Il difficile sviluppo della sinodalità ecclesiale
Sinodalità ecclesiale significa un modo di manifestarsi come chiesa, a tutti i livelli e nei vari ruoli, più partecipato e consapevole. Bisogna saperne di più, frequentarsi di più, rispettarsi di più e, soprattutto, abituarsi a pensare di non potere, e quindi di non volere, fare a meno delle altre persone al di fuori delle proprie abituali cerchie amicali, che fatalmente risultano anguste e piuttosto autoreferenziali.
La nostra non è certamente una Chiesa ordinariamente sinodale. Non siamo stati formati né siamo abituati ad esserlo, la sinodalità insomma non è una nostra consuetudine diffusa. Le persone “addette ai lavori” non di rado la considerano una intralciante seccatura. Si danno tanto da fare e sembra loro di non arrivare mai a far tutto quello che c’è da fare: inscenare la sinodalità è visto come una cosa in più da fare, in un contesto in cui già tante cose importanti vengono tralasciate perché non ce la si fa, il tempo e le forze non bastano mai.
Se poi la gente facesse, almeno, quel che le si dice di fare, come durante la messa, seduti, in piedi, in ginocchio, metti la mano in tasca per tirare fuori il soldo per la raccolta delle offerte, le “posizioni consentite ai laici nella Chiesa” secondo una battuta che circolava tra il clero conservatore un po’ di anni addietro.
Un nostro parroco, che aveva in mente tante iniziative, era solito sbottare con un “Vi scivola tutto addosso”, nel senso che il gregge sembrava piuttosto riottoso a seguire il pastore impegnando più tempo oltre le consuetudini devozionali. Fu il tempo in cui il nostro quartiere sembrò addirittura maturare una certa disaffezione e perfino insofferenza per la parrocchia, nonostante tutte le proposte che gli venivano presentate.
È stato osservato che, nella nostra Chiesa, la gente, non potendo aver voce praticamente in nulla e potendo al più essere coinvolta in ruoli agli ordini altrui, nei casi limite vota con i piedi, e cosi se ne va altrove. In tal modo le forze sono sempre meno e rimane chi non se la sente, fisicamente, di spostarsi da vicino casa, quindi, in genere, i più anziani. Quando in parrocchia girano più o meno solo anziani le persone più giovani si allontanano, e questa è una legge di natura contro la quale ci si può far poco. Hai voglia di predicare dai pulpiti di tenersi vicini i nonni! I nonni si, ma solo i propri e a volte è pure troppo… Con tutta la buona volontà che ci si propone di mettere, ad un certo punto si ha bisogno di stare con le persone della propria generazione e di questo si diventa insofferenti solo da anziani (quindi poi si è visto che i circoli anziani sono travagliati da un’intensa litigiosità).
Lo sviluppo della sinodalità ecclesiale, richiedendo di integrare più gente, facendole spazio e riconoscendone la dignità, aumenta le forze di una comunità ecclesiale, ed anche il tempo, perché più gente all’opera significa più tempo per quell’opera: tre preti da soli sviluppano nel complesso circa 24 ore di impegno al giorno, uscendone frustrati perché sono consapevoli che tante cose rimangono indietro, ma se altre duecento persone ci mettono sinodalmente un’ora al giorno il tempo speso al giorno per la vigna diviene 224 ore e improvvisamente gli stremati scopriranno che basta e avanza.
Ma se si pensa di voler fare solo i direttori d’orchestra mentre la massa esegue disciplinatamente, allora non funziona. Se si vuole continuare a scherzare sulle posizioni delle persone laiche in chiesa, allora poi si rimane senza di loro.
Oh, ma come si fa, poi, con questa faccenda della sinodalità? Chi ci capisce nulla?
Ma, caro amico, lo sai che è da dieci anni che se ne parla e che quindi non devi inventarti nulla, ma solo provare a seguire quello che è stato già studiato, sperimentato, corretto, messo in scena e corretto di nuovo? Lo sai che le Chiese in Italia hanno celebrato dall’ottobre 2021 all’ottobre 2025 un cammino sinodale che è durato un anno più del previsto perché l’assemblea sinodale ha votato contro il testo di un documento finale che era stato scritto dalla presidenza e che quest’ultima, invece di battere i pugni sul metaforico tavolo richiamando la gente all’ordine, perché o si fa così o fuori, si è rimessa pazientemente e sinodalmente al lavoro per un anno in più, e così si è arrivati ad approvare, a maggioranza, un nuovo documento sinodale, e la decisione è stata accettata anche da chi è rimasto in minoranza, perché comunque si è rimasti sinodali? Perché allora non segui quell’esempio e continui a fare come s’è sempre fatto? Perché non cominci a studiare quel documento sinodale e non provi a inserirti nel lavoro che s’è fatto e ancora ci si è proposti di continuare? Non ricordi che papa Francesco tuonava contro la mentalità del “s’è sempre fatto così!”?
Nella nostra parrocchia abbiamo ripulito, restaurato, ridipinto e intitolato una bella sala, anzi la più bella, a papa Francesco e vi abbiamo appeso un suo ritratto con i ceri a fianco. Ora peró abbiamo qualche remora a farci entrare la gente, perché poi sporca. Tuttavia, sono sicuro, perché quello che scriveva quel Papa lo leggevo, e quando lo sentivo parlare lo ascoltavo, che se quella grande anima fosse viva ci esorterebbe invece ad utilizzarla per ogni tipo di sinodalità immaginabile, aprendone le porte, ad esempio tenendovi le riunioni del Consiglio pastorale parrocchiale, che non è solo convocare un po' di persone, ma farlo secondo lo Statuto che in calce reca proprio la firma di Francesco, ed è l’unico in tutta Italia. Roma è la sola diocesi italiana in cui lo Statuto dei Consigli pastorali parrocchiali è stato dato dal Papa, in quanto vescovo della città. Purtroppo è spesso destino dei Papi essere onorati solo a parole.
Mario Ardigò- Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli