catechismo della Chiesa cattolica  può essere uno di questi, ma ve ne sono un'infinità. Il sacerdote può consigliare in merito.
 Io vorrei rendere un'idea della mia particolare  esperienza di Chiesa, evocandone le emozioni che mi ha suscitato.
 Fin da bambino mi sono formato nella Chiesa cattolica e in essa sono vissuto, senza particolari traumi. Nelle varie età della vita ho fatto diverse esperienze di Chiesa. Essa è per me un ambiente familiare  e venerabile, un po' come lo erano le case dei miei nonni. Figlio di bolognesi della diaspora romana, quasi ogni anno, fin da bambino, venivo portato nella città d'origine della mia famiglia, nel quartiere dove c'era la chiesa madre della mia famiglia, quella dove i miei genitori si erano sposati, in un santuario cappuccino. Arrivavo, con la mia mamma e il mio papà, nella casa di via Bellinzona, che era stata la mia prima casa da neonato, salivo due piani di scale e sul pianerottolo c'era ad accogliermi mia nonna paterna, che mi abbracciava e mi baciava. Il suo volto aveva un profumo particolare. Mia nonna era molto religiosa, di spiritualità francescana; da lei ricevetti, da bambino, insegnamenti religiosi che mi si impressero fortemente nell'animo. Nella mia interiorità la Chiesa è legata a quell'abbraccio, a quel bacio e a quel profumo.
 Da ragazzo fui scout, nella parrocchia degli Angeli Custodi, a piazza Sempione, la parrocchia confinante con la nostra. Ogni anno facevamo due settimane di campo in tenda, sulle montagne dell'Abruzzo. La sera, secondo lo storico uso scout, dopo cena ci si riuniva intorno al fuoco e si cantava insieme. C'erano anche canti religiosi. Quell'esperienza corale, di vite adunate fraternamente vicino alla luce che esprimevano le loro più alte idealità in mezzo a una natura che, nella notte, si andava facendo minacciosa, divenendo quasi inconoscibile,  mi evoca l'emozione che si ha partecipando alla Chiesa. Ho ritrovato la descrizione dell'esperienza religiosa come quella di un coro in Aldo Capitini.
 Queste che ho descritto sono esperienze propriamente spirituali, interiori, ma saldamente ancorate a realtà collettive. Non sono sogni: non lo è l'amore degli avi e l'amicizia tra ragazzi. Sono esperienze spirituali come lo è anzitutto quella della Chiesa. Tutto il resto viene dopo.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma, Monte Sacro, Valli.
  
 

Problemi della vita religiosa come fatto collettivo

Problemi della vita religiosa come fatto collettivo

 
 Per come la vedo io la vita religiosa è un fatto collettivo. Certamente ci si sforza di interiorizzare il soprannaturale, di creare  un rapporto personale con le realtà invisibili, ma i fondamenti e le parole della fede ci vengono dalla società in cui viviamo. Ci sentiamo come predisposti naturalmente ad accogliere certi discorsi, ma essi ci devono essere detti da altri. La religione non è una nostra invenzione, anche se vi possiamo dare un nostro apporto e possiamo contribuire a diffonderla facendocene a nostra volta veicolo. C'è poi sempre la possibilità di intendere male, di fare troppo conto sulle creazioni della nostra emotività, sulle nostre fantasie. Nella nostra religione si è sempre data molta importanza all'essere confermati nella fede, ad essere riconosciuti come parte dell'autentica tradizione.
 Ogni collettività offre opportunità e crea problemi, anche quella religiosa. Credo che questo corrisponda all'esperienza comune. Insieme si possono fare più cose e cose più importanti, ma costruire una collettività richiede in genere uno sforzo per organizzarla e mantenerla pacifica. Una società travagliata da controversie è stata assimilata a un corpo malato: non funziona bene. Ma in religione non si tratta solo di questo. Abbiamo anche dei principi di fede che riguardano come si vive con gli altri. Da come viviamo insieme in religione gli altri traggono argomenti per la credibilità della nostra fede. Questo fu osservato fin dalle origini, tanto che se ne tratta nella storia delle prime nostre comunità che troviamo nel Nuovo Testamento.
 Le nostre stesse scritture sacre sono piene di racconti dei problemi delle comunità religiose come fatti collettivi. Le difficoltà riguardano l'interno delle comunità di fede, ma anche i rapporti con le società civili in cui esse sono immerse e le relazioni con altre collettività umane, caratterizzate da particolari ordinamenti politici, convinzioni, costumi, etnie. La violenza, il perseguire interessi e passioni personali, la corruzione morale, il desiderio di dominio hanno sempre minacciato seriamente la fede religiosa. Una delle difficoltà della lettura di quella parte della Bibbia cristiana che ci giunge dall'antichità ebraica è proprio quella di intendere le traversie politiche di remoti regni di territori per noi lontani, gravitanti tra la Mesopotamia e l'Egitto, soggetti anche alle influenze culturali e al dominio degli antichi persiani, greci e romani. Una delle ragioni per le quali si organizza un'istruzione religiosa  è proprio quella di far capire il senso di quelle storie antiche, ritenute tanto significative da essere inserite in testi considerati sacri e amorevolmente conservati e tramandati. La storia collettiva è costitutiva della fede religiosa.
 Non dobbiamo aspettarci, avvicinandoci a una collettività religiosa per esservi inseriti, che tutto vada bene. Ci saranno sicuramente dei problemi, perché, come ho detto, essi si sono sempre manifestati, come in ogni collettività umana. Ciò accade fin dagli inizi, che di solito si vivono da bambini al  primo catechismo. Non bisogna farsene scoraggiare e uno dei compiti degli adulti è quello di aiutare i più piccoli a superarli. Non esiste un metodo universale. Le soluzioni variano a seconda delle situazioni. Serve una saggezza pratica che si forma con l'esperienza di vita: per questo nella nostra confessione hanno sempre avuto un ruolo importante gli anziani (le parole prete e presbitero derivano da un termine del greco antico che significa più anziano). Ma, come ciascuno ha sperimentato, non sempre, nel mondo di oggi in veloce trasformazione, l'anzianità è una risorsa. Addirittura può talvolta essere d'impaccio, quando l'attaccamento alle cose del passato ci rende troppo sicuri in noi stessi: allora si è addirittura invitati a ritornare come bambini di fronte alle prospettive di fede. E senz'altro le relazioni umane in certe cose sono più facili da piccoli, tanto che talvolta alcune di quelle che costruiamo a quell'età, ad esempio con un compagno o una compagna delle elementari, ci rimangono impresse per tutta la vita. Eppure non si può rimanere bambini: quando si è piccoli si ragiona da piccoli, quando si cresce si pensa da adulti. Quando ci proponiamo di ritornare come bambini nell'accogliere la fede che ci viene detta, non significa che possiamo illuderci di vivere la fede in modo infantile. Una fede così, nella mia esperienza, non regge ai problemi della vita da adulti.
 Una delle tentazioni della vita comune in religione è  quella di far troppo conto sui sacerdoti per risolvere i problemi. Allora se in una comunità si vive male e se essa non ha successo se ne dà colpa ai preti. Li si vede come professionisti dello spirito che non sanno fare bene il loro lavoro. Da un lato, talvolta, la loro pretesa di autorità ci disturba, dall'altro, soprattutto nelle controversie che ci oppongono ad altri, vorremmo tirarla dalla nostra parte. Ma il prete è solo parte di una collettività, ne presiede le liturgie, ma non la domina veramente, non ne ha la forza. Il risultato di una comunità, se quindi essa vive bene o male, è un lavoro collettivo di cui ciascuno di noi è partecipe e autore, nel senso che ciò che viene prodotto è anche opera sua, e questo pure se sceglie un ruolo puramente passivo.
 In Azione Cattolica si vuole essere particolarmente consapevoli della responsabilità di ciascuno nell'edificare la collettività di fede. Per questo non ci attendiamo di essere passivamente trascinati dai preti o che essi ci risolvano tutti i problemi della fede o della vita. Né ci aspettiamo questo dai nostri responsabili associativi. Né ci proponiamo di farlo nei confronti di altri. Nel dialogo reciproco ci proponiamo di migliorare la vita delle nostre collettività di fede, ragionando e imparando in base alla tradizione, all'esperienza nostra, alle qualità personali che ciascuno mette a disposizione degli altri. Ci ripetiamo gli uni gli altri i discorsi della fede, cercando di approfondirli meglio e di persuadercene.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli
 

