mercoledì 25 giugno 2025

Libertà

 

Libertà

 

  Nella nostra Chiesa mi pare che non si sappia molto parlare di libertà.

  Dicono che siamo stati creati liberi, ma questo vale solo nelle fantasie dei teologi. Nasciamo in un contesto sociale che ci determina in tutto. Ma, più al fondo, è il nostro organismo che ci condiziona: la nostra mente ne è uno dei prodotti più notevoli. E l’immagine del mondo che percepiamo dipende dai nostri processi mentali.

  Crescendo cerchiamo di aver parte in ciò che ci riguarda, ma che ci si riesca e in che misura dipende dagli assetti sociali in cui siamo inseriti. In questo processo possiamo entrare in conflitto con i poteri sociali, ma sempre  raggiungiamo un certo equilibro con essi, altrimenti non potremmo sopravvivere. Le emozioni ci spingono, ma la società reagisce. Si prova ad andare avanti finché non risulta controproducente perché la reazione avversa è troppo forte e non ci si guadagna abbastanza. Al dunque le variazioni che introduciamo nella nostra vita di testa nostra sono minime, proprio come accade nell’evoluzione biologica: solo a distanza di molto tempo si notano cambiamenti, specialmente se il movimento coinvolge molte persone.

  I teologi morali risolvono i loro dilemmi etici, in genere costruiti nella materia delle relazioni sessuali, supponendo che nelle decisioni si usi la logica, ma questa non è la regola. Quando decidiamo osserviamo sempre come fanno le altre persona e su questo ci regoliamo. La logica, i ragionamenti, vengono dopo.

  Nella predicazione si parla di una legge morale che sarebbe data e a cui si può scegliere di obbedire o non. La libertà starebbe in questo. E’ certamente vero che ci si trova sempre  di fronte a tradizioni in questo campo,  ma è anche vero che esse si manifestano come in costante evoluzione nel progredire dei tempi e nel mutare delle società di riferimento. E decidendo contribuiamo in misura maggiore o minore a questa evoluzione. Vivendo moralmente diventiamo legislatori morali in maniera più o meno intensa ed estesa. Nel dettaglio sono le altre persone i nostri principali riferimenti, a partire da quelle che abitano i nostri contesti di prossimità, a partire da quelli parentali. Conoscendo altre persone la nostra linea morale cambia. Bisogna esserne consapevoli perché da questo deriva una certa responsabilità. Più le cose dipendono da noi, più ne diventiamo responsabili. Che significa diventare responsabili? Significa poter essere chiamati a rendere ragione delle nostre decisioni.

  A  volta ci viene assicurato che, seguendo un certo orientamento della gerarchia religiosa, obbedendole, potremmo essere liberati da questa responsabilità. Ma non è così. Obbedendo  diveniamo corresponsabili degli orientamenti a cui scegliamo di obbedire.

 A volte pensiamo ai Vangeli come a un manuale delle Giovani Marmotte, quello che, nel fumetto Disney di Paperino e dei nipotini, questi ultimi consultano per ogni problema della vita, trovando sempre una risposta.

  Ne trattò, anni fa, il vescovo Domenico Sigalini, che fu anche assistente ecclesiastico generale dell’Azione Cattolica, in una bella omelia che trascrissi:

Trascrizione dell'omelia svolta da S.E. monsignor Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina, e assistente ecclesiastico dell’Azione Cattolica dal 2007 al 2024,  nel corso della Messa di Pentecoste, l'8-6-14, presso il Centro dello Spirito Santo - Palestrina -  testo trascritto da fonoregistrazione e non rivisto dal celebrante - trascrizione di Mario Ardigò, per come ha inteso le parole del celebrante da fonoregistrazione

 

 

 Ci riportiamo a quel cenacolo, che era diventato la casa dei ricordi, la casa delle recriminazioni, riguardo ai tradimenti che ciascuno, in maniera più o meno grave ed evidente, aveva fatto. Ma che era diventato finalmente la casa dell'attesa, da quando Gesù, non una volta soltanto, si era fatto vedere vivo, risorto, e aveva detto esplicitamente "Ricevete lo Spirito Santo". Solo che rischiava di diventare la casa della paura, questo cenacolo, della disfatta conclamata, del rifugio comodo o della consolazione tra pochi. La grande sofferenza e la grande sconfitta della Croce pesavano ancora molto. Il popolo aveva intentato un processo a Gesù  e gli aveva preferito Barabba, l'aveva mandato a morte. I primi sconfitti erano loro, gli apostoli.

 Gesù era risorto, ma la fonte nuova per affrontare la vita da soli ancora non si manifestava e Gesù la promette e la manda loro.  Verrà il Paràclito, la forza, il conforto, l'energia vera, la Grazia, la nuova presenza intima di Dio in ogni esistenza.  E lui ci aiuterà a cambiare testa; è proprio lui che ci aiuterà a misuraci con verità su ogni parola di Gesù, a sentirlo dentro come fuoco d'amore, è proprio lo Spirito.

 Il peggio non è ancora passato, perché "ora", dice Gesù, "quello che hanno fatto a me lo faranno anche a voi. Anche voi sarete messi a morte nella condizione di fare piacere a Dio mio padre. Vi isoleranno, vi cacceranno, vi scardineranno dalla vostra stessa identità. Ma io non vi lascio soli. Con voi ci sarà sempre lo Spirito".

