sabato 28 settembre 2013

Famiglie

                              Famiglie

 Al tempo del catechismo delle mie figlie, ogni anno sorgevano delle discussioni, negli incontri che si facevano tra genitori in parrocchia, quando si affrontava il tema della famiglia. Ad un certo punto veniva detto che in religione la famiglia è considerata quella formata da un uomo e una donna che si sposano  in chiesa e che vivono insieme per tutta la vita e dai figli da loro generati. E che questo non solo corrisponde agli insegnamenti ricevuti, ma che  è anche la scelta migliore nell'interesse di un figlio. Di fatto ci sono famiglie diverse, formate ad esempio da un solo genitore, o da due genitori che non sono sposati, o da due persone che erano state sposate con altri o da persone che si occupano di figli avuti da una precedente relazione con altri o di figli adottivi o generati con tecniche di fecondazione artificiale con uso di materiale genetico estraneo alla coppia. Questi diversi modelli, che divergono da quello ideale, vengono considerati meno buoni. I ragazzi di questi tipi di famiglie vengono comunque accettati al catechismo e, poiché si usa misericordia, non si tiene conto di scelte dei loro adulti di riferimento che in alcuni casi manifestano una condizione di peccato.  Allora i genitori che si trovavano in queste situazioni osservavano di aver tirato su bene i propri figli, anzi meglio di molte famiglie considerate  in regola. Che, insomma, i  loro ragazzi non avevano subìto alcun danno dal fatto di essere cresciuti in una famiglia diversa. Che l'importante era l'amore per i ragazzi. Che in molte famiglie normali questo amore non c'era perché i coniugi litigavano sempre e che, in queste condizioni, è meglio farla finita o addirittura ricominciare con altri.
 Penso, da quello che ho sentito in giro, che problemi come quelli di cui ho parlato siano proseguiti negli anni. Oggi, poi, il discorso della misericordia, che anni fa veniva accettato, viene sentito come offensivo perché comunque manifesta un giudizio morale su una situazione di peccato che non viene più sentita come tale.
 In prospettiva, ma non è ancora la situazione dell'immediato, analoghi problemi si presenteranno quando saranno iscritti al catechismo ragazzi i cui adulti di riferimento saranno coppie di omosessuali, con ruoli materno/paterno, materno/materno o paterno/paterno. Questo accadrà sicuramente perché la società sta cambiando nel senso  di non tollerare più discriminazioni di genere, che, già oggi sanzionate in certe situazioni, ad esempio in materia di lavoro, diverranno illecite in ambiti sempre più vasti e punite severamente anche dalle leggi penali. Non illudiamoci che si possa contrastare questo movimento.
 Qui non voglio affrontare le questioni di dottrina che si pongono. Chi voglia spiegazioni sugli insegnamenti dei capi religiosi in merito potrà chiedere spiegazioni ai preti e leggere i libri giusti, ad esempio il Catechismo della Chiesa cattolica o il suo Compendio.
 Osservo che la direttiva dei nostri vescovi è, oggi, quella di accogliere fraternamente anche coloro che si trovano a vivere in famiglie che divergono in qualche cosa, o anche in tutto, dal  modello considerato ideale. Non è sempre stato così, abbiamone consapevolezza. Un tempo si pensava che certe situazioni manifestassero pubblico scandalo e le persone che vi erano coinvolte non venivano accettate in chiesa, non si trattava solo di poter fare o di non poter fare la Comunione. Questo comportava pesanti ripercussioni sui ragazzi, che erano comunque, anche in quell'ottica, incolpevoli. Se dobbiamo accogliere fraternamente, non dobbiamo permetterci un giudizio morale sui casi specifici: chi siamo noi per giudicare?,  è stato recentemente osservato da fonte autorevole.
  Parliamo di persone che portano i figli in chiesa per farli istruire in religione e che sono nostri fratelli e sorelle nella fede. Chi siamo noi per giudicare?
  Le cose dell'amore sono più complicate di come vengono presentate dai teologi. Di questo ci si rende ben conto, tanto che a rigidità teologiche non corrispondono rigidità pastorali, nel senso che, pur mantenendo le affermazioni di principio, di fatto non vengono discriminate, se non, in alcuni casi, nell'accesso ai Sacramenti (ed è già una cosa molto dolorosa per gente di fede), le persone che hanno costituito o si sono trovate a vivere in famiglie diverse dal modello ritenuto ideale.
 L'osservazione, poi, che, dal punto di vista dei ragazzi, conta molto l'amore che viene loro dedicato la trovo giusta.
 Per anni ho frequentato sale terapia in cui si trovavano molte persone che, come me, erano in pericolo di vita. Si facevano lunghi discorsi sulla nostra situazione e su quella delle nostre famiglie. Che cosa accadrà dei miei figli dopo che non ci sarò più?, era uno degli argomenti che trattavamo. Erano soprattutto le mamme di figli piccoli a porsi in modo più angoscioso questa domanda. Quei ragazzi sarebbero cresciuti con un genitore solo, magari aiutato dai nonni e dalle zie e dagli zii dei figli. Io rispondevo, convinto, che quei bambini avrebbero comunque avuto tutto l'amore che occorreva loro.
 Gli incontri tra i genitori dei ragazzi del catechismo non sono una scuola di teologia. Tutto si fa nell'interesse dei ragazzi. Quei genitori sono persone che amano i loro figli e che ritengono che sia una scelta buona avvicinarli alla chiesa. Io penso che bisognerebbe partire da questo.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma, Monte Sacro, Valli