Di generazione in generazione
Il catechismo dei
bambini assomiglia a quello che si fa nelle aule di scuola negli stessi anni.
Mi pare però di aver capito che, se si considerano le cose più a fondo, sia tutto molto diverso.
Portiamo i nostri figli
alle elementari e alle medie perché imparino a leggere, scrivere e far di conto e quel minimo di nozioni che
servono per capire la società in cui vivono e muoversi in essa. Quello che si
insegna viene dall'esterno, in genere non ne siamo responsabili. Compriamo i
libri e vi troviamo quello che serve. Quel tipo di istruzione è obbligatoria
per legge e l'organizzazione che la somministra andrà avanti con o senza di
noi. I ragazzi devono imparare certe cose e periodicamente si verifica che lo
abbiano fatto. Sono cose utili per la loro vita, se non imparano sarà peggio
per loro, ma tutto lì. Cresceranno, invecchieranno e anche loro, come gli avi
che li hanno preceduti, passeranno. E con loro passerà anche il risultato di
quel lavoro che su di loro si è fatto da bambini.
Per l'istruzione
religiosa credo che sia diverso. Vorrei provare a renderne l'idea.
Nella fede, le cose
che abbiamo ricevuto ci sono affidate e ne siamo responsabili davanti a coloro
che ci hanno preceduto e a coloro che ci seguiranno. Davanti alle generazioni e
davanti ai secoli: di generazione in generazione,
nel secoli dei secoli, si recita in molte preghiere. Dico
"responsabili", ma non è ancora il termine giusto. Diciamo così: noi
abbiamo effettivamente il potere di interrompere una tradizione religiosa che
ci giunge da secoli lontani e che non è destinata solo a noi, ma ai secoli
venturi, non solo ai nostri figli, ma ai figli dei nostri figli e così via. Le nostre vite sono un elemento indispensabile
per trasportare la fede dal passato al futuro. Quando lavoriamo sui nostri
figli in materia di fede non lo facciamo solo per loro, ma per le generazioni
future. Ciò che facciamo su di loro non passerà con loro. Non sempre ci si
riflette, ma, ad esempio, considerate quanto della nostra fede ci è giunto dai
nonni. E quanto, attraverso il loro ricordo, da avi ancora più lontani nel
tempo.
Nel decidere di dare
un'istruzione religiosa ai nostri figli noi valutiamo, anche se non sempre
esplicitiamo questo tipo di scelta che comunque facciamo, se la fede sia stata
e sia una cosa buona anche per l'intera umanità, per quella del passato, per
quella di oggi e per quella che verrà. Quello che noi diciamo della fede a un
nostro figlio bambino, passerà alla generazione seguente. Noi possiamo
impedirlo.
Nella società del
nostro tempo ci sono idee diverse sul ruolo che la religione ha svolto nella
storia. C'è chi la considera un insieme di superstizioni pericolose, di idee
sbagliate sul mondo, sulle cose della natura e su quelle degli esseri umani. C'è
chi ricorda i fatti tremendi che hanno accompagnato nei secoli l'esperienza
religiosa: la storia della nostra religione è stata particolarmente violenta e
sanguinosa e il fatto che essa abbia ricalcato, più o meno, i costumi
dell'umanità del passato non ci conforta, perché quei costumi appunto sono
passati, mentre noi dobbiamo decidere se radicare un'esperienza nel presente e
se tramandarla nel futuro. C'è infine chi fa presente che la religione è stata
anche uno strumento di asservimento dei ceti di popolo più poveri e meno
istruiti verso quelli più ricchi e colti, i quali, imposto il loro dominio con
la loro forza sociale, pretendevano di consolidarlo controllando anche le anime
dei sottoposti. Io voglio essere sincero, non sono un piazzista dello spirito che nasconde le magagne. Tutte queste
obiezioni che ho esposto hanno un fondamento di verità, non possiamo passarvi
sopra superficialmente. Oggi riflettervi sopra
è diventato addirittura un dovere religioso, in particolare dopo gli
insegnamenti impartiti durante il Grande Giubileo dell'anno 2000, su cui
potrete trovare ulteriori informazioni su questo stesso blog.
Ho detto che abbiamo
la possibilità di interrompere l'esperienza religiosa, ma aggiungo che abbiamo
anche la possibilità di modificarla. La tradizione di fede non passa inerte
attraverso le nostre vite, essa ne risente, nel bene o nel male. Per millenni,
ad esempio, si è tramandato in religione il veleno dell'antigiudaismo, dal
quale solo molto recentemente (tenendo conto dei tempi lunghi delle cose di
fede) abbiamo cominciato a liberarci. L'impegno a emendarci dalle cose del
passato che nella nostra epoca giudichiamo inaccettabili è stato iniziato in
forma liturgica e grandiosa proprio durante l'Anno Santo del 2000, in
particolare in una cerimonia solenne, presieduta dal Papa Giovanni Paolo 2° il
12 marzo 2000, in cui si è focalizzata la preghiera comune sulle cose sbagliate
che si riconosceva essere state compiute in passato in religione e in cui si
sono pronunciati una serie di "mai
più!". Non è tutto compiuto. Si è iniziato un lavoro che, di
generazione in generazione, ci siamo impegnati a proseguire. Prendiamone
conoscenza, perché esso è parte di
quello che, oggi, si siamo impegnati collettivamente a fare.
Dunque, poniamoci
dinanzi alla storia dell'umanità, e prendiamo posizione: dobbiamo andare avanti
o finirla qui?
La fede è stata un
rifugio per gli esseri umani, di generazione in generazione, da millenni. La
natura, con il suo travaglio, e noi in essa, tutto ciò che nasce e passa,
sembra poca cosa al confronto dell'universo del quale il nostro mondo è solo un
frammento. E siamo consapevoli del male che l'umanità ha prodotto. Quanti sono
gli anni della nostra vita? La vita media si attesta, secondo le statistiche,
intorno agli ottanta. A volta sembra che gli anni della nostra vita svaniscano
in un soffio. Ma, nondimeno, la fede ha continuato a darci gioia, da sempre e
speriamo per sempre. Anche se la vita è fatica, dolore, afflizione. Siamo
persuasi che per qualcosa che ci sarà dato nella fede potremo esultare e gioire
per tutti i nostri giorni. Non dipende solo dalle nostra resistenza. Nella fede
attendiamo che sia rafforzata l'opera delle nostre mani.
Uno dei motivi per
decidere di continuare la tradizione di fede è proprio questo: la fede dà
gioia.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma,
Monte Sacro, Valli