 E la storia dei cristiani non è una storia di kamikaze, ma di martiri, di testimoni, che rispondono con il sorriso ad ogni sorta di tormenti con cui i carnefici si divertono, rispondono con il perdono, con la preghiera, senza rabbia. Hanno avuto una vita interiore che non si sarebbero mai immaginati di poter avere. Per qualche Padre della Chiesa è la prova più evidente della resurrezione di Gesù.  Come avrebbero potuto, questa massa di impauriti, conquistare il mondo alla fede di Gesù, se Gesù non si fosse fatto vivo, con il suo corpo martoriato e reso vivo dallo Spirito Santo? Dio ama i suoi figli e non li lascia soli. Con lo Spirito nasce la speranza, che è la prima cura contro la depressione spirituale e contro lo scoraggiamento. E' un dono di Dio guardare la vita, ogni giorno che ti alzi, con desiderio di vivere, con la gioia di ricominciare, con lo sguardo buono su quelli che incontriamo, con l'atteggiamento di accoglienza verso tutti. D'ora in avanti è lo Spirito che costruisce la nostra vita interiore, che ci ricarica le batterie, per poter comunicare con tutti. Il nostro cellulare è scarico, la nostra comunicazione non raggiunge nessuno, perché è soltanto mostra di noi stessi, non è ascolto, attenzione, amicizia, ma spesso diventa sopraffazione.

 E' lo Spirito che ci fa capire che scelte fondamentali fare nella vita. E con lui che dobbiamo fare discernimento, è lui che ci condurrà alla verità intera, non permetterà che siate schegge impazzite di qualche fissazione. E' lo Spirito che ci convincerà di peccato, ci aiuterà a leggere nei nostri comportamenti la grande distanza dall'amore di Dio, dal suo Vangelo, che ci aiuterà a leggerlo, a capirlo, a meravigliarci della sua bellezza, ad accogliere la sua luce che ci dona.

 E' lo Spirito la nuova legge, non più scritta su tavole di pietra, ma definita nel cuore di ciascuno, nella nostra coscienza.

 Se ricordate, nell'Antico Testamento, dopo la liberazione attraverso il Mar Rosso, quel popolo ha vagato per quarant'anni e, finalmente, da un'orda di schiavi fuggiti diventano un popolo, perché Mosè dal Sinai portò loro le leggi, la Costituzione.

 Abbiamo ricordato in Cattedrale, il giorno prima di giugno, il settantesimo anniversario del bombardamento che è stato fatto sulla nostra città, quando non c'era alcun tedesco, però  i nostri alleati sono sempre molto intuitivi … Hanno ammazzato tutte le nostre suore che avevamo al monastero delle Clarisse. Se ne è salvata una, la mandataria, quella meno dotata, perché veniva mandata a fare le spese soltanto, e quella ha rimesso in piedi tutto il convento. Per cui il Signore fa quello che vuole.  Ebbene, dicevo, anche chi è, non dico della  mia generazione, ma quasi, ricorderà di aver sentito dai genitori o dai nonni che anche quando qui è finita la guerra e c'è stata la liberazione, si sono scatenate tutte le vendette possibili e immaginabili, perché non c'era legge. Quello mi ha fatto un torto? Lo faccio fuori. Quello mi ha rubato? Gli porto via la casa. Non c'era legge. Capite quindi quanto è importante avere una Costituzione, per poter vivere da liberi.

 Sul Sinai è stata data la Legge e nel Nuovo Testamento qualcuno, con poca fantasia, dice che sono le Beatitudini la nuova legge. Non sono le Beatitudini. Non avremo più una "legge": abbiamo lo Spirito Santo. Le Beatitudini sono un cammino bellissimo, ma se non ci fosse lo Spirito Santo che ci permette di seguirle, non ce la faremmo. Anziché le leggi, abbiamo lo Spirito Santo: questo ci dà una grande libertà, ma anche una grande responsabilità, perché nessuno ha la soluzione della vita in tasca, ma ha la luce e la forza per cercarla continuamente.

I comportamenti giusti non sono standard, ma lo Spirito ci aiuta a trovarli ogni volta che siamo chiamati ad esprimerci da uomini e donne di fede, da comunità dei credenti, da Chiesa domestica, anche da comunità parrocchiali, da comunità di frati e di suore, da famiglie cristiane.

 Non è scritto per nessun cristiano il Libro delle Giovani Marmotte. Non so se avete letto Paperino. Quando mancava Paperino, non sapevano che fare quelle oche lì; allora c'era un libro nel quale andavano a leggersi come fare un uovo fritto, lo prendi così, lo spacchi cosà, come fanno i vostri mariti quando non ci siete voi a casa. Telefonano "Come faccio a fare questo?", eh?  Il Libro delle Giovani Marmotte, dove c'è scritto tutto quello che devi fare quando manca il capo. Non abbiamo il Libro delle Giovani Marmotte perché manca Gesù, dove c'è scritto tutto, già definito, tutto quello che si deve fare. Quante volte voi mamme e papà avete dovuto tribolare per decidere cosa fare nella vostra famiglia, pur essendo cristiani, pur sapendo il Vangelo, pur sapendo tutti i Comandamenti! Perché la nostra vita non è mai all'altezza del Vangelo, se non c'è lo Spirito Santo che ci illumina. "Prendi questa decisione!", "Prendi quest'altra". Siamo sempre aperti, non abbiate in tasca nessuno la verità! La verità è sempre Gesù ed è lo Spirito Santo, che ci aiuta ad essere più docili. C'è solo lo Spirito Santo. La nostra docilità e la nostra umanità, affidata tutta a Dio e soltanto a Dio.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli