Santi e potere
Quando, durante il
Concilio Vaticano 2° (1962-1965), si parlò di santità come di una condizione
alla portata di ogni persona, si cercò di distaccarsi da com’era stata
concepita fino ad allora, vale a dire
come manifestazione di virtù straordinarie prevalentemente tra chierici
e religiosi narrate in leggende accreditate dalla gerarchia ecclesiastica. Il prodigioso
si accompagnava a queste storie e la gente si rivolgeva alle figure che ne erano
oggetto un po’ come a personaggi celesti, con poteri soprannaturali. Vi si
costruirono intorno grandi santuari. La religione dei santuari è molto viva a
livello popolare e connota potentemente la fede.
Se tutte le persone
potevano mirare alla propria santità, allora tutto quel sistema, un sistema di
potere ecclesiastico, perdeva di presa. Di fatto ciò non è accaduto e la fabbrica
dei santi vaticana ha continuato a lavorare come e più di prima.
Il connotato principale
dei santi proclamati dalla gerarchia ecclesiastica è la sottomissione a quest’ultima.
In un processo che dura da circa un secolo e mezzo la gerarchia è diventata un
sistema totalitario e assolutistico dedito a mantenere l’ordine sotto di sé anche
creando leggende di santi. E’ un modo per sacralizzarsi.
La gerarchia ecclesiastica
è una burocrazia, vale a dire un sistema legale di potere, con uffici e funzionari
disciplinati da norme. Essa molto difficilmente riesce ad appassionare la gente,
anche perché non si sa bene che cosa fa e come lo fa. Amministra tenendo l’ordine
al proprio interno e verso le popolazioni che le sono sottomesse, stabilendo
chi può fare o ordinare che cosa e che si deve fare dei beni ecclesiastici. Ma
tutto questo senza preoccuparsi del rendiconto verso la gente che governa, che
quindi ne sa poco o nulla. Le leggende sulla santità prodigiosa servono a
radicarla tra la gente, a suscitarle intorno una emotività fedele, così come le
pittoresche liturgie che inscena.
Dal punto di vista
antropologico, l’idea di santità, come quella del sacro, è in genere
legata a un rapporto con la divinità che la rende inviolabile, sotto pena di
sanzione. E’ quindi strettamente
connessa a un sistema di potere che si sacralizza per consolidarsi. Nell’ottica
del vangelo cristiano, tuttavia, assume connotati completamente diversi. Il
vangelo stesso è la fonte della santità, che si manifesta nell’obbedire al comandamento
nuovo, il quale consiste nel costruire l’agàpe. Dar da mangiare
agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi e via
dicendo non sono l’agàpe, ma mezzi per costruirla. L’agàpe è la pace,
sollecita, solidale, inclusiva, misericordiosa,
non violenta: in natura non c’è e in questo senso è soprannaturale.
E’ però alla portata di tutte le persone e non dipende dall’obbedire ad
una qualche gerarchia. Anzi, ogni potere gerarchico vede da essa misurata la sua
santità. In questo senso è
anarchica. Non meraviglia che storicamente furono spietatamente perseguitate con
una incredibile violenza dai poteri ecclesiastici le genti che vollero provare
a organizzarla da sé.
E’ stato osservato
che, grazie ai moderni mezzi di comunicazione di massa, il Papato romano ha un
potere immenso, come mai ha avuto, anche perché non ci sono mai state tante
persone cattoliche come adesso, stimate in oltre un miliardo, su otto miliardi in
totale qual è la popolazione della Terra oggi. Non è stato ancora trovato un
modo diverso dalle leggende, dai miti, per dare coerenza a tutto ciò. Per
questo vi si continua a ricorrere. La nuova sinodalità pensata da papa Francesco voleva provare una via
diversa, in linea con l’idea evangelica e conciliare di santità, ma, in fin dei conti si è gettata la spugna. Non si è avuto cuore
di proseguire.
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma,
Monte Sacro, Valli