Annuncio, insegnamenti, catechesi
La dimensione
collettiva, sociale, della religiosità e il fatto che, conseguentemente, le
cose della fede bisogna sentirsele dire
da altri, non è quindi sufficiente ragionarci
su da sé stessi, nella propria interiorità, spiega come si arriva che ad un
certo punto si debba andare, o, da bambini, si venga portati, al catechismo.
C'è un nucleo
fondamentale delle nostre convinzioni religiose, attorno al quale ruota tutto,
è che è abbastanza semplice da dire. E' il tesoro prezioso, la perla rara, ciò
che come società di gente di fede abbiamo tramandato nei millenni, di
generazione in generazione, cercando di essere fedeli a ciò che avevamo
ricevuto. Questo è quello che nel greco antico, la lingua dei più antichi testi
del Nuovo Testamento che ci sono pervenuti, veniva definito come chèrigma, che significa, appunto, annuncio. Esso risuona costantemente nella liturgia, ad esempio
nella Messa, anche se a volte non ci facciamo più molto caso e altre volte forse
non riusciamo più a individuarlo facilmente.
L'annuncio, per quello che ho capito, non è il primo livello di
qualche cosa che poi può essere successivamente ampliato. L'annuncio riguarda il fondamento di
tutto, dal punto di vista religioso. Contiene tutto. La persona religiosa lo
porta sempre al centro della propria vita interiore. Che fare, però, dopo che
lo si è udito, se si vuole sapere come comportarsi? E' in questo momento che si
è indirizzati a una collettività religiosa. Infatti per sapere che fare dopo sono necessari degli insegnamenti
ulteriori. Nel greco antico essi venivano definiti con la parola didaché, che significa insegnamento. Conoscere la didaché è indispensabile per orientarsi in religione, appunto
perché la fede è un fatto collettivo, nessuno se l'inventa da sé e nessuno, da
sé, sa dirigere la propria vita verso la meta indicata nell'annuncio.
Gli insegnamenti
religiosi costituiscono un corpo vastissimo, perché, nei due millenni della
storia cristiana si è ragionato e scritto molto in materia di fede, in tutte le
terre e in tutti i popoli in cui il cristianesimo si è diffuso. Nessuno ha oggi
la capacità di conoscere tutto ciò che è stato pensato e scritto in merito.
Eppure tutti hanno la possibilità di conoscere l'essenziale di ciò che serve
per vivere religiosamente. Questo si deve all'opera della Chiesa, che si è
sforzata di renderlo comprensibile ad ogni persona. Sono state ideate delle
formule brevi, che possono essere imparate a memoria e recitate come preghiere,
per tenere a mente le cose fondamentali. Poi si sono organizzate delle forme di
insegnamento ben ordinate, per ogni età, per ogni cultura, per ogni lingua, per
spiegare la fede ricevuta. Questa è la catechèsi,
una parola che deriva dal termine greco antico che suona nello stesso modo: catèchesi, che originariamente definiva
l'insegnamento orale.
Catechismi sono anche chiamati i testi che vengono utilizzati per
quell'insegnamento delle cose fondamentali della fede. Ne sono stati scritti
molti, alcuni dei quali hanno avuto una maggiore importanza. Ve ne sono per
bambini, ragazzi e per adulti.
La Chiesa cattolica
si è data, nel 1992, un nuovo catechismo, il quale è un testo
piuttosto complesso, che si vuole costituisca anche un modello per tutti gli
altri catechismi e, in genere, per i ragionamenti religiosi. Ne è stata
pubblicata una versione semplificata, a domande e risposte, che è il compendio di quel catechismo. I vescovi
italiani hanno poi promosso la pubblicazione di altri catechismi, adatti a
tutte le età della vita.
Ma la catechesi non consiste solo
nell'insegnare quello che è scritto nel
libro, inteso come il testo di un catechismo. Non si cerca solo di far
conoscere nozioni, ma di aiutare a
costruire una vita religiosa. Un aspetto molto importante è, ad esempio,
l'accompagnare nella preghiera. Un altro è la lettura di brani della Bibbia.
Poi c'è l'insegnamento su come si partecipa alle liturgie. Ma c'è dell'altro
ancora. Mi pare di aver capito che la catechesi richieda una spiegazione data
da persone che siano anche dei testimoni,
gente che con la propria esperienza di vita renda credibile quello che
racconta. Il sacerdote è un maestro di questo tipo. Egli opera sotto la
direzione del vescovo e si serve anche di collaboratori non sacerdoti. La
catechesi è un compito molto importante della Chiesa che vi presta particolare
cura. Si cerca di insegnare e spiegare la fede comune, non le idee personali di
questa o quella persona, di questo o quel gruppo.
Io, quando frequentai
il catechismo da bambino, nella stessa parrocchia di San Clemente, avevo un catechismo
a domande e risposte che veniva fatto
imparare a memoria. Lo conservo ancora. Si intitolava Primi elementi della dottrina cristiana.
La prima domanda era:
"Chi ci ha creato?"
La risposta: "Ci ha creato Dio".
Allora non avevo molto ragionato su Dio,
ma per me egli era molto vicino al mio parroco
di allora, don Vincenzo, una persona molto autorevole. A volte, a catechismo,
facevamo chiasso, e molto. Ad un certo punto sentivamo i passi di don Vincenzo
che si avvicinava all'aula e tacevamo tutti. Colsi una qualche analogia con la
situazione in cui si erano trovati Adamo ed Eva dopo aver mangiato del frutto
dell'albero vietato, quando mi lessero
quel brano del libro biblico della Genesi
dove si narra:
"Poi udirono il
rumore dei passi del Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del
giorno, e l'uomo, con sua moglie, si nascose dalla presenza del Signore Dio, in mezzo agli alberi
del giardino" [Genesi 3,8 - versione CEI 2008]
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma,
Monte Sacro, Valli