giovedì 26 giugno 2025

Fare scuola di democrazia

 

Fare scuola di democrazia

 

   La democrazia è un sistema politico cooperativo che si basa sull’accordo di non ammettere alcun potere senza limiti e in cui, quindi, all’abuso di potere si reagisce tutti insieme. Abusa il potere che rivendica di poter evadere dai limiti negoziati o imposti nell’interesse collettivo. Un potere che pretende la libertà da ogni limite è detto sovrano. E’ di questo genere, almeno secondo il diritto della nostra Chiesa, detto canonico [dal greco antico κανών (kanón), cioè regola, norma, misura], il potere del Papa. Anche, ma non solo, per questo l’organizzazione della nostra Chiesa non è democratica.

  I limiti democratici servono a favorire la più ampia partecipazione al governo di una collettività organizzata in una certa popolazione. Riguardano anche la protezione della sfera della personalità privata, quindi i beni, la vita, la possibilità di associarsi e di manifestare il pensiero, la sicurezza da abusi delle persone singole.

  La democrazia non viene naturale. In natura vale la legge del più forte ed essa è che il più forte si fa le leggi che crede, finché rimane il più forte. Questo accade anche nelle specie che manifestano una vita sociale, con cooperazione sociale, come quelle dell’ordine dei Primati, al quale appartiene anche quella dell’Homo sapiens.

   Attualmente i sistemi politici più potenti del mondo hanno caratteristiche democratiche. Questo è l’esito di un processo che venne avviato nel Settecento e che vide il Papato romano alleato delle dinastie sovrane europee nel contrastarlo.

  Le democrazie non si equivalgono: ve ne sono di diversa qualità. La qualità della democrazia si giudica dalla effettiva possibilità di partecipazione più o meno ampia al governo collettivo.

  Dire che la democrazia non viene naturale implica la necessità di scuole di democrazia, vale a dire di ambienti sociali in cui la democrazia si impara, e questo sia al seguito di persone che fungono da maestre, perché ne sanno e sanno fare di più in questo campo, sia nel dialogo collettivo, nel quale ogni persona interviene contemporaneamente come maestra e discepola. Non si tratta solo di fare teoria, ma di fare tirocinio, vale a dire di praticare  ciò di cui si parla.

 In Italia una tra le più importanti (e forse la più importante) scuola di democrazia è stata ed è ancora l’Azione Cattolica, che ha la democrazia nel proprio statuto, definendosi esperienza popolare  e democratica.  Questo è stato all’origine del ruolo rilevantissimo che le formazioni cattoliche hanno avuto nella costruzione e nello sviluppo della nuova democrazia repubblicana italiana dopo la caduta del regime fascista mussoliniano. Questo è paradossale, tenendo conto il carattere antidemocratico della Chiesa cattolica, ma è un fatto, è avvenuto così.

  La gerarchia cattolica vede nella democrazia l’opportunità di contrastare le ingerenze nella propria organizzazione dei poteri civili. Ma ne teme la fatale estensione alla vita ecclesiale. Scrivo fatale perché, una volta che ci si convince della democrazia e la si pratica, non vi è ragione per non estenderla anche a quell’ambito.

  Queste remore hanno determinato il sostanziale fallimento dei processi sinodali  avviati da papa Francesco nell’ottobre 2021, entrati in crisi già prima della morte di quel Papa, ma tanto più ora, con un diverso sovrano, del quale si attende di conoscere la posizione in merito a quel tema. Il nuovo Papa si è formato in una delle più grandi democrazie, quella statunitense, la prima democrazia dell’era contemporanea, alla quale, fin da piccolo, ha giurato fedeltà, come si fa fare a tutti i ragazzi statunitensi. Ogni mattina, nelle scuole primarie e secondarie statunitensi si recita il Pledge of Allegiance /plɛdʒ əv əˈliːdʒəns/– Giuramento di fedeltà

I pledge allegiance to the Flag of the United States of America, and to the Republic for which it stands, one Nation under God, indivisible, with liberty and justice for all.

Giuro fedeltà alla bandiera degli Stati Uniti d’America e alla Repubblica che essa rappresenta, una Nazione sotto Dio, indivisibile, con libertà e giustizia per tutti."

Naturalmente, divenuto Papa, egli rivendica, per dover d’ufficio per così dire,  sovranità anche verso quel regime democratico. Ma ciò che è stato profondamente interiorizzato fin  da piccoli ben difficilmente sarà del tutto sconfessato.

  La sinodalità è una forma di democrazia adattata ad una organizzazione ecclesiastica nella quale il clero rivendica la libertà anche nei confronti delle decisioni democratiche e ciò nel quadro della sua missione di predicazione, che è fondamentale e risale al Maestro. Il suo principio è “Non senza di noi [principio  partecipativo], non solo da noi [principio ecclesiale di libertà della predicazione]”.   

  Organizzare una scuola parrocchiale di democrazia sarebbe una buona idea, sia per rendere capaci di influire sulla nostra società, che è una grande democrazia europea, sia per animare i processi ecclesiali sinodali.  Di solito i preti non hanno la competenza per condurla come maestri, ma hanno certamente titolo a prendervi parte, come le altre persone di fede. Questo significa che bisognerà coinvolgere anche persone di fede competenti al di fuori del clero: e già questo è un effetto sinodale. Si può pensare, innanzi tutto, alle persone che insegnano nelle scuole primarie  e secondarie, ma poi anche a quelle che svolgono professioni che con la democrazia hanno attinenza, come chi insegna diritto, filosofia, sociologia, antropologia nelle università, chi lavora nell’avvocatura,  nella magistratura, nel giornalismo e via dicendo. Ma anche chi attualmente ricopre funzioni politiche elettive.

  Fare scuola  significa anche strutturare un progetto e un programma di approfondimento progressivo