INFORMAZIONI UTILI SU QUESTO BLOG

Questo blog è stato aperto da Mario Ardigò per consentire il dialogo fra gli associati dell'associazione parrocchiale di Azione Cattolica della Parrocchia di San Clemente Papa, a Roma, quartiere Roma - Montesacro - Valli, un gruppo cattolico, e fra essi e altre persone interessate a capire il senso dell'associarsi in Azione Cattolica, palestra di libertà e democrazia nello sforzo di proporre alla società del nostro tempo i principi di fede, secondo lo Statuto approvato nel 1969, sotto la presidenza nazionale di Vittorio Bachelet, e aggiornato nel 2003.

This blog was opened by Mario Ardigò to allow dialogue between the members of the parish association of Catholic Action of the Parish of San Clemente Papa, in Rome, the Roma - Montesacro - Valli district, a Catholic group, and between them and other interested persons to understand the meaning of joining in Catholic Action, a center of freedom and democracy in the effort to propose the principles of faith to the society of our time, according to the Statute approved in 1969, under the national presidency of Vittorio Bachelet, and updated in 2003.

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L’Azione Cattolica Italiana è un’associazione di laici nella chiesa cattolica che si impegnano liberamente per realizzare, nella comunità cristiana e nella società civile, una specifica esperienza, ecclesiale e laicale, comunitaria e organica, popolare e democratica. (dallo Statuto)

Italian Catholic Action is an association of lay people in the Catholic Church who are freely committed to creating a specific ecclesial and lay, community and organic, popular and democratic experience in the Christian community and in civil society. (from the Statute)

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Questo blog è un'iniziativa di persone di fede aderenti all'Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa e manifesta idee ed opinioni espresse sotto la personale responsabilità di chi scrive. Esso non è un organo informativo della parrocchia né dell'Azione Cattolica e, in particolare, non è espressione delle opinioni del parroco e dei sacerdoti suoi collaboratori, anche se le persone di Azione Cattolica che lo animano le tengono in grande considerazione.

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Scrivo per dare motivazioni ragionevoli all’impegno sociale. Lo faccio secondo l’ideologia corrente dell’Azione Cattolica, che opera principalmente in quel campo, e secondo la mia ormai lunga esperienza di vita sociale. Quindi nell’ordine di idee di una fede religiosa, dalla quale l’Azione Cattolica trae i suoi più importanti principi sociali, ma senza fare un discorso teologico, non sono un teologo, e nemmeno catechistico, di introduzione a quella fede. Secondo il metodo dell’Azione Cattolica cerco di dare argomenti per una migliore consapevolezza storica e sociale, perché per agire in società occorre conoscerla in maniera affidabile. Penso ai miei interlocutori come a persone che hanno finito le scuole superiori, o hanno raggiunto un livello di cultura corrispondente a quel livello scolastico, e che hanno il tempo e l’esigenza di ragionare su quei temi. Non do per scontato che intendano il senso della terminologia religiosa, per cui ne adotto una neutra, non esplicitamente religiosa, e, se mi capita di usare le parole della religione, ne spiego il senso. Tengo fuori la spiritualità, perché essa richiede relazioni personali molto più forti di quelle che si possono sviluppare sul WEB, cresce nella preghiera e nella liturgia: chi sente il desiderio di esservi introdotto deve raggiungere una comunità di fede. Può essere studiata nelle sue manifestazioni esteriori e sociali, come fanno gli antropologi, ma così si rimane al suo esterno e non la si conosce veramente.

Cerco di sviluppare un discorso colto, non superficiale, fatto di ragionamenti compiuti e con precisi riferimenti culturali, sui quali chi vuole può discutere. Il mio però non è un discorso scientifico, perché di quei temi non tratto da specialista, come sono i teologi, gli storici, i sociologi, gli antropologi e gli psicologi: non ne conosco abbastanza e, soprattutto, non so tutto quello che è necessario sapere per essere un specialista. Del resto questa è la condizione di ogni specialista riguardo alle altre specializzazioni. Le scienze evolvono anche nelle relazioni tra varie specializzazioni, in un rapporto interdisciplinare, e allora il discorso colto costituisce la base per una comune comprensione. E, comunque, per gli scopi del mio discorso, non occorre una precisione specialistica, ma semmai una certa affidabilità nei riferimento, ad esempio nella ricostruzione sommaria dei fenomeni storici. Per raggiungerla, nelle relazioni intellettuali, ci si aiuta a vicenda, formulando obiezioni e proposte di correzioni: in questo consiste il dialogo intellettuale. Anch’io mi valgo di questo lavoro, ma non appare qui, è fatto nei miei ambienti sociali di riferimento.

Un cordiale benvenuto a tutti e un vivo ringraziamento a tutti coloro che vorranno interloquire.

Il gruppo di AC di San Clemente Papa si riunisce due sabati al mese, alle 17, e anima la Messa domenicale delle 9.

Dall’anno associativo 2025\2026 sono in programma:

  • condivisione di brevi podcast informativi sul Catechismo per gli adulti e sul Compendio della dottrina sociale della Chiesa;
  • un gruppo di lettura e dialogo in videoconferenza, utilizzando anche contenuti pubblicati sul quotidiano Avvenire;

Per partecipare alle riunioni in videoconferenza sulla piattaforma Zoom verrà inviato via email o whatsapp il link di accesso. Delle riunioni in videoconferenza verrà data notizia sul blog e le persone interessate potranno chiedere quel link inviando una email a ardigo.mario@virgilio.it ,comunicando il loro nome, l’indirizzo email a cui desiderano ricevere il link, la parrocchia di residenza e i temi di interesse.

La riunione in videoconferenza t sarà attivata cinque minuti prima dell’orario fissato per il suo inizio.

Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

NOTE IMPORTANTI / IMPORTANT NOTES

-SUGGERIMENTI, OBIEZIONI, RICHIESTE DI RETTIFICA POSSONO ESSERE INVIATI AI REDATTORI DEL BLOG INDIRIZZANDO A ardigo.mario@virgilio.it , INDICANDO UN INDIRIZZO EMAIL AL QUALE SI DESIDERA ESSERE CONTATTATI.

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ON THE WEBSITE www.bibbiaedu.it THE ITALIAN TRANSLATIONS OF THE BIBLE CEI2008, CEI1974, INTERCONFESSIONAL IN CURRENT LANGUAGE AND THE BIBLICAL TEXTS IN ANCIENT GREEK AND ANCIENT JEWISH MAY BE CONSULTED. WITH A FUNCTIONALITY OF THE WEBSITE THE VARIOUS TEXTS MAY BE COMPARED.

-ALL’INDIRIZZO https://www.educat.it/ POSSONO ESSERE LETTI I CATECHISMI PROPOSTI DALLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA E IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA.

AT https://www.educat.it/ YOU CAN READ THE CATECHISM PROPOSED BY THE ITALIAN EPISCOPAL CONFERENCE AND THE CATECHISM OF THE CATHOLIC CHURCH.

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sabato 21 luglio 2012

Vento d'Africa

Vento d’Africa

 Sono ormai quasi venti giorni che nel nostro quartiere, come in tutta Roma e in gran parte d’Italia, spira il vento dell’Africa. Sulle automobili si deposita la sabbia del deserto, del Sahara. E’ un po’ più faticoso vivere, soprattutto per i più anziani e per chi ha qualche problema di salute. Ed anche per i molti che sono accampati precariamente in rifugi di fortuna lungo le sponde del fiume Aniene, negli stessi luoghi dove nel Dopoguerra bivaccarono gli sfollati e poi tanti Meridionali venuti in cerca di lavoro, fino a quando, verso la metà degli anni ’70, si riuscì a trovare ai più un’altra sistemazione.
 A confronto con certi posti dell’Africa più prossima a noi  e del Vicino Oriente, l’Italia può apparire un posto paradisiaco. Guardo, ad esempio, le foto di Gerusalemme e dintorni, la città che benediciamo nelle nostre preghiere, e non riesco veramente ad amarla. Sta in un luogo arido, con scarsa vegetazione. Da noi è molto diverso, le piante crescono rigogliose dappertutto. Ad esempio nel nostro pratone, il grande parco tra il fiume e via Conca d’Oro  che l’azione civica del nostro quartiere è riuscita a preservare dall’edificazione. Ma anche altrove, lungo le strade, appena l’asfalto è rotto e c’è un minimo di spazio. Ciuffi di verde sbucano dai binari della Stazione Termini e lungo le rotaie del tram.
 Quand’ero ragazzo faceva meno caldo d’estate? Le statistiche meteorologiche dicono di no. Eppure da cinquantenne mi pare di sì.
 Tanti anni fa c’erano tanti bambini in giro per il quartiere a giocare, ora non più. Da bambino vivevo intensamente nel quartiere, ma non sentivo la fatica di vivere. O forse non ci facevo caso, preso com’ero in quello stavo facendo con gli altri. C’erano molte meno automobili e si cominciava ad andare in giro da soli da molto piccoli. Oggi è diverso.
 Non  si va in giro volentieri tra i nostri palazzoni quando fa più caldo. Vedo più gente la sera. Ma, a parte la parrocchia, non ci sono punti di aggregazione, bisogna andare in centro per trovarli. Chiusi i negozi, la vita sociale declina. E al confine del quartiere iniziano i sordidi traffici della prostituzione, gente che travaglia se stessa e gli altri in una dimensione infera che appare incontenibile.
 Camminare è più piacevole la mattina presto, col fresco, quando mi muovo per andare in ufficio, prima di molti altri. Sembra che il nuovo giorno doni un mondo rigenerato, assecondando i propri buoni propositi.
  E chi ricorda la tanta neve dello scorso febbraio?

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli



giovedì 19 luglio 2012

Amore e verità s’incontreranno,giustizia e pace si baceranno

Dal salmo 85  (tra le letture della Messa domenicale della 15° domenica del Tempo ordinario – 15 luglio 2012)

Amore e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
Verità germoglierà dalla terra
e giustizia si affaccerà dal cielo

Una citazione del brano biblico

Dal testo italiano del parlato del film “Il pranzo di Babette” del regista Gabriel Axel, tratto da un racconto della scrittrice danese Karen Blixen: discorso del generale al termine del pranzo  cucinato da Babette:

“Misericordia e verità si sono incontrate, amici miei, rettitudine e felicità  debbono baciarsi.
 Nella nostra umana debolezza e miopia crediamo di dover scegliere la nostra strada in vita e tremiamo per il rischio che corriamo. Abbiamo paura…
 Ma no! La nostra scelta non è importante.
  Viene il giorno in cui apriamo i nostri occhi e vediamo e capiamo… che la grazia di Dio è infinita. Dobbiamo solo attendere con fiducia e accoglierla con riconoscenza. Dio non pone condizioni, non preferisce uno di noi piuttosto di un altro e ciò che abbiamo scelto ci viene dato e, allo stesso tempo, ciò che abbiamo rifiutato ci viene accordato.
 Perché misericordia e verità si sono incontrate, rettitudine e felicità si sono baciate”

domenica 15 luglio 2012

Domenica 15-7-12: Vangelo e sintesi dell'omelia della Messa delle nove

Domenica 15-7-12 –  Lezionario dell’anno B per le domeniche e le solennità – 15° domenica del Tempo Ordinario  – 3° settimana del salterio – colore liturgico: verde – Vangelo e sintesi dell’omelia della Messa delle nove

Buona domenica a tutti i lettori!

Dal Vangelo secondo Marco  (Mc 6,7-13)

 In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca,  né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: “Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro”. Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.
  
Sintesi dell’omelia della Messa delle  nove

 Il Vangelo di questa domenica ci presenta gli apostoli inviati in missione.
 E’ scritto che vennero mandati a due a due.
 In altre religioni ci si concentra molto sulla purificazione individuale e sul raggiungimento di una pace interiore del singolo. La nostra fede invece va vissuta e proclamata necessariamente in una comunità e va verso gli altri. E non si diffondono le proprie particolari idee personali, ma un messaggio comune ricevuto.
  Gli apostoli vennero inviati verso gli altri. L’uso a quei tempi era invece che la gente si recasse dove insegnavano i maestri. Venne loro ordinato, segno della particolare importanza che veniva data a questa prescrizione, di non portare nel viaggio altro che un bastone, nel quale può vedersi simboleggiata la parola di Dio. Infatti nelle Scritture si narra che Mosè accompagnò con movimenti di un bastone certi prodigi da lui compiuti. Non si tratta di un elogio della povertà, ma della prescrizione di uno determinato stile per accostare gli altri. Gli inviati dovevano portare con sé solo il messaggio che dovevano annunciare e confidare in esso per il successo della loro opera.
 Nel potere sugli spiriti impuri dato agli inviati non bisogna immaginare chissà che  cosa. Significava solo poter vincere ciò che si opponeva a Dio, quello che non era secondo  il suo spirito.
 Nell’invito a scuotere la polvere sotto i piedi, nel caso che gli altri non accogliessero e non ascoltassero gli inviati, non deve vedersi un gesto minaccioso. E’ un’antica usanza ebraica. Manifesta visivamente, con un gesto, il proprio distacco da ciò che è sbagliato.
 Nell’unzione degli infermi, che facevano gli inviati, narrata nel brano evangelico, si deve riconoscere l’origine del Sacramento praticato oggi. Spesso vi sono delle resistenze a far accostare il prete ai malati, quasi come se ciò indicasse una prognosi infausta o un cattivo presagio. Invece è solo la manifestazione di una missione che i cristiani hanno ricevuto fin dai primi tempi.
 Dobbiamo sentirci tutti inviati verso gli altri. E’ così che da un piccolo gruppo di persone che nell’antichità furono radunate intorno al primo maestro la nostra fede si è diffusa radunando moltitudini in tutta la Terra.

Sintesi effettuata da Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli.

domenica 1 luglio 2012

Vangelo della 13° domenica del tempo ordinario e sintesi dell’omelia della Messa delle 9, “Un quadro a molti colori”

Vangelo della 13° domenica del tempo ordinario e sintesi dell’omelia della Messa delle 9, “Un quadro a molti colori”

Dal Vangelo secondo Marco
  In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca sull’altra riva, gli si radunò intorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne  uno dei capi della sinagoga di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: “La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva”. Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno. Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: “Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata”. E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male. E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: “Chi ha toccato le mie vesti?”. I suoi discepoli gli dissero: “Tu vedi la folla che si stringe intorno a e dici ‘Chi mi ha toccato?’”. Egli si guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: “Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male”, Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: “Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?”. Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: “Non temere, soltanto abbi fede!”. E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della Sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: “Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme”. E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: “Talità Kum”, che significa “Fanciulla, io ti dico: alzati!”. E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

Sintesi dell’omelia della Messa delle 9

  La malattia della donna che toccò Gesù, una perdita di sangue, causava, nella concezione ebraica del tempo, anche una impurità rituale che impediva la partecipazione alle liturgie pubbliche.
 Il brano evangelico, narrando di quella donna, di Giàiro e della figlia di questi, ci mostra due forme di manifestazione di religiosità verso Gesù: una più plateale e l’altra meno. La donna, cercando il contatto con le vesti di Gesù, lo avvicina “con tatto”. Gesù ama entrambi i modi di esprimere la fede: guarisce la donna e riporta alla vita la figlia di Giàiro.
 Anche tra i fedeli di oggi ci sono vari modi di esprimere la religiosità in modo giusto: tutti sono amati da Dio. Egli ci ama anche nelle nostre diversità, nelle nostre differenze, non pretende l’uniformità. La Chiesa quindi ci si presenta come un quadro a molti colori.

Sintesi di Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli

domenica 24 giugno 2012

Proposte e propositi all'uscita della Messa domenicale

Propositi e proposte all'uscita della Messa domenicale

 Oggi, all'uscita della Messa domenicale, la socia P. ha manifestato a me e a mia moglie la proposta di conoscerci meglio, tra soci del gruppo, alla ripresa dell'attività associativa. Rafforzare la coesione del gruppo aumenterebbe sicuramente la soddisfazione del parteciparvi, ha osservato.
 L'età media del nostro gruppo è un po' più elevata di quella dei gruppi di adulti di A.C. di un tempo,  ognuno da anziano ha maturato le sue particolari consuetudini e ha qualche difficoltà a mutarle nella vita associativa. Gli anziani spesso sono meno espansivi. Però, di solito, hanno anche più tempo da dedicare alle relazioni personali, essendo più liberi da impegni familiari e di lavoro.
 E' stato bello, da più giovani, partecipare a gruppi in cui si era molto amici e lo si manifestava. Perché non riprovarci?
 Nell'esperienza di ciascuno, la fede personale di solito è originata ed è stata sostenuta da collettività coese e amicali. In particolare questo si riscontra in coloro che hanno dato la disponibilità ad essere dirigenti in A.C. Sappiamo bene, del resto, quanto l'aspetto comunitario conti nella vita di fede.
 P. ci ha ricordato il suo vissuto di presidentessa di un gruppo giovanile, che fu molto appagante e coinvolgente. Le ho chiesto di scrivere in merito, per metterci a parte di quell'esperienza.
 Penso che questa esigenza di rafforzare le relazioni personali nel gruppo meriti di essere inserita tra i propositi per il prossimo ottobre. Naturalmente bisognerà rispettare l'indole di ciascuno. Ma uno sforzo in questo senso servirebbe anche a proiettarci psicologicamente in un futuro più positivo, di espansione verso gli altri. L'isolamento rende pessimisti. Non miriamo al proselitismo, ma ci sentiamo arricchiti da ogni nuova adesione.
 Nel corso delle riunioni, poi, sentendoci più vicini gli uni agli altri, probabilmente tutti si sentirebbero di dare un contributo più inteso al dibattito comune, come abbiamo iniziato a fare nell'ultimo mese delle attività, prima della sospensione estiva.
 E nelle difficoltà della vita potremmo prestarci maggiormente aiuto reciproco.
  Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensano gli altri soci del gruppo. Chi voglia dire la propria, può mandarmi un contributo al mio indirizzo email sopra indicato (autorizzandone la pubblicazione  sul blog e precisando se vuole che il suo nome sia indicato per esteso o solo con le iniziali).
 Un caro saluto e una cordiale buona domenica a tutti i lettori.
 Mario Ardigò - dell'Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma, Monte Sacro, Valli


domenica 17 giugno 2012

Il seminario indetto dall’Istituto Bachelet sul tema “Ripartire dai giovani: per una nuova dignità della politica”, tenutosi il 15-6-12 a Roma presso la Domus Mariae – di Giulio Stolfi

 Il seminario indetto dall’Istituto Bachelet sul tema “Ripartire dai giovani: per una nuova dignità della politica”, tenutosi il 15-6-12 a Roma presso la Domus Mariae – di Giulio Stolfi

 Venerdì 15 giugno si è tenuto alla Domus Mariae il consueto seminario dell’Istituto Bachelet. Quest’anno il tema prescelto è stato “ripartire dai giovani: per una nuova dignità della politica”. Giovani e politica, dunque: siamo al cuore di un nodo complicato dei nostri anni, vicino alle preoccupazioni di quanti, osservando il presente, si sforzano di pensare per orizzonti più lunghi. E proprio questo impegno per così dire “fondativo”,  nel  ripensare le coordinate di un rapporto per troppo tempo incrinato e distorto, alla luce di un orientamento fondamentale al bene comune, è stato il cuore del dibattito articolatosi nel pomeriggio di venerdì scorso.
     Si è trattato di un’occasione di riflessione particolarmente intensa, in ideale continuità con una più generale attenzione associativa per la tematica.  Immediata, in particolare, è parsa la connessione rispetto ad una iniziativa di formazione all’agire politico curata (lungo tutto il triennio appena trascorso) dai p. Gesuiti de “La Civiltà Cattolica” (in special modo, animatore del progetto è stato il P. Francesco Occhetta), e culminata il 9 giugno scorso con un incontro-dibattito tra giovani rappresentanti dell’associazionismo cattolico e protagonisti del mondo della politica, sul problema delle riforme istituzionali. Non è mancato, in quella sede, un qualificato intervento di esponenti del Settore Giovani di AC, che hanno altresì partecipato alla redazione di un documento finale, consegnato poi agli ospiti, gli On. Alfano e Letta ed il Sen. Rutelli.
     Dopo un confronto serrato su alcuni punti che immediatamente attengono all’attualità del dibattito odierno, anche parlamentare (il tema delle riforme, appunto), il seminario Bachelet ha rappresentato, più che una pausa di riflessione maggiormente approfondita, un “cambio d’inquadratura” sul medesimo sfondo: il discorso si è spostato verso un angolo più arioso, andando alle radici della questione della partecipazione giovanile nei luoghi e nelle sedi delle scelte sulla cosa comune.
      Ha coordinato l’incontro il prof. Lorenzo Caselli, vicepresidente del Consiglio scientifico dell’Istituto Bachelet, che nell’ indirizzo d’apertura ha ricordato la complessità dei problemi da affrontare, inquadrandoli in un contesto caratterizzato dalla distruttiva tensione fra l’efficientismo delle scelte “tecniche”, postulate dal quadro di urgenza interna ed internazionale, e l’opposta spinta della c.d. “antipolitica” (termine impreciso per designare un fenomeno la cui natura è, all’opposto, indiscutibilmente politica), che sembra ricercare soluzioni radicali di riforma di sistema attraverso facili rigurgiti demagogici.
      Nel suo saluto il Presidente nazionale di AC, Franco Miano, dopo aver rammentato la centralità della tematica trattata nella prospettiva associativa, ha testimoniato della vitalità dell’interesse dei giovani per la politica, andando al di là delle oleografie, spesso superficiali, che invece vogliono le nuove  generazioni lontane e distratte. Al contempo, il Presidente ha messo in luce come l’esistenza di questo interessamento non debba fermarsi alla pura, appagante constatazione di esso, ma ponga al contrario l’esigenza di “formarlo”, trasformandolo in reale impegno di servizio.
     Ha quindi preso la parola Mons. Nicolò Anselmi, responsabile del servizio nazionale di Pastorale giovanile, che per prima cosa ha operato un personale capovolgimento del titolo dell’incontro, affermando come “se la politica vuol fare qualcosa di dignitoso, debba rivolgersi ai giovani”. Infatti, come si può affermare richiamando anche il magistero del Papa, Benedetto XVI, i giovani sono portatori di una speciale ricchezza, quella della gratuità del loro impegno; ma, oggi, “gratuità” diventa non solo e non tanto condizione di una partecipazione, ma in primo luogo lotta verso un obiettivo che per la generazione dei venti-trentenni – la generazione del precariato e della tormentosa difficoltà nella ricerca di una stabilità di vita-  non è affatto scontato. Mons. Anselmi ha preso spunto proprio da quest’esperienza generazionale di difficoltà economica e di conseguente disequilibrio esistenziale per affermare come i giovani, oggi, siano i portatori di una rinnovata esigenza di serenità, o meglio di “normalità felice”, rappresentando la probabile risposta all’antropologia dominante dei decenni appena trascorsi, basata sull’ipercompetizione e sulla necessità del successo ad ogni costo. E’ per questo motivo che il mondo giovanile si può porre come presidio della ri-costruzione di una società solidale, trovando le vie per affermare la propria risposta al quesito su quale sia la società nella quale vogliamo vivere: solidale o concorrenziale all’eccesso; egoista o altruista.
L’intervento dell’autorevole esponente della CEI si è chiuso con un affettuoso omaggio all’Azione Cattolica, “presidio di profondità spirituale e serena pacatezza pastorale”, cui è affidato un ruolo chiave per il futuro.
     Gli spunti offerti da Mons. Anselmi sono stati immediatamente approfonditi nella parte successiva dei lavori, che ha visto tre interventi introduttivi affidati ad altrettanti giovani. Dapprima Luca Alici (Comitato esecutivo Ist. Bachelet) e Monica Del Vecchio (Settore Giovani AC) hanno sviluppato un confronto a due voci, particolarmente fecondo e ricco di stimoli, occupandosi rispettivamente del “tempo” e dello “spazio” dell’impegno giovanile in politica.  Nell’abbondanza di suggestioni, chi scrive si soffermerà solo su alcune intuizioni singolarmente degne di nota.
      Per quel che concerne il “tempo”, il punto di partenza è stata la presa d’atto della nostra situazione storica, che ci vede incastrati in modelli di vita per i quali “si corre molto senza andare molto lontani”, spaesati in un quadro sociale nel quale, accanto ad un impressionante invecchiamento della popolazione, è contraddittoriamente esaltato il mito di una fallace (e talora grottesca) eterna giovinezza: chimera perseguita proprio da parte degli “anziani”, termine che qui va letto non tanto in senso anagrafico, quanto come indicativo della classe di coloro i quali, raggiunte posizioni di potere e ricchezza, si aggrappano ad esse chiudendo ogni spazio al ricambio. Insomma, per Alici i giovani vivono un “tempo senza tempo”, che si traduce in un vero e proprio deficit di futuro. Anche l’impegno politico, ovviamente, ne soffre, perché nelle secche della contemporaneità diventa alternativamente un lusso od un interesse. Lusso per quanti, giustamente, si imbarcano innanzitutto nella difficilissima avventura di dare senso alla vocazione personale della propria esistenza: cercando stabilità lavorativa e affettiva. Interesse per chi sceglie la scorciatoia del carrierismo politico proprio per trovare la stabilità che è così difficile conseguire altrove: la politica come lavoro, dove il “bel volto giovane” non di rado trova un posto falso ed ingannevole, consegnandosi irretrattabilmente alla strumentalizzazione da parte dei “vecchi” quadri di potere.
     Si delineano così i tratti di una vera e propria “mela avvelenata” offerta alla generazione dei trentenni: la sfida di conciliare la lotta per la “sistemazione” con la richiesta di “nuovi volti” che viene pressantemente da una politica in crisi perenne di ricambio; sfida che, troppo spesso, si risolve con deludenti e pericolose ibridazioni nelle quali il primo sconfitto è il servizio autentico dei giovani al bene comune.
     Più ottimistiche le considerazioni di Monica Del Vecchio intorno allo “spazio”, che quasi diventa una coordinata cartesiana “d’apertura” dopo l’apparente “chiusura” che si registra sull’altro asse, quello temporale. Si parte dall’attuale degenerazione dello spazio politico in spazio privato, chiuso ed inaccessibile, per provare ad immaginare un recupero della sua vera dimensione – pubblica, appunto, e cioè aperta, condivisa. In questo recupero, sono i giovani ad avere gli strumenti più innovativi ed efficaci, con la loro capacità di creazione di reti (ad esempio, quelle informatiche e quelle transnazionali), che può declinarsi come esperienza di creazione di spazi comuni e soluzioni condivise, capaci di far ripartire dal basso un’esperienza democratica che si rinnovi radicalmente, risolvendo le proprie attuali anomalie.
     Terzo ed ultimo intervento, quello di Mirko Di Bernardo, che porta la propria esperienza di presidente del consiglio comunale dei giovani del comune di Grottaferrata. Il suo racconto muove dalle difficoltà incontrate in un’esperienza esposta a quella che ben si potrebbe definire la “trappola consultativa”, ossia una situazione nella quale un organo privo di reali poteri d’incidenza politica viene usato come bacino privilegiato di strumentalizzazione da parte dei detentori del potere reale. I giovani rappresentanti di Grottaferrata hanno in prima persona fatto esperienza di questo vischioso attacco d’influenze: trattati come collettore di consenso o come vivaio per arricchire la “vetrina giovanile” di questo o quel partito, essi hanno tuttavia saputo reagire, sfruttando le possibilità offerte dal profilo dell’istituzione da loro animata (ed ecco il problema dell’affinamento delle competenze, essenziale per un buon servizio alla comunità). Attraverso iniziative che hanno spiazzato la politica dei partiti, coinvolgendo invece esperti terzi (scienziati, accademici) ed associazionismo civile, il Consiglio comunale dei giovani ha trovato una propria dimensione, divenendo occasione formativa per i suoi partecipanti, ed educandoli al servizio che, pur nella diversità delle opinioni e delle visioni del mondo, ben si presta ad essere interpretato – come ha fatto Di Bernardo - nella luce ideale del personalismo comunitario.
     Fase centrale dei lavori del seminario è stata rappresentata dalla tavola rotonda, con protagonisti due accademici: il prof. Pizzolato (Università Milano Bicocca) ed il prof. Notarstefano (Università di Palermo). Quest’ultimo ha raccolto e condiviso una serie di stimoli accomunati da un saldo ancoraggio nell’esperienza vissuta in prima persona, e tutti leggibili nell’ottica della promozione di uno sforzo educativo, quale quello che l’oratore per primo ha condotto e conduce nel centro gesuitico palermitano dedicato alla figura del p. Arrupe.
   Il prof. Pizzolato ha invece affrontato un discorso di taglio più squisitamente politologico, mettendo sul tappeto una serie considerevole di problemi. Per limitarsi qui a due aspetti del ragionamento, viene in rilievo innanzitutto la proposta sul come ridare dignità alla politica: da un lato, attraverso una ricostruzione dello Stato sociale che ricominci dalla promozione dei principi di fraternità; dall’altro, attraverso una ricostruzione dello spazio politico, che si biforca in un rinnovamento dello strumento dei partiti (attraverso una loro riforma, che non può prescindere dalla piena ed integrale attuazione dell’art. 49 Cost.) ed in un pieno “sfruttamento” del principio di sussidiarietà. Ma, nota Pizzolato, la sussidiarietà ha i suoi limiti: in primo luogo, quello dato dal fatto che i protagonisti dell’associazionismo non sempre sono consapevoli dell’immediato rilievo politico del loro impegno sociale; in secondo luogo, quello dato dalla mancanza o dalla frammentarietà del lavoro, che rischia di ridurre il principio di sussidiarietà al principio di chi ha tempo libero.
   In secondo luogo, appare molto significativo il soffermarsi di Pizzolato sulla tensione che s’innesca fra meccanismi di democrazia partecipativa e deliberativa: bisogna, in particolar modo, essere avveduti dei rischi della partecipazione, che in quanto spontanea non è mai totalmente inclusiva, e rischia di prestarsi a protagonismi e personalizzazioni eccessive da parte di chi la viva come un meccanismo di promozione, anziché del bene comune, di sé stesso o del proprio gruppo. Occorre invece, secondo il relatore, rivalutare i meccanismi della deliberazione, ossia, fuor di metafora, i canali istituzionali (e costituzionali) dell’agire politico, ricordando la definizione dossettiana di Stato come “strumento di reformatio sociale”.
   L’intensa serata di lavori è stata chiusa da un intervento del prof. De Martin, presidente del Comitato Scientifico dell’Istituto Bachelet, che ha fatto eco alle sollecitazioni provenienti da un ampio e vivace dibattito, nel quale è emerso il coinvolgimento del pubblico dei partecipanti.
   Fra i problemi della partecipazione giovanile alla politica, pare di poter dire, in ultima analisi, come uno snodo fondamentale sia quello rappresentato dalla apparente contraddizione tra una partecipazione “dal basso”, vivace ma spesso non abbastanza incisiva, ed un circuito istituzionale in crisi, incapace di offrire risposte convincenti, eppure (ancora) principale detentore delle leve della decisione pubblica.  Sembra che la vera sfida per le generazioni giovanili di questo difficile torno di tempi sia proprio quella di riuscire a trasformare la “partecipazione” in “rappresentanza”, facendosi protagonisti di un’azione di profondo rinnovamento attraverso il servizio disinteressato ed appassionato al buono ed al giusto.

Giulio Stolfi
   
      
    

Propositi per la ripresa dell’attività associativa nel 2012

Propositi per la ripresa dell’attività associativa nel 2012

 E’ consuetudine religiosa fare buoni propositi per il futuro. Questo riguarda sia la vita individuale che quella di un gruppo con il nostro. E lo si fa ripensando alle esperienze passate, nello sforzo di migliorarsi e con la fiducia di riuscirci. Pur cercando onestamente di essere realisti, per non ingannarsi sulle cose come sono, sono infatti estranei a una prospettiva di fede i pronostici infausti sul futuro, poiché confidiamo sempre che alle nostre forze e alle nostre buone intenzioni si aggiunga un ausilio benefico del quale pensiamo che la storia sia permeata.
 Sintetizzo di seguito alcune proposte, che mi piacerebbe discutere con voi.
 1.Intensificare le relazioni personali in modo da dare maggiore continuità alle attività del gruppo.
  Nel corso delle riunioni ho sentito che alcuni di noi vorrebbero intensificare le relazioni personali, perché non si riducano solo al ritrovarsi due volte la settimana, il martedì pomeriggio alle cinque per la riunione e la domenica mattina alle nove per la Messa.
 Potremmo iniziare a farlo scambiandoci reciprocamente i recapiti e  contando gli assenti a quei due appuntamenti fissi settimanali. Chiediamoci che cosa è capitato a coloro che non sono venuti. Forse hanno bisogno di aiuto, anche solo di una voce amica. Interessiamoci agli altri. Costituiamo una unità specificamente dedicata alla ricerca degli assenti. Prendiamo a modello l’esempio biblico del buon pastore, che non si dà pace fino a che non ha ritrovato la pecora che manca nell’ovile.
2.Migliorare la partecipazione personale alle attività del martedì.
  Penso che a ciascuno piacerebbe dire la propria più spesso. Negli ultimi due mesi abbiamo iniziato a sperimentare consuetudini in tal senso. Mi pare che i risultati siano stati buoni. Occorrerà prepararsi, riflettere su ciò che può essere più utile al gruppo. E anche misurare i tempi, in modo da dare spazio anche agli interventi di altri.
 Dobbiamo sforzarci, penso, di venire alla riunione del martedì pensando di poter essere noi stessi l’evento atteso.
3.Il canto.
 Premetto di essere stonato. Ho però sposato una donna che sa cantare e che può aiutarci in questo.
 Di quando in quando ho notato che alcune signore hanno provato a intonare le canzoni dell’AC della loro gioventù. La persona che canta la sua fede, crede con gioia  e in più mostra di  amare ciò che crede, secondo quanto sosteneva Agostino d’Ippona (1). E’ anche un modo di rafforzare la coesione del gruppo, suscitando potenti moventi emotivi.
4.Uno sguardo fiducioso sul futuro.
 Cerchiamo di attuare una disciplina personale in cui ci sforziamo di avere uno sguardo fiducioso sul mondo che ci circonda e sul futuro, in cui sono all’opera potenti forze di bene e, innanzi tutto, quella che è il fondamento della nostra speranza religiosa. La nostra critica delle cose sbagliate che ci sono nelle società in cui siamo immersi non sia mai a sfondo reazionario. Non è vero che ogni giorno, nell’iniziare le preghiere rituali delle lodi, recitiamo il salmo che fa ammenda delle mormorazioni di Massa e Meriba, quando gli israeliti sognarono di tornare indietro, al servaggio del Faraone?
5.Apertura alle forze nuove della società.
  Convinciamoci dell’importanza di coinvolgere maggiormente forze più giovani della società. Siamo portatori di una grande e onorevole tradizione, della quale ancora vi è necessità. Non dobbiamo acquietarci in una specie di  condizione di sopravvissuti in attesa della definitiva scomparsa.
6.Sostegno dei sacerdoti.
  Proponiamoci di sostenere i nostri preti nel loro faticoso e difficile ministero, in particolare nei loro eventuali momenti di sconforto e di sfiducia. Non aggraviamo i loro problemi mettendo di mezzo anche i nostri, personali e di gruppo. Non pretendiamo da loro ciò che non possono dare, in particolare soluzioni che tocca a noi laici  ideare e sperimentare, in famiglia, nel lavoro, nell'associazione.
7. Mantenere rapporti di amicizia e di stima con gli altri gruppi.
 In parrocchia non siamo l’unico gruppo che c’è e gli altri gruppi hanno anche idee e modi di fare che non coincidono con i nostri. Lasciamoci ammaestrare dalla storia della nostra confessione religiosa, che fu esaltante ma anche  sanguinosa e tremenda, come quella di  ogni grande movimento della società in fondo è stata. Impariamo, dai tempi nuovi in cui viviamo, il modo di coesistere e collaborare democraticamente con gente che la pensa diversamente. Non lanciamo scomuniche  e anatemi, per i quali del resto non abbiamo neppure l’autorità. Freniamo la lingua, asteniamoci da chiacchiere  inutili, dannose e dolorose sugli altri. Cerchiamo invece di conoscerli meglio e di apprezzarne l'azione e i risultati positivi. In una comunità come si vorrebbe che fosse quella parrocchiale ogni gruppo è complementare agli altri, non alternativo.
8.Conoscere meglio la dottrina della nostra fede.
 Proponiamoci di dedicare un po’ del  nostro tempo insieme a revisionare la nostra personale conoscenza delle principali verità della fede. L’autoformazione culturale è un’attività che caratterizza fortemente l’Azione Cattolica.
9.Acquisire una maggiore consapevolezza dei problemi con i quali le nostre comunità di fede oggi si confrontano.
 Alcuni temi sono all’ordine del giorno tra coloro che condividono le nostre idee religiose. Cerchiamo di  conoscerli meglio e di rifletterci su e, se possibile, di ideare un nostro apporto. Uno di essi è ad esempio quello della disciplina giuridica delle famiglie. Un altro è quello che riguarda l’organizzazione del mondo del lavoro.
 L’Azione Cattolica, in diverse occasioni nel corso dell’anno, li esplicita e li tratta. Cerchiamo di essere maggiormente in linea con questo lavoro.
10.Parlare agli altri.
 Pensiamo ad occasioni per far conoscere ad altri le nostre idee di fede, secondo l’impegno che abbiamo assunto aderendo all’Azione Cattolica. Non come piazzisti porta a porta del religioso o con spirito di proselitismo, ma come gente che non riferisce solo a sé medesima tutto ciò che fa e che pensa, e che sente di aver bisogno degli altri e di essere stata mandata verso di loro.

(1) da Agostino di Ippona, Enarrationes in psalomos, 72,1:
Defecerunt laudes quae cantantur in Deum. Molestam rem et quasi luctuosam videtur nuntiare. Qui enim cantat laudem, non solum laudat, sed etiam hilariter laudat: qui cantat laudem, non solum cantat, sed et amat eum quem cantat. In laude confitentis est praedicatio: in cantico amantis affectio.
[traduzione libera:Agostino di Ippona, Riflessioni sui salmi: Non si celebra più Dio cantando. Sembra allora che si stiano annunciando cose moleste  e tristi. Chi canta la propria fede, non solo canta, ma in più mostra di credere con gioia e di amare le verità che proclama.  Nelle parole c’è la fede e nel canto l’amore.]

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli.