giovedì 7 agosto 2025

Giubileo dei giovani a Roma: tanta folla, poca sinodalità. Un’altra occasione mancata per la Chiesa cattolica?

 

Giubileo dei giovani a Roma: tanta folla, poca sinodalità. Un’altra occasione mancata per la Chiesa cattolica?

 

 Nei giorni scorsi si sono celebrati a Roma i riti del cosiddetto Giubileo dei giovani. Si è calcolato che vi abbia presenziato circa un milione di persone di età comprese tra l’adolescenza e la prima età adulta, che approssimativamente viene prolungata fino ai trent’anni.

  Scrivo presenziato, perché di reale partecipazione non  mi pare vi sia stata traccia. E questo è un dato estremamente negativo, soprattutto perché riferito a persone giovani alle quali si vorrebbe trasferire una certa tradizione religiosa.

  E’ del tutto mancato, mi è parso, in quel contesto, una riflessione comunitaria per acquisire consapevolezza storica del significato politico delle  celebrazioni   e della sottostante teologia del Giubileo cattolico, istituito dal Papato in tempi tremendi, sfociati poi nell’efferata violenza stragista delle Crociate (non solo in Palestina). La teologia dell’indulgenza fu tra i principali motivi del distacco, nel Cinquecento, delle Chiese protestanti. Nel 1999, cattolici e luterani hanno convenuto, pur nel paludato lessico curiale, che l’obiezione dei protestanti era del tutto fondata: gran parte delle altre Chiese protestanti hanno poi aderito a quella Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione sottoscritta ad Ausburg (l’antica Augusta).

  Le persone giovani hanno partecipato a riti di massa al centro dei quali è stata posta la glorificazione del Papato e del Papa regnante. Di quest’ultimo  sulla stampa se ne sono magnificate le predicazioni, che a me sono parse piuttosto banali.

  Si è sottolineata la ripresa della spiritualità tra le giovani generazioni in base al rito della confessione di massa al Circo massimo, al centro del quale è stato il clero. Il rito si svolge a tu per tu tra una persona penitente e un sacerdote e tutto rimane confinato tra loro. Manca del tutto la dimensione comunitaria, per la quale non basta il convenire in massa in un certo sito, scelto per il rito.

 Mi pare che sia mancata del tutto ogni traccia di sinodalità, del resto assai difficoltosa in quelle condizioni.

  Negli anni passati le statistiche più affidabili, come la ricerca guidata da Roberto Cipriani ed esposta nel volume L’incerta fede, Franco Angeli 2021, che non sembra aver incontrato il favore della gerarchia ecclesiastica, dimostrano che, nonostante la politica dei grandi eventi  organizzati dalla Santa Sede, il coinvolgimento della gente nella nostra Chiesa è in caduta libera, negli ultimi anni in particolare tra le donne.

   Quella centrata sui grandi eventi è una via sbagliata.

  Ma la gerarchia ecclesiastica, tutta, appare piuttosto autoreferenziale e vi insiste pervicacemente. Diffida della gente e l’approva solo se si manifesta come docile gregge plaudente. In Italia, la riforma del Concordato lateranense del 1984 l’ha resa indipendente economicamente dalle persone di fede (si è osservato che i contribuenti che scelgono la Chiesa cattolica come destinataria del sostegno fiscale dell’8 per mille sono significativamente diminuiti, ma,  per il sistema di ripartizione che conta solo chi ha fatto una scelta e non chi si è astenuto dal farla, ancora l’importo annuale versato alla Conferenza Episcopale Italiana è di quasi un miliardo di euro).

  Dalla massa giovanile convenuta a Roma per quei riti non è giunto alcun apporto sinodale, né tra chi vi ha presenziato né per il resto della Chiesa. Se ne sono contati i numeri, ma non le idee. E’ stata ripresa l’umiliante definizione di papaboys, per riferirsi a quella gente, tutta: vi erano però anche molte girls, che ne pensano di essere state completamente oscurate? Nel processo di sinodalità  che tra mille difficoltà  (prevalentemente gerarchiche e clericali) si è cercato di portare avanti dall’ottobre 2021, ci si era proposti di coinvolgere maggiormente le donne nella vita della Chiesa, e non solo sotto l’aspetto devozionale, ma su questa strada mi pare che si sia fatto veramente poco, a parte l’attribuzione di qualche posto di seconda fila nei gangli istituzionali della Santa Sede.  

  Che traccia lascerà quell’evento?

  Nella Chiesa italiana credo nessuna. Nelle persone che vi hanno presenziato il ricordo di una vacanza romana insieme a tanta gente coetanea e penso  si sia trattato, nel complesso, di un’occasione festosa, anche perché ci si era impegnati a evitare gli eccessi che di solito caratterizzano certi raduni di massa e, almeno per qualche ora, l’esperienza della religiosità in gruppi così numerosi può aver sorretto l’emotività personale.

  Temo il riflesso che questa politica ecclesiastica verso le masse può avere a riguardo dello sviluppo dei processi sinodali che, negli ultimi mesi di papa Francesco che li aveva avviati, già languivano. Quando ci si incontra veramente, emergono i problemi, ma essi sono vissuti dal clero prevalentemente come indisciplina e quindi poco positivamente.

  Sulla nostra storia passata, così tragica e tremenda, si sorvola superficialmente. E’ assente dalla formazione di base dei più, che è ancora prevalentemente devozionale.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli.