martedì 8 luglio 2025

La pace impossibile. La guerra in Ucraina e il silenzio della religione: che cosa ci insegna la storia

 

La pace impossibile. La guerra in Ucraina e il silenzio della religione: che cosa ci insegna la storia

 

  Negli anni ’70 si pensava che una guerra tra Stati Uniti d’America e i russi dell’Unione Sovietica avrebbe portato ad una guerra nucleare totale, con conseguente annientamento dell’umanità, e che il timore del fare del male a sé stessi oltre che ai nemici avrebbe trattenuto dall’iniziarla.

  Così andò effettivamente, a lungo.

  La tensione rimaneva, ma non scoppiava un conflitto aperto. Si parlava di guerra fredda.

  Negli anni ’90 in Europa Occidentale e Orientale cessò il conflitto ideologico tra capitalisti e comunisti e le popolazioni un tempo soggette all’Unione sovietica lo divennero a regimi capitalisti. Gli occidentali cercarono di assumere il controllo dei sistemi politici usciti dal comunismo, ma vi riuscirono solo in parte. Molti vennero assimilati nell’Unione Europea e nella NATO, l’alleanza militare dominata dagli Stati Uniti d’America che, un tempo centrata sulle questioni Europee, prese a intervenire anche in Asia. Altri gravitarono comunque intorno agli Stati Uniti d’America. La Bielorussia e l’immensa Federazione russa no.

  Fino agli anni ’90 l’ordine europeo fu determinato dagli accordi che le potenze vincitrici conclusero al termine della Seconda guerra mondiale, finita nel 1945 con la sconfitta del regime nazista tedesco e dei suoi alleati fascisti, tra i quali anche l’Italia.

  Nel 1991 il papa Karol Wojtyla, nell’enciclica Il Centenario, nei cent’anni dal primo documento della dottrina sociale contemporanea, l’enciclica Delle novità – Rerum novarum  del 1891, sostenne che si sarebbe dovuto negoziare un nuovo ordine. Ciò non fu possibile.

 Un negoziato è possibile solo quando parti in conflitto ritengono di non poter prevalere con la violenza, e gli occidentali ritenevano di aver vinto la guerra fredda.

  Negli anni Dieci del nuovo millennio si progettò di nuovo una guerra europea, confidando che nessuno l’avrebbe portata alle estreme conseguenze ma reputandola utile per arrivare a negoziare un nuovo ordine europeo. C’era chi pensava di finire gli avversari e quest’ultimi vollero prendersi una rivincita.

  Da qui la guerra in Ucraina che, iniziata nel 2014, in varie fasi continua tuttora. Nessuno ha utilizzato l’arma nucleare: Stati Uniti d’America e Federazione russa hanno arsenali simili, di diverse migliaia di bombe montate su missili di varia portata. Non si è passati alla guerra totale. Si combatte come nelle due guerre mondiali del Novecento prima del bombardamento di Hiroshima e Nagasaki, in Giappone.

  Si combatte tra genti cristianizzate e le rispettive gerarchie si sono schierate con i governi in lotta.

   Il Papato di Roma parla di pace e di negoziati, ma tiene toni diplomatici, quindi senza attaccare i signori della guerra, secondo una tradizione che risale al Seicento.

 Alle comunità cattoliche viene predicata la pace, ma le si spinge a pregare e a obbedire ai rispettivi governi, che sono gli artefici della guerra che si sta combattendo. Naturalmente ognuno sostiene di farlo a ragione, per difendersi, e certamente c’è anche questo. In guerra c’è anche questo. Ma le ragioni della guerra stanno in quel conflitto tra potenze, che ha preceduto la fase della difesa e  in cui tutte le potenze hanno fatto la loro parte per accenderlo e ravvivarlo.

 A cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta le agitazioni pacifiste negli Stati Uniti d’America, in particolare animate dai giovani, furono cruciali per spingere il governo statunitense a porre fine alla guerra che aveva iniziato in Vietnam, naturalmente, anche lì, sostenendo di averlo fatto per difendere il loro alleato. Oggi non ci si pensa più, in Europa.

  La dottrina sociale in materia di guerra spinge a negoziati per arrivare a una pace giusta. Proporsi una pace giusta  è però la via per sicura per continuare la guerra all’infinito, perché le parti si determinano  alla pace solo quando vedono che è impossibile raggiungere quella a loro avviso giusta, prevalendo sugli avversari.

 Negli anni ’90, durante le guerre americane in Iraq ci furono  grandi manifestazioni in Europa contro quei conflitti, che talvolta, come accadde in Italia, furono efficaci per determinare i propri governi a non intervenire o  a non intervenire massicciamente. Mi pare che ai tempi nostri il mondo cattolico abbia preso un’altra strada.

  La pace è giusta  in sé. E’ un diritto umano fondamentale, in primo luogo verso i propri governi, gli unici nei confronti dei quali una popolazione può essere efficace agitandosi. Perché verso il nemico ci si può agitare solo facendogli guerra, ma, a quel punto, la pace è persa. Ogni popolazione, per contrastare la guerra, deve contrastare il proprio governo.

 Una volta instaurata la pace, le relazioni sociali tra le genti non più in contrasto combattuto creano contaminazioni culturali che avvicinano le popolazioni. E’ sempre accaduto così. E, avvicinandosi, si è poi meno disposti ad ammazzarsi, almeno sul larga scala, come in guerra. Un esempio eclatante è ciò che accadde tra le potenze vincitrici della Seconda guerra mondiale e quelle che, entrate in guerra per ordine dei rispettivi regimi fascisti, l’avevano poi persa. Ma anche quello che accadde, per oltre vent’anni, tra il 1991 e il 2014, in Europa.

  Le popolazioni, dall’una e dall’altra parte della linea del fronte, dovrebbero tentare di intendersi dando contro ai governi che hanno ordinato la guerra. La religione può essere un buon movente, anche se tra cristiani ci si è sempre combattuti in modo feroci, e anche per ragioni propriamente religiose. Dagli anni Sessanta l’idea della pace come parte del vangelo ha però fatto molta strada. Ora mi pare che si stia prendendo un’altra strada. E l’aver scelto per il ruolo di Papa uno statunitense, che proviene dai dominatori del  mondo, probabilmente non è stata una buona idea sotto questa prospettiva. Molto difficilmente egli si metterà contro il suo Presidente: fin da bambini laggiù si è educati a non farlo.

  E’ vero che le parti belligeranti confidano che gli avversari non useranno la bomba anche se attaccati. Ma un incidente può sempre succedere e, allora, nel caso di stragi su larga scala, si potrebbe mettere molto male.

  Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli