sabato 5 luglio 2025

Mai tanti come ora. Cristianesimo oggi: numeri da record, meno imposizioni, ma più ipocrisia?

 

Mai tanti come ora. Cristianesimo oggi: numeri da record, meno imposizioni, ma più ipocrisia?

 

 

 Nel mondo non ci sono mai state tante persone cristiane come ora. E non c’è stato di far guerra per ottenere questo risultato. Di più: il risultato si  è prodotto  nonostante che le Chiesa cristiane per lo più abbiano rinunciato ad altre forme di violenza per evangelizzare e che i poteri delle rispettive gerarchie siano stati piuttosto limitati nei contesti democratici, vale a dire in tutto il mondo salvo che negli assolutismi islamizzati e nei comunismi assolutistici. Vorrà pur dire qualche cosa!

  Allora si è diventati tutte e tutti persone cristiane perfette? Certamente no, ma questo si può dire anche di ogni epoca del passato e, anzi, per il passato con maggior forza di oggi.

  L’aver rinunciato alla sconvolgente violenza del passato costituisce tuttavia una bella novità, a fronte della quale non farei  un dramma, ad esempio,  del maggior pluralismo di modelli matrimoniali e di una certa maggiore libertà nei costumi sessuali. Nel matrimonio a lungo si sono seguite le consuetudini dei popoli in cui ci si trovava: la gerarchia cattolica ne fece un “sacramento”, impartendo la relativa normativa giuridica,  solo nel Quattrocento, anche se prima si riconosceva il valore spirituale dell’unione matrimoniale e dell’impegno alla sua indissolubilità. Invece, mi pare che a questi temi si dia un’importanza esagerata, mentre si sorvoli superficialmente sulla violenza, in particolare quella ordinata da organismi pubblici, come quella organizzata nelle guerre.

 E questo nonostante la scarsa importanza che ad essi viene data nei Vangeli.

  Invece, nella predicazione, spesso veniamo dipinti come un piccolo resto. Nonostante la grandissima influenza che ancora abbiamo in società  e che, in virtù del nostro numero, anche la gerarchia ecclesiastica e il clero hanno, in particolare nell’Italia di oggi, che si manifesta, a mio modo di vedere, come il Paese più clericale del mondo, dove anche a quelli che si definiscono non credenti piace praticare  i luoghi e le persone del potere ecclesiastico.

  Ogni sussurro e ogni gesto, anche banale, del Papa di Roma ha un’eco enorme da noi. Negli anni ’70, ai tempi della mia adolescenza, non era così.

  Ci danno tutti per papisti, come sul colle  Vaticano piacerebbe che fossimo, anche se le nostre comunità sono divenute fortemente pluralistiche e anche più libere da imposizioni clericali. Purtroppo tutto ciò è in qualche modo nascosto dietro un velo di ipocrisia, per cui, per quieto vivere, facciamo finta di obbedire e i gerarchi fanno finta che lo facciamo. Si potrebbe dire le cose come stanno? Si può, ma poi si finisce emarginati: l’intesa è, come in altre cose della vita, “tu non me ne parli, io non te lo chiedo”. Questa è l’armonia  secondo i costumi clericali. Questo ha portato al fallimento del processo sinodale, partito con tante speranze nell’ottobre 2021 e proseguito burocratizzandosi sempre più.

  Non bisogna illudersi di poter cambiare la situazione tanto presto, ma qualcosa si può fare. Si può cominciare ad essere persona diverse nelle realtà di prossimità, senza affannarsi nel vano tentativo di far tornare i conti nella teologia. E’ impossibile.  Ma possiamo relativizzarne un po’ le pretese, dove fa soffrire, e spesso fa soffrire senza vera necessità.

  Ad esempio sarebbe importante accordarsi per dire la propria collettivamente nelle faccende che ci riguardano più da vicino come comunità, in modo che ci si senta a disagio nel fare come ora decidendo tutto a prescindere da noi. Ci si può riuscire prendendo l’abitudine di incontrarsi e di discutere, e non solo per partecipare a liturgie e paraliturgie in cui si è come comparse.

  Una esigenza che viene sottolineata con forza nel Documento sinodale dell’Assemblea sinodale del Sinodo dei vescovi e altri sulla sinodalità è quella del rendiconto, di spiegare alla comunità di riferimento che cosa e come s’è fatto. Ad esempio, pubblicando il conto economico, con dare  e avere  della gestione, che si fa anche utilizzando non tanto e non solo le offerte date durante le messe domenicali e in altro modo, ma sulla base della ripartizione dell’Otto per mille, vale a dire distribuendo risorse che la Repubblica ha riscosso dalle persone contribuenti come tributi.

  Per parlare e ascoltare occorre però informarsi: in genere si sa troppo poco e in modo approssimativo. Un gruppo sinodale potrebbe decidere di programmare delle attività per saperne di più.

  Chi non sa è nelle mani di chi sa, mi ripeteva sempre mia nonna materna, e non sbagliava.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli