Famiglie
Al tempo del
catechismo delle mie figlie, ogni anno sorgevano delle discussioni, negli
incontri che si facevano tra genitori in parrocchia, quando si affrontava il
tema della famiglia. Ad un certo punto veniva detto che in religione la
famiglia è considerata quella formata da un uomo e una donna che si sposano in chiesa e che vivono insieme per tutta la
vita e dai figli da loro generati. E che questo non solo corrisponde agli
insegnamenti ricevuti, ma che è anche la
scelta migliore nell'interesse di un figlio. Di fatto ci sono famiglie diverse,
formate ad esempio da un solo genitore, o da due genitori che non sono sposati,
o da due persone che erano state sposate con altri o da persone che si occupano
di figli avuti da una precedente relazione con altri o di figli adottivi o
generati con tecniche di fecondazione artificiale con uso di materiale genetico
estraneo alla coppia. Questi diversi modelli, che divergono da quello ideale,
vengono considerati meno buoni. I ragazzi di questi tipi di famiglie vengono comunque
accettati al catechismo e, poiché si usa misericordia,
non si tiene conto di scelte dei loro adulti di riferimento che in alcuni casi
manifestano una condizione di peccato.
Allora i genitori che si trovavano in
queste situazioni osservavano di aver tirato su bene i propri figli, anzi
meglio di molte famiglie considerate in regola. Che, insomma, i loro ragazzi non avevano subìto alcun danno dal
fatto di essere cresciuti in una famiglia diversa. Che l'importante era l'amore
per i ragazzi. Che in molte famiglie normali
questo amore non c'era perché i coniugi litigavano sempre e che, in queste
condizioni, è meglio farla finita o addirittura ricominciare con altri.
Penso, da quello che
ho sentito in giro, che problemi come quelli di cui ho parlato siano proseguiti
negli anni. Oggi, poi, il discorso della misericordia,
che anni fa veniva accettato, viene sentito come offensivo perché comunque
manifesta un giudizio morale su una situazione di peccato che non viene più sentita come tale.
In prospettiva, ma
non è ancora la situazione dell'immediato, analoghi problemi si presenteranno
quando saranno iscritti al catechismo ragazzi i cui adulti di riferimento
saranno coppie di omosessuali, con ruoli materno/paterno, materno/materno o
paterno/paterno. Questo accadrà sicuramente perché la società sta cambiando nel
senso di non tollerare più
discriminazioni di genere, che, già oggi sanzionate in certe situazioni, ad
esempio in materia di lavoro, diverranno illecite in ambiti sempre più vasti e
punite severamente anche dalle leggi penali. Non illudiamoci che si possa
contrastare questo movimento.
Qui non voglio affrontare
le questioni di dottrina che si pongono. Chi voglia spiegazioni sugli
insegnamenti dei capi religiosi in merito potrà chiedere spiegazioni ai preti e
leggere i libri giusti, ad esempio il Catechismo
della Chiesa cattolica o il suo Compendio.
Osservo che la
direttiva dei nostri vescovi è, oggi, quella di accogliere fraternamente anche coloro
che si trovano a vivere in famiglie che divergono in qualche cosa, o anche in
tutto, dal modello considerato ideale. Non
è sempre stato così, abbiamone consapevolezza. Un tempo si pensava che certe
situazioni manifestassero pubblico
scandalo e le persone che vi erano coinvolte non venivano accettate in
chiesa, non si trattava solo di poter fare o di non poter fare la Comunione.
Questo comportava pesanti ripercussioni sui ragazzi, che erano comunque, anche
in quell'ottica, incolpevoli. Se dobbiamo accogliere
fraternamente, non dobbiamo permetterci un giudizio morale sui casi
specifici: chi siamo noi per giudicare?, è stato recentemente osservato da fonte
autorevole.
Parliamo di persone che portano i figli in
chiesa per farli istruire in religione e che sono nostri fratelli e sorelle
nella fede. Chi siamo noi per giudicare?
Le
cose dell'amore sono più complicate di come vengono presentate dai teologi. Di
questo ci si rende ben conto, tanto che a rigidità
teologiche non corrispondono rigidità
pastorali, nel senso che, pur mantenendo le affermazioni di principio, di
fatto non vengono discriminate, se non, in alcuni casi, nell'accesso ai
Sacramenti (ed è già una cosa molto dolorosa per gente di fede), le persone che
hanno costituito o si sono trovate a vivere in famiglie diverse dal modello
ritenuto ideale.
L'osservazione, poi,
che, dal punto di vista dei ragazzi, conta molto l'amore che viene loro
dedicato la trovo giusta.
Per anni ho
frequentato sale terapia in cui si trovavano molte persone che, come me, erano
in pericolo di vita. Si facevano lunghi discorsi sulla nostra situazione e su
quella delle nostre famiglie. Che cosa
accadrà dei miei figli dopo che non ci sarò più?, era uno degli argomenti
che trattavamo. Erano soprattutto le mamme di figli piccoli a porsi in modo più
angoscioso questa domanda. Quei ragazzi sarebbero cresciuti con un genitore
solo, magari aiutato dai nonni e dalle zie e dagli zii dei figli. Io rispondevo,
convinto, che quei bambini avrebbero comunque avuto tutto l'amore che occorreva
loro.
Gli incontri tra i
genitori dei ragazzi del catechismo non sono una scuola di teologia. Tutto si
fa nell'interesse dei ragazzi. Quei genitori sono persone che amano i loro
figli e che ritengono che sia una scelta buona avvicinarli alla chiesa. Io
penso che bisognerebbe partire da questo.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma,
Monte Sacro, Valli