Che cosa cerchiamo nella fede?
Una vita religiosa può essere abbastanza
impegnativa. Ne vale la pena?
Per molti le idee e
consuetudini religiose sono state apprese da bambini e sono il frutto di un
orientamento impresso dai genitori. Ad un certo punto, però, da grandi si è
scelto di rimanere nella fede dell'infanzia. Perché?
Sono domande che ci
si fa quando i figli hanno l'età del
primo catechismo.
Per i figli cerchiamo
il meglio. La religione rientra in questo?
Ci sono diversi
motivi per cui si sceglie o, comunque, si accetta di dare un'educazione
religiosa a un figlio.
Una volta c'era la
pressione sociale. Ricordo che ai tempi della mia infanzia veniva considerato
strano non manifestarsi in qualche modo, anche superficialmente religiosi. Siccome
i più si mostravano religiosi e di solito si segue ciò che tutti fanno, li si
seguiva anche i questo. Poi c'è il fatto che la fede può abbellire una persona.
Molte persone di fede sono ammirate, esponenti del clero e non. Entrare una
comunità religiosa animata da certi sentimenti fraterni può dare sicurezza,
perché ci sarà sempre qualcuno, anche al di fuori della cerchia dei propri
cari, a cui rivolgersi nelle difficoltà. In religione si può trovare una
cerchia di amici con cui fare belle esperienze insieme; tra di loro si può
anche trovare la persona che ci sarà compagna nella vita. Si può pensare che
solo il timore della dannazione eterna possa dare ad un essere umano un saldo
orientamento etico, non legato solo al soddisfacimento delle proprie passioni e
dei propri appetiti. Temiamo la
malasorte e pensiamo di poterci assicurare una protezione soprannaturale. Le
persone che amiamo, innanzi tutto i genitori e i nostri compagni, sono
religiosi e non vogliamo dispiacer loro non manifestandoci tali. L'idea della
morte ad un certo punto comincia a spaventarci e ci rassicura l'idea che ci sia
qualcosa dopo. Di fede ci hanno
parlato persone che stimiamo e alle quali crediamo; la religione allora ci
sembra una soluzione efficace per tanti nostri problemi esistenziali ("Chi siamo? Da dove veniamo? Dove
andiamo?". La realtà che viviamo è fatta anche di molta sofferenza e
vorremmo tirarcene fuori, ma non sappiamo come; le prospettive di fede
leniscono un po' il dolore. Vediamo gente cattiva che ha successo un po'
dovunque e pensiamo sia giusto che non l'abbiano vinta fino alla fine; la
religione ci rassicura su questo. La nostra vita è diventata un po' come un
carcere; per tirare avanti ci serve pensare che non sarà un ergastolo, che non
sarà per sempre, ma che per noi verrà
una liberazione che non sia solo una caduta nel nulla. Le sofferenze altrui ci muovono a compassione, non ci
rassegniamo ad esse: è possibile che questo sentimento esista solo nel cuore di
persone, come noi, la cui vita in fondo passa tanto presto e sia del tutto estranea
al fondamento dell'universo? Non accettiamo il mondo così com'è, ma tutto ci
prova che è il solo che esiste; allora cerchiamo di convincerci che sia diverso
e, anzi, giungiamo a sperarlo, anche se realisticamente questa speranza appare
vana, è, in fondo, speranza contro ogni speranza. Ci pare che l'essere stati religiosi
abbia migliorato la nostra vita in qualche cosa. Le storie bibliche e quelle
dei santi ci affascinano, ci propongono una interpretazione della realtà in cui
viviamo che emotivamente ci coinvolge. Ci piacciono le liturgie, le cerimonie
religiose: quando vi partecipiamo il mondo sembra cambiare.
Potrei continuare a
lungo. Nelle idee religiose che ho esposto, ci sono per caso i vostri moventi?
Di solito, quando si
riceve un'istruzione religiosa da bambini, si è accompagnati in religione da
persone che ci vogliono bene e da cui dipendiamo in tutti e poi, crescendo,
scegliamo di essere religiosi in base a vari moventi, che a volte variano nel
corso della nostra vita, a seconda delle situazioni in cui ci troviamo. La
decisione sulla fede può essere più o meno superficiale, a seconda delle
ragioni che ci spingono ad essere persuasi di una religione. Nella vita di un
fedele si possono osservare tempi di maggiore religiosità e tempi in cui la
fede conta meno. In una civiltà come la nostra che è ancora fortemente permeata
del cristianesimo, spesso non si sperimenta una vera e propria conversione. Col tempo si approfondisce
la fede, a volte sembra così di riscoprirla, ma, in fondo, essa rimane sempre
quella della propria infanzia. Ci possono essere correzioni di rotta, avvicinamenti
e allontanamenti dalla comunità religiosa di riferimento. Una partecipazione più
o meno intensa alle liturgie, in particolare alla Messa e ai sacramenti. Si può
avere più o meno consuetudine con i testi sacri e una conoscenza più o meno
ampia del sistema concettuale secondo il quale la fede è storicamente espressa.
Ma, insomma, spesso, guardando onestamente alla propria vita, si può
riconoscere che la fede religiosa è rimasta una costante in essa, e questo pur
riconoscendo le cose che non sono andate come dovevano. Probabilmente è questa
la condizione di molti dei genitori che, in questa settimana iscriveranno i
propri figli al primo catechismo.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma,
Monte Sacro, Valli