Azione Cattolica – F.A.Q.
(domande più frequenti)
In occasione della ripresa delle attività del gruppo parrocchiale di AC di San Clemente papa, domani 1 ottobre, alle ore 17, diffondo una edizione aggiornata delle F.A.Q.
(le risposte alle
F.A.Q. che seguono sono frutto di una elaborazione fatta da Mario Ardigò, sulla
base di quello che pensa di aver capito dell’Azione Cattolica. Non esprimono
necessariamente il pensiero dei vertici associativi, né rappresentano
un’interpretazione autentica dell’ideologia associativa – I lettori sono quindi
invitati a verificarne personalmente la
correttezza e fedeltà e a far pervenire eventuali rettifiche o integrazioni
all’account <marioardigo@yahoo.com>; di esse si darà atto nel blog)
1. L’Azione Cattolica è Chiesa
cattolica?
L’Azione Cattolica è una delle
associazioni di laici inserite nell’organizzazione della Chiesa cattolica
italiana. Il suo statuto è approvato dal Consiglio
Episcopale Permanente della Conferenza
Episcopale Italiana. Vi sono diverse altre associazioni che hanno analoghe caratteristiche
di particolare legame con l’organizzazione della Chiesa cattolica italiana.
2. Chi è il laico?
Il laico è il fedele
cattolico che non è né diacono, né prete, né vescovo (vale a dire membro dell’ordine sacro) e che non appartiene a un
ordine religioso o a una congregazione religiosa (che non è, ad esempio, frate
o suora; monaco o monaca) (si veda la definizione che del termine laico si dà nella Costituzione dogmatica
del Concilio Vaticano II Lumen Gentium,
al n. 31).
3. Per essere un fedele cattolico laico è indispensabile aderire
all’Azione Cattolica?
No.
4. Se un fedele cattolico laico ha già aderito ad un altro gruppo
religioso laicale o ha il proposito di farlo, può associarsi all’Azione
Cattolica?
Sì. L’adesione all’Azione Cattolica non è esclusiva. Si può
far parte di altri gruppi laicali.
5. L’Azione Cattolica è un gruppo di spiritualità?
No. Ciò che caratterizza l’Azione Cattolica non è un particolare tipo di spiritualità, anche se i
gruppi locali e le altre articolazioni associative esprimono anche una vita
spirituale. Ciascun associato manifesta poi la propria, liberamente scelta.
Alla vita associativa partecipano i Sacerdoti Assistenti per contribuire ad
alimentare la vita spirituale e il senso apostolico.
6. L’Azione Cattolica è un gruppo di preghiera?
No, anche se nelle riunioni associative vi sono momenti di
preghiera.
7.L’Azione Cattolica è un gruppo di approfondimento biblico?
No, anche se associandosi ci si impegna ad approfondire le
tematiche bibliche.
8. L’Azione Cattolica è un gruppo di approfondimento culturale?
No, anche se associandosi ci si impegna a conoscere e capire
di più del mondo in cui si vive.
9. L’Azione Cattolica è un gruppo per il catecumenato?
No. La conversione, il catechismo per il Battesimo e il
Battesimo sono dati per presupposti. Nella nostra parrocchia è costituita
un’organizzazione specifica per queste esigenze.
10. L’Azione Cattolica è un gruppo per il catechismo?
No, anche se associandosi ci si impegna ad approfondire le
verità di fede. Nella nostra parrocchia è stata costituita un’organizzazione
che si occupa specificamente del catechismo, per i fedeli di tutte le età.
11. L’Azione Cattolica è un gruppo di propaganda religiosa?
No. Essa infatti vuole stabilire con i propri interlocutori
una relazione molto più profonda.
12. L’Azione Cattolica è un gruppo che lavora per il proselitismo
religioso o associativo?
L’Azione
Cattolica è certamente impegnata, in diretta collaborazione con il Papa e i
vescovi, a far conoscere il Vangelo, ad esporre le verità di fede, a far
comprendere gli ideali religiosi cristiani, a presentare correttamente il fine
e l’azione della Chiesa nel mondo e il significato della sua liturgia, a
raggiungere gli altri nel loro bisogno di religiosità, ad aiutare tutti a
migliorarsi secondo la fede professata
e, in particolare, a capire come fare per meglio favorire l’accettazione nel
mondo di quegli ideali. Ma il proselitismo religioso o associativo, l’obiettivo
di “far numero”, di “distribuire tessere”, non è tra le sue finalità dirette, anche se il
riavvicinamento alla vita della parrocchia e adesioni associative possono
effettivamente conseguire dalle sue attività.
13.L’impegno degli associati all’Azione Cattolica parrocchiale è
principalmente in parrocchia?
L’Azione Cattolica ha
come primo impegno la presenza e il servizio nella Chiesa locale, quindi anche
nella parrocchia. Tuttavia, in quanto associazione di laici, in essa è fondamentale
l’impegno nella società civile, luogo privilegiato dell’azione laicale, per
favorire l’affermazione dei valori religiosi.
14. Associandosi all’Azione Cattolica si è sottoposti ad un giudizio
sulla propria vita?
No.
15. L’adesione all’Azione Cattolica richiede un cambiamento di vita?
No. L’associazione si ritiene arricchita dai doni che le
provengono dalle diverse condizioni ed esperienze di quanti partecipano alla
sua vita.
16. L’adesione all’Azione Cattolica comporta particolari pratiche religiose?
No.
17. L’adesione all’Azione Cattolica comporta particolari pratiche di vita, oltre quelle raccomandate a
tutti i fedeli laici?
No.
18. L’adesione all’Azione Cattolica richiede un particolare livello
culturale o scolastico?
No.
19. L’adesione all’Azione Cattolica si sviluppa per gradi iniziatici,
vale a dire da livelli inferiori a livelli superiori di perfezione?
No. Si è membri a pieno titolo fin dal primo giorno e fin
quando si vuole.
20. Per chi è l’Azione Cattolica?
L’Azione Cattolica è per tutti
i fedeli laici cattolici e di tutti i
fedeli laici cattolici.
21. L’Azione Cattolica risolve i problemi personali degli associati?
Gli associati si impegnano anche a
favorire la comunione fra di loro, quindi anche all’aiuto reciproco, ma non è
detto che dall’associarsi in Azione
Cattolica derivi la soluzione dei propri problemi personali. Non farei quindi molto affidamento su questo
aspetto.
22. L’Azione Cattolica risolve, in particolare, i problemi affettivi o
di socialità?
Può accadere. Ma non
è scontato che accada. Non vi farei molto affidamento.
23. Le persone che, associandosi, si spendono per le finalità
dell’Azione Cattolica devono aspettarsi riconoscimenti o corrispettivi, anche
solo morali o affettivi?
No. Ci si associa perché si sente bisogno di agire in gruppo
in relazione a certi obiettivi che si pensa di non poter raggiungere individualmente.
Ma, come tutte le esperienze sociali umane, anche quella nei gruppi di Azione Cattolica finisce in genere per deludere certe alte aspettative, almeno sotto
il profilo umano. Solo alla lunga e considerandola complessivamente,
specialmente verso la fine di una vita, se ne può essere in fondo soddisfatti, soprattutto
se la si considera con sguardo
soprannaturale, andando contro le apparenze, in spirito evangelico.
24. Chi comanda in Azione Cattolica?
L’Azione Cattolica
è retta su basi democratiche. Tuttavia i
suoi presidenti, a tutti i livelli (nazionale, diocesano, locale) sono
nominati dall’autorità ecclesiastica, su proposta dei rispettivi consigli. A
livello della parrocchia, l’Azione
Cattolica è presente con un’associazione
parrocchiale, che è un’articolazione di quella diocesana. Gli organi
dell’associazione parrocchiale di Azione
Cattolica sono: l’assemblea parrocchiale (programma la
vita associativa e verifica l’attuazione del programma; elegge il consiglio
parrocchiale); il consiglio parrocchiale
(promuove lo sviluppo della vita associativa secondo le linee del programma
approvato dall’assemblea; assicura la presenza dell’associazione nelle strutture
di partecipazione ecclesiale; mantiene i rapporti di amichevole collaborazione
con le gli altri gruppi della parrocchia; propone al parroco la nomina del
presidente parrocchiale); il/la presidente
parrocchiale (nominato/a dal parroco, sentito il vescovo ausiliare
territorialmente competente - promuove e
coordina l’attività del consiglio parrocchiale; convoca e presiede l’assemblea
parrocchiale; insieme al consiglio tiene costanti rapporti con il parroco; si
fa garante degli amichevoli rapporti con l’associazione diocesana; rappresenta
l’associazione parrocchiale).
25. Ma, insomma, quali sono le caratteristiche per le quali l’Azione
Cattolica si differenzia da altri gruppi laicali?
Non è né facile né
semplice rispondere a questa domanda. Bisogna considerare non solo gli statuti
associativi, ma anche la storia dell’Azione
Cattolica italiana. E, per quanto riguarda gli statuti associativi, bisogna
saper intendere bene il sofisticato
gergo teologico con cui sono stati scritti.
Nello statuto
nazionale (articoli 1 e 2) è scritto che l’Azione
Cattolica è fatta di laici che si impegnano liberamente, per impregnare
dello spirito evangelico le varie comunità e i vari ambienti. Più avanti
(art.3) è scritto che gli associati si impegnano in particolare anche ad informare dello spirito cristiano le scelte
da loro compiute con propria responsabilità personale, nell’ambito delle realtà
temporali (cioè, traducendo dal gergo teologico, nella società civile). E, ancora, (art.11) che quella in Azione Cattolica è un’esperienza popolare e democratica. Essa poi è presentata come rivolta alla crescita della comunità
cristiana e si dice animata dalla tensione verso l’unità, da costruire partendo da diverse
esperienze e condizioni di vita. Nell’Atto
Normativo Diocesano della Diocesi di
Roma è scritto che l’esperienza in Azione
Cattolica è una palestra di democrazia e di responsabilità civile.
La storia. Dalla fine
del Settecento cominciano a diffondersi e ad essere attuati, a partire
dall’Europa, ideali democratici di organizzazione sociale. Si produce una
profonda e tragica frattura tra l’organizzazione di vertice della Chiesa
cattolica, espressa dal clero, e i movimenti democratici. Essa attraversa i
popoli evangelizzati. In Italia si complica per l’interferenza del potere
temporale dei Papi con la questione dell’unità nazionale. L’esperienza storica
dell’Azione Cattolica è stata la manifestazione di vari tentativi
di realizzare, senza rompere l’unità
ecclesiale, una partecipazione di popolo
alla missione della Chiesa attuata con maggiore responsabilità laicale e
secondo criteri di non esclusiva soggezione gerarchica, sia ideale e
programmatica che pratica, almeno nelle cose che riguardano l’organizzazione
della società civile. In ciò consiste appunto la sua tendenziale democraticità. L’impegno nel sociale è
venuto poi assumendo anche il significato di un tentativo di comporre la
plurisecolare diffidenza dei vertici ecclesiali, e quindi anche della teologia
ritenuta ortodossa dall’autorità, verso le acquisizioni delle scienze contemporanee,
sia naturali che umane. Infine, dal punto di vista politico, quello di mediare
per giungere al superamento del risentimento storico del papato per la perdita
del potere temporale in Italia e della storica indifferenza dei vertici ecclesiali
verso i regimi politici democratici rispetto a quelli non democratici o
addirittura antidemocratici (venuta meno solo nel 1944 con il radiomessaggio
natalizio del Papa Pio XII, mentre ancora agli inizi del secolo il Papa allora
regnante aveva condannato l’idea di una democrazia cristiana). Con ciò è chiaro che si è trattato di un’azione che ha
riguardato non solo la società civile, ma anche la stessa Chiesa. Essa si
inquadra in un movimento storico di pensiero e di azione i cui ideali hanno
trovato ampia espressione nei documenti del Concilio Vaticano II (svoltosi a
Roma, nella Città del Vaticano, dal 1962 al 1965). A partire da tale evento l’Azione Cattolica, sotto la presidenza di
Vittorio Bachelet, ha fatto della piena attuazione, nella Chiesa e nel mondo,
dei principi stabiliti da Concilio Vaticano II
uno dei suoi principali obiettivi.
26. Vediamo che nel gruppo di Azione Cattolica in San Clemente Papa
prevalgono gli elementi più anziani. Perché?
Il gruppo si trova in
una fase di passaggio. In realtà è composto da persone di diverse età, dai
vent'anni ai novanta. E' portatore di una tradizione culturale importante che
deve passare da una generazione all'altra: questo è il lavoro che attualmente è
in corso. Nei decenni passati l'attenzione del laicato si è forse concentrata
su altri temi, ritenuti più urgenti, e su altre esperienze religiose. Oggi dai
vescovi italiani viene un rinnovato appello ai laici cattolici per un impegno
che corrisponde a quello tipico di Azione Cattolica.
La partecipazione alla
riunione del martedì alle cinque del pomeriggio può risultare difficoltosa a
chi lavora e si deve occupare di figli ancora bambini o molto giovani. Ci sono
altre modalità per tenersi in contatto. I più giovani possono pensare a
incontri a loro specificamente dedicati. E' importante tuttavia mantenere
un'occasione periodica di incontro per tutti gli associati, appunto per
favorire il passare di una tradizione di generazione in generazione.
Nell'organizzazione nazionale e diocesana dell'Azione Cattolica vi sono settori
distinti per le varie età e condizioni della vita. Tuttavia il lavoro che si fa
parte dall'idea che c'è un unico popolo
che attraversa la storia dell'umanità.
Per chi vi volesse
approfondire segnalo i seguenti link:
Statuto AC Nazionale:
Atto normativo diocesano:
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma,
Monte Sacro, Valli