mercoledì 2 ottobre 2013

Riunione del 1 ottobre 2013

Riunione del 1 ottobre 2013

 Il 1 ottobre si è tenuta la prima riunione del gruppo di AC della parrocchia di San Clemente Papa dopo la pausa estiva.  La sala era piena.
 Erano presenti il parroco e l'assistente ecclesiastico.
 Il parroco ci ha augurato buon lavoro e ci ha annunciato che ci incontrerà, per una riflessione comune, in occasioni dedicate, in Avvento, il 3 dicembre, e in Quaresima. Bisogna accogliere gli stimoli di Papa Francesco ad andare verso i lontani. Il parroco ci chiede di impegnarci maggiormente, rendendoci disponibili e mantenendo gli impegni presi.
 Il presidente ci ha ricordato che quest'anno verranno rinnovate le cariche associative.
 Uno dei soci compie ottanta anni di vita in  AC, ha quindi vissuto più della metà dei 145 anni di storia dell'AC. Molti altri soci possono vantare lunghe vite associative. Ma ve ne sono di molto più giovani, da poco entrati. Bisogna dedicare un particolare impegno al rinnovamento del gruppo, attirando gente nuova, secondo il tema di quest'anno dell'AC: Quelli che incontrerete chiamateli.
 L'assistente ecclesiastico ha quindi tenuto una riflessione sulle letture bibliche di domenica prossima, in particolare sul brano evangelico di Lc 17,5-10.
 Il problema per un cristiano non è avere una fede grande o piccola, ma avere fede o non averla. Non bisogna confondere la fede con i sentimenti religiosi, questi ultimi vengono dopo.
 Legata alla fede è la speranza. Si spera che il  male avrà un termine (come proclamato nella prima lettura: Ab 1,2-3; 2, 2-4). Nelle difficoltà della vita bisogna capire che il Signore verrà. E, quando verrà, ci metterà a tavola per servirci: è l'Eucaristia.
 Di fronte alla prospettiva della venuta del Signore, se avremo mantenuto la fede e agito di conseguenza dovremo considerare di aver fatto solo  ciò che ci era stato ordinato e riconoscerlo francamente. Di fronte al Signore noi siamo servi inutili.
 Il presidente ci ha poi proiettato immagini di persone di AC già giunte o avviate alla proclamazione solenne di santità, ricordandocene le biografie: Gianna Beretta Molla, Alberto Marvelli, padre Mariano, Maria Sagheddu, Giorgio La Pira, Antonia Mesina, Giuseppe Lazzati, Antonietta Mio ("Nennolina" - una bambina), i coniugi Beltrami Quattrocchi,  Giuseppe Toniolo, Salvo D'Acquisto, Piergiorgio Frassati, Rosario Livatino, Zaccaria Negroni, Gino Bartali (il quale è stato recentemente proclamato Giusto tra le nazione per aver collaborato alla salvezza di diversi ebrei, durante la persecuzione fascista, trasportando nella canna della bicicletta documenti necessari per la loro fuga).
 Sono poi venute alcune proposte per strutturare gli incontri settimanali.
 Si  è manifestata l'esigenza di partecipare più attivamente alla riflessione sulle letture bibliche della Messa della domenica seguente, proponendo domande all'assistente ecclesiastico ed evidenziando le frasi che più ci hanno colpito.
 E' stato proposto di tenenere anche riunioni centrate su un particolare tema, da trattare più estesamente.
  Il presidente ci ha infine ricordato la nota dei presidenti e assistenti diocesani di AC, riuniti in convegno, sulla recente crisi politica della quale si riportano di seguito stralci.
"Viviamo giorni drammatici, Alla già grave crisi economica che semina quotidianamente povertà e disperazione nelle famiglie italiane si aggiunge la sconsideratezza di una vicenda politica avvitata su se stessa, sempre più incapace di dare risposte ai bisogni reali del Paese e della nostra gente e che ormai è arrivata all'irresponsabilità istituzionale, con la messa in discussione degli stessi cardini su cui si fonda la Repubblica, l'equilibrio dei poteri e il sistema democratico che ne sono il fondamento.
(…)
 La politica ha cessato di essere l'arte del governo della società ed è diventata, in uno dei momenti più drammatici della storia repubblicana, il luogo del tatticismo più esasperato che allontana chi ne nutre una concezione più nobile e attira chi sa nuotare nel mare delle meschinità dei piccoli interessi di parte.
(…)
  A tutti chiediamo responsabilità e generosità, nel ricostruire la tela della speranza e restituire dignità a chi vive le troppo fatiche del tempo presente.
 A quel che resta della nostra classe politica, alle sue forze migliori chiediamo con forza di governare il Paese, di adoperarsi in modo adeguato, giusto e di largo respiro mediante interventi mirati a tutela innanzi tutto delle situazioni più gravi, di promuovere condizioni di vita più solide per le famiglie e di garantire un futuro per le prossime generazioni. E' questo il suo mandato, e non può essere più eluso".
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma, Monte Sacro, Valli

martedì 1 ottobre 2013

Immersi nella società del nostro tempo

Immersi nella società del nostro tempo
 Oggi,  1 ottobre, alle ore 17, riprendono le riunioni infrasettimanali del gruppo di Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa. Chi potrà, verrà. Alcuni, a quell'ora, saranno ancora impegnati al lavoro, altri dovranno occuparsi di figli e di anziani; ci sarà chi non potrà venire perché malato o troppo anziano e chi, per varie ragioni, non sarà a Roma. Coloro che verranno e coloro che non potranno farlo saranno comunque sempre impegnati nel lavoro di Azione Cattolica, che si svolge, innanzi tutto, nella società civile del nostro tempo, mettendola a contatto con vite di fede e attivando relazioni umane. Dobbiamo resistere alla tentazione di valutare l'efficacia del nostro impegno sulla base di quanti vengono alle riunioni del martedì.
 Come si lavora nella società?, ci si può chiedere. Non c'è bisogno di immaginare chissà che, perché noi siamo già immersi in essa e vogliamo rimanervi. La nostra vita di tutti i  giorni ha un significato specificamente religioso, in Azione Cattolica se ne vuole essere bene consapevoli e mettere a frutto questa possibilità.
 Non siamo però nella società civile per farsi trascinare da essa, per farci assimilare in tutte le sue idee, in tutti i suoi costumi, anche se riconosciamo i molti aspetti positivi che presenta. Né sogniamo di farcene trascinatori, come in altre epoche è accaduto. Riflettendoci sopra ci rendiamo conto che ci sono tante cose che proprio non vanno, che fanno soffrire la gente, e tante altre che possono essere migliorate. Dialogando e interagendo con la gente in mezzo alla quale viviamo confidiamo di poter cambiare il mondo. In che direzione e come non è precisamente scritto nei nostri insegnamenti religiosi, sarà in qualche modo frutto dell'inventiva nostra e di coloro che, anche non religiosi, collaborano con noi, condividendo certe speranze. Dalla grande storia delle civiltà umane, tra le quali quella animata dai cristiani ha avuto grande rilevanza, emergono modelli positivi e negativi: una parte del nostro lavoro è di conoscerli per tenerne conto. Ma, per molti versi, viviamo in un'epoca in cui accadono eventi mai visti prima. La novità di quello che succede ci mette alla prova. Il problema non è oggi quello di un cercare di ritornare a ciò che c'era prima: questo è impossibile. Invece si tratta addirittura di contribuire a ideare e ad attuare una nuova civiltà in cui le nostre idealità religiose continuino ad essere fermento della società. E' il lavoro tipico che si fa in Azione Cattolica.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli