martedì 15 luglio 2025

Numi. Cristianesimi tra il numinoso e l’agàpe

 

Numi. Cristianesimi tra il numinoso e l’agàpe

 

  Per tradizione familiare mi mandarono al liceo classico e vi studiai un po’ di greco, che poi mi è sempre tornato utile. Entrai in contatto con la religiosità di quel popolo, che era molto profonda e alla quale la nostra, di gente cristiana, è tuttora molto legata. Le idee della nostra fede furono organizzate, alle origini, in comunità che si esprimevano in greco.  Gesù il Nazareno, i suoi primi discepoli e i suoi apostoli appartenevano ad un’altra cultura.

  Le immagini correnti sulla divinità e il mondo superno sono modellate sulla religiosità degli antichi greci, che concepivano l’azione e la presenza di molti dei, nessuno dei quali onnipotente. In questa prospettiva, anche un sovrano terreno poteva essere visto come un dio, quindi come un personaggio straordinario, capace di modellare la storia. Idee più realistiche sul mondo rispetto a quelle, fondamentaliste, del giudaismo del Primo secolo, e degli ebraismi di ogni tempo.  In questi ultimi prese piede l’idea che il favore divino dipenda dall’agire morale. Molto più che da solenni azioni liturgiche accompagnate da sacrifici rituali. Anche noi la pensiamo così. In questo i cristianesimi sono uno sviluppo del giudaismo del Primo secolo, una cultura non limitata alla Palestina, ma già molto diffusa nel Vicino Oriente. Dalla comunità dei giudei stanziati ad Alessandria d’Egitto, uno dei più importanti centri culturali del mondo antico, avemmo la versione della Bibbia ebraica detta Settanta, elaborata, tra il Terzo e il Secondo secolo dell’era antica, da giudei che non erano stati cacciati dalla Palestina, ma che erano migrati in Egitto volontariamente, attirati dalla sua civiltà e prosperità, insediandovisi. Le citazioni  dei Vangeli dai testi della Bibbia giudaica, che nella cultura cristiana vengono indicati come Antico Testamento, sono in genere fatte secondo la versione in greco Settanta, anche se con una certa libertà.

  Definiamo numinosa  una concezione o un’immagine della divinità che  incorpora elementi degli antichi culti politeisti diffusi nelle culture greco-romane.  Ad esempio, il crocifisso non lo è. La statua della  madonna di Fatima che teniamo nella chiesa parrocchiale invece lo è.

 In una visione numinosa si è nelle mani di divinità che chiedono sottomissione e sacrifici per accordarci il loro favore prodigioso. Gli antichi dei venivano immaginati come persone bizzarre e volubili, con tutti i difetti e i vizi dei potenti umani. Capaci di innamorarsi di noi, ma anche veloci all’ira, a mutare idea, e allora erano dolori. Qual era il modello di divinità insegnato dal Maestro? E’ un argomento vastissimo, che richiederebbe una sapienza biblica  e teologica molto superiore alle mie povere competenze in materia. C’è la complicazione che nei Vangeli c’è traccia di diverse concezioni in materia. Al fondo c’è l’idea di una divinità che vuole fare agàpe con noi, in una relazione viva in cui si è solleciti perché si tiene all’altro e si è pronti anche a passar sopra ai torti. Un po’ come avviene in famiglia, quando le cose vanno bene.

  Una concezione numinosa c’è nelle cosiddette apocalissi, cioè di quei brani in cui si parla della fine della storia e del giudizio sul mondo che verrà celebrato in quel momento. In certi tempi sono state prese molto alla lettera, oggi di solito nella predicazione si avverte che si tratta di narrazioni mitiche ed evocative e che non sappiamo precisamente come andrà, anche se il senso sarà quello: la pietà verso i sofferenti avrà grande valore. E, per quanto si inorgogliscano, le potenze della storia saranno ridotte a nulla. Questo ha un riscontro nell’esperienza concreta: le società umane cambiano costantemente e le potenze che esprimono sono sostituite da altre.

  Far tornare i conti con le immaginazioni numinose è facile, appunto perché sono immaginazioni e l’immaginario è nelle nostre mani. Si possono rigirare le cose come si crede, a seconda delle esigenze del momento. La storia dei cristianesimi è piena di questo.

 Quando ci si confronta con il centro del messaggio cristiano, con l’agàpe, è diverso. Perché l’agàpe  è collocata interamente nel mondo reale, così o si realizza o non si realizza, e allora ci si divide e ci si allontana e chi ha la meglio ad un certo punto respinge chi ha avuto la peggio e preme. E’ quello che accade nelle faccende che riguardano l’immigrazione verso di noi.

 Quanto di numinoso si può tollerare a scapito dell’agàpe senza che non ci si possa più dire persone cristiane, vale a dire seguaci di Gesù il Cristo dei cristianesimi? In alcune religiosità, molto, veramente molto. Praticamente tutto, allora, è numinosità. Non  mi scandalizzo, perché siamo povere creature, deboli, e affidarsi al nume consola. Ma non è la mia via. Non mi appassiona.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli