domenica 13 luglio 2025

Buon Samaritano e agàpe: come farsi vicini a Dio e alle altre persone

 

Buon Samaritano e agàpe: come farsi vicini a Dio e alle altre persone

ὁ δὲ ἀποκριθεὶς εἶπεν· Ἀγαπήσεις κύριον τὸν θεόν σου ἐξ ὅλης τῆς καρδίας σου καὶ ἐν ὅλῃ τῇ ψυχῇ σου καὶ ἐν ὅλῃ τῇ ἰσχύϊ σου καὶ ἐν ὅλῃ τῇ διανοίᾳ σου, καὶ τὸν πλησίον σου ὡς σεαυτόν

 

o [egli] de apocrithèis [risposto] èipen [disse] [: agapèseis [farai agàpe con il] kùrion [Signore] ton theòn [il Dio] su ex òles [tutto] tes kardìas [cuore] sou [tua] kài [e]  òle ten psuchè [soffio di vita] sou kài en ole tè ischùi [forza] sou kài en òle te dianòia [mente] sou, kài ton plesìon [colui che è vicino] sou òs seautòn [te stesso]

 

Egli  per rispondere disse: “Farai agàpe con il Signore il  Dio con tutto il tuo cuore, con tutta il tuo soffio vitale, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e colui che ti è vicino come te stesso". 

 

 Nella messa di oggi, domenica 13 luglio 2025 si è proclamato questo brano evangelico, tratto dal Vangelo secondo Luca, capitolo 10, versetti da 25 a 37 – Lc 10, 25-37, che qui sotto trascrivo nella versione in italiano secondo Cei 2008

 

  In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». [27] Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».

  Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

 

  All’inizio ho trascritto il testo nel greco evangelico del versetto 27, la pronuncia in italiano e una mia traduzione testuale. Vorrei richiamare la vostra attenzione sul verbo Ἀγαπήσεις  - agapèseis. E’ la seconda persona singolare dell’indicativo futuro del verbo ἀγαπάω – agapào  - faccio agàpe. E’ l’esortazione a fare agàpe  con Dio: Ἀγαπήσεις κύριον τὸν θεόν σου - agapèseis [amerai] kùrion [Signore] ton theòn [il Dio].

  Il brano evangelico prosegue con la parabola del Samaritano compassionevole.

 I predicatori fanno di solito notare che venne narrata per rispondere alla domanda “chi è  colui che mi sta vicino? - τίς ἐστίν μου πλησίον;” , ma che spiega come ci si deve far vicini  alle altre persone, in modo compassionevole e sollecito. Questo è il centro dell’agàpe cristiana.

  Ma, e questo è sorprendente, dobbiamo fare agàpe  anche con Dio:  Ἀγαπήσεις κύριον τὸν θεόν σου - agapèseis [farai agàpe con il] kùrion [Signore] ton theòn [il Dio], in definitiva facendoci vicini a lui. Nel brano evangelico, importantissimo per la vita di fede [Papa Francesco nel 2020 ci ha costruito sopra l’enciclica Fratelli tutti] c’è un parallelismo tra il fare agàpe  con Dio e con le altre persone intorno a noi, facendoci vicini in modo sollecito e compassionevole.

  La parabola scombina il discorso delle priorità nelle  cerchie dell’agàpe, prima la famiglia, poi la comunità di prossimità, la nazione e più in là, il mondo, secondo la predicazione di qualche tempo fa del vicepresidente degli Stati Uniti d’America  James David Vance. Il Samaritano si fa vicino agàpico  di uno sconosciuto incontrato ferito per la via di Gerico, uno non solo non della sua cerchia di immediata prossimità ma probabilmente addirittura un nemico, come Samaritani e Giudei di quel tempo si consideravano reciprocamente,  e questo farsi vicini  universale è la legge dell’agàpe cristiana.

 Vance ha fatto un azzardato riferimento all’ordo amoris menzionato da Agostino d’Ippona nell’opera Della Città di Dio – De Civitate Dei, libro 15°, in cui si legge, al paragrafo 22: «Ordo est amoris, ut diligantur homines: alii plus, alii minus; sed omnes diligendi»,  che viene tradotto con «Vi è un ordine nell'amore: gli uomini devono essere amati, alcuni più, altri meno, ma tutti devono essere amati». Nel latino di Agostino, l’agàpe diventa amore  e prediligere. Si perde molto, perché amore  e prediligere  evocano un sentimento, come anche nell’italiano. Non è questo il senso dell’agàpe evangelica. Certo che il sentimento personale è più forte in famiglia che verso gente di altre nazioni, ma anche di altre parti della stessa città in cui viviamo. Ma la legge evangelica è farsi vicini agapici  con tutte le persone che di questo hanno bisogno.

  Il detto riportato nel versetto 27 fu tratto dalle Scritture sacre dell’antico giudaismo. Rispetto ad esso la predicazione evangelica basata sulla parabola del Samaritano compassionevole inserisce un apporto notevole.

  Nel film Crimini e Misfatti,  del regista Woody Allen,  del 1989, in cui, nonostante il tono da commedia scherzosa si fa riferimento a temi spirituali della letteratura del grande scrittore russo  Dostoevskij,  il protagonista è Cliff Stern, un regista che sta realizzando un documentario su un filosofo esistenzialista immaginario, il professor Louis Levy. In una sequenza, Stern presenta a  una produttrice di un altro documentario che sta girando alcune riprese in cui Levy parla dell’amore di Dio.

  Ecco le battute di Levy:

La cosa straordinaria che accadde agli antichi israeliti fu che concepirono un Dio sollecito. Lo è, però nel medesimo tempo egli pretende che ti comporti moralmente. Ma qui viene il paradosso. Qual è la prima cosa che quel Dio chiede? Dio chiede ad Abramo di sacrificare il suo unico figlio, il suo figlio diletto, a lui. In altre parole, a dispetto dei millenni di sforzi, noi non siamo riusciti a creare l’immagine di un Dio che fosse veramente mite ed amoroso. Questo ha trasceso la nostra capacità di immaginazione.

  Ebbene nell’agàpe evangelica si coglie qualcosa di nuovo su questo tema.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli