INFORMAZIONI UTILI SU QUESTO BLOG

Questo blog è stato aperto da Mario Ardigò per consentire il dialogo fra gli associati dell'associazione parrocchiale di Azione Cattolica della Parrocchia di San Clemente Papa, a Roma, quartiere Roma - Montesacro - Valli, un gruppo cattolico, e fra essi e altre persone interessate a capire il senso dell'associarsi in Azione Cattolica, palestra di libertà e democrazia nello sforzo di proporre alla società del nostro tempo i principi di fede, secondo lo Statuto approvato nel 1969, sotto la presidenza nazionale di Vittorio Bachelet, e aggiornato nel 2003.

This blog was opened by Mario Ardigò to allow dialogue between the members of the parish association of Catholic Action of the Parish of San Clemente Papa, in Rome, the Roma - Montesacro - Valli district, a Catholic group, and between them and other interested persons to understand the meaning of joining in Catholic Action, a center of freedom and democracy in the effort to propose the principles of faith to the society of our time, according to the Statute approved in 1969, under the national presidency of Vittorio Bachelet, and updated in 2003.

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L’Azione Cattolica Italiana è un’associazione di laici nella chiesa cattolica che si impegnano liberamente per realizzare, nella comunità cristiana e nella società civile, una specifica esperienza, ecclesiale e laicale, comunitaria e organica, popolare e democratica. (dallo Statuto)

Italian Catholic Action is an association of lay people in the Catholic Church who are freely committed to creating a specific ecclesial and lay, community and organic, popular and democratic experience in the Christian community and in civil society. (from the Statute)

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Scrivo per dare motivazioni ragionevoli all’impegno sociale. Lo faccio secondo l’ideologia corrente dell’Azione Cattolica, che opera principalmente in quel campo, e secondo la mia ormai lunga esperienza di vita sociale. Quindi nell’ordine di idee di una fede religiosa, dalla quale l’Azione Cattolica trae i suoi più importanti principi sociali, ma senza fare un discorso teologico, non sono un teologo, e nemmeno catechistico, di introduzione a quella fede. Secondo il metodo dell’Azione Cattolica cerco di dare argomenti per una migliore consapevolezza storica e sociale, perché per agire in società occorre conoscerla in maniera affidabile. Penso ai miei interlocutori come a persone che hanno finito le scuole superiori, o hanno raggiunto un livello di cultura corrispondente a quel livello scolastico, e che hanno il tempo e l’esigenza di ragionare su quei temi. Non do per scontato che intendano il senso della terminologia religiosa, per cui ne adotto una neutra, non esplicitamente religiosa, e, se mi capita di usare le parole della religione, ne spiego il senso. Tengo fuori la spiritualità, perché essa richiede relazioni personali molto più forti di quelle che si possono sviluppare sul WEB, cresce nella preghiera e nella liturgia: chi sente il desiderio di esservi introdotto deve raggiungere una comunità di fede. Può essere studiata nelle sue manifestazioni esteriori e sociali, come fanno gli antropologi, ma così si rimane al suo esterno e non la si conosce veramente.

Cerco di sviluppare un discorso colto, non superficiale, fatto di ragionamenti compiuti e con precisi riferimenti culturali, sui quali chi vuole può discutere. Il mio però non è un discorso scientifico, perché di quei temi non tratto da specialista, come sono i teologi, gli storici, i sociologi, gli antropologi e gli psicologi: non ne conosco abbastanza e, soprattutto, non so tutto quello che è necessario sapere per essere un specialista. Del resto questa è la condizione di ogni specialista riguardo alle altre specializzazioni. Le scienze evolvono anche nelle relazioni tra varie specializzazioni, in un rapporto interdisciplinare, e allora il discorso colto costituisce la base per una comune comprensione. E, comunque, per gli scopi del mio discorso, non occorre una precisione specialistica, ma semmai una certa affidabilità nei riferimento, ad esempio nella ricostruzione sommaria dei fenomeni storici. Per raggiungerla, nelle relazioni intellettuali, ci si aiuta a vicenda, formulando obiezioni e proposte di correzioni: in questo consiste il dialogo intellettuale. Anch’io mi valgo di questo lavoro, ma non appare qui, è fatto nei miei ambienti sociali di riferimento.

Un cordiale benvenuto a tutti e un vivo ringraziamento a tutti coloro che vorranno interloquire.

Il gruppo di AC di San Clemente Papa si riunisce due sabati al mese, alle 17, e anima la Messa domenicale delle 9.

Dall’anno associativo 2025\2026 sono in programma:

  • condivisione di brevi podcast informativi sul Catechismo per gli adulti e sul Compendio della dottrina sociale della Chiesa;
  • un gruppo di lettura e dialogo in videoconferenza, utilizzando anche contenuti pubblicati sul quotidiano Avvenire;

Per partecipare alle riunioni in videoconferenza sulla piattaforma Zoom verrà inviato via email o whatsapp il link di accesso. Delle riunioni in videoconferenza verrà data notizia sul blog e le persone interessate potranno chiedere quel link inviando una email a ardigo.mario@virgilio.it ,comunicando il loro nome, l’indirizzo email a cui desiderano ricevere il link, la parrocchia di residenza e i temi di interesse.

La riunione in videoconferenza t sarà attivata cinque minuti prima dell’orario fissato per il suo inizio.

Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

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AT https://www.educat.it/ YOU CAN READ THE CATECHISM PROPOSED BY THE ITALIAN EPISCOPAL CONFERENCE AND THE CATECHISM OF THE CATHOLIC CHURCH.

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lunedì 19 gennaio 2026

SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI 2026 - MATERIALE PER LA CELEBRAZIONE

 




SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI 2026


Papa Leone XIV  - Angelus di domenica 18  gennaio 2026

 

Cari fratelli e sorelle,

  inizia oggi la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani. Le origini di questa iniziativa risalgono a due secoli fa, e il Papa Leone XIII l’ha molto incoraggiata. Proprio cent’anni fa, per la prima volta, vennero pubblicati “Suggerimenti per l’Ottavario di preghiera per l’unità dei cristiani”. Il tema di quest’anno è tratto dalla Lettera agli Efesini: «Un solo corpo e un solo Spirito, come una sola è la speranza a cui siete stati chiamati» (Ef  4,4). Le preghiere e le riflessioni sono state preparate da un gruppo ecumenico coordinato dal Dipartimento per le Relazioni Interreligiose della Chiesa Apostolica Armena. Invito pertanto tutte le comunità cattoliche a rafforzare, in questi giorni, la preghiera per la piena unità visibile di tutti i cristiani.

Questo nostro impegno per l’unità si deve accompagnare coerentemente con quello per la pace e per la giustizia nel mondo. 


Da:

https://unedi.chiesacattolica.it/2025/07/29/animazione-liturgica/

 

LA PREPARAZIONE DEL MATERIALE

 

La Commissione internazionale nominata congiuntamente dal Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani (DPUC) e dalla Commissione Fede e costituzione (FeC) del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) per la revisione e la messa a punto del sussidio per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2026 si è riunita, dal 13 al 18 ottobre 2024, presso la Santa Sede di Etchmiadzin, in Armenia.

 La stesura del materiale della Settimana era stata affidata dal CEC e dal DPUC al Dipartimento per le relazioni interconfessionali della Chiesa apostolica armena. Il Dipartimento ha coordinato il Gruppo ecumenico di cristiani armeni che ha elaborato la prima bozza dei testi. Durante l’incontro a Etchmiadzin, i rappresentanti del Gruppo locale armeno hanno collaborato con la Commissione internazionale per la stesura definitiva del testo.

  L’incontro è stato presieduto congiuntamente dal Reverendo Dott. Mikie Roberts del CEC e dal Reverendo P. Martin Browne, OSB, del Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani. Il 17 ottobre 2024, i membri del Gruppo locale e della Commissione internazionale sono stati ricevuti in udienza da Sua Santità Karekin II, Patriarca Supremo e Catholicòs di tutti gli Armeni. Partecipanti della Commissione interna

 

 

INTRODUZIONE TEOLOGICO PASTORALE

 

Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati (Efesini 4, 4).

 Per quest’anno, le preghiere e le riflessioni che verranno utilizzate in occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani sono state preparate dai fedeli della Chiesa apostolica armena, in collaborazione con i loro fratelli e le loro sorelle delle Chiese armene cattoliche ed evangeliche.

   Il materiale è stato preparato, redatto e discusso nella sede storica spirituale e amministrativa della Chiesa apostolica armena, la Santa Sede di Etchmiadzin in Armenia, nei giorni, forieri di grande ispirazione, della benedizione del Muron (olio santo) e della riconsacrazione della Cattedrale Madre, avvenuta tra il 28 e il 29 settembre 2024 a seguito di un esteso lavoro di ristrutturazione, durato dieci anni.

  Questa commemorazione ha offerto al popolo armeno e ai membri del Gruppo ecumenico locale un’opportunità unica per riflettere e celebrare la comune fede cristiana, che rimane sempre vivace e feconda nelle nostre chiese. Il materiale proposto trae ispirazione da tradizioni secolari di preghiera e invocazioni, da sempre utilizzate dal popolo armeno, insieme a inni nati negli antichi monasteri e chiese dell’Armenia, alcuni dei quali risalgono addirittura al IV secolo.

  La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2026 invita i fedeli ad attingere a questo patrimonio cristiano condiviso e ad approfondire la comunione in Cristo, che unisce i cristiani di tutto il mondo. Più che un semplice ideale, l’unità è un mandato divino, centrale per la nostra identità cristiana. Essa rappresenta l’essenza della chiamata della Chiesa, una chiamata a riflettere l’unità armoniosa della nostra vita in Cristo, pur nella nostra diversità. Questa unità divina è al centro della nostra missione ed è sostenuta dal profondo amore di Gesù Cristo, che ha posto davanti a noi uno scopo comune. Come afferma l’apostolo Paolo nella Lettera agli Efesini, “Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati” (4, 4). Questo versetto biblico, scelto per quest’anno, racchiude la profondità teologica dell’unità cristiana.

Nelle Sacre Scritture, l’appello di Dio all’unità emerge fin dai tempi più remoti. A partire dall’Antico Testamento, la supplica di Abramo a Lot evidenzia il desiderio divino di pace e armonia tra i fedeli: “Noi siamo come fratelli e quindi non ci devono essere liti tra me e te, né tra i miei e i tuoi pastori” (Genesi 13, 8). Nonostante le loro strade infine si separino, l’appello di Abramo all’armonia e al rispetto reciproco sottolinea l’importanza di vivere in pace. Questo comandamento divino si riafferma all’interno del Levitico 19, 18, in cui Dio ammonisce: “Non vendicatevi e non conservate rancore contro i membri del vostro popolo. Ciascuno di voi deve amare il suo prossimo come se stesso. Io sono il Signore”.

  Questi comandamenti ci ricordano che il perdono e l’amore sono fondamentali per mantenere unità all’interno della comunità di fede.

  I Salmi celebrano la bellezza dell’unità tra i membri del popolo di Dio, dichiarando: “Guarda come è bello e piacevole che i fratelli vivano insieme” (Salmo 133 (132), 1). Questa immagine sottolinea l’importanza che l’unità riveste nel disegno di Dio per il suo popolo. I Proverbi, d’altra parte, mettono in guardia dalla discordia che si fomenta all’interno del popolo di Dio, affermando che Dio disprezza coloro che seminano zizzania tra fratelli e sorelle (cfr Proverbi 6, 19), insegnando invece che la pazienza e il perdono sono essenziali per mantenere l’armonia (cfr Proverbi 19, 11).

 Nel Nuovo Testamento, Gesù Cristo eleva il concetto di unità a una dimensione spirituale, rispecchiando qui la profonda relazione tra lui e il Padre. L’unità tra i suoi seguaci non è semplicemente l’assenza di conflitti, bensì un legame spirituale profondo che riflette l’unità della Santa Trinità.

  La preghiera di Gesù, all’interno del Vangelo di Giovanni, 17, 21, chiede ai credenti di essere uno come lui e il Padre sono uno, dimostrando che la nostra unità è fondata sulla nostra relazione con Cristo e sulla nostra missione collettiva di condividere la Buona Novella.

   Il comandamento primario di Gesù, cioè di amarsi gli uni gli altri come lui ci ha amati (Giovanni 13, 34-35), sottolinea come questo amore sia l’essenza della nostra unità. Questo amore sacrificale e disinteressato rappresenta sia il legame che tiene unita la nostra comunità sia la testimonianza principale del nostro discepolato.

 La preghiera di Gesù di manifestare la nostra unità al mondo (Giovanni 17, 23) è testamento perenne radicato nella sua missione divina. Gli apostoli riprendono questo tema nei loro insegnamenti.

 Le epistole di Paolo sottolineano l’importanza dell’unità all’interno della Chiesa, esortandoci a vivere in modo degno della nostra vocazione, con umiltà, cordialità, pazienza e amorevole sopportazione (Efesini 4, 1-3). La visione dell’unità che Paolo propone nella Lettera ai Romani, 12, 6, mostra la varietà dei doni che costituiscono il corpo di Cristo. Il suo appello a intessere relazioni armoniose, nella seconda Lettera ai Corinzi, 13, 11, e in quella ai Filippesi, 2, 1-2, invita i credenti ad abbracciare una sola mente e un solo spirito nel proprio impegno verso Cristo, riaffermando così il mandato divino all’unità e al contempo riconoscendo la nostra diversità.

  Nella Lettera agli Efesini, 4, 4, trovano sintesi gli insegnamenti di Paolo sull’unità, quando si viene ancora una volta a sottolineare come i seguaci di Cristo manifestano che “uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito”, uniti in un’unica speranza.

  Questa metafora indica la Chiesa come un’entità unificata che trascende le barriere di qualunque geografia, nazionalità, etnia e tradizione. Paolo utilizza la metafora della Chiesa come Corpo di Cristo per descrivere la sua unità, data dalla diversità dei suoi membri. Scrive ai Corinzi: “Cristo è come un corpo che ha molte parti. Tutte le parti, anche se sono molte, formano un unico corpo” (1 Corinzi 12, 12).

  Con i Colossesi, Paolo riflette sul ruolo di Cristo come capo del Corpo, unificato a partire da diverse membra, affermando: “Egli è anche capo di quel corpo che è la chiesa” (Colossesi 1, 18). Pertanto, pur essendo composta da molte parti, la Chiesa opera come un insieme coeso. Ogni suo membro ha un ruolo unico e contribuisce alla vita e alla missione generale della Chiesa. Riconoscere di esser parte di un unico corpo universale in Cristo incoraggia la collaborazione globale nel diffondere il suo Vangelo e nel servire l’umanità, spostando l’attenzione dalle divisioni interne verso una missione comune. Al contrario, limitare il mandato del Signore di andare nel mondo e rendere discepoli tutti i popoli (Matteo 28, 19) a una comunità definita da confini etnici, geografici o socio-economici, la priverebbe di uno dei fondamenti essenziali della Chiesa, così come stabiliti dal Signore: l’unità dei suoi seguaci in tutto il mondo.

   Il concetto di Efesini 4, 4 che “uno solo è il corpo” evidenzia anche la natura della Chiesa. Il cristianesimo trascende i confini culturali e nazionali, unendo i credenti di tutto il mondo nella fede e nella speranza.

  Questa comunione, come descritto in Apocalisse 7, 9, dove ogni cultura, tribù, popolo e lingua trova una propria rappresentazione, fornisce forza e incoraggiamento ai credenti, riaffermando il loro legame all’interno del Corpo di Cristo.

  Nel sottolineare l’importanza dell’unità dei cristiani, Paolo aggiunge che “uno solo è lo Spirito”, riferendosi allo Spirito Santo che sostiene questa comunione e fornisce alla Chiesa il potere di compiere la sua missione.

  Per i credenti, lo Spirito Santo è fonte di vita e di orientamento spirituale ed è responsabile del garantire che i diversi membri della Chiesa siano uniti nella fede e nel proprio scopo comune. Lo Spirito muove ad una profonda affinità spirituale tra i credenti, trascendendo le differenze e creando un legame che riflette l’unità della Santissima Trinità. Questo legame spirituale condiviso è il fondamento della riconciliazione, guida i credenti e fornisce loro, a livello globale, gli strumenti necessari per portare avanti una testimonianza e un ministero efficaci. Ciò contribuisce ad armonizzare le diverse espressioni di fede con la missione fondamentale della Chiesa.

  La dottrina sull’unità della Chiesa viene ulteriormente ampliata dall’apostolo nella Lettera agli Efesini, 4, 4, quando egli afferma che tutti i cristiani sono chiamati all’unica speranza della salvezza e della vita eterna. Affermare che “una sola è la speranza” significa proclamare che tutti i credenti tendono allo stesso obiettivo: la vita eterna in Cristo. Questo è l’obiettivo ultimo e la motivazione della vita cristiana, che fornisce una visione e uno scopo comune a tutti i credenti, unendoli nel cammino di fede e nella vita quotidiana.

  Questa visione condivisa supera i divari confessionali e culturali, incoraggiando i cristiani a collaborare in ogni modo possibile. Fare della speranza condivisa l’obiettivo della nostra vocazione di cristiani definisce la nostra appartenenza alla Chiesa in termini di comunione mondiale, nella speranza della salvezza e della vita eterna In un mondo con tradizioni ed espressioni di fede cristiana diverse tra loro e spesso contrastanti, il passaggio 4, 4 della Lettera agli Efesini ci ricorda che tutti i credenti fanno parte dell’unico Corpo di Cristo.

  Questa unità non ha a che fare con l’uniformità, bensì con un impegno comune a rispettare e condividere le verità fondamentali della fede cristiana. Pertanto, l’unità si pone come una vigorosa testimonianza della potenza trasformativa dello Spirito Santo, nel momento in cui cristiani di diversa provenienza si uniscono con autenticità e sincerità per raggiungere un obiettivo e una visione condivisi.

  La Chiesa apostolica armena, attraverso le sue pratiche e i suoi insegnamenti, propone una profonda riflessione sull’essenza dell’unità all’interno del Corpo di Cristo, intesa non solo come semplice concetto, ma come realtà viva e pulsante. Recitando il Credo, i fedeli dichiarano di credere in “una Chiesa santa, cattolica e apostolica”, professando così la centralità di questa unità nella loro vita spirituale.

  Questo impegno all’unità trova la sua massima espressione nelle sinassi eucaristiche della Chiesa, dove le preghiere della comunità non hanno come unici destinatari i cristiani di tutto il mondo e i loro leader spirituali, ma anche l’unità della Chiesa stessa.

  Ogni domenica, durante la liturgia, i fedeli si abbracciano l’un l’altro e cantano: “La Chiesa è diventata una”, manifestazione tangibile della loro fede collettiva e dello scopo condiviso che li unisce.

  La lunga storia della Chiesa armena e dei suoi leader, costellata dalla presenza di numerosi martiri, è una chiara testimonianza dell’impegno incrollabile degli Armeni e della loro capacità di preservare la fede cristiana nella terra d’Armenia e nella regione circostante.

  L’unità all’interno della Chiesa dovrebbe trascendere l’affermazione dottrinale; infatti, si tratta di un’esperienza vissuta che approfondisce l’identità spirituale dei fedeli e rafforza la loro testimonianza collettiva. Abbracciando e vivendo questa unità, la Chiesa apostolica armena non solo onora le sue sacre tradizioni, ma contribuisce anche in modo significativo alla maggiore unità della Chiesa di Cristo.

  Questa riflessione ci invita a riconoscere e abbracciare il potere trasformativo dell’unità, sia all’interno delle nostre comunità di fede sia nella Chiesa più ampia. La maturità spirituale implica l’accettazione delle nostre differenze e la ricerca dell’unità, da praticarsi con lo stesso vigore che infondiamo nella ricerca dell’accuratezza dottrinale.

  La nostra forza risiede nella capacità di riflettere Cristo nella nostra unità, mostrando al mondo il suo amore e la sua grazia.

  Vivendo questa chiamata divina, adempiamo alla nostra missione e onoriamo Cristo, facendo avanzare il suo Regno sulla terra. Accogliamo questa chiamata divina all’unità, non come un ideale astratto ma come un’espressione vitale della nostra fede.

 In un mondo in cui il Corpo di Cristo è ferito dalle divisioni nelle e tra le varie tradizioni e confessioni, l’appello dell’apostolo all’unità è rivolto a ciascuno di noi, non solo come comunità ecclesiali distinte, ma anche come individui che fanno parte di altrettante comunità.

  Vivendo in unità, non solo testimoniamo l’amore e il potere di nostro Signore Gesù Cristo, ma incarniamo anche l’essenza dei suoi insegnamenti. Sostenendoci a vicenda e celebrando i nostri doni e talenti così diversi, diveniamo il riflesso del cuore di Cristo e promuoviamo la sua opera sulla terra.

 

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TESTO BIBLICO

 

Efesini 4, 1-13

  “Perciò, io che sono prigioniero a causa del Signore, vi raccomando: fate in modo che la nostra vita sia degna della vocazione che avete ricevuto!

 Siate sempre umili, cordiali e pazienti; sopportatevi l’un l’altro con amore; cercate di conservare, per mezzo della pace che vi unisce, quella unità che viene dallo Spirito Santo.

  Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati. Uno solo è il Signore, una sola è la fede, uno solo è il battesimo. Uno solo è Dio, Padre di tutti, al di sopra di tutti, che in tutti è presente e agisce. Eppure a ciascuno di noi Cristo ha dato la grazia sotto forma di doni diversi.

  Dice la Bibbia: Quando è salito in alto, ha portato con sé dei prigionieri, ha distribuito doni agli uomini.

  Se la Bibbia dice è salito in alto vuol dire che prima era disceso sulla terra. Colui che è venuto sulla terra è lo stesso che è salito nella più alta regione del cielo, per riempire tutto l’universo con la sua presenza.

 Ebbene, è proprio lui che ha dato diversi doni agli uomini: alcuni li ha fatti apostoli, altri profeti, altri evangelisti, altri pastori e maestri. Così egli prepara il popolo di Dio per il servizio che deve compiere. E così si costruisce il corpo di Cristo, fino a quando tutti assieme arriveremo all’unità, con la stessa fede e con la stessa conoscenza del Figlio di Dio; finché saremo giunti alla perfezione, a misura dell’infinita grandezza di Cristo che riempie l’universo”.

 

interconfessionale in lingua corrente, EllediciAlleanza Biblica Universale, Torino-Roma 2014.

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CELEBRAZIONE ECUMENICA DELLA PAROLA DI DIO

 

 Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati (Efesini 4, 4)

 

Introduzione

 

È un onore per la Chiesa ortodossa apostolica armena ricoprire un ruolo di tale rilievo durante la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani di quest’anno.

 Siamo felici di condividere con i nostri fratelli e sorelle cristiani di tutto il mondo una celebrazione ecumenica che nasce dal cuore dell’antica testimonianza cristiana della nostra Chiesa al Signore Gesù Cristo.

  Il tema della celebrazione, Luce da Luce per la Luce, si ispira al carattere riferito a Cristo, così come affermato dal Credo niceno-costantinopolitano, la pietra miliare di tutti i cristiani, di cui l’anno scorso abbiamo commemorato il 1700° anniversario. Cristo è “Luce da Luce”, l’Unto che è stato mandato in questo mondo con una missione: far risplendere la Luce di Dio in questo mondo tormentato e condurci alla comunione d’amore tra noi e con Dio. Quindi, “Luce da Luce per la Luce”.

 Questa celebrazione è un adattamento della “Celebrazione all’alba”, una delle ore di preghiera quotidiane della Chiesa armena, stilata dal grande Catholicòs (cioè Patriarca, capo della Chiesa), nonché teologo, innografo, riformatore liturgico, ecumenista e pastore, san Narsete “il Grazioso” di Gla (†1173).

  È significativo come san Narsete abbia composto queste preghiere, che non hanno riscontro in nessun’altra chiesa, con un intento specificamente ecumenico: ricondurre all’interno dell’abbraccio di Cristo una setta di pagani adoratori del Sole, assai diffusa ai suoi tempi in Armenia.

  L’immagine di Cristo Luce è presente nelle preghiere, negli inni e nelle letture delle Scritture e sicuramente avrebbe attirato l’interesse degli adoratori del Sole.

  San Narsete andò alla ricerca delle pecorelle smarrite non per mezzo dell’intimidazione, né facendo ricorso alla negoziazione, ma offrendo in modo creativo e amorevole il meglio che la testimonianza cristiana della sua Chiesa aveva da offrire.

  Con ogni probabilità, questo approccio può fungere da modello anche per tutti noi, che aspiriamo alla comunione cristiana voluta da Dio È inoltre degno di nota il fatto che l’Armenia sia stata la prima nazione a dichiarare il cristianesimo come sua religione ufficiale, grazie all’impegno di san Gregorio, che convertì il re pagano Tiridate nell’anno 301 d.C.; san Gregorio è anche noto come “Illuminatore”, poiché portò la luce di Cristo al popolo armeno attraverso il battesimo dello Spirito Santo nel nome della Santissima Trinità.

  I fedeli della Chiesa armena sono grati per le preghiere che tutte le chiese eleveranno durante quest’anno.

   Possa lo Spirito Santo spalancare i nostri cuori per percepire più vividamente la luce radiosa dell’amore di Dio onnipotente per i suoi figli, la triste vergogna della nostra divisione e l’ardente e urgente necessità di riaccendere la luce della riconciliazione cristiana; dal canto nostro, noi continueremo a rendere grazie a Dio per la compassione e la misericordia senza limiti che provengono dalla “Luce da Luce”.

  I testi assegnati al celebrante (C.) possono essere condivisi tra i vari ecclesiastici o rappresentanti delle varie tradizioni presenti.

  Allo stesso modo, i testi assegnati a un lettore (L.) possono essere distribuiti tra più persone. Se alcuni elementi particolari del servizio richiedono due lettori, questa necessità verrà indicata con L.1 e L.2.

  Più avanti nella celebrazione, dopo l’omelia o sermone, i due lati dell’assemblea recitano o cantano alternativamente i versetti del Salmo 97, e ripetono il responsorio tutti insieme.

  Durante la recita o l’intonazione del Salmo, ai presenti verranno distribuite delle candele. Le candele verranno accese durante l’inno che seguirà e tutti si uniranno in una sola voce nella recita del Credo niceno.

   Sebbene le assemblee locali possano scegliere i canti più adatti e conosciuti nella loro regione, sarebbe auspicabile, se possibile, cantare i testi degli inni armeni compresi all’interno della celebrazione ecumenica.

 L’Inno della Luce (Dall’Oriente all’Occidente), l’inno per l’accensione delle candele (Dio senza tempo, increato) e l’inno che precede il Padre Nostro (Cristo, Via buona e benevola) possono essere tutti cantati su una semplice melodia, inserita nel testo. Inoltre, l’inno da cantare durante l’accensione delle candele presenta un breve passaggio ricorrente prima di ogni strofa: una sola parola, Luis, che in armeno significa “luce”. La melodia è inserita nel presente sussidio e le assemblee sono invitate a utilizzarla durante la celebrazione.

 

Celebrazione ecumenica Luce da Luce per la Luce

C. = Celebrante

L. = Lettore

Coro = Coro o Cantori

T. = Tutti

 

PADRE NOSTRO

La comunità locale si accorderà sulla versione del Padre Nostro da recitare insieme.

 

C.: Sia benedetto il Signore nostro Gesù Cristo. Amen.

T.: Padre nostro...

C.: Tuo è il Regno, tua la potenza e la gloria nei secoli.

T.: Amen.

 

INVOCAZIONI

 

L.1: Sia benedetto in eterno il Nome del Signore, perché il suo Nome giunge prima del Sole.

 L.2: Per mezzo di lui saranno benedette tutte le nazioni della terra e tutte le generazioni lo esalteranno.

L.1: Benedetto il Signore Dio d’Israele, unico artefice di opere mirabili, il suo Nome santo e glorioso sia sempre benedetto. Il mondo intero sarà ricolmo della sua gloria. Amen! Amen!

L.2: Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.

L.1: Ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.

L.2: Ancora una volta in pace, supplichiamo il Signore. Ascolta le nostre preghiere, risollevaci alla vita e abbi pietà di noi.

 

C.: Lode e gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Ora e sempre e nei secoli dei secoli. T.: Amen.

 

Liberamente tratto dal Salmo 72, 15-18

 

INNODELLA LUCE

 

Mentre si canta l’inno, si accende una grande candela nella parte anteriore della chiesa

 

C.:/T.:

 

Dall’Oriente all’Occidente,

 gli eredi benedetti di Sion, lodano sempre e incessantemente

Colui che fa sorgere la Luce.

Le chiese dei giusti,

e tutti coloro che lo onorano, glorificano Colui

che ha dato significato alla luce.

 

San Narsete il Grazioso

 

LITANIA

 

L.: Dall’alba in oriente al tramonto in occidente, e in tutto il mondo cristiano, ovunque si invochi il nome del Signore in santità, per le nostre preghiere e la sua intercessione, il Signore abbia pietà di noi.

  Supplichiamo Dio di liberarci dal peccato e dalle tentazioni del mondo. Il Signore accolga il desiderio e la supplica del nostro cuore e possa ritenerci degni della fede in lui e dei suoi comandamenti insieme a tutti i suoi santi. Signore onnipotente nostro Dio, risollevaci alla vita e abbi pietà di noi. T.: Risollevaci alla vita, o Signore.

 

L.: (Se si celebra al mattino) Perché il Signore inauguri questo mattino di sole e custodisca il giorno che sorge nella pace, con fede, supplichiamo il Signore. Oppure

(Se si celebra la sera) Perché il Signore colmi di pace questa sera e la notte che sopraggiunge, con fede, supplichiamo il Signore.

 

T.: Concedi, o Signore.

 L.: Chiediamo al Signore che un angelo della pace sia il nostro custode. T.: Concedi, o Signore.

L.: Chiediamo al Signore il perdono e la misericordia per le nostre mancanze. T.: Concedi, o Signore.

L.: Chiediamo al Signore che la grande e potente forza della Santa Croce ci sostenga.

 T.: Concedi, o Signore.

 L.: Ancora una volta, per la nostra fede, santa e autentica, insieme supplichiamo il Signore.

T.: Signore, abbi pietà.

 L.: Affidiamo il nostro impegno reciproco gli uni verso gli altri al Signore onnipotente, nostro Dio.

T.: Ci affidiamo a te, Signore.

 L.: Abbi pietà di noi, Signore nostro Dio, nella tua grande misericordia. Diciamo tutti insieme: T.: Signore, abbi pietà. Signore, abbi pietà. Signore, abbi pietà.

 

PREGHIERA E SCAMBIO DELLA PACE

 Per la preghiera che segue, che viene recitata con le braccia aperte, il celebrante può rivolgersi a oriente:

 

C.: Dall’alba in oriente al tramonto in occidente, benedetto sei Tu, Signore, perché sei il Re e il tuo Nome è venerato in tutto l’universo.

 Fa’ che la nostra salmodia risuoni dolcemente alle tue orecchie.

 Fa’ che la tua giustizia si innalzi sopra la nostra fragilità, e che il tuo Nome santissimo sia glorificato.

  Rendici degni di osservare i tuoi comandamenti e di cantare lode e gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, ora e sempre e nei secoli dei secoli.

 T.: Amen.

 

Il celebrante si rivolge all’assemblea e può farsi il segno della croce, dicendo: C.: La pace sia con tutti voi.

T.: E con il tuo spirito. I presenti in assemblea possono scambiarsi un segno di pace secondo l’uso locale.

L.: Inchiniamoci a Dio.

 

L’assemblea si inchina a Dio in adorazione, dicendo:

 

T.: Siamo dinnanzi a te, o Signore.

 

 Il celebrante può poi rivolgersi a oriente e pregare di nuovo, dicendo:

 

C.: Dio onnipresente, Dio eterno, sei sorto come Luce in questo mondo e ci hai illuminato dalle tenebre del nostro peccato. Dio infinito, sei entrato nella nostra esistenza finita, riversando in abbondanza i doni dello Spirito Santo su noi tue creature. Ora e per tutta l’eternità sei esaltato, Dio immenso, con il Padre e lo Spirito Santo, ora e sempre e nei secoli dei secoli.

T.: Amen.

 

PROCLAMAZIONE DELLA PAROLA DI DIO

 

Prima Lettura: Isaia 58, 6-11

 

 Per digiuno io intendo un’altra cosa: rompere le catene dell’ingiustizia, rimuovere ogni peso che opprime gli uomini, rendere la libertà agli oppressi e spezzare ogni legame che li schiaccia. Digiunare significa dividere il pane con chi ha fame, aprire la casa ai poveri senza tetto, dare un vestito a chi non ne ha, non abbandonare il proprio simile. Allora sarà per te, popolo mio, l’alba di un nuovo giorno, i tuoi mali guariranno presto. Ti comporterai davvero in modo giusto e il Signore ti proteggerà con la sua presenza. Quando lo chiamerai egli ti risponderà; chiederai aiuto e lui dirà: “Eccomi”. Se tu smetti di opprimere gli altri, di disprezzarli, di parlarne male, allora la luce scaccerà l’oscurità in cui vivi. Se dividi il tuo cibo con chi ha fame e sazi il povero, la luce del pieno giorno ti illuminerà. Il Signore ti guiderà sempre: ti sazierà anche in mezzo al deserto e ti restituirà le forze. Sarai rigoglioso come un giardino ben irrigato, come una sorgente che non si prosciuga.

 

Seconda Lettura: Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 4, 1-13

 

Perciò, io che sono prigioniero a causa del Signore, vi raccomando: fate in modo che la nostra vita sia degna della vocazione che avete ricevuto! Siate sempre umili, cordiali e pazienti; sopportatevi l’un l’altro con amore; cercate di conservare, per mezzo della pace che vi unisce, quella unità che viene dallo Spirito Santo. Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati. Uno solo è il Signore, una sola è la fede, uno solo è il battesimo. Uno solo è Dio, Padre di tutti, al di sopra di tutti, che in tutti è presente e agisce. Eppure a ciascuno di noi Cristo ha dato la grazia sotto forma di doni diversi. Dice la Bibbia: Quando è salito in alto, ha portato con sé dei prigionieri, ha distribuito doni agli uomini. Se la Bibbia dice è salito in alto vuol dire che prima era disceso sulla terra. Colui che è venuto sulla terra è lo stesso che è salito nella più alta regione del cielo, per riempire tutto l’universo con la sua presenza. Ebbene, è proprio lui che ha dato diversi doni agli uomini: alcuni li ha fatti apostoli, altri profeti, altri evangelisti, altri pastori e maestri. Così egli prepara il popolo di Dio per il servizio che deve compiere. E così si costruisce il corpo di Cristo, fino a quando tutti assieme arriveremo all’unità, con la stessa fede e con la stessa conoscenza del Figlio di Dio; finché saremo giunti alla perfezione, a misura dell’infinita grandezza di Cristo che riempie l’universo.

 

Coro (o Tutti) (cantato):

 

Alleluia. Alleluia.

 In te, o Signore,

è la sorgente della vita

e alla tua Luce

vedremo la luce.

 

L.: Alleluia. Alzatevi in piedi.

 Il celebrante si rivolge all’assemblea e può farsi il segno della croce, dicendo:

 

C.: La pace sia con tutti voi.

T.: E con il tuo spirito.

L.: Ascoltate con attenzione il santo Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni. Coro (o Tutti):Gloria a te, Signore nostro Dio.

L.: Prestiamo attenzione, Dio parla.

 

Vangelo: Vangelo secondo Giovanni 12, 31-36

 

[Gesù rispose]: “Ora comincia il giudizio per questo mondo: ora il demonio, il capo di questo mondo, sta per essere buttato fuori. E quando sarò innalzato dalla terra, attirerò a me tutti gli uomini”. Gesù diceva: “Quando sarò innalzato” per far capire che sarebbe morto su una croce. La folla replicò: “La Bibbia dice che il Messia vivrà per sempre. Come mai ora dici che il Figlio dell’uomo dev’essere innalzato? Chi è questo Figlio dell’uomo?” Gesù rispose: “Ancora per poco la luce è fra voi. Camminate finché avete la luce, prima che il buio vi sorprenda. Chi cammina al buio non sa dove va. Mentre avete la luce, credete nella luce! Così sarete veramente figli della luce. Detto questo, se ne andò senza farsi notare”. Coro (o Tutti):Gloria a te, Signore nostro Gesù Cristo.

 

SERMONE/OMELIA (viene svolto il sermone\omelia)

 

Dopo di che:

 

PREGHIERA

 

L.: Signore della Grazia, Dio di tutti, Tu sei Guida per chi è smarrito, Luce per chi è nelle tenebre. I nostri occhi sono rivolti a te, ascolta le nostre preghiere. Che il Sole della tua gloria risplenda, dando vita e luce a ogni creatura, dall’oriente all’occidente, dal settentrione al meridione. Che i raggi del mattino della tua eterna primavera risveglino noi che attendiamo la tua venuta.

 

 O Gesù Cristo, Luce da Luce, dimora in noi, che ci siamo riuniti per adorare il tuo santo e prezioso Nome. Fa’ che il tuo splendore vivificante accenda in noi un amore più intenso gli uni per gli altri e che la tua Luce sfavillante ci guidi verso un’unità sempre più profonda. Come fiori diversi nel giardino del tuo Regno, possa il tuo splendore divino farci sbocciare in armonia. E così, come un unico corpo, possiamo sempre lodare e glorificare con gioia te, il Padre e lo Spirito Santo, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.

 

Adattato dalla versione di san Gregorio di Narek

 

SALMO RESPONSORIALE

Si legge a cori alternati, con un lato dell’assemblea che recita la prima parte del versetto del Salmo e l’altro lato la seconda parte, e tutti leggono all’unisono il responsorio. Mentre il Salmo viene recitato o cantato, tra i partecipanti vengono distribuite delle candele.

 

L.: I nostri occhi si rivolgono a te, o Dio dell’umanità. Abbi pietà di noi e ascolta le nostre preghiere.

 

T.: I nostri occhi si rivolgono a te, o Dio dell’umanità. Abbi pietà di noi e ascolta le nostre preghiere.

 

Lato 1 Il Signore regna, si rallegri la terra, gioiscano i popoli lontani!

Lato 2 Un’oscura nube lo circonda. Giustizia e diritto sostengono il suo trono.

T.: I nostri occhi si rivolgono a te, o Dio dell’umanità. Abbi pietà di noi e ascolta le nostre preghiere.

 

Lato 1 Un fuoco lo precede e brucia i nemici intorno a lui.

Lato 2 I suoi lampi abbagliano il mondo, la terra guarda e trema.

 

T.: I nostri occhi si rivolgono a te, o Dio dell’umanità. Abbi pietà di noi e ascolta le nostre preghiere.

 

Lato 1 I monti fondono come cera davanti al Signore, davanti al Signore di tutta la terra.

Lato 2 Il cielo proclama la sua giustizia, tutti i popoli proclamano la sua grandezza.

 

T.: I nostri occhi si rivolgono a te, o Dio dell’umanità. Abbi pietà di noi e ascolta le nostre preghiere.

 

Lato 1 Si vergognino gli adoratori di statue, che si vantano di idoli vani. Tutti gli dèi si pieghino davanti al Signore.

Lato 2 Ma il popolo di Sion ascolta e si rallegra, le città di Giuda sono in festa per le tue decisioni Signore.

 

T.: I nostri occhi si rivolgono a te, o Dio dell’umanità. Abbi pietà di noi e ascolta le nostre preghiere.

 

Lato 1 Perché sei tu, Signore, il Dio altissimo su tutta la terra; più grande di tutti gli dèi.

Lato 2 Voi che amate il Signore, odiate il male: Egli protegge la vita dei suoi fedeli e li salva dalla mano dei malvagi.

 

T.: I nostri occhi si rivolgono a te, o Dio dell’umanità. Abbi pietà di noi e ascolta le nostre preghiere.

 

Lato 1 Infonde speranza nel giusto e felicità nel cuore dei buoni

Lato 2 Il Signore, o giusti, sia la vostra gioia, lodatelo ricordando che Egli è santo.

 

T.: Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen

 

INNO

Mentre si canta l’inno, due giovani con in mano candele o ceri spenti li accendono dalla candela centrale e trasmettono questa fonte di luce tra tutti i presenti in chiesa.

 

Dio senza tempo e increato,

Padre, Signore di tutti;

ascolta le nostre preghiere,

le accorate suppliche di coloro che ti servono.

 

Dal Padre, Alba meravigliosa,

Sole giusto e retto;

alzati, risplendi su di noi

Luce soave e carezzevole.

 

Spirito che sgorga dal Padre,

Sorgente del bene;

colmaci della tua luce radiosa

nel mattino di questo nuovo giorno.

 

Tre persone, in una Natura,

Una sola Divinità;

professiamo te in ogni momento,

Santissima Trinità.

 

CREDO

Il Simbolo di Nicea-Costantinopoli qui riportato è quello utilizzato durante il III Incontro della Conferenza delle chiese europee (KEK) e il Consiglio delle conferenze episcopali europee (CCEE), Riva del Garda, 1984 e solitamente usato nelle celebrazioni ecumeniche in lingua italiana. Per fedeltà all’originale inglese redatto per il 2026, l’espressione “Dio da Dio” – originariamente presente nel teso di Riva del Garda – è stata omessa.

 

 C.: Immersi nella luce della Sapienza di Cristo, insieme, professiamo la nostra fede comune.

 T.: Noi crediamo in un solo Dio, Padre onnipotente,

Creatore del cielo e della terra,

di tutte le cose visibili e invisibili.

Noi crediamo in un solo Signore, Gesù Cristo,

Unigenito Figlio di Dio,

nato dal Padre prima di tutti i secoli.

Luce da luce, Dio vero da Dio vero,

generato, non creato della stessa sostanza del Padre;

per mezzo di lui tutte le cose sono state create.

Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo.

 E per opera dello Spirito Santo

si è incarnato nel seno della Vergine Maria

e si è fatto Uomo.

 Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato. Morì e fu sepolto.

 Il terzo giorno è risuscitato secondo le Scritture,

è salito al cielo, siede alla destra del Padre

 e di nuovo verrà per giudicare i vivi e i morti,

e il suo Regno non avrà fine.

Crediamo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita,

e procede dal Padre.

Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato,

e ha parlato per mezzo dei profeti.

Crediamo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica.

Professiamo un solo battesimo per il perdono dei peccati,

aspettiamo la resurrezione dei morti

e la vita del mondo che verrà. Amen.

 

PREGHIERE CONCLUSIVE

 

C.: Ancora una volta, in pace, supplichiamo il Signore. Glorifichiamo Dio onnipotente, che ha fatto risplendere la sua Luce sulle sue creature. Ora, possa ancora una volta far riflettere la sua abbondante misericordia su coloro che glorificano il suo Nome nel canto. Signore onnipotente, nostro Dio, risollevaci alla vita e abbi pietà di noi.

 

T.: Signore, pietà. Signore, pietà. Signore, pietà.

 

 C.: Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, onnipotente e ricco di grazia, Tu sei la vera Luce che ha scacciato le tenebre del peccato e ha fatto risplendere nei nostri cuori la gioia e la speranza del tuo Regno eterno.

 

T.: Signore, pietà.

 

C.: O Signore amorevole, accogli le preghiere di tutti i tuoi fedeli in tutto il mondo, che ti invocano con un solo spirito, una sola voce e un solo cuore. Per mezzo del tuo amato discepolo Giovanni, hai promesso che, se camminiamo nella tua Luce, vivremo in comunione l’uno con l’altro e il tuo prezioso Sangue ci purificherà da ogni peccato. Donaci questa comunione benedetta, o Salvatore!

 

 T.: Signore, pietà.

 

 C.: Concedici la pace, o Signore amorevole, e scaccia dalla faccia della terra il flagello della violenza e del disordine. Trasforma il cuore di tutti coloro che muovono guerra e sana le ferite di tutti coloro che ne sono afflitti. Conforta tutti i prigionieri di guerra e riportali presto alle loro case. Fai risplendere la luce del tuo amore in tutti gli angoli oscuri del nostro mondo e affretta il giorno in cui tutti i popoli potranno vivere nella pace e nella giustizia.

 

T.: Signore, pietà.

 

C.: O Rifugio e Riparo, Signore Gesù Cristo, guarda con compassione ai rifugiati di tutto il mondo che soffrono l’agonia dello sfollamento e la perdita delle loro case. Aiutaci a manifestare la nostra comunione con te, con loro e tra di noi, attraverso gesti di ospitalità e di aiuto amorevole.

 

T.: Signore, pietà.

 

C.: O Cristo, nostro Salvatore, preghiamo per i popoli dell’Armenia e dell’Artsakh, e per le loro famiglie sparse per il mondo, che da tempo guardano a te, Signore della Luce, attraverso la predicazione dell’apostolo Taddeo e la testimonianza miracolosa di san Gregorio l’Illuminatore.

 

T.: Signore, pietà.

 

C.: Fai risplendere la luce della tua giustizia e della tua sapienza su tutte le tue creature. Rendici figli della luce e figli del giorno, affinché possiamo sempre vivere la nostra vita alla tua presenza con umiltà, e diventare per tutto il mondo degni fari della tua Luce vivificante.

 

T.: Signore, pietà.

 

C.: Perché Tu sei il nostro Salvatore, e a te sia gloria, potenza e onore, ora e sempre e nei secoli dei secoli.

 

T.: Amen.

 

INNO

 

C.:/T.: Cristo, Via buona e benevola,

e Verità vivente,

Tu sei Guida dei nostri spiriti

dalla terra fino al cielo.

Gesù, Porta della vita, vero Dio,

 per te passeremo; ora ammettici dinnanzi al tuo Padre,

 per il tuo Santo Spirito.

 

PADRE NOSTRO

La comunità locale si accorderà sulla versione del Padre Nostro da recitare insieme

 

C.: Sia benedetto il Signore nostro Gesù Cristo.

 

T.: Padre nostro…

 

C.: La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione con lo Spirito Santo siano con tutti voi.

 

T.: Amen.

domenica 18 gennaio 2026

sabato 17 gennaio 2026

Tempi moderni

 

Il pluralismo del possibile

Il pluralismo del possibile

 

  Definiamo storia come la narrazione del corso degli eventi nell’umanità che viene tramandata come memoria degna di fede nelle società. Tuttavia raccontiamo storie anche per farci un’idea di ciò che ci proponiamo di fare insieme e qui gli eventi vi sono come trasfigurati e assumono un significato che va oltre ciò che in esse vi è di memoria ed oltre ciò che appare. Nell’uno e nell’altro caso  viene in rilievo il vivere sociale, perché non si costruisce una storia se non per narrarla ad altre persone. Quando una storia permea una società, ne viene trasformata, diventa patrimonio collettivo ed evolve seguendo l’evoluzione sociale. Chi ha una certa familiarità con queste cose, avrà certamente riconosciuto elementi molto importanti nella vita religiosa.

  Nella nostra Unione Europea viviamo in società sempre più pluralistiche sotto ogni profilo. Definiamo pluralistiche le società nelle quali l’area di ciò che si deve mostrare di condividere e praticare con uniformità si riduce mantenendo una condizione di pace sociale. In questo contesto si riducono le differenze critiche, vale a dire quelle che suscitano una reazione sociale avversa. Il pluralismo è sempre anche culturale, quindi in società pluralistiche le storie, in tutti i sensi in cui se ne può parlare, possono divergere. Per gente che ha mitizzato l’unità questo può creare un problema.

  Il mito è un particolare e interessantissimo tipo di storia. La sua funzione non dipende dall’affidabilità della memoria che ingloba ma dalla sua coerenza con un’ordine sociale che si viene tessendo: riguarda quindi la costruzione sociale.

 Il mito non riguarda solo le società primitive o quelle antiche, come superficialmente si potrebbe ritenere. Riguarda tutte le società umane di ogni tempo, perché non si è mai data finora nessuna società umana non costruita intorno a una mitologia. Quindi il cambiamento sociale comporta anche la critica e la metamorfosi di precedenti mitologie. La storia delle culture umane lo dimostra. Non possiamo realmente capire le società del passato senza studiarne le mitologie. La differenza tra storia e mitologia sta nei criteri di affidabilità che si decide di adottare per la prima, quando si cerca, perché se ne ha bisogno, una narrazione aderente agli eventi.

  Quando si parla di storia si cerca di renderne il senso, di cogliervi una direzione. In effetti l’agire umano manifesta sempre una intenzionalità, ma quando si tratta di fenomeni collettivi la narrazione di questo aspetto delle dinamiche sociali trascolora nel mito. La relativa rivelazione chiamiamo profezia. Essa vuole anche rendere l’idea di eventi futuri, ma partendo da ciò che si è vissuto nel passato e si vive nel presente. Le istituzioni pubbliche fanno progetti poliennali di azione, ipotizzando scenari, come si dice, quindi costruendo narrazioni di storia futura, che non sono solo perché futuri dei miti, perché si vogliono lo sviluppo realistico di ciò che c’è stato o c’è ora.

  In società pluralistiche lo sono anche le profezie e questo può disorientare. A chi credere? Chi né insofferente parla di relativismo come fenomeno negativo, che disgrega la società frammentandola. Ognuno si farebbe la propria verità. Dove si finisce così? In passato la verità, vale a dire le storie, i miti e le profezie normativi a fine di coesione sociale sono stati imposti con la violenza politica, e ancor oggi non si è trovato un modo migliore nel caso di pluralismo pervicace, ma si riduce l’intensità di questa violenza pubblica, là si regola con norme cogenti per escluderne l’arbitrarietà e si cerca di ridurre, come detto, l’area della obbligatoria uniformità.

  In società molto popolose, dove convergono numerose culture e si trova convenienza a vivere in un simile contesto sempre che lo si riesca a fare cooperando pacificamente, l’evoluzione sociale è più veloce. I costruttori di storie, in tutti i sensi in cui se ne può parlare, e di miti hanno più da fare. Appare possibile ciò che in società meno pluralistiche, quindi più violente, non appariva tale, ad esempio una umanità liberata dalle guerre. A volte questo conferma certi miti, altre volte no. Naturalmente diventa possibile anche il peggio. Ed è ciò che un animo religioso vorrebbe evitare.

  Per chi ha mitizzato una società stabile, e la sociologia tuttavia ci avverte che nessuna società lo è veramente, tutto questo può essere fonte di sofferenza e anche di grande sofferenza. Bella l’idea di pensare all’intera umanità, ormai otto miliardi di persone, come ad un’unica famiglia, ma questo mito non resiste all’evidenza dei fatti, e tuttavia, in società pluralistiche, è senz’altro possibile trasfigurare alcuni aspetti della vita in famiglia in ambiti sociali molto più vasti, accrescendo le possibilità di intesa e, così, anche di felicità.

 Così, per chi vuole farsi costruttore sociale, diventa cruciale intuire, studiare e capire l’area del possibile, anche se il possibile è pluralistico e allo stato delle cose.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte,Sacro, Valli