INFORMAZIONI UTILI SU QUESTO BLOG

Questo blog è stato aperto da Mario Ardigò per consentire il dialogo fra gli associati dell'associazione parrocchiale di Azione Cattolica della Parrocchia di San Clemente Papa, a Roma, quartiere Roma - Montesacro - Valli, un gruppo cattolico, e fra essi e altre persone interessate a capire il senso dell'associarsi in Azione Cattolica, palestra di libertà e democrazia nello sforzo di proporre alla società del nostro tempo i principi di fede, secondo lo Statuto approvato nel 1969, sotto la presidenza nazionale di Vittorio Bachelet, e aggiornato nel 2003.

This blog was opened by Mario Ardigò to allow dialogue between the members of the parish association of Catholic Action of the Parish of San Clemente Papa, in Rome, the Roma - Montesacro - Valli district, a Catholic group, and between them and other interested persons to understand the meaning of joining in Catholic Action, a center of freedom and democracy in the effort to propose the principles of faith to the society of our time, according to the Statute approved in 1969, under the national presidency of Vittorio Bachelet, and updated in 2003.

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L’Azione Cattolica Italiana è un’associazione di laici nella chiesa cattolica che si impegnano liberamente per realizzare, nella comunità cristiana e nella società civile, una specifica esperienza, ecclesiale e laicale, comunitaria e organica, popolare e democratica. (dallo Statuto)

Italian Catholic Action is an association of lay people in the Catholic Church who are freely committed to creating a specific ecclesial and lay, community and organic, popular and democratic experience in the Christian community and in civil society. (from the Statute)

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Questo blog è un'iniziativa di persone di fede aderenti all'Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa e manifesta idee ed opinioni espresse sotto la personale responsabilità di chi scrive. Esso non è un organo informativo della parrocchia né dell'Azione Cattolica e, in particolare, non è espressione delle opinioni del parroco e dei sacerdoti suoi collaboratori, anche se le persone di Azione Cattolica che lo animano le tengono in grande considerazione.

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Scrivo per dare motivazioni ragionevoli all’impegno sociale. Lo faccio secondo l’ideologia corrente dell’Azione Cattolica, che opera principalmente in quel campo, e secondo la mia ormai lunga esperienza di vita sociale. Quindi nell’ordine di idee di una fede religiosa, dalla quale l’Azione Cattolica trae i suoi più importanti principi sociali, ma senza fare un discorso teologico, non sono un teologo, e nemmeno catechistico, di introduzione a quella fede. Secondo il metodo dell’Azione Cattolica cerco di dare argomenti per una migliore consapevolezza storica e sociale, perché per agire in società occorre conoscerla in maniera affidabile. Penso ai miei interlocutori come a persone che hanno finito le scuole superiori, o hanno raggiunto un livello di cultura corrispondente a quel livello scolastico, e che hanno il tempo e l’esigenza di ragionare su quei temi. Non do per scontato che intendano il senso della terminologia religiosa, per cui ne adotto una neutra, non esplicitamente religiosa, e, se mi capita di usare le parole della religione, ne spiego il senso. Tengo fuori la spiritualità, perché essa richiede relazioni personali molto più forti di quelle che si possono sviluppare sul WEB, cresce nella preghiera e nella liturgia: chi sente il desiderio di esservi introdotto deve raggiungere una comunità di fede. Può essere studiata nelle sue manifestazioni esteriori e sociali, come fanno gli antropologi, ma così si rimane al suo esterno e non la si conosce veramente.

Cerco di sviluppare un discorso colto, non superficiale, fatto di ragionamenti compiuti e con precisi riferimenti culturali, sui quali chi vuole può discutere. Il mio però non è un discorso scientifico, perché di quei temi non tratto da specialista, come sono i teologi, gli storici, i sociologi, gli antropologi e gli psicologi: non ne conosco abbastanza e, soprattutto, non so tutto quello che è necessario sapere per essere un specialista. Del resto questa è la condizione di ogni specialista riguardo alle altre specializzazioni. Le scienze evolvono anche nelle relazioni tra varie specializzazioni, in un rapporto interdisciplinare, e allora il discorso colto costituisce la base per una comune comprensione. E, comunque, per gli scopi del mio discorso, non occorre una precisione specialistica, ma semmai una certa affidabilità nei riferimento, ad esempio nella ricostruzione sommaria dei fenomeni storici. Per raggiungerla, nelle relazioni intellettuali, ci si aiuta a vicenda, formulando obiezioni e proposte di correzioni: in questo consiste il dialogo intellettuale. Anch’io mi valgo di questo lavoro, ma non appare qui, è fatto nei miei ambienti sociali di riferimento.

Un cordiale benvenuto a tutti e un vivo ringraziamento a tutti coloro che vorranno interloquire.

Il gruppo di AC di San Clemente Papa si riunisce due sabati al mese, alle 17, e anima la Messa domenicale delle 9.

Dall’anno associativo 2025\2026 sono in programma:

  • condivisione di brevi podcast informativi sul Catechismo per gli adulti e sul Compendio della dottrina sociale della Chiesa;
  • un gruppo di lettura e dialogo in videoconferenza, utilizzando anche contenuti pubblicati sul quotidiano Avvenire;

Per partecipare alle riunioni in videoconferenza sulla piattaforma Zoom verrà inviato via email o whatsapp il link di accesso. Delle riunioni in videoconferenza verrà data notizia sul blog e le persone interessate potranno chiedere quel link inviando una email a ardigo.mario@virgilio.it ,comunicando il loro nome, l’indirizzo email a cui desiderano ricevere il link, la parrocchia di residenza e i temi di interesse.

La riunione in videoconferenza t sarà attivata cinque minuti prima dell’orario fissato per il suo inizio.

Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

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martedì 27 gennaio 2026

Il difficile sviluppo della sinodalità ecclesiale

Il difficile sviluppo della sinodalità ecclesiale

 

  Sinodalità ecclesiale significa un modo di manifestarsi come chiesa, a tutti i livelli e nei vari ruoli, più partecipato e consapevole. Bisogna saperne di più, frequentarsi di più, rispettarsi di più e, soprattutto, abituarsi a pensare di non potere, e quindi di non volere, fare a meno delle altre persone al di fuori delle proprie abituali cerchie amicali, che fatalmente risultano anguste e piuttosto autoreferenziali.

  La nostra non è certamente una Chiesa ordinariamente sinodale. Non siamo stati formati né siamo abituati ad esserlo, la sinodalità insomma non è una nostra consuetudine diffusa. Le persone “addette ai lavori” non di rado la considerano una intralciante seccatura. Si danno tanto da fare e sembra loro di non arrivare mai a far tutto quello che c’è da fare: inscenare la sinodalità è visto come una cosa in più da fare, in un contesto in cui già tante cose importanti vengono tralasciate perché non ce la si fa, il tempo e le forze non bastano mai.

  Se poi la gente facesse, almeno, quel che le si dice di fare, come durante la messa, seduti, in piedi, in ginocchio, metti la mano in tasca per tirare fuori il soldo per la raccolta delle offerte, le “posizioni consentite ai laici nella Chiesa” secondo una battuta che circolava tra il clero conservatore  un po’ di anni addietro.

  Un nostro parroco, che aveva in mente tante iniziative, era solito sbottare con un “Vi scivola tutto addosso”, nel senso che il gregge sembrava piuttosto riottoso a seguire il pastore impegnando più tempo oltre le consuetudini devozionali. Fu il tempo in cui il nostro quartiere sembrò addirittura maturare una certa disaffezione e perfino insofferenza per la parrocchia, nonostante tutte le proposte che gli venivano presentate.

 È stato osservato che, nella nostra Chiesa, la gente, non potendo aver voce praticamente in nulla e potendo al  più essere coinvolta in ruoli agli ordini altrui, nei casi limite vota con i piedi, e cosi se ne va altrove. In tal modo le forze sono sempre meno e rimane chi non se la sente, fisicamente, di spostarsi da vicino casa, quindi, in genere, i più anziani. Quando in parrocchia girano più o meno solo anziani le persone più giovani si allontanano, e questa è una legge di natura contro la quale ci si può far poco. Hai  voglia di predicare dai pulpiti di tenersi vicini i nonni! I nonni si, ma solo i propri e a volte è pure troppo… Con tutta la buona volontà che ci si propone di mettere, ad un certo punto si ha bisogno di stare con le persone della propria generazione e di questo si diventa insofferenti solo da anziani (quindi poi si è visto che i circoli anziani sono travagliati da un’intensa litigiosità).

  Lo sviluppo della sinodalità ecclesiale, richiedendo di integrare più gente, facendole spazio e riconoscendone la dignità, aumenta le forze di una comunità ecclesiale, ed anche il tempo, perché più gente all’opera significa più tempo per quell’opera: tre preti da soli sviluppano nel complesso circa 24 ore di impegno al giorno, uscendone frustrati perché sono consapevoli che tante cose rimangono indietro, ma se altre duecento persone ci mettono sinodalmente un’ora al giorno il tempo speso al giorno per la vigna diviene 224 ore e improvvisamente gli stremati scopriranno che basta e avanza.

  Ma se si pensa di voler fare solo i direttori d’orchestra mentre la massa esegue disciplinatamente, allora non funziona. Se si vuole continuare a scherzare sulle posizioni delle persone laiche in chiesa, allora poi si rimane senza di loro.

 Oh, ma come si fa, poi, con questa faccenda della sinodalità? Chi ci capisce nulla?

  Ma, caro amico, lo sai che è da dieci anni che se ne parla e che quindi non devi inventarti nulla, ma solo provare a seguire quello che è stato già studiato, sperimentato, corretto, messo in scena e corretto di nuovo? Lo sai che le Chiese in Italia hanno celebrato dall’ottobre 2021 all’ottobre 2025 un cammino sinodale che è durato un anno più del previsto perché l’assemblea sinodale ha votato contro il testo di un documento finale che era stato scritto dalla presidenza e che quest’ultima, invece di battere i pugni sul metaforico tavolo richiamando la gente all’ordine, perché o si fa così o fuori, si è rimessa pazientemente e sinodalmente al lavoro per un anno in più, e così si è arrivati ad approvare, a maggioranza, un nuovo documento sinodale, e la decisione è stata accettata anche da chi è rimasto in minoranza, perché comunque si è rimasti sinodali? Perché allora non segui quell’esempio e continui a fare come s’è sempre fatto? Perché non cominci a studiare quel documento sinodale e non provi a inserirti nel lavoro che s’è fatto e ancora ci si è proposti di continuare? Non ricordi che papa Francesco tuonava contro la mentalità del “s’è sempre fatto così!”?

   Nella nostra parrocchia abbiamo ripulito, restaurato, ridipinto e intitolato una bella sala, anzi la più bella,  a papa Francesco e vi abbiamo appeso un suo ritratto con i ceri a fianco. Ora peró abbiamo qualche remora a farci entrare la gente, perché poi sporca. Tuttavia, sono sicuro, perché quello che scriveva quel Papa lo leggevo, e quando lo sentivo parlare lo ascoltavo, che se quella grande anima fosse viva ci esorterebbe invece ad utilizzarla per ogni tipo di sinodalità immaginabile, aprendone le porte, ad esempio tenendovi le riunioni del Consiglio pastorale parrocchiale, che non è solo convocare un po' di persone, ma farlo secondo lo Statuto che in calce reca proprio la firma di Francesco, ed è l’unico in tutta Italia. Roma è la sola  diocesi italiana in cui  lo Statuto dei Consigli pastorali parrocchiali è stato dato dal Papa, in quanto vescovo della città. Purtroppo è spesso destino dei Papi essere onorati solo a parole.

Mario Ardigò- Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli

 

 


lunedì 26 gennaio 2026

Che fine ha fatto il Consiglio pastorale parrocchiale?


  Ai tempi del papa Giovanni Paolo II, venne osservato che lo si onorava pubblicamente, ma poi non se ne seguivano gli insegnamenti. È un destino che toccò anche ai suoi successori.

  I processi sinodali nel mondo e in Italia vennero avviati da papa Francesco dal 2015: egli ci teneva molto, ma rimase piuttosto isolato in questo. Spesso lo si seguì riottosi, senza crederci veramente. Firmò il nuovo Statuto dei Consigli Pastorali Parrocchiali della Diocesi di Roma, e la Diocesi poi attivò iniziative per aiutare le parrocchie a istituire questo organismo ecclesiale, che è il primo livello della sinodalità. 

 A che punto si è da noi? 

 A mia conoscenza non s’è nemmeno iniziato.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli


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Dal sito della diocesi di  Roma

https://www.diocesidiroma.it/camminosinodale/index.php/lequipe-sinodale-diocesana/

 

A Gennaio del 2023 il Santo Padre ha dato alla Diocesi una nuova Costituzione (In Ecclesiarum Communione) nella quale, tra l’altro, chiedeva di realizzare gli organismi di partecipazione: il Consiglio Pastorale Parrocchiale, quello di Prefettura, quello di Settore e quello Diocesano. Al Consiglio Episcopale è sembrato naturale chiedere all’ Équipe Sinodale di continuare il lavoro fatto durante la prima parte del Sinodo per accompagnare le Parrocchie e tutta quanta la Diocesi nella costituzione di detti organismi. È sembrata la prosecuzione logica del lavoro avviato durante il Sinodo. Se nella prima parte l’accento era stato posto sull’ascolto di tutti alla luce delle risposte e delle indicazioni del nostro Vescovo contenute nella Costituzione, adesso si tratta di fare in modo che i “tutti” (cioè tutto il popolo santo di Dio) partecipino alla vita ecclesiale per mezzo di organismi che vanno formati, accompagnati e sostenuti.

L’Équipe insieme ad alcuni Vescovi Ausiliari si incontra mensilmente per realizzare pazientemente questo lavoro.

La prima tappa è stata quella della formazione dello Statuto del Consiglio Pastorale Parrocchiale. Sono stati interpellati i parroci, alcuni laici appartenenti a gruppi, movimenti e associazioni, i Prefetti e a ottobre è stato sottoposto al Santo Padre la bozza dello Statuto che è stato approvato in data 8 settembre 2023. Una volta approvato lo Statuto l’Équipe si è presa l’impegno di aiutare le parrocchie ad applicarlo attraverso incontri di formazione e momenti di confronto con i laici componenti dei Consigli Parrocchiali.

 

 


domenica 25 gennaio 2026

Sinodalità e democrazia (ancora)

Sinodalità e democrazia (ancora)

 

  Hanno intervistato un signore che occupa un posto importante nel nostro apparato ecclesiastico. Gli hanno chiesto se si intendesse andare nella stessa direzione, in materia di sinodalità, di quando c’era quell’altro. Sì, ha risposto, ma bisogna mettere un po’ a punto la differenza tra sinodalità e democrazia, perché la verità non può essere decisa a maggioranza.

  Quando si parla delle cose della nostra Chiesa, non bisogna mai perdere la pazienza. Su certi temi si deve tornare continuamente, ancora e ancora: non si arriva mai a un punto fermo. Non è mai accaduto, anche quando si impiegò una ferocia incredibile per tacitare chi si faceva di nuovo avanti. Questo atteggiamento paziente è il cuore della sinodalità ecclesiale; la violenza è il suo contrario.

  Sinodalità è non aver cuore di fare a meno di chi la pensa diversamente. Non a caso ho usato il termine cuore, perché è cosa che ha a che fare con la bontà agàpica secondo il Vangelo, quella che muove le viscere e che avvertiamo come compassione, e definiamo anche pietà, misericordia. Questa, nella mia esperienza di fede, è la verità del cristianesimo che mi ha avvinto e ancora mi avvince. Può essere detto meglio. Ma la sostanza rimane convincente. Non è stato forse comandato di fare agàpe gli uni con gli altri al modo in cui  pensiamo di essere parte di una relazione agàpica con il Fondamento? È il comandamento nuovo, sì, ma anche quello supremo perché il Fondamento, da cui pensiamo di originare e verso cui pensiamo che tutto si stia muovendo, è agàpe, è scritto.

  Questa è la differenza fondamentale rispetto al concetto e alla pratica della democrazia, che è una forma di organizzazione  politica sostenuta dal diritto, per porre limiti giuridici, formali,  ad ogni potere sociale che pretenda di esserne esente. Ponendo quei limiti, si fa spazio. L’istituzione delle libertà civili, allora, non è una conseguenza della democrazia, ma è la democrazia stessa. Non ne è però il cuore, perché la democrazia non ha cuore, non è una socialità agàpica, ed è in questo che differisce sostanzialmente dalla sinodalità. Non esclude la violenza, ma la regola in modo che sia coerente con i suoi fini; ha riguardo alle collettività anche quando protegge la sfera di libertà delle singole persone. Se ne occupa come parte del sistema di limiti ai poteri sociali. E qui risulta molto evidente una cosa che spesso sfugge quando si parla di democrazia nella nostra assolutamente non democratica e nemmeno agàpica, tremenda, eppure insostituibile, necessaria, e per questo anche amata Chiesa: in democrazia il potere delle maggioranze non è un assoluto, perché esso è limitato non solo da incomprimibili sfere di libertà delle minoranze, ma addirittura delle singole persone. Ma  ciò non per esigenze di cuore, agàpiche, ma perché ciò è funzionale agli scopi della democrazia. Si è visto  che, alla prova dei fatti, si è rivelata una regola sociale infallibile che ogni potere assoluto degenera sempre nell’abuso e l’abuso è controproducente per la sopravvivenza di una società.

   Ma come la mettiamo con la verità, che è sempre messa di mezzo dal nostro Magistero quando gli si contestano gli spietati abusi del passato e del presente?

  Se ne trattò in un’enciclica che ha il grande pregio della chiarezza nel porre i termini della questione, la Carità nella verità – Caritas in veritate, del 2009, non a caso scritta da un grande teologo, il quale non ebbe remore a polemizzare con chi pretendeva di ricavare dall’enciclica Lo sviluppo dei popoli – Populorum progressio,  del 1967, uscita da una delle grandi anime della nostra fede, che l’agàpe sia criterio  veritativo, quindi che si venga riconosciuti come seguaci del Cristo da come si costruisce l’agape al modo come egli ce la insegnò. No, è scritto nella  Caritas in veritate, la carità consiste invece, anzitutto,nel conformarsi scrupolosamente al sistema di enunciati formali costruito nei secoli, con logica stringente, dalla teologia confermata dai poteri risultati vincenti sui campi di battaglia, in quella storia di incredibile violenza di cui scrivevo prima. Una logica razionale spietata perché viene prima dell’agàpe, il cuore del cristianesimo, e ne costituisce criterio veritativo: in quella prospettiva, è vera agàpe solo quella coerente con quella razionalità, che è dunque criterio supremo, un assoluto, senza limiti. Si capisce che questa non è una concezione compatibile con la democrazia, che non consente assoluti. La sua spietatezza non mi pare coerente con l’agàpe. Fu un assoluto imposto sui patiboli. La democrazia li abolì, pur istituendone di propri, e da allora  viene tacciata di relativismo dal nostro Magistero, che, del tutto a ragione, se ne sente minacciato nella propria pretesa di imporre la sua  verità a minoranza, laddove la democrazia, a maggioranza, le nega il valore politico di verità, come assoluto, negando quindi alle gerarchie ecclesiastiche di dominare la politica imponendo la loro volontà alle maggioranze. Una logica senza cuore contrastata da una politica, quella democratica, dove il cuore non è l’essenziale.

  La sinodalità è pensata, e si vorrebbe anche viverla, in modo molto diverso, secondo il cuore del cristianesimo, l’agàpe, dove al centro non è un sistema di limiti sociali né un sistema di assoluti logici, ma il principio per cui si vorrebbe superare la reciproca estraneità senza sopprimere e uniformare, al modo in cui si è immaginata la vita intima del Fondamento. In quest’ottica la sinodalità non si oppone alla democrazia, ma le dà un cuore, o, come anche s’è detto, un’anima, il grande anelito del cristianesimo democratico.

Mario Ardigó – 25 gennaio 2026


sabato 24 gennaio 2026

giovedì 22 gennaio 2026

Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani

 

La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani del 2026



Si noti:

-i testi del materiale per la celebrazione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani sono tratti da:

https://unedi.chiesacattolica.it/2026/01/08/settimana-di-preghiera-per-lunita-dei-cristiani-18-25-gennaio-2026/

 

-la cronologia della storia della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani può essere letta alla pagina WEB:

https://unedi.chiesacattolica.it/wp-content/uploads/sites/32/2025/06/23/date-importanti-nella-storia-della-preghiera-per-unita-dei-cristiani.pdf


Siamo nella Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Nella nostra parrocchia non ci sono state iniziative in merito. Il tema è molto importante in considerazione dell’incredibile ferocia della violenza con cui le Chiese cristiane istituite nel mondo e i regimi politici che si di esse avevano fondato la loro legittimazione si sono combattuti fin da molto vicino alle origini e fino a non molto tempo fa. La svolta, per la Chiesa cattolica, si è avuta solo a seguito del Concilio Vaticano 2º, celebrato a Roma tra il 1962 e il 1965, in più sessioni.

 All’Angelus  di domenica scorsa, papa Leone 14° ci ha detto:

 

 Inizia oggi la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani. Le origini di questa iniziativa risalgono a due secoli fa, e il Papa Leone XIII l’ha molto incoraggiata. Proprio cent’anni fa, per la prima volta, vennero pubblicati “Suggerimenti per l’Ottavario di preghiera per l’unità dei cristiani”. Il tema di quest’anno è tratto dalla Lettera agli Efesini: «Un solo corpo e un solo Spirito, come una sola è la speranza a cui siete stati chiamati» (Ef  4,4). Le preghiere e le riflessioni sono state preparate da un gruppo ecumenico coordinato dal Dipartimento per le Relazioni Interreligiose della Chiesa Apostolica Armena. Invito pertanto tutte le comunità cattoliche a rafforzare, in questi giorni, la preghiera per la piena unità visibile di tutti i cristiani.

Questo nostro impegno per l’unità si deve accompagnare coerentemente con quello per la pace e per la giustizia nel mondo. 

 

  E’ stata preparata una liturgia per la celebrazione della preghiera per l’unità dei cristiani. Da essa traggo la preghiera che vi leggo:

 

Signore della Grazia, Dio di tutti, Tu sei Guida per chi è smarrito, Luce per chi è nelle tenebre. I nostri occhi sono rivolti a te, ascolta le nostre preghiere. Che il Sole della tua gloria risplenda, dando vita e luce a ogni creatura, dall’oriente all’occidente, dal settentrione al meridione. Che i raggi del mattino della tua eterna primavera risveglino noi che attendiamo la tua venuta.

 

 O Gesù Cristo, Luce da Luce, dimora in noi, che ci siamo riuniti per adorare il tuo santo e prezioso Nome. Fa’ che il tuo splendore vivificante accenda in noi un amore più intenso gli uni per gli altri e che la tua Luce sfavillante ci guidi verso un’unità sempre più profonda. Come fiori diversi nel giardino del tuo Regno, possa il tuo splendore divino farci sbocciare in armonia. E così, come un unico corpo, possiamo sempre lodare e glorificare con gioia te, il Padre e lo Spirito Santo, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.

 

  La proposta di pregare per l’unità dei cristiani venne nel 1840 da un prete  anglicano, quindi della Chiesa nazionale inglese, poi passato alla Chiesa cattolica.

 La pratica della settimana di preghiera venne iniziata nel 1908 da un prete della Chiesa episcopale statunitense, facente parte della comunione anglicana, Paul Wattson, anch’egli poi passato alla Chiesa cattolica.

 Leggo dal sito di Frati Francescani dell’Atonement [in inglese: espiazione nel senso di riparare un errore, dall’inglese antico “at-one-ment”, cioè: rendere “uno” di nuovo, in particolare per ristabilire l’unità dopo una frattura (morale o spirituale)

 

https://www.fratiatonement.org/chi-siamo/padre-paul-wattson/

 

Nel 1898, in collaborazione con una sorella in spirito – Lurana White – fondò la Society of the Atonement [leggi a-TÒUN-ment] (Società dell’Atonement), […]

Nella sua vita […] Padre Paul è stato un vero apostolo dell’unità e della carità cristiana, un ardente francescano, un autentico missionario dell’At-One-Ment. Tutta la sua esistenza è stata orientata al lavoro per la realizzazione della preghiera che Gesù Cristo fece nella Sua ultima cena: “Ché tutti siano una cosa sola: come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato”. (Gv 17, 21)

Padre Paul è principalmente noto per il segno che ha impresso alla storia religiosa del XX secolo, essendo egli l’iniziatore, nel 1908, di quella pratica che oggi conosciamo con il nome di Settimana di Preghiera per l’unita dei Cristiani, che ogni anno viene celebrata in tutto il mondo dalle varie confessioni cristiane unite.

 

 La pratica di questa settimana di preghiera si venne ampiamente diffondendo anche nella Chiesa cattolica.

 Dal 1958, il Consiglio ecumenico delle Chiese fondato nel 1948 tra protestanti, ortodossi e anglicani, iniziò a preparare il materiale per la celebrazione della settimana di preghiera. Dal 1968 a questa attività partecipa anche la Santa Sede, anche se la Chiesa cattolica non fa parte del Consiglio ecumenico delle Chiese.

 Per la Settimana di preghiera di quest’anno, la preparazione del materiale era stata affidata alla Chiesa apostolica armena, che fa parte del ramo dell’Ortodossia chiamato delle Chiesa ortodosse orientali, per distinguerlo dall’Ortodossia detta bizantina  di tradizione greco-slava, che riconosce il primato dei patriarcati di Costantinopoli-Bisanzio e di Mosca. Il testo è stato poi revisionato e messo a punto da una Commissione internazionale perché fosse accettato da tutte le Chiese coinvolte nell’iniziativa. Dietro di me, vedete un disegno raffigurante San Gregorio, detto l’Illuminatore, appostolo degli Armeni, vissuto tra il Terzo e il Quarto secolo.

  La Settimana è centrata su un versetto neotestamentario tratto dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini, capitolo 4, versetto 4:

 

“Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati”

 

 E’ tratto da un più ampio brano della lettera agli Efesini, capitolo 4, versetti da 1 a 13, che vi leggo:

 

 Perciò, io che sono prigioniero a causa del Signore, vi raccomando: fate in modo che la nostra vita sia degna della vocazione che avete ricevuto!

 Siate sempre umili, cordiali e pazienti; sopportatevi l’un l’altro con amore; cercate di conservare, per mezzo della pace che vi unisce, quella unità che viene dallo Spirito Santo.

  Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati. Uno solo è il Signore, una sola è la fede, uno solo è il battesimo. Uno solo è Dio, Padre di tutti, al di sopra di tutti, che in tutti è presente e agisce. Eppure a ciascuno di noi Cristo ha dato la grazia sotto forma di doni diversi.

  Dice la Bibbia: Quando è salito in alto, ha portato con sé dei prigionieri, ha distribuito doni agli uomini.

  Se la Bibbia dice è salito in alto vuol dire che prima era disceso sulla terra. Colui che è venuto sulla terra è lo stesso che è salito nella più alta regione del cielo, per riempire tutto l’universo con la sua presenza.

 Ebbene, è proprio lui che ha dato diversi doni agli uomini: alcuni li ha fatti apostoli, altri profeti, altri evangelisti, altri pastori e maestri. Così egli prepara il popolo di Dio per il servizio che deve compiere. E così si costruisce il corpo di Cristo, fino a quando tutti assieme arriveremo all’unità, con la stessa fede e con la stessa conoscenza del Figlio di Dio; finché saremo giunti alla perfezione, a misura dell’infinita grandezza di Cristo che riempie l’universo.

 

 Nell’Introduzione teologico pastorale  alla Settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani leggiamo:

 

La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2026 invita i fedeli ad attingere a questo patrimonio cristiano condiviso e ad approfondire la comunione in Cristo, che unisce i cristiani di tutto il mondo. Più che un semplice ideale, l’unità è un mandato divino, centrale per la nostra identità cristiana. Essa rappresenta l’essenza della chiamata della Chiesa, una chiamata a riflettere l’unità armoniosa della nostra vita in Cristo, pur nella nostra diversità. Questa unità divina è al centro della nostra missione ed è sostenuta dal profondo amore di Gesù Cristo, che ha posto davanti a noi uno scopo comune. Come afferma l’apostolo Paolo nella Lettera agli Efesini, “Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati” (4, 4). Questo versetto biblico, scelto per quest’anno, racchiude la profondità teologica dell’unità cristiana.

[…]

 Nel Nuovo Testamento, Gesù Cristo eleva il concetto di unità a una dimensione spirituale, rispecchiando qui la profonda relazione tra lui e il Padre. L’unità tra i suoi seguaci non è semplicemente l’assenza di conflitti, bensì un legame spirituale profondo che riflette l’unità della Santa Trinità.

  La preghiera di Gesù, all’interno del Vangelo di Giovanni, capitolo 17, versetto 21, chiede ai credenti di essere uno come lui e il Padre sono uno, dimostrando che la nostra unità è fondata sulla nostra relazione con Cristo e sulla nostra missione collettiva di condividere la Buona Novella.

   Il comandamento primario di Gesù, cioè di amarsi gli uni gli altri come lui ci ha amati (come si legge nel Vangelo secondo Giovanni al capitolo 13, versetti  34 e 35), sottolinea come questo amore sia l’essenza della nostra unità.

[…]

 Le epistole di Paolo sottolineano l’importanza dell’unità all’interno della Chiesa, esortandoci a vivere in modo degno della nostra vocazione, con umiltà, cordialità, pazienza e amorevole sopportazione (come si legge nella lettera agli Efesini capitolo 4,  versetti da 1 a 3). La visione dell’unità che Paolo propone nella Lettera ai Romani, 12, 6, mostra la varietà dei doni che costituiscono il corpo di Cristo. Il suo appello a intessere relazioni armoniose, nella seconda Lettera ai Corinzi, capitolo  13, versetto  11, e in quella ai Filippesi, capitolo 2, versetti 1 e 2, invita i credenti ad abbracciare una sola mente e un solo spirito nel proprio impegno verso Cristo, riaffermando così il mandato divino all’unità e al contempo riconoscendo la nostra diversità.

  Nella Lettera agli Efesini, capitolo 4, versetto 4, trovano sintesi gli insegnamenti di Paolo sull’unità, quando si viene ancora una volta a sottolineare come i seguaci di Cristo manifestano che “uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito”, uniti in un’unica speranza.

  Questa metafora indica la Chiesa come un’entità unificata che trascende le barriere di qualunque geografia, nazionalità, etnia e tradizione. Paolo utilizza la metafora della Chiesa come Corpo di Cristo per descrivere la sua unità, data dalla diversità dei suoi membri. Scrive ai Corinzi: “Cristo è come un corpo che ha molte parti. Tutte le parti, anche se sono molte, formano un unico corpo” (come si legge nella prima lettera ai Corinzi, versetto capitolo 12, versetto 12).

 

   La liturgia di quest’anno per la Settimana di preghiera dell’unità dei cristiani può essere adattata per la preghiera fatta anche in un piccolo gruppo. L’ho caricata sia sul blog acvivearomavalli.blogspot.com sia sul gruppo Whatsapp. Se non si ha la presenza di un sacerdote, ci si può servire, lì dove è previsto un sermone, dei brani tratti dall’Introduzione teologico pastorale  che ho sopra trascritto.

  Concludo con una delle preghiere di invocazione previste per terminare quella liturgia:

 

O Signore amorevole, accogli le preghiere di tutti i tuoi fedeli in tutto il mondo, che ti invocano con un solo spirito, una sola voce e un solo cuore. Per mezzo del tuo amato discepolo Giovanni, hai promesso che, se camminiamo nella tua Luce, vivremo in comunione l’uno con l’altro e il tuo prezioso Sangue ci purificherà da ogni peccato. Donaci questa comunione benedetta, o Salvatore!

Amen.


Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli

lunedì 19 gennaio 2026

SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI 2026 - MATERIALE PER LA CELEBRAZIONE

 




SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI 2026


Papa Leone XIV  - Angelus di domenica 18  gennaio 2026

 

Cari fratelli e sorelle,

  inizia oggi la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani. Le origini di questa iniziativa risalgono a due secoli fa, e il Papa Leone XIII l’ha molto incoraggiata. Proprio cent’anni fa, per la prima volta, vennero pubblicati “Suggerimenti per l’Ottavario di preghiera per l’unità dei cristiani”. Il tema di quest’anno è tratto dalla Lettera agli Efesini: «Un solo corpo e un solo Spirito, come una sola è la speranza a cui siete stati chiamati» (Ef  4,4). Le preghiere e le riflessioni sono state preparate da un gruppo ecumenico coordinato dal Dipartimento per le Relazioni Interreligiose della Chiesa Apostolica Armena. Invito pertanto tutte le comunità cattoliche a rafforzare, in questi giorni, la preghiera per la piena unità visibile di tutti i cristiani.

Questo nostro impegno per l’unità si deve accompagnare coerentemente con quello per la pace e per la giustizia nel mondo. 


Da:

https://unedi.chiesacattolica.it/2025/07/29/animazione-liturgica/

 

LA PREPARAZIONE DEL MATERIALE

 

La Commissione internazionale nominata congiuntamente dal Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani (DPUC) e dalla Commissione Fede e costituzione (FeC) del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) per la revisione e la messa a punto del sussidio per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2026 si è riunita, dal 13 al 18 ottobre 2024, presso la Santa Sede di Etchmiadzin, in Armenia.

 La stesura del materiale della Settimana era stata affidata dal CEC e dal DPUC al Dipartimento per le relazioni interconfessionali della Chiesa apostolica armena. Il Dipartimento ha coordinato il Gruppo ecumenico di cristiani armeni che ha elaborato la prima bozza dei testi. Durante l’incontro a Etchmiadzin, i rappresentanti del Gruppo locale armeno hanno collaborato con la Commissione internazionale per la stesura definitiva del testo.

  L’incontro è stato presieduto congiuntamente dal Reverendo Dott. Mikie Roberts del CEC e dal Reverendo P. Martin Browne, OSB, del Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani. Il 17 ottobre 2024, i membri del Gruppo locale e della Commissione internazionale sono stati ricevuti in udienza da Sua Santità Karekin II, Patriarca Supremo e Catholicòs di tutti gli Armeni. Partecipanti della Commissione interna

 

 

INTRODUZIONE TEOLOGICO PASTORALE

 

Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati (Efesini 4, 4).

 Per quest’anno, le preghiere e le riflessioni che verranno utilizzate in occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani sono state preparate dai fedeli della Chiesa apostolica armena, in collaborazione con i loro fratelli e le loro sorelle delle Chiese armene cattoliche ed evangeliche.

   Il materiale è stato preparato, redatto e discusso nella sede storica spirituale e amministrativa della Chiesa apostolica armena, la Santa Sede di Etchmiadzin in Armenia, nei giorni, forieri di grande ispirazione, della benedizione del Muron (olio santo) e della riconsacrazione della Cattedrale Madre, avvenuta tra il 28 e il 29 settembre 2024 a seguito di un esteso lavoro di ristrutturazione, durato dieci anni.

  Questa commemorazione ha offerto al popolo armeno e ai membri del Gruppo ecumenico locale un’opportunità unica per riflettere e celebrare la comune fede cristiana, che rimane sempre vivace e feconda nelle nostre chiese. Il materiale proposto trae ispirazione da tradizioni secolari di preghiera e invocazioni, da sempre utilizzate dal popolo armeno, insieme a inni nati negli antichi monasteri e chiese dell’Armenia, alcuni dei quali risalgono addirittura al IV secolo.

  La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2026 invita i fedeli ad attingere a questo patrimonio cristiano condiviso e ad approfondire la comunione in Cristo, che unisce i cristiani di tutto il mondo. Più che un semplice ideale, l’unità è un mandato divino, centrale per la nostra identità cristiana. Essa rappresenta l’essenza della chiamata della Chiesa, una chiamata a riflettere l’unità armoniosa della nostra vita in Cristo, pur nella nostra diversità. Questa unità divina è al centro della nostra missione ed è sostenuta dal profondo amore di Gesù Cristo, che ha posto davanti a noi uno scopo comune. Come afferma l’apostolo Paolo nella Lettera agli Efesini, “Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati” (4, 4). Questo versetto biblico, scelto per quest’anno, racchiude la profondità teologica dell’unità cristiana.

Nelle Sacre Scritture, l’appello di Dio all’unità emerge fin dai tempi più remoti. A partire dall’Antico Testamento, la supplica di Abramo a Lot evidenzia il desiderio divino di pace e armonia tra i fedeli: “Noi siamo come fratelli e quindi non ci devono essere liti tra me e te, né tra i miei e i tuoi pastori” (Genesi 13, 8). Nonostante le loro strade infine si separino, l’appello di Abramo all’armonia e al rispetto reciproco sottolinea l’importanza di vivere in pace. Questo comandamento divino si riafferma all’interno del Levitico 19, 18, in cui Dio ammonisce: “Non vendicatevi e non conservate rancore contro i membri del vostro popolo. Ciascuno di voi deve amare il suo prossimo come se stesso. Io sono il Signore”.

  Questi comandamenti ci ricordano che il perdono e l’amore sono fondamentali per mantenere unità all’interno della comunità di fede.

  I Salmi celebrano la bellezza dell’unità tra i membri del popolo di Dio, dichiarando: “Guarda come è bello e piacevole che i fratelli vivano insieme” (Salmo 133 (132), 1). Questa immagine sottolinea l’importanza che l’unità riveste nel disegno di Dio per il suo popolo. I Proverbi, d’altra parte, mettono in guardia dalla discordia che si fomenta all’interno del popolo di Dio, affermando che Dio disprezza coloro che seminano zizzania tra fratelli e sorelle (cfr Proverbi 6, 19), insegnando invece che la pazienza e il perdono sono essenziali per mantenere l’armonia (cfr Proverbi 19, 11).

 Nel Nuovo Testamento, Gesù Cristo eleva il concetto di unità a una dimensione spirituale, rispecchiando qui la profonda relazione tra lui e il Padre. L’unità tra i suoi seguaci non è semplicemente l’assenza di conflitti, bensì un legame spirituale profondo che riflette l’unità della Santa Trinità.

  La preghiera di Gesù, all’interno del Vangelo di Giovanni, 17, 21, chiede ai credenti di essere uno come lui e il Padre sono uno, dimostrando che la nostra unità è fondata sulla nostra relazione con Cristo e sulla nostra missione collettiva di condividere la Buona Novella.

   Il comandamento primario di Gesù, cioè di amarsi gli uni gli altri come lui ci ha amati (Giovanni 13, 34-35), sottolinea come questo amore sia l’essenza della nostra unità. Questo amore sacrificale e disinteressato rappresenta sia il legame che tiene unita la nostra comunità sia la testimonianza principale del nostro discepolato.

 La preghiera di Gesù di manifestare la nostra unità al mondo (Giovanni 17, 23) è testamento perenne radicato nella sua missione divina. Gli apostoli riprendono questo tema nei loro insegnamenti.

 Le epistole di Paolo sottolineano l’importanza dell’unità all’interno della Chiesa, esortandoci a vivere in modo degno della nostra vocazione, con umiltà, cordialità, pazienza e amorevole sopportazione (Efesini 4, 1-3). La visione dell’unità che Paolo propone nella Lettera ai Romani, 12, 6, mostra la varietà dei doni che costituiscono il corpo di Cristo. Il suo appello a intessere relazioni armoniose, nella seconda Lettera ai Corinzi, 13, 11, e in quella ai Filippesi, 2, 1-2, invita i credenti ad abbracciare una sola mente e un solo spirito nel proprio impegno verso Cristo, riaffermando così il mandato divino all’unità e al contempo riconoscendo la nostra diversità.

  Nella Lettera agli Efesini, 4, 4, trovano sintesi gli insegnamenti di Paolo sull’unità, quando si viene ancora una volta a sottolineare come i seguaci di Cristo manifestano che “uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito”, uniti in un’unica speranza.

  Questa metafora indica la Chiesa come un’entità unificata che trascende le barriere di qualunque geografia, nazionalità, etnia e tradizione. Paolo utilizza la metafora della Chiesa come Corpo di Cristo per descrivere la sua unità, data dalla diversità dei suoi membri. Scrive ai Corinzi: “Cristo è come un corpo che ha molte parti. Tutte le parti, anche se sono molte, formano un unico corpo” (1 Corinzi 12, 12).

  Con i Colossesi, Paolo riflette sul ruolo di Cristo come capo del Corpo, unificato a partire da diverse membra, affermando: “Egli è anche capo di quel corpo che è la chiesa” (Colossesi 1, 18). Pertanto, pur essendo composta da molte parti, la Chiesa opera come un insieme coeso. Ogni suo membro ha un ruolo unico e contribuisce alla vita e alla missione generale della Chiesa. Riconoscere di esser parte di un unico corpo universale in Cristo incoraggia la collaborazione globale nel diffondere il suo Vangelo e nel servire l’umanità, spostando l’attenzione dalle divisioni interne verso una missione comune. Al contrario, limitare il mandato del Signore di andare nel mondo e rendere discepoli tutti i popoli (Matteo 28, 19) a una comunità definita da confini etnici, geografici o socio-economici, la priverebbe di uno dei fondamenti essenziali della Chiesa, così come stabiliti dal Signore: l’unità dei suoi seguaci in tutto il mondo.

   Il concetto di Efesini 4, 4 che “uno solo è il corpo” evidenzia anche la natura della Chiesa. Il cristianesimo trascende i confini culturali e nazionali, unendo i credenti di tutto il mondo nella fede e nella speranza.

  Questa comunione, come descritto in Apocalisse 7, 9, dove ogni cultura, tribù, popolo e lingua trova una propria rappresentazione, fornisce forza e incoraggiamento ai credenti, riaffermando il loro legame all’interno del Corpo di Cristo.

  Nel sottolineare l’importanza dell’unità dei cristiani, Paolo aggiunge che “uno solo è lo Spirito”, riferendosi allo Spirito Santo che sostiene questa comunione e fornisce alla Chiesa il potere di compiere la sua missione.

  Per i credenti, lo Spirito Santo è fonte di vita e di orientamento spirituale ed è responsabile del garantire che i diversi membri della Chiesa siano uniti nella fede e nel proprio scopo comune. Lo Spirito muove ad una profonda affinità spirituale tra i credenti, trascendendo le differenze e creando un legame che riflette l’unità della Santissima Trinità. Questo legame spirituale condiviso è il fondamento della riconciliazione, guida i credenti e fornisce loro, a livello globale, gli strumenti necessari per portare avanti una testimonianza e un ministero efficaci. Ciò contribuisce ad armonizzare le diverse espressioni di fede con la missione fondamentale della Chiesa.

  La dottrina sull’unità della Chiesa viene ulteriormente ampliata dall’apostolo nella Lettera agli Efesini, 4, 4, quando egli afferma che tutti i cristiani sono chiamati all’unica speranza della salvezza e della vita eterna. Affermare che “una sola è la speranza” significa proclamare che tutti i credenti tendono allo stesso obiettivo: la vita eterna in Cristo. Questo è l’obiettivo ultimo e la motivazione della vita cristiana, che fornisce una visione e uno scopo comune a tutti i credenti, unendoli nel cammino di fede e nella vita quotidiana.

  Questa visione condivisa supera i divari confessionali e culturali, incoraggiando i cristiani a collaborare in ogni modo possibile. Fare della speranza condivisa l’obiettivo della nostra vocazione di cristiani definisce la nostra appartenenza alla Chiesa in termini di comunione mondiale, nella speranza della salvezza e della vita eterna In un mondo con tradizioni ed espressioni di fede cristiana diverse tra loro e spesso contrastanti, il passaggio 4, 4 della Lettera agli Efesini ci ricorda che tutti i credenti fanno parte dell’unico Corpo di Cristo.

  Questa unità non ha a che fare con l’uniformità, bensì con un impegno comune a rispettare e condividere le verità fondamentali della fede cristiana. Pertanto, l’unità si pone come una vigorosa testimonianza della potenza trasformativa dello Spirito Santo, nel momento in cui cristiani di diversa provenienza si uniscono con autenticità e sincerità per raggiungere un obiettivo e una visione condivisi.

  La Chiesa apostolica armena, attraverso le sue pratiche e i suoi insegnamenti, propone una profonda riflessione sull’essenza dell’unità all’interno del Corpo di Cristo, intesa non solo come semplice concetto, ma come realtà viva e pulsante. Recitando il Credo, i fedeli dichiarano di credere in “una Chiesa santa, cattolica e apostolica”, professando così la centralità di questa unità nella loro vita spirituale.

  Questo impegno all’unità trova la sua massima espressione nelle sinassi eucaristiche della Chiesa, dove le preghiere della comunità non hanno come unici destinatari i cristiani di tutto il mondo e i loro leader spirituali, ma anche l’unità della Chiesa stessa.

  Ogni domenica, durante la liturgia, i fedeli si abbracciano l’un l’altro e cantano: “La Chiesa è diventata una”, manifestazione tangibile della loro fede collettiva e dello scopo condiviso che li unisce.

  La lunga storia della Chiesa armena e dei suoi leader, costellata dalla presenza di numerosi martiri, è una chiara testimonianza dell’impegno incrollabile degli Armeni e della loro capacità di preservare la fede cristiana nella terra d’Armenia e nella regione circostante.

  L’unità all’interno della Chiesa dovrebbe trascendere l’affermazione dottrinale; infatti, si tratta di un’esperienza vissuta che approfondisce l’identità spirituale dei fedeli e rafforza la loro testimonianza collettiva. Abbracciando e vivendo questa unità, la Chiesa apostolica armena non solo onora le sue sacre tradizioni, ma contribuisce anche in modo significativo alla maggiore unità della Chiesa di Cristo.

  Questa riflessione ci invita a riconoscere e abbracciare il potere trasformativo dell’unità, sia all’interno delle nostre comunità di fede sia nella Chiesa più ampia. La maturità spirituale implica l’accettazione delle nostre differenze e la ricerca dell’unità, da praticarsi con lo stesso vigore che infondiamo nella ricerca dell’accuratezza dottrinale.

  La nostra forza risiede nella capacità di riflettere Cristo nella nostra unità, mostrando al mondo il suo amore e la sua grazia.

  Vivendo questa chiamata divina, adempiamo alla nostra missione e onoriamo Cristo, facendo avanzare il suo Regno sulla terra. Accogliamo questa chiamata divina all’unità, non come un ideale astratto ma come un’espressione vitale della nostra fede.

 In un mondo in cui il Corpo di Cristo è ferito dalle divisioni nelle e tra le varie tradizioni e confessioni, l’appello dell’apostolo all’unità è rivolto a ciascuno di noi, non solo come comunità ecclesiali distinte, ma anche come individui che fanno parte di altrettante comunità.

  Vivendo in unità, non solo testimoniamo l’amore e il potere di nostro Signore Gesù Cristo, ma incarniamo anche l’essenza dei suoi insegnamenti. Sostenendoci a vicenda e celebrando i nostri doni e talenti così diversi, diveniamo il riflesso del cuore di Cristo e promuoviamo la sua opera sulla terra.

 

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TESTO BIBLICO

 

Efesini 4, 1-13

  “Perciò, io che sono prigioniero a causa del Signore, vi raccomando: fate in modo che la nostra vita sia degna della vocazione che avete ricevuto!

 Siate sempre umili, cordiali e pazienti; sopportatevi l’un l’altro con amore; cercate di conservare, per mezzo della pace che vi unisce, quella unità che viene dallo Spirito Santo.

  Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati. Uno solo è il Signore, una sola è la fede, uno solo è il battesimo. Uno solo è Dio, Padre di tutti, al di sopra di tutti, che in tutti è presente e agisce. Eppure a ciascuno di noi Cristo ha dato la grazia sotto forma di doni diversi.

  Dice la Bibbia: Quando è salito in alto, ha portato con sé dei prigionieri, ha distribuito doni agli uomini.

  Se la Bibbia dice è salito in alto vuol dire che prima era disceso sulla terra. Colui che è venuto sulla terra è lo stesso che è salito nella più alta regione del cielo, per riempire tutto l’universo con la sua presenza.

 Ebbene, è proprio lui che ha dato diversi doni agli uomini: alcuni li ha fatti apostoli, altri profeti, altri evangelisti, altri pastori e maestri. Così egli prepara il popolo di Dio per il servizio che deve compiere. E così si costruisce il corpo di Cristo, fino a quando tutti assieme arriveremo all’unità, con la stessa fede e con la stessa conoscenza del Figlio di Dio; finché saremo giunti alla perfezione, a misura dell’infinita grandezza di Cristo che riempie l’universo”.

 

interconfessionale in lingua corrente, EllediciAlleanza Biblica Universale, Torino-Roma 2014.

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CELEBRAZIONE ECUMENICA DELLA PAROLA DI DIO

 

 Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati (Efesini 4, 4)

 

Introduzione

 

È un onore per la Chiesa ortodossa apostolica armena ricoprire un ruolo di tale rilievo durante la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani di quest’anno.

 Siamo felici di condividere con i nostri fratelli e sorelle cristiani di tutto il mondo una celebrazione ecumenica che nasce dal cuore dell’antica testimonianza cristiana della nostra Chiesa al Signore Gesù Cristo.

  Il tema della celebrazione, Luce da Luce per la Luce, si ispira al carattere riferito a Cristo, così come affermato dal Credo niceno-costantinopolitano, la pietra miliare di tutti i cristiani, di cui l’anno scorso abbiamo commemorato il 1700° anniversario. Cristo è “Luce da Luce”, l’Unto che è stato mandato in questo mondo con una missione: far risplendere la Luce di Dio in questo mondo tormentato e condurci alla comunione d’amore tra noi e con Dio. Quindi, “Luce da Luce per la Luce”.

 Questa celebrazione è un adattamento della “Celebrazione all’alba”, una delle ore di preghiera quotidiane della Chiesa armena, stilata dal grande Catholicòs (cioè Patriarca, capo della Chiesa), nonché teologo, innografo, riformatore liturgico, ecumenista e pastore, san Narsete “il Grazioso” di Gla (†1173).

  È significativo come san Narsete abbia composto queste preghiere, che non hanno riscontro in nessun’altra chiesa, con un intento specificamente ecumenico: ricondurre all’interno dell’abbraccio di Cristo una setta di pagani adoratori del Sole, assai diffusa ai suoi tempi in Armenia.

  L’immagine di Cristo Luce è presente nelle preghiere, negli inni e nelle letture delle Scritture e sicuramente avrebbe attirato l’interesse degli adoratori del Sole.

  San Narsete andò alla ricerca delle pecorelle smarrite non per mezzo dell’intimidazione, né facendo ricorso alla negoziazione, ma offrendo in modo creativo e amorevole il meglio che la testimonianza cristiana della sua Chiesa aveva da offrire.

  Con ogni probabilità, questo approccio può fungere da modello anche per tutti noi, che aspiriamo alla comunione cristiana voluta da Dio È inoltre degno di nota il fatto che l’Armenia sia stata la prima nazione a dichiarare il cristianesimo come sua religione ufficiale, grazie all’impegno di san Gregorio, che convertì il re pagano Tiridate nell’anno 301 d.C.; san Gregorio è anche noto come “Illuminatore”, poiché portò la luce di Cristo al popolo armeno attraverso il battesimo dello Spirito Santo nel nome della Santissima Trinità.

  I fedeli della Chiesa armena sono grati per le preghiere che tutte le chiese eleveranno durante quest’anno.

   Possa lo Spirito Santo spalancare i nostri cuori per percepire più vividamente la luce radiosa dell’amore di Dio onnipotente per i suoi figli, la triste vergogna della nostra divisione e l’ardente e urgente necessità di riaccendere la luce della riconciliazione cristiana; dal canto nostro, noi continueremo a rendere grazie a Dio per la compassione e la misericordia senza limiti che provengono dalla “Luce da Luce”.

  I testi assegnati al celebrante (C.) possono essere condivisi tra i vari ecclesiastici o rappresentanti delle varie tradizioni presenti.

  Allo stesso modo, i testi assegnati a un lettore (L.) possono essere distribuiti tra più persone. Se alcuni elementi particolari del servizio richiedono due lettori, questa necessità verrà indicata con L.1 e L.2.

  Più avanti nella celebrazione, dopo l’omelia o sermone, i due lati dell’assemblea recitano o cantano alternativamente i versetti del Salmo 97, e ripetono il responsorio tutti insieme.

  Durante la recita o l’intonazione del Salmo, ai presenti verranno distribuite delle candele. Le candele verranno accese durante l’inno che seguirà e tutti si uniranno in una sola voce nella recita del Credo niceno.

   Sebbene le assemblee locali possano scegliere i canti più adatti e conosciuti nella loro regione, sarebbe auspicabile, se possibile, cantare i testi degli inni armeni compresi all’interno della celebrazione ecumenica.

 L’Inno della Luce (Dall’Oriente all’Occidente), l’inno per l’accensione delle candele (Dio senza tempo, increato) e l’inno che precede il Padre Nostro (Cristo, Via buona e benevola) possono essere tutti cantati su una semplice melodia, inserita nel testo. Inoltre, l’inno da cantare durante l’accensione delle candele presenta un breve passaggio ricorrente prima di ogni strofa: una sola parola, Luis, che in armeno significa “luce”. La melodia è inserita nel presente sussidio e le assemblee sono invitate a utilizzarla durante la celebrazione.

 

Celebrazione ecumenica Luce da Luce per la Luce

C. = Celebrante

L. = Lettore

Coro = Coro o Cantori

T. = Tutti

 

PADRE NOSTRO

La comunità locale si accorderà sulla versione del Padre Nostro da recitare insieme.

 

C.: Sia benedetto il Signore nostro Gesù Cristo. Amen.

T.: Padre nostro...

C.: Tuo è il Regno, tua la potenza e la gloria nei secoli.

T.: Amen.

 

INVOCAZIONI

 

L.1: Sia benedetto in eterno il Nome del Signore, perché il suo Nome giunge prima del Sole.

 L.2: Per mezzo di lui saranno benedette tutte le nazioni della terra e tutte le generazioni lo esalteranno.

L.1: Benedetto il Signore Dio d’Israele, unico artefice di opere mirabili, il suo Nome santo e glorioso sia sempre benedetto. Il mondo intero sarà ricolmo della sua gloria. Amen! Amen!

L.2: Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.

L.1: Ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.

L.2: Ancora una volta in pace, supplichiamo il Signore. Ascolta le nostre preghiere, risollevaci alla vita e abbi pietà di noi.

 

C.: Lode e gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Ora e sempre e nei secoli dei secoli. T.: Amen.

 

Liberamente tratto dal Salmo 72, 15-18

 

INNODELLA LUCE

 

Mentre si canta l’inno, si accende una grande candela nella parte anteriore della chiesa

 

C.:/T.:

 

Dall’Oriente all’Occidente,

 gli eredi benedetti di Sion, lodano sempre e incessantemente

Colui che fa sorgere la Luce.

Le chiese dei giusti,

e tutti coloro che lo onorano, glorificano Colui

che ha dato significato alla luce.

 

San Narsete il Grazioso

 

LITANIA

 

L.: Dall’alba in oriente al tramonto in occidente, e in tutto il mondo cristiano, ovunque si invochi il nome del Signore in santità, per le nostre preghiere e la sua intercessione, il Signore abbia pietà di noi.

  Supplichiamo Dio di liberarci dal peccato e dalle tentazioni del mondo. Il Signore accolga il desiderio e la supplica del nostro cuore e possa ritenerci degni della fede in lui e dei suoi comandamenti insieme a tutti i suoi santi. Signore onnipotente nostro Dio, risollevaci alla vita e abbi pietà di noi. T.: Risollevaci alla vita, o Signore.

 

L.: (Se si celebra al mattino) Perché il Signore inauguri questo mattino di sole e custodisca il giorno che sorge nella pace, con fede, supplichiamo il Signore. Oppure

(Se si celebra la sera) Perché il Signore colmi di pace questa sera e la notte che sopraggiunge, con fede, supplichiamo il Signore.

 

T.: Concedi, o Signore.

 L.: Chiediamo al Signore che un angelo della pace sia il nostro custode. T.: Concedi, o Signore.

L.: Chiediamo al Signore il perdono e la misericordia per le nostre mancanze. T.: Concedi, o Signore.

L.: Chiediamo al Signore che la grande e potente forza della Santa Croce ci sostenga.

 T.: Concedi, o Signore.

 L.: Ancora una volta, per la nostra fede, santa e autentica, insieme supplichiamo il Signore.

T.: Signore, abbi pietà.

 L.: Affidiamo il nostro impegno reciproco gli uni verso gli altri al Signore onnipotente, nostro Dio.

T.: Ci affidiamo a te, Signore.

 L.: Abbi pietà di noi, Signore nostro Dio, nella tua grande misericordia. Diciamo tutti insieme: T.: Signore, abbi pietà. Signore, abbi pietà. Signore, abbi pietà.

 

PREGHIERA E SCAMBIO DELLA PACE

 Per la preghiera che segue, che viene recitata con le braccia aperte, il celebrante può rivolgersi a oriente:

 

C.: Dall’alba in oriente al tramonto in occidente, benedetto sei Tu, Signore, perché sei il Re e il tuo Nome è venerato in tutto l’universo.

 Fa’ che la nostra salmodia risuoni dolcemente alle tue orecchie.

 Fa’ che la tua giustizia si innalzi sopra la nostra fragilità, e che il tuo Nome santissimo sia glorificato.

  Rendici degni di osservare i tuoi comandamenti e di cantare lode e gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, ora e sempre e nei secoli dei secoli.

 T.: Amen.

 

Il celebrante si rivolge all’assemblea e può farsi il segno della croce, dicendo: C.: La pace sia con tutti voi.

T.: E con il tuo spirito. I presenti in assemblea possono scambiarsi un segno di pace secondo l’uso locale.

L.: Inchiniamoci a Dio.

 

L’assemblea si inchina a Dio in adorazione, dicendo:

 

T.: Siamo dinnanzi a te, o Signore.

 

 Il celebrante può poi rivolgersi a oriente e pregare di nuovo, dicendo:

 

C.: Dio onnipresente, Dio eterno, sei sorto come Luce in questo mondo e ci hai illuminato dalle tenebre del nostro peccato. Dio infinito, sei entrato nella nostra esistenza finita, riversando in abbondanza i doni dello Spirito Santo su noi tue creature. Ora e per tutta l’eternità sei esaltato, Dio immenso, con il Padre e lo Spirito Santo, ora e sempre e nei secoli dei secoli.

T.: Amen.

 

PROCLAMAZIONE DELLA PAROLA DI DIO

 

Prima Lettura: Isaia 58, 6-11

 

 Per digiuno io intendo un’altra cosa: rompere le catene dell’ingiustizia, rimuovere ogni peso che opprime gli uomini, rendere la libertà agli oppressi e spezzare ogni legame che li schiaccia. Digiunare significa dividere il pane con chi ha fame, aprire la casa ai poveri senza tetto, dare un vestito a chi non ne ha, non abbandonare il proprio simile. Allora sarà per te, popolo mio, l’alba di un nuovo giorno, i tuoi mali guariranno presto. Ti comporterai davvero in modo giusto e il Signore ti proteggerà con la sua presenza. Quando lo chiamerai egli ti risponderà; chiederai aiuto e lui dirà: “Eccomi”. Se tu smetti di opprimere gli altri, di disprezzarli, di parlarne male, allora la luce scaccerà l’oscurità in cui vivi. Se dividi il tuo cibo con chi ha fame e sazi il povero, la luce del pieno giorno ti illuminerà. Il Signore ti guiderà sempre: ti sazierà anche in mezzo al deserto e ti restituirà le forze. Sarai rigoglioso come un giardino ben irrigato, come una sorgente che non si prosciuga.

 

Seconda Lettura: Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 4, 1-13

 

Perciò, io che sono prigioniero a causa del Signore, vi raccomando: fate in modo che la nostra vita sia degna della vocazione che avete ricevuto! Siate sempre umili, cordiali e pazienti; sopportatevi l’un l’altro con amore; cercate di conservare, per mezzo della pace che vi unisce, quella unità che viene dallo Spirito Santo. Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati. Uno solo è il Signore, una sola è la fede, uno solo è il battesimo. Uno solo è Dio, Padre di tutti, al di sopra di tutti, che in tutti è presente e agisce. Eppure a ciascuno di noi Cristo ha dato la grazia sotto forma di doni diversi. Dice la Bibbia: Quando è salito in alto, ha portato con sé dei prigionieri, ha distribuito doni agli uomini. Se la Bibbia dice è salito in alto vuol dire che prima era disceso sulla terra. Colui che è venuto sulla terra è lo stesso che è salito nella più alta regione del cielo, per riempire tutto l’universo con la sua presenza. Ebbene, è proprio lui che ha dato diversi doni agli uomini: alcuni li ha fatti apostoli, altri profeti, altri evangelisti, altri pastori e maestri. Così egli prepara il popolo di Dio per il servizio che deve compiere. E così si costruisce il corpo di Cristo, fino a quando tutti assieme arriveremo all’unità, con la stessa fede e con la stessa conoscenza del Figlio di Dio; finché saremo giunti alla perfezione, a misura dell’infinita grandezza di Cristo che riempie l’universo.

 

Coro (o Tutti) (cantato):

 

Alleluia. Alleluia.

 In te, o Signore,

è la sorgente della vita

e alla tua Luce

vedremo la luce.

 

L.: Alleluia. Alzatevi in piedi.

 Il celebrante si rivolge all’assemblea e può farsi il segno della croce, dicendo:

 

C.: La pace sia con tutti voi.

T.: E con il tuo spirito.

L.: Ascoltate con attenzione il santo Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni. Coro (o Tutti):Gloria a te, Signore nostro Dio.

L.: Prestiamo attenzione, Dio parla.

 

Vangelo: Vangelo secondo Giovanni 12, 31-36

 

[Gesù rispose]: “Ora comincia il giudizio per questo mondo: ora il demonio, il capo di questo mondo, sta per essere buttato fuori. E quando sarò innalzato dalla terra, attirerò a me tutti gli uomini”. Gesù diceva: “Quando sarò innalzato” per far capire che sarebbe morto su una croce. La folla replicò: “La Bibbia dice che il Messia vivrà per sempre. Come mai ora dici che il Figlio dell’uomo dev’essere innalzato? Chi è questo Figlio dell’uomo?” Gesù rispose: “Ancora per poco la luce è fra voi. Camminate finché avete la luce, prima che il buio vi sorprenda. Chi cammina al buio non sa dove va. Mentre avete la luce, credete nella luce! Così sarete veramente figli della luce. Detto questo, se ne andò senza farsi notare”. Coro (o Tutti):Gloria a te, Signore nostro Gesù Cristo.

 

SERMONE/OMELIA (viene svolto il sermone\omelia)

 

Dopo di che:

 

PREGHIERA

 

L.: Signore della Grazia, Dio di tutti, Tu sei Guida per chi è smarrito, Luce per chi è nelle tenebre. I nostri occhi sono rivolti a te, ascolta le nostre preghiere. Che il Sole della tua gloria risplenda, dando vita e luce a ogni creatura, dall’oriente all’occidente, dal settentrione al meridione. Che i raggi del mattino della tua eterna primavera risveglino noi che attendiamo la tua venuta.

 

 O Gesù Cristo, Luce da Luce, dimora in noi, che ci siamo riuniti per adorare il tuo santo e prezioso Nome. Fa’ che il tuo splendore vivificante accenda in noi un amore più intenso gli uni per gli altri e che la tua Luce sfavillante ci guidi verso un’unità sempre più profonda. Come fiori diversi nel giardino del tuo Regno, possa il tuo splendore divino farci sbocciare in armonia. E così, come un unico corpo, possiamo sempre lodare e glorificare con gioia te, il Padre e lo Spirito Santo, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.

 

Adattato dalla versione di san Gregorio di Narek

 

SALMO RESPONSORIALE

Si legge a cori alternati, con un lato dell’assemblea che recita la prima parte del versetto del Salmo e l’altro lato la seconda parte, e tutti leggono all’unisono il responsorio. Mentre il Salmo viene recitato o cantato, tra i partecipanti vengono distribuite delle candele.

 

L.: I nostri occhi si rivolgono a te, o Dio dell’umanità. Abbi pietà di noi e ascolta le nostre preghiere.

 

T.: I nostri occhi si rivolgono a te, o Dio dell’umanità. Abbi pietà di noi e ascolta le nostre preghiere.

 

Lato 1 Il Signore regna, si rallegri la terra, gioiscano i popoli lontani!

Lato 2 Un’oscura nube lo circonda. Giustizia e diritto sostengono il suo trono.

T.: I nostri occhi si rivolgono a te, o Dio dell’umanità. Abbi pietà di noi e ascolta le nostre preghiere.

 

Lato 1 Un fuoco lo precede e brucia i nemici intorno a lui.

Lato 2 I suoi lampi abbagliano il mondo, la terra guarda e trema.

 

T.: I nostri occhi si rivolgono a te, o Dio dell’umanità. Abbi pietà di noi e ascolta le nostre preghiere.

 

Lato 1 I monti fondono come cera davanti al Signore, davanti al Signore di tutta la terra.

Lato 2 Il cielo proclama la sua giustizia, tutti i popoli proclamano la sua grandezza.

 

T.: I nostri occhi si rivolgono a te, o Dio dell’umanità. Abbi pietà di noi e ascolta le nostre preghiere.

 

Lato 1 Si vergognino gli adoratori di statue, che si vantano di idoli vani. Tutti gli dèi si pieghino davanti al Signore.

Lato 2 Ma il popolo di Sion ascolta e si rallegra, le città di Giuda sono in festa per le tue decisioni Signore.

 

T.: I nostri occhi si rivolgono a te, o Dio dell’umanità. Abbi pietà di noi e ascolta le nostre preghiere.

 

Lato 1 Perché sei tu, Signore, il Dio altissimo su tutta la terra; più grande di tutti gli dèi.

Lato 2 Voi che amate il Signore, odiate il male: Egli protegge la vita dei suoi fedeli e li salva dalla mano dei malvagi.

 

T.: I nostri occhi si rivolgono a te, o Dio dell’umanità. Abbi pietà di noi e ascolta le nostre preghiere.

 

Lato 1 Infonde speranza nel giusto e felicità nel cuore dei buoni

Lato 2 Il Signore, o giusti, sia la vostra gioia, lodatelo ricordando che Egli è santo.

 

T.: Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen

 

INNO

Mentre si canta l’inno, due giovani con in mano candele o ceri spenti li accendono dalla candela centrale e trasmettono questa fonte di luce tra tutti i presenti in chiesa.

 

Dio senza tempo e increato,

Padre, Signore di tutti;

ascolta le nostre preghiere,

le accorate suppliche di coloro che ti servono.

 

Dal Padre, Alba meravigliosa,

Sole giusto e retto;

alzati, risplendi su di noi

Luce soave e carezzevole.

 

Spirito che sgorga dal Padre,

Sorgente del bene;

colmaci della tua luce radiosa

nel mattino di questo nuovo giorno.

 

Tre persone, in una Natura,

Una sola Divinità;

professiamo te in ogni momento,

Santissima Trinità.

 

CREDO

Il Simbolo di Nicea-Costantinopoli qui riportato è quello utilizzato durante il III Incontro della Conferenza delle chiese europee (KEK) e il Consiglio delle conferenze episcopali europee (CCEE), Riva del Garda, 1984 e solitamente usato nelle celebrazioni ecumeniche in lingua italiana. Per fedeltà all’originale inglese redatto per il 2026, l’espressione “Dio da Dio” – originariamente presente nel teso di Riva del Garda – è stata omessa.

 

 C.: Immersi nella luce della Sapienza di Cristo, insieme, professiamo la nostra fede comune.

 T.: Noi crediamo in un solo Dio, Padre onnipotente,

Creatore del cielo e della terra,

di tutte le cose visibili e invisibili.

Noi crediamo in un solo Signore, Gesù Cristo,

Unigenito Figlio di Dio,

nato dal Padre prima di tutti i secoli.

Luce da luce, Dio vero da Dio vero,

generato, non creato della stessa sostanza del Padre;

per mezzo di lui tutte le cose sono state create.

Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo.

 E per opera dello Spirito Santo

si è incarnato nel seno della Vergine Maria

e si è fatto Uomo.

 Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato. Morì e fu sepolto.

 Il terzo giorno è risuscitato secondo le Scritture,

è salito al cielo, siede alla destra del Padre

 e di nuovo verrà per giudicare i vivi e i morti,

e il suo Regno non avrà fine.

Crediamo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita,

e procede dal Padre.

Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato,

e ha parlato per mezzo dei profeti.

Crediamo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica.

Professiamo un solo battesimo per il perdono dei peccati,

aspettiamo la resurrezione dei morti

e la vita del mondo che verrà. Amen.

 

PREGHIERE CONCLUSIVE

 

C.: Ancora una volta, in pace, supplichiamo il Signore. Glorifichiamo Dio onnipotente, che ha fatto risplendere la sua Luce sulle sue creature. Ora, possa ancora una volta far riflettere la sua abbondante misericordia su coloro che glorificano il suo Nome nel canto. Signore onnipotente, nostro Dio, risollevaci alla vita e abbi pietà di noi.

 

T.: Signore, pietà. Signore, pietà. Signore, pietà.

 

 C.: Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, onnipotente e ricco di grazia, Tu sei la vera Luce che ha scacciato le tenebre del peccato e ha fatto risplendere nei nostri cuori la gioia e la speranza del tuo Regno eterno.

 

T.: Signore, pietà.

 

C.: O Signore amorevole, accogli le preghiere di tutti i tuoi fedeli in tutto il mondo, che ti invocano con un solo spirito, una sola voce e un solo cuore. Per mezzo del tuo amato discepolo Giovanni, hai promesso che, se camminiamo nella tua Luce, vivremo in comunione l’uno con l’altro e il tuo prezioso Sangue ci purificherà da ogni peccato. Donaci questa comunione benedetta, o Salvatore!

 

 T.: Signore, pietà.

 

 C.: Concedici la pace, o Signore amorevole, e scaccia dalla faccia della terra il flagello della violenza e del disordine. Trasforma il cuore di tutti coloro che muovono guerra e sana le ferite di tutti coloro che ne sono afflitti. Conforta tutti i prigionieri di guerra e riportali presto alle loro case. Fai risplendere la luce del tuo amore in tutti gli angoli oscuri del nostro mondo e affretta il giorno in cui tutti i popoli potranno vivere nella pace e nella giustizia.

 

T.: Signore, pietà.

 

C.: O Rifugio e Riparo, Signore Gesù Cristo, guarda con compassione ai rifugiati di tutto il mondo che soffrono l’agonia dello sfollamento e la perdita delle loro case. Aiutaci a manifestare la nostra comunione con te, con loro e tra di noi, attraverso gesti di ospitalità e di aiuto amorevole.

 

T.: Signore, pietà.

 

C.: O Cristo, nostro Salvatore, preghiamo per i popoli dell’Armenia e dell’Artsakh, e per le loro famiglie sparse per il mondo, che da tempo guardano a te, Signore della Luce, attraverso la predicazione dell’apostolo Taddeo e la testimonianza miracolosa di san Gregorio l’Illuminatore.

 

T.: Signore, pietà.

 

C.: Fai risplendere la luce della tua giustizia e della tua sapienza su tutte le tue creature. Rendici figli della luce e figli del giorno, affinché possiamo sempre vivere la nostra vita alla tua presenza con umiltà, e diventare per tutto il mondo degni fari della tua Luce vivificante.

 

T.: Signore, pietà.

 

C.: Perché Tu sei il nostro Salvatore, e a te sia gloria, potenza e onore, ora e sempre e nei secoli dei secoli.

 

T.: Amen.

 

INNO

 

C.:/T.: Cristo, Via buona e benevola,

e Verità vivente,

Tu sei Guida dei nostri spiriti

dalla terra fino al cielo.

Gesù, Porta della vita, vero Dio,

 per te passeremo; ora ammettici dinnanzi al tuo Padre,

 per il tuo Santo Spirito.

 

PADRE NOSTRO

La comunità locale si accorderà sulla versione del Padre Nostro da recitare insieme

 

C.: Sia benedetto il Signore nostro Gesù Cristo.

 

T.: Padre nostro…

 

C.: La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione con lo Spirito Santo siano con tutti voi.

 

T.: Amen.