INFORMAZIONI UTILI SU QUESTO BLOG

Questo blog è stato aperto da Mario Ardigò per consentire il dialogo fra gli associati dell'associazione parrocchiale di Azione Cattolica della Parrocchia di San Clemente Papa, a Roma, quartiere Roma - Montesacro - Valli, un gruppo cattolico, e fra essi e altre persone interessate a capire il senso dell'associarsi in Azione Cattolica, palestra di libertà e democrazia nello sforzo di proporre alla società del nostro tempo i principi di fede, secondo lo Statuto approvato nel 1969, sotto la presidenza nazionale di Vittorio Bachelet, e aggiornato nel 2003.

This blog was opened by Mario Ardigò to allow dialogue between the members of the parish association of Catholic Action of the Parish of San Clemente Papa, in Rome, the Roma - Montesacro - Valli district, a Catholic group, and between them and other interested persons to understand the meaning of joining in Catholic Action, a center of freedom and democracy in the effort to propose the principles of faith to the society of our time, according to the Statute approved in 1969, under the national presidency of Vittorio Bachelet, and updated in 2003.

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L’Azione Cattolica Italiana è un’associazione di laici nella chiesa cattolica che si impegnano liberamente per realizzare, nella comunità cristiana e nella società civile, una specifica esperienza, ecclesiale e laicale, comunitaria e organica, popolare e democratica. (dallo Statuto)

Italian Catholic Action is an association of lay people in the Catholic Church who are freely committed to creating a specific ecclesial and lay, community and organic, popular and democratic experience in the Christian community and in civil society. (from the Statute)

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Questo blog è un'iniziativa di persone di fede aderenti all'Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa e manifesta idee ed opinioni espresse sotto la personale responsabilità di chi scrive. Esso non è un organo informativo della parrocchia né dell'Azione Cattolica e, in particolare, non è espressione delle opinioni del parroco e dei sacerdoti suoi collaboratori, anche se le persone di Azione Cattolica che lo animano le tengono in grande considerazione.

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Scrivo per dare motivazioni ragionevoli all’impegno sociale. Lo faccio secondo l’ideologia corrente dell’Azione Cattolica, che opera principalmente in quel campo, e secondo la mia ormai lunga esperienza di vita sociale. Quindi nell’ordine di idee di una fede religiosa, dalla quale l’Azione Cattolica trae i suoi più importanti principi sociali, ma senza fare un discorso teologico, non sono un teologo, e nemmeno catechistico, di introduzione a quella fede. Secondo il metodo dell’Azione Cattolica cerco di dare argomenti per una migliore consapevolezza storica e sociale, perché per agire in società occorre conoscerla in maniera affidabile. Penso ai miei interlocutori come a persone che hanno finito le scuole superiori, o hanno raggiunto un livello di cultura corrispondente a quel livello scolastico, e che hanno il tempo e l’esigenza di ragionare su quei temi. Non do per scontato che intendano il senso della terminologia religiosa, per cui ne adotto una neutra, non esplicitamente religiosa, e, se mi capita di usare le parole della religione, ne spiego il senso. Tengo fuori la spiritualità, perché essa richiede relazioni personali molto più forti di quelle che si possono sviluppare sul WEB, cresce nella preghiera e nella liturgia: chi sente il desiderio di esservi introdotto deve raggiungere una comunità di fede. Può essere studiata nelle sue manifestazioni esteriori e sociali, come fanno gli antropologi, ma così si rimane al suo esterno e non la si conosce veramente.

Cerco di sviluppare un discorso colto, non superficiale, fatto di ragionamenti compiuti e con precisi riferimenti culturali, sui quali chi vuole può discutere. Il mio però non è un discorso scientifico, perché di quei temi non tratto da specialista, come sono i teologi, gli storici, i sociologi, gli antropologi e gli psicologi: non ne conosco abbastanza e, soprattutto, non so tutto quello che è necessario sapere per essere un specialista. Del resto questa è la condizione di ogni specialista riguardo alle altre specializzazioni. Le scienze evolvono anche nelle relazioni tra varie specializzazioni, in un rapporto interdisciplinare, e allora il discorso colto costituisce la base per una comune comprensione. E, comunque, per gli scopi del mio discorso, non occorre una precisione specialistica, ma semmai una certa affidabilità nei riferimento, ad esempio nella ricostruzione sommaria dei fenomeni storici. Per raggiungerla, nelle relazioni intellettuali, ci si aiuta a vicenda, formulando obiezioni e proposte di correzioni: in questo consiste il dialogo intellettuale. Anch’io mi valgo di questo lavoro, ma non appare qui, è fatto nei miei ambienti sociali di riferimento.

Un cordiale benvenuto a tutti e un vivo ringraziamento a tutti coloro che vorranno interloquire.

Il gruppo di AC di San Clemente Papa si riunisce due sabati al mese, alle 17, e anima la Messa domenicale delle 9.

Dall’anno associativo 2025\2026 sono in programma:

  • condivisione di brevi podcast informativi sul Catechismo per gli adulti e sul Compendio della dottrina sociale della Chiesa;
  • un gruppo di lettura e dialogo in videoconferenza, utilizzando anche contenuti pubblicati sul quotidiano Avvenire;

Per partecipare alle riunioni in videoconferenza sulla piattaforma Zoom verrà inviato via email o whatsapp il link di accesso. Delle riunioni in videoconferenza verrà data notizia sul blog e le persone interessate potranno chiedere quel link inviando una email a ardigo.mario@virgilio.it ,comunicando il loro nome, l’indirizzo email a cui desiderano ricevere il link, la parrocchia di residenza e i temi di interesse.

La riunione in videoconferenza t sarà attivata cinque minuti prima dell’orario fissato per il suo inizio.

Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

NOTE IMPORTANTI / IMPORTANT NOTES

-SUGGERIMENTI, OBIEZIONI, RICHIESTE DI RETTIFICA POSSONO ESSERE INVIATI AI REDATTORI DEL BLOG INDIRIZZANDO A ardigo.mario@virgilio.it , INDICANDO UN INDIRIZZO EMAIL AL QUALE SI DESIDERA ESSERE CONTATTATI.

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ON THE WEBSITE www.bibbiaedu.it THE ITALIAN TRANSLATIONS OF THE BIBLE CEI2008, CEI1974, INTERCONFESSIONAL IN CURRENT LANGUAGE AND THE BIBLICAL TEXTS IN ANCIENT GREEK AND ANCIENT JEWISH MAY BE CONSULTED. WITH A FUNCTIONALITY OF THE WEBSITE THE VARIOUS TEXTS MAY BE COMPARED.

-ALL’INDIRIZZO https://www.educat.it/ POSSONO ESSERE LETTI I CATECHISMI PROPOSTI DALLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA E IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA.

AT https://www.educat.it/ YOU CAN READ THE CATECHISM PROPOSED BY THE ITALIAN EPISCOPAL CONFERENCE AND THE CATECHISM OF THE CATHOLIC CHURCH.

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martedì 20 marzo 2012

Domenica 25-3-12 - letture

Domenica 25-3-12 –  Lezionario dell’anno B per le domeniche e le solennità – 5° domenica di Quaresima  – 1° settimana del salterio – colore liturgico: viola

Prima lettura – dal libro del profeta Geremia (Ger 31, 31-34)

 Ecco, verranno   giorni –oracolo del Signore-, nei quali con la casa d’Israele e con la casa di Giuda concluderò un’alleanza nuova. Non sarà come l’alleanza che ho concluso con i loro padri, quando li ho presi per mano per farli uscire dalla terra d’Egitto, alleanza che essi hanno infranto, benché io fossi loro Signore. Oracolo del Signore. Questa sarà l’alleanza che concluderà con la casa d’Israele dopo quei giorni –oracolo del Signore-: porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. Non dovranno più istruirsi l’un l’altro, dicendo: “Conoscete il Signore”, perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande –oracolo del Signore-, poiché io perdonerò le loro iniquità e non ricorderò più il loro peccato.


Salmo responsoriale -  dal salmo 51

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore:
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro.

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.

Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Insegnerò ai ribelli le tue vie
e i peccatori a te ritorneranno.

Seconda lettura –  dalla lettera agli Ebrei (Eb 5, 7-9)

  Cristo, nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo dalla morte e, per il suo pieno abbandono in lui, venne esaudito. Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono.

Vangelo – dal Vangelo secondo Giovanni  (Gv 12, 20-33)

 In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che rea di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: “Signore, vogliamo vedere Gesù”. Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: “E’ venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuol servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre glorifica il tuo nome”. Venne allora una voce dal cielo: “L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!”. La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato  un tuono. Altri dicevano: “Un angelo gli ha parlato”. Disse Gesù: “Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me”. Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.


lunedì 19 marzo 2012

Lettera di Pasqua - da Annarosa

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

   IL CUORE DI GESU’ DEVE REGNARE                              VIENI,SPIRITO SANTO, VIENI

AVE MARIA!
                               
                                               SANTA PASQUA 2012
Carissimi,
nel libro Potenza Divina d’Amore (Palestrina –XXIII ristampa – ed. marzo 2008) è riportata una commovente preghiera:
  O dolcissimo Gesù, Figlio Unigenito del Padre, il mio cuore è tutto per Te (pag.81).
 Meditando queste parole, anzi contemplando la Parola di Dio, incarnatasi per noi, adoriamo il Cuore di Gesù, delicatissimo e sensibilissimo ad ogni espressione di amore e premura nei suoi confronti. Mi piace ricordare alcuni episodi della sua vita, per provare quanto ha patito per il disprezzo, gli insulti, i rifiuti verso la sua amabile persona e quanto sia stato riconoscente per l’accoglienza e l’affetto a Lui rivolti.
 Penso all’unzione della donna, mentre Gesù si trovava a Betania in casa di Simone il lebbroso. Non solo la loda per il suo gesto, ma alle rimostranze di alcuni discepoli promette:
“In verità vi dico che dovunque, in tutto il mondo, sarà annunziato il Vangelo, si  racconterà pure in suo ricordo ciò che ella ha fatto” (Mc 14, 3-9)
 E Dio che è fedele ha mantenuto la sua promessa: quando leggiamo il Vangelo ammiriamo la donna che ruppe un vasetto di alabastro pieno di olio profumato di vero nardo di gran valore e versò l’unguento sul capo del Maestro.
 Un episodio non riportato dai Vangeli, ma entrato nella tradizione della Chiesa e nella sesta Stazione della Via Crucis, è quello della carità con cui una donna (la Veronica) terge il volto inondato di sangue di Gesù, vincendo con l’amore ogni rispetto umano (cfr “Passo Christi” ed. Opera del S. Cuore, FI, 1943). Il Salvatore lascia infatti sul candido lino l’immagine del suo viso, straziato dalle sofferenze e dalle torture subite, in riconoscenza della compassione dimostratagli.
 Ancora una volta Gesù si commuove al dolore di Maria di Magdala, che, dopo essere corsa ad avvisare gli Apostoli Pietro e Giovanni, non riesce a staccarsi dal sepolcro vuoto.
 Gesù non era ancora salito al Padre, quindi rimanda il suo ingresso in Cielo per le lacrime di Maria! Maria, da parte sua, riconosce solo alla dolce voce che la chiama per nome il Diletto suo cuore, che ne fa la Sua prima testimone presso i fratelli dell’annunciata Risurrezione.
 Come è buono Gesù, quanto ci ama! Come possiamo ricambiarlo? Amandolo con tutto il nostro povero cuore e amando il prossimo per amor suo, come è suo desiderio.
 E siamo riconoscenti (cfr Col 3-15)! Pensiamo al lebbroso sanato che ritornò a ringraziare: il Signore lo salvò, liberandolo anche dalla lebbra del peccato (Lc 17, 15-19).
 Per mano di Maria Santissima, nostra tenerissima Madre, avviamoci verso la nostra Pasqua, di accettato dolore e di radiosa gloria.
                                                          Auguri di santità!
                                                                                         Annarosa    

sabato 17 marzo 2012

Quaresima 2012 – riflessioni

Quaresima 2012 – riflessioni

  La Quaresima è un richiamo indispensabile, perché la polvere dei giorni si insinua nel nostro spirito, lo rende opaco, pesante, zavorrato, non attento alle indicazioni per seguire il Signore. Quando si sperimenta il deserto, abitato dai serpenti e dalla fiere, affiora minacciosa la tentazione di non credere più in Lui e di rinnegarlo. Può sembrare un paradosso, ma sono queste le ore della vicinanza a Dio e le ore della tentazione. Quaresima significa, per me, prova, esame, diagnosi profonda di me stesso, per verificare se Dio veramente in me esiste o è solo apparenza e atteggiamento superficiale.
 Ma ci sono i deserti che sorgono dalla vita, le esperienze che mettono alla prova la fiducia in Dio. Le morti dei propri cari, i tradimenti dei figli, le divisioni delle famiglie, l’incomprensione nei matrimoni, nelle amicizie, i momenti di sventura e di violenza strappano  al cuore il grido: “ma Dio dov’è?”. Il rifiuto di alcune verità fa male; tutto si fa deserto. Ore di amarezza, di scoraggiamento, di sconforto, ore di smarrimento, perché non sai che cosa fare. Momenti tristi nei quali cadono le sicurezze, in cui la Parola perde il suo significato, non sorregge: e allora, proprio allora, hai bisogno in questo deserto di dissetarti, hai le labbra asciutte e aride, hai bisogno di una goccia d’acqua;  e questa acqua cristallina, fresca, è l’acqua che scaturisce dalla Parola di Cristo, è l’immagine della croce, dalla quale sgorga senza mai seccarsi l’acqua dissetante del suo costato. E Dio in questi momenti ti chiede: “Credi in me, vuoi seguirmi? Sì o no?”. Se è Sì, senti che il tuo cuore si alleggerisce, non è più indurito, palpita e senti la sua voce, che è quella di Dio, di Cristo, del Salvatore. Non aprire la mente, ma il cuore. Non porti domande, ascolta la mia voce, perché io ti amo senza misura. E allora assieme a Lui attraversiamo il deserto e ad ogni passo vi è un’oasi dove attingere la gioia della vita, e poi quella della resurrezione assieme a Lui e accanto al Padre.
 E allora la Quaresima diventa un richiamo forte a rinnovarsi, a purificarsi. E questo possiamo fare se camminiamo insieme a Lui, come i due sulla via di Emmaus. Specialmente per chi scende la sera, e gli ultimi raggi del suo tramonto lo avvolgono di un tepore di quiete e di serenità, inizia il secondo viaggio, quello verso l’eternità. Allora  quel deserto, che è silenzio e solitudine del cuore, diventa luogo privilegiato, perché non siamo soli, ma bene accompagnati da Cristo Gesù, tentato più di noi. Potremmo, se volessimo, non percorrere quel deserto. Vi sono i piaceri della vita, le vittorie, la gloria, la ricchezza, la lussuria, e quanti desideri e quanta allegria. Ma Dio non abbandona mai le sue creature, Dio opera, come dice  Manzoni, non per farle soffrire, ma per prepararle a una vita migliore, quella insieme a Lui, partendo dal sorriso di un bimbo, dallo stelo di un fiore, dalle rughe della vecchiaia, dalla parola di un sacerdote e dal nuovo giorno, in cui l’alba annuncia il nuovo uomo, il Figlio dell’uomo. Ed è il momento delle rinunce, dell’elemosina, del digiuno, della carità. Allora, anche il terreno del deserto, prima arido e desolante, diventa fertile e capace di germogliare, sempre e soprattutto nel nome di Cristo.
 Darà anche frutti, quelli della pace con noi e con gli altri, dell’amore fra di noi, verso gli altri; della speranza nostra e degli altri. Può apparire paradossale pensare che il dolore con Cristo sia il sentiero stesso della gioia, certo non riducibile alle categorie dell’intelligenza umana, ma a quella della fede, che vuol Dire amare Dio con autenticità. Diceva un teologo: “La croce  è dentro l’amore”. In questo cammino di Quaresima, l’animo si  dispone all’accoglienza dell’amore di Dio e lo traduce pregando, pregando, pregando. Per un attimo pensiamo alla sua misericordia nei nostri confronti di peccatori incalliti: Gesù non giudica, ma è giudicato, Gesù non condanna, ma è condannato, Gesù non rifiuta ma è il rifiutato. In questi giorni di cammino per incontrare il Cristo Risorto, l’uomo si scopre un peccatore perdonato,  un traditore assolto e amato. E, nella sofferenza di questo deserto che avvertiamo durante la nostra vita, rivolgiamo gli occhi verso quella croce, nella quale l’agonia del Cristo è dono grande di amore verso di noi e invito ad aprire il cuore ad accogliere ogni giorno il suono amico e armonioso della sua voce che ci chiama, che è vicina a noi, che è con noi, che è già dentro di noi, per capire che la morte è una trasformazione per risorgere con Lui accanto al padre, e che la vita genera la vita facendo con Lui lo stesso percorso del Calvario.
 Fratelli e sorelle, ci stiamo preparando alla primizia che è quella della santa Pasqua, la Risurrezione del Cristo di Nazareth, il fondamento della nostra fede.

 Ciccio – Azione Cattolica San Clemente Papa

I giovani e la politica - mie riflessioni

I giovani e la politica  - mie riflessioni

 Il presidente mi ha chiesto di sviluppare il tema “giovani e politica” su cui qualche giorno fa, su questo stesso blog, ha scritto mia figlia Beatrice, liceale diciottenne.
  So che tra i cattolici impegnati nell’associazionismo si discute molto di “giovani e…” e, qualche volta, si vuole anche parlare ai giovani. Si dice “giovane” e si ha in mente un tipo umano tra i diciotto e i venticinque anni che pensa solo a  sesso-musica-telefonino-computer-alcol/droga-sballo-tifo sportivo e che dopo la Cresima non si è visto più in chiesa (lo si rivedrà solo, forse, per il suo Matrimonio –che fallirà ben prima del compimento del fatidico settennio-, per  Matrimoni di altri, per Battesimi e Cresime di figli, funerali). Uno sterotipo generazionale. Questo orientamento dipenderà del fatto che a parlare di e a sono spesso degli ultracinquantenni?
 In genere un cinquantenne è come invisibile per un giovane tra i diciotto e i venticinque, se non ne è il genitore. E anche in questo caso non è facile parlare con il giovane. Ci scherzava su una “striscia” di cartoni statunitense che fino a qualche anno fa veniva pubblicata sul settimanale Linus. E’ un fatto reale e difficilmente evitabile, almeno in una società come la nostra, dominata dagli ultracinquantenni. Tra la mezz’età e la prima giovinezza c’è un’enorme differenza umana, che non sempre il cinquantenne coglie più, mentre la sente con molta forza il ventenne. Non è solo un fatto culturale, ma anche biologico. Il modo in cui una persona di mezz’età pensa al sesso è, ad esempio, molto distante dall’esperienza di chi è appena uscito dall’adolescenza. Certe volte il cinquantenne cerca ancora di mimare l’età più giovane, ma alla fine gli mancano le forze. Certe cose, poi, non sono più al centro dei suoi interessi. Spesso ha carichi di famiglia ed essi prendono molte delle sue energie. Poi c’è il lavoro e nella mezz’età si compete spesso per le posizioni di comando. Nell’età ancora più avanzata si ha il prestigio sociale conseguito in passato e si è impegnati (spesso vanamente) a mantenerlo anche in quiescenza. Per un ventenne tutto questo è ancora da venire, da realizzare, da sopportare. Si valutano le opportunità, nell’amore come in altri campi. Per quello che ricordo dalla mia giovinezza, c’è ansia di provare tutto, per accaparrarsi il meglio. E’, in fondo, il portato di una legge di natura che vediamo all’opera anche nelle popolazioni degli animati non umani.
 Le società si organizzano secondo leggi che mirano a garantire la stabilità delle organizzazioni. In una popolazione come quella italiana, con un’età media veramente molto alta, questo favorisce, e forse addirittura privilegia, i più anziani e i loro cosiddetti diritti acquisiti. I più giovani vivono quindi uno stato di minorità. Man mano che aumentano i  più anziani, diventa sempre più arduo uscire da quella condizione, non essere considerati più dei “giovani”.  Anni fa si parlò di “giudice ragazzino” a proposito di una persona matura, adulta, un uomo fatto.
 I più anziani temono il cambiamento, perché di solito vivono un situazione sociale che li avvantaggia. Inoltre sperimentano il decadimento fisico, inevitabile ma fronteggiato con le cure, molto costose per la collettività, che oggi sono disponibili  e, in Italia, gratuite. Quando non si arriva più a fare le cose si vorrebbe essere aiutati. Da chi? Dai più giovani, naturalmente. Ma i più anziani sono il passato e i  più giovani sono invece biologicamente lanciati verso il futuro.
 Osserviamo popolazioni umane che sono fatte di giovani, di meno giovani e di anziani. Ideologicamente vorremmo fare di esse un popolo, cosa che richiede di comporre quelle pluralità di esistenze in una unità. Lo tentiamo anche nella nostra religione: ci concepiamo infatti come popolo unificato dall’idea religiosa. In questo probabilmente cerchiamo di correggere la natura, secondo le cui leggi la solidarietà intergenerazionale non c’è o c’è poco. In natura è legge la violenza e i più forti sottomettono ed emarginano, quando non uccidono, i più deboli, e questi ultimi sono di solito i più anziani. In religione vorremmo che fosse legge la biblica agàpe, come dire l’esperienza del mettersi insieme a pranzo con gli altri, idealmente con tutti gli altri, condividendo la gioia del pasto. Per farlo occorre però  costruire dei legami, dei rapporti, un dialogo con  coloro che vogliamo coinvolgere. Questo è piuttosto difficile tra i più anziani e i più giovani.
 Non vorrei parlare dei giovani, ma con  coloro che sono più giovani di me, diciamo la fascia generazionale 20-50 anni. E’ appunto per questo che, in via sperimentale, ho iniziato questo blog. Ma, per ora, mi manca quasi del tutto la materia essenziale per il dialogo, vale  a dire persone di quell’età con cui discutere. Come padre ho il privilegio di poter parlare con le mie figlie, che appunto sono nella prima giovinezza. Avverto in loro il timore dell’esclusione sociale, di essere schiacciate dalle regole di una società di più anziani che non sembra avere bisogno di loro, per la quale loro sono semplicemente un problema. Di più non so dire, perché le persone non ci si può limitare a “figurarsele”, bisogna conoscerle veramente.
 Da qualche anno ogni tanto ritorno sul pensiero di Giuseppe Mazzini, che fu un grande mobilitatore di masse giovanili. Andava contro quello che gli storici chiamano il “Regime Antico”. Incitava al cambiamento rivoluzionario. Vedeva l’Italia, popolo “giovane” come altri popoli dei suoi tempi, ad esempio quello polacco, schiacciata dal vecchio ordine. Pensava a un’Europa unita dall’amore, ma spingeva i più giovani alla violenza della guerra, anche della guerra civile, per cambiare. In tutt’Italia gli hanno dedicato strade e piazze, ma oggi, credo, non accetteremmo più quei metodi. Eppure probabilmente non ci sarà modo di fare spazio ai più giovani senza abbandonare alcune delle idee a cui i più anziani sono attaccati. Il problema è che, nelle società europee di oggi, la democrazia, che consente cambiamenti anche radicali con metodi non violenti, è dominata da maggioranze composte dai più anziani. Il problema si fa naturalmente più acuto in  religione, dove non si pratica, se non in maniera residuale,  la democrazia e in cui vige l’avanzamento sociale per cooptazione decisa dai più anziani, per di più solo maschi.
Mario Ardigò – Azione Cattolica San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli




Dal presidente – il libro “Laicità in dialogo.I volti della laicità nell’Italia plurale” di Chiara Canta

Dal presidente – il libro “Laicità in dialogo.I volti della laicità nell’Italia plurale” di Chiara Canta

  L’ultimo libro di Chiara Canta (professore ordinario di sociologia all’Università di Roma Tre) dedicato a “Laicità in dialogo. I volti della laicità nell’Italia plurale” è stato presentato giovedì 15 marzo all’Istituto Luigi Sturzo. Il tema è d’attualità e riguarda il rapporto tra la religione e la politica. “Da una parte ci sono i fautori della città di Dio che reclamano leggi che scaturiscono dal Vecchio Testamento, dal Vangelo e dal Corano e che ad essi si ispirano, dove il ‘sacro’ costituisce l’ambito di vita in cui l’autorità appaia ‘segno’ e ‘sacramento’ di Dio. Dall’altra parte si collocano i sostenitori di una città degli uomini retta e regolata dagli uomini stessi e dove l’autorità diviene espressione delle decisioni umane senza ingerenze religiose ‘estranee’. Si potrebbe dire: da una parte la religione con tutti i suoi apparati, dall’altra la scienza con tutte le sue articolazioni”.
Se si torna indietro con la storia possiamo ricordare che “l’imperatore Augusto aveva assommato nella sua persona ambedue i poteri, religioso (divus) e secolare (imperator). Fino a quando, in quello stesso periodo di tempo, in Palestina, un uomo non rovesciò la logica del conflitto, intendendo sia l’uno che l’altro genere di potere come servizio e, perciò, escludendo la lotta. La sua natura ‘sacerdotale’ e la sua funzione ‘regale’ si fusero nella vocazione di servizio agli uomini. Così, la figura di Gesù Cristo diviene dirimente: laico ante litteram. Il suo insegnamento si sviluppò intorno alla netta distinzione tra potere religioso e potere politico: a Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio; rimangono distinti, ma non in conflitto, ciascuno con le proprie caratteristiche e i propri ambiti di competenze e di responsabilità; ciascuno riconosciuto e rispettato”.
Interessanti le pagine dedicate ai diversi profili di “laici”: la laicità del credente, la laicità filosofico-gnoseologica, la laicità dei non credenti (laicismo), la laicité, la laicità dell’’ateo devoto’. Come pure l’analisi dei rapporti della laicità con la libertà religiosa, con la secolarizzazione, con la post-modernità, con l’Islam, verso un’idea di laicità dialogante.


Dal presidente: l’incontro di martedì 13 marzo 2012 del gruppo di AC

Dal presidente: l’incontro di martedì 13 marzo 2012 del gruppo di AC

 Bella riunione, stimolante e partecipata. Apre Ciccio Frangone che legge una sua riflessione sulla Quaresima, testimoniando il suo coinvolgimento esistenziale nella prospettiva del “deserto” e delle direzioni di una vita nuova da costruire. La prima lettura della quarta domenica di Quaresima (tutte le letture sono disponibili nel blog) ricorda la fine della deportazione degli ebrei e le parole di Ciro che si impegna a ricostruire il tempio di Gerusalemme. La lettura (2 Cronache 36) è stata commentata dall’Aria “Dio di Giuda” del Nabucco di Giuseppe Verdi. Lo splendido salmo 136 (Lungo i fiumi di Babilonia, là sedevamo e piangevamo ricordandoci di Sion. Ai salici di quella terra appendemmo le nostre cetre) è stato commentato dal “Va pensiero” dal Nabucco, cantato in coro. Sono stati poi letti Efesini 2 e Giovanni 3 con la storia di Nicodemo. Don Jim ha spinto a vivere la Quaresima come un tempo di pulizia interiore e di liberazione dagli idoli per riacquistare la capacità di accogliere la Parola di Dio: “Fratelli, Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia siete salvati”. Mario Ardigò ha infine presentato le sue riflessioni sul ruolo dei cattolici a partire da un testo di Gustavo Zagrebelsky. Del vivace dibattito seguito dà conto lo stesso Mario nel blog.

martedì 13 marzo 2012

Come influire da cattolici sulla società? – mie riflessioni dopo la riunione di stasera

Come influire da cattolici sulla società? – mie riflessioni dopo la riunione di stasera

 Torno dalla riunione di stasera del nostro gruppo di Azione Cattolica. Sullo spunto di un articolo di Gustavo Zagrebelski del 2008, si è accesa la discussione su come influire, da cattolici, sulla società, in modo da diffondere le nostre idee. Si deve essere più uniti, ad esempio in un solo partito politico, al modo in cui lo si era nella Democrazia Cristiana? Si è però osservato che quel partito non rappresentava del tutto le idealità dei cattolici.  E’ stato anche obiettato che  gli altri partiti che, nei nostri tempi, dicono di essere sensibili alle istanze della Chiesa non soddisfano del tutto. Io ho replicato che l’impegno in un partito è solo una delle tante forme in cui si può cercare di rendere concreto il proposito di agire sulla collettività in cui viviamo. Ognuno di noi è inserito in qualche comunità, ad esempio quella del lavoro. E’ in quel contesto che  ci si può innanzi tutto  attivare, ma con spirito religioso, senza l’ansia del risultato immediato e soprattutto senza proporsi l’obiettivo irraggiungibile dell’unanimità dei consensi. L’importante è mantenere la capacità  e la voglia di agire, di entrare in contatto con gli altri, in particolare noi laici. E di avere o conseguire  quel particolare tipo di sapienza pratica che consiste nel proporre le nostre buone ragioni in termini che possano essere ben compresi dai nostri interlocutori. Non dovremmo essere “pescatori di uomini”? Infine ho osservato che noi cattolici manteniamo, anche nelle società molto secolarizzata di oggi, una notevole forza di influenza sociale, anche se qualche volta ci consideriamo, sconsolati, in minoranza, soprattutto su certi temi etici. Non significa naturalmente che i più siano effettivamente obbedienti agli insegnamenti religiosi, ma che nella società il riferimento al sistema etico cattolico è ancora piuttosto diffuso (se non erro, circa il 70% degli italiani si dice ancora credente al modo dei cattolici) e che i nostri capi religiosi, i vescovi e il Papa, sono ascoltati in molte questioni, quindi che le loro parole di solito non cadono nel vuoto. Questo ci costituisce, come laici cattolici, in una posizione di maggiore responsabilità verso la società in cui viviamo.
Mario Ardigò – Azione Cattolica San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro Valli