La Settimana
di preghiera per l’unità dei cristiani del 2026
Si noti:
-i testi del materiale per la celebrazione della Settimana
di preghiera per l’unità dei cristiani sono tratti da:
-la cronologia
della storia della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani può essere
letta alla pagina WEB:
Siamo nella Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Nella
nostra parrocchia non ci sono state iniziative in merito. Il tema è molto
importante in considerazione dell’incredibile ferocia della violenza con cui le
Chiese cristiane istituite nel mondo e i regimi politici che si di esse avevano
fondato la loro legittimazione si sono combattuti fin da molto vicino alle
origini e fino a non molto tempo fa. La svolta, per la Chiesa cattolica, si è
avuta solo a seguito del Concilio Vaticano 2º, celebrato a Roma tra il 1962 e
il 1965, in più sessioni.
All’Angelus di domenica scorsa, papa Leone 14° ci ha detto:
Inizia oggi la Settimana di Preghiera per
l’Unità dei Cristiani. Le origini di questa iniziativa risalgono a due secoli
fa, e il Papa Leone XIII l’ha molto incoraggiata. Proprio cent’anni fa, per la
prima volta, vennero pubblicati “Suggerimenti per l’Ottavario di preghiera per
l’unità dei cristiani”. Il tema di quest’anno è tratto dalla Lettera agli
Efesini: «Un solo corpo e un solo Spirito, come una sola è la speranza a cui
siete stati chiamati» (Ef 4,4). Le preghiere e le
riflessioni sono state preparate da un gruppo ecumenico coordinato dal
Dipartimento per le Relazioni Interreligiose della Chiesa Apostolica Armena.
Invito pertanto tutte le comunità cattoliche a rafforzare, in questi giorni, la
preghiera per la piena unità visibile di tutti i cristiani.
Questo nostro impegno per l’unità si deve accompagnare
coerentemente con quello per la pace e per la giustizia nel mondo.
E’ stata preparata una liturgia per la celebrazione della preghiera per
l’unità dei cristiani. Da essa traggo la preghiera che vi leggo:
Signore
della Grazia, Dio di tutti, Tu sei Guida per chi è smarrito, Luce per chi è
nelle tenebre. I nostri occhi sono rivolti a te, ascolta le nostre preghiere.
Che il Sole della tua gloria risplenda, dando vita e luce a ogni creatura,
dall’oriente all’occidente, dal settentrione al meridione. Che i raggi del
mattino della tua eterna primavera risveglino noi che attendiamo la tua venuta.
O Gesù Cristo, Luce da Luce, dimora in noi,
che ci siamo riuniti per adorare il tuo santo e prezioso Nome. Fa’ che il tuo
splendore vivificante accenda in noi un amore più intenso gli uni per gli altri
e che la tua Luce sfavillante ci guidi verso un’unità sempre più profonda. Come
fiori diversi nel giardino del tuo Regno, possa il tuo splendore divino farci
sbocciare in armonia. E così, come un unico corpo, possiamo sempre lodare e
glorificare con gioia te, il Padre e lo Spirito Santo, ora e sempre e nei secoli
dei secoli. Amen.
La proposta di pregare per l’unità dei cristiani venne nel 1840 da un
prete anglicano, quindi della Chiesa
nazionale inglese, poi passato alla Chiesa cattolica.
La pratica della settimana di preghiera venne
iniziata nel 1908 da un prete della Chiesa episcopale statunitense, facente
parte della comunione anglicana, Paul Wattson, anch’egli poi passato alla
Chiesa cattolica.
Leggo dal sito di Frati
Francescani dell’Atonement [in inglese: espiazione nel senso di riparare
un errore, dall’inglese
antico “at-one-ment”, cioè: rendere “uno” di nuovo, in particolare per ristabilire l’unità dopo una frattura
(morale o spirituale)
https://www.fratiatonement.org/chi-siamo/padre-paul-wattson/
Nel 1898, in collaborazione con una sorella in spirito – Lurana White –
fondò la Society of the Atonement [leggi a-TÒUN-ment] (Società dell’Atonement),
[…]
Nella sua vita […] Padre Paul è stato
un vero apostolo dell’unità e della carità cristiana, un ardente francescano,
un autentico missionario dell’At-One-Ment. Tutta la sua esistenza è stata
orientata al lavoro per la realizzazione della preghiera che Gesù Cristo fece
nella Sua ultima cena: “Ché tutti siano una cosa sola: come tu, Padre, sei in
me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che
tu mi hai mandato”. (Gv 17, 21)
Padre Paul è principalmente noto per il segno che ha impresso alla
storia religiosa del XX secolo, essendo egli l’iniziatore, nel 1908, di quella
pratica che oggi conosciamo con il nome di Settimana di Preghiera per l’unita
dei Cristiani, che ogni anno viene celebrata in tutto il mondo dalle varie
confessioni cristiane unite.
La pratica di questa settimana di preghiera si
venne ampiamente diffondendo anche nella Chiesa cattolica.
Dal 1958, il Consiglio ecumenico delle Chiese
fondato nel 1948 tra protestanti, ortodossi e anglicani, iniziò a preparare il
materiale per la celebrazione della settimana di preghiera. Dal 1968 a questa
attività partecipa anche la Santa Sede, anche se la Chiesa cattolica non fa
parte del Consiglio ecumenico delle Chiese.
Per la Settimana di preghiera di quest’anno,
la preparazione del materiale era stata affidata alla Chiesa apostolica armena,
che fa parte del ramo dell’Ortodossia chiamato delle Chiesa ortodosse
orientali, per distinguerlo dall’Ortodossia detta bizantina di tradizione greco-slava, che riconosce il
primato dei patriarcati di Costantinopoli-Bisanzio e di Mosca. Il testo è stato
poi revisionato e messo a punto da una Commissione internazionale perché fosse
accettato da tutte le Chiese coinvolte nell’iniziativa. Dietro di me, vedete un
disegno raffigurante San Gregorio, detto l’Illuminatore, appostolo degli
Armeni, vissuto tra il Terzo e il Quarto secolo.
La Settimana è centrata su un versetto neotestamentario tratto dalla
lettera di san Paolo apostolo agli Efesini, capitolo 4, versetto 4:
“Uno
solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale
Dio vi ha chiamati”
E’ tratto da un più ampio brano della lettera
agli Efesini, capitolo 4, versetti da 1 a 13, che vi leggo:
Perciò, io che sono prigioniero a causa del
Signore, vi raccomando: fate in modo che la nostra vita sia degna della
vocazione che avete ricevuto!
Siate sempre umili, cordiali e pazienti;
sopportatevi l’un l’altro con amore; cercate di conservare, per mezzo della
pace che vi unisce, quella unità che viene dallo Spirito Santo.
Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito
come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati. Uno solo è il
Signore, una sola è la fede, uno solo è il battesimo. Uno solo è Dio, Padre di
tutti, al di sopra di tutti, che in tutti è presente e agisce. Eppure a
ciascuno di noi Cristo ha dato la grazia sotto forma di doni diversi.
Dice la Bibbia: Quando è salito in alto, ha
portato con sé dei prigionieri, ha distribuito doni agli uomini.
Se la Bibbia dice è salito in alto vuol dire
che prima era disceso sulla terra. Colui che è venuto sulla terra è lo stesso
che è salito nella più alta regione del cielo, per riempire tutto l’universo
con la sua presenza.
Ebbene, è proprio lui che ha dato diversi doni
agli uomini: alcuni li ha fatti apostoli, altri profeti, altri evangelisti,
altri pastori e maestri. Così egli prepara il popolo di Dio per il servizio che
deve compiere. E così si costruisce il corpo di Cristo, fino a quando tutti
assieme arriveremo all’unità, con la stessa fede e con la stessa conoscenza del
Figlio di Dio; finché saremo giunti alla perfezione, a misura dell’infinita
grandezza di Cristo che riempie l’universo.
Nell’Introduzione teologico pastorale alla Settimana di preghiera per l’unità dei
Cristiani leggiamo:
La
Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2026 invita i fedeli ad
attingere a questo patrimonio cristiano condiviso e ad approfondire la
comunione in Cristo, che unisce i cristiani di tutto il mondo. Più che un
semplice ideale, l’unità è un mandato divino, centrale per la nostra identità
cristiana. Essa rappresenta l’essenza della chiamata della Chiesa, una chiamata
a riflettere l’unità armoniosa della nostra vita in Cristo, pur nella nostra
diversità. Questa unità divina è al centro della nostra missione ed è sostenuta
dal profondo amore di Gesù Cristo, che ha posto davanti a noi uno scopo comune.
Come afferma l’apostolo Paolo nella Lettera agli Efesini, “Uno solo è il corpo,
uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha
chiamati” (4, 4). Questo versetto biblico, scelto per quest’anno, racchiude la
profondità teologica dell’unità cristiana.
[…]
Nel Nuovo Testamento,
Gesù Cristo eleva il concetto di unità a una dimensione spirituale,
rispecchiando qui la profonda relazione tra lui e il Padre. L’unità tra i suoi
seguaci non è semplicemente l’assenza di conflitti, bensì un legame spirituale
profondo che riflette l’unità della Santa Trinità.
La preghiera di Gesù, all’interno del Vangelo
di Giovanni, capitolo 17, versetto 21, chiede ai credenti di essere uno come
lui e il Padre sono uno, dimostrando che la nostra unità è fondata sulla nostra
relazione con Cristo e sulla nostra missione collettiva di condividere la Buona
Novella.
Il comandamento primario di Gesù, cioè di
amarsi gli uni gli altri come lui ci ha amati (come si legge nel Vangelo
secondo Giovanni al capitolo 13, versetti
34 e 35), sottolinea come questo amore sia l’essenza della nostra unità.
[…]
Le epistole di Paolo sottolineano
l’importanza dell’unità all’interno della Chiesa, esortandoci a vivere in modo
degno della nostra vocazione, con umiltà, cordialità, pazienza e amorevole
sopportazione (come si legge nella lettera agli Efesini capitolo 4, versetti da 1 a 3). La visione dell’unità che
Paolo propone nella Lettera ai Romani, 12, 6, mostra la varietà dei doni che
costituiscono il corpo di Cristo. Il suo appello a intessere relazioni
armoniose, nella seconda Lettera ai Corinzi, capitolo 13, versetto 11, e in quella ai Filippesi, capitolo 2, versetti
1 e 2, invita i credenti ad abbracciare una sola mente e un solo spirito nel
proprio impegno verso Cristo, riaffermando così il mandato divino all’unità e
al contempo riconoscendo la nostra diversità.
Nella Lettera agli Efesini, capitolo 4, versetto
4, trovano sintesi gli insegnamenti di Paolo sull’unità, quando si viene ancora
una volta a sottolineare come i seguaci di Cristo manifestano che “uno solo è
il corpo, uno solo è lo Spirito”, uniti in un’unica speranza.
Questa metafora indica la Chiesa come
un’entità unificata che trascende le barriere di qualunque geografia,
nazionalità, etnia e tradizione. Paolo utilizza la metafora della Chiesa come
Corpo di Cristo per descrivere la sua unità, data dalla diversità dei suoi
membri. Scrive ai Corinzi: “Cristo è come un corpo che ha molte parti. Tutte le
parti, anche se sono molte, formano un unico corpo” (come si legge nella prima
lettera ai Corinzi, versetto capitolo 12, versetto 12).
La liturgia di quest’anno per la Settimana
di preghiera dell’unità dei cristiani può essere adattata per la preghiera
fatta anche in un piccolo gruppo. L’ho caricata sia sul blog
acvivearomavalli.blogspot.com sia sul gruppo Whatsapp. Se non si ha la presenza
di un sacerdote, ci si può servire, lì dove è previsto un sermone, dei brani
tratti dall’Introduzione teologico pastorale che ho sopra trascritto.
Concludo con una delle preghiere di invocazione previste per terminare
quella liturgia:
O
Signore amorevole, accogli le preghiere di tutti i tuoi fedeli in tutto il
mondo, che ti invocano con un solo spirito, una sola voce e un solo cuore. Per
mezzo del tuo amato discepolo Giovanni, hai promesso che, se camminiamo nella
tua Luce, vivremo in comunione l’uno con l’altro e il tuo prezioso Sangue ci
purificherà da ogni peccato. Donaci questa comunione benedetta, o Salvatore!
Amen.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli
