mercoledì 9 luglio 2025

Santi e potere

 

Santi e potere

 

  Quando, durante il Concilio Vaticano 2° (1962-1965), si parlò di santità come di una condizione alla portata di ogni persona, si cercò di distaccarsi da com’era stata concepita fino ad allora, vale a dire  come manifestazione di virtù straordinarie prevalentemente tra chierici e religiosi narrate in leggende accreditate dalla gerarchia ecclesiastica. Il prodigioso si accompagnava a queste storie e la gente si rivolgeva alle figure che ne erano oggetto un po’ come a personaggi celesti, con poteri soprannaturali. Vi si costruirono intorno grandi santuari. La religione dei santuari è molto viva a livello popolare e connota potentemente la fede.

  Se tutte le persone potevano mirare alla propria santità, allora tutto quel sistema, un sistema di potere ecclesiastico, perdeva di presa. Di fatto ciò non è accaduto e la fabbrica dei santi vaticana ha continuato a lavorare come e più di prima.

  Il connotato principale dei santi proclamati dalla gerarchia ecclesiastica è la sottomissione a quest’ultima. In un processo che dura da circa un secolo e mezzo la gerarchia è diventata un sistema totalitario e assolutistico dedito a mantenere l’ordine sotto di sé anche creando leggende di santi. E’ un modo per sacralizzarsi.

  La gerarchia ecclesiastica è una burocrazia, vale a dire un sistema legale di potere, con uffici e funzionari disciplinati da norme. Essa molto difficilmente riesce ad appassionare la gente, anche perché non si sa bene che cosa fa e come lo fa. Amministra tenendo l’ordine al proprio interno e verso le popolazioni che le sono sottomesse, stabilendo chi può fare o ordinare che cosa e che si deve fare dei beni ecclesiastici. Ma tutto questo senza preoccuparsi del rendiconto verso la gente che governa, che quindi ne sa poco o nulla. Le leggende sulla santità prodigiosa servono a radicarla tra la gente, a suscitarle intorno una emotività fedele, così come le pittoresche liturgie che inscena.

  Dal punto di vista antropologico, l’idea di santità, come quella del sacro, è in genere legata a un rapporto con la divinità che la rende inviolabile, sotto pena di sanzione.  E’ quindi strettamente connessa a un sistema di potere che si sacralizza per consolidarsi. Nell’ottica del vangelo cristiano, tuttavia, assume connotati completamente diversi. Il vangelo stesso è la fonte della santità, che si manifesta nell’obbedire al comandamento nuovo, il quale consiste nel costruire l’agàpe. Dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi e via dicendo non sono l’agàpe, ma mezzi per costruirla. L’agàpe è la pace, sollecita, solidale, inclusiva,  misericordiosa, non violenta: in natura non c’è e in questo senso è soprannaturale. E’ però alla portata di tutte le persone e non dipende dall’obbedire ad una qualche gerarchia. Anzi, ogni potere gerarchico vede da essa misurata la sua  santità. In questo senso è anarchica. Non meraviglia che storicamente furono spietatamente perseguitate con una incredibile violenza dai poteri ecclesiastici le genti che vollero provare a organizzarla da sé.

  E’ stato osservato che, grazie ai moderni mezzi di comunicazione di massa, il Papato romano ha un potere immenso, come mai ha avuto, anche perché non ci sono mai state tante persone cattoliche come adesso, stimate in oltre un miliardo, su otto miliardi in totale qual è la popolazione della Terra oggi. Non è stato ancora trovato un modo diverso dalle leggende, dai miti, per dare coerenza a tutto ciò. Per questo vi si continua a ricorrere. La nuova sinodalità  pensata da papa Francesco voleva provare una via diversa, in linea con l’idea evangelica e conciliare di santità,  ma, in fin dei conti  si è gettata la spugna. Non si è avuto cuore di proseguire.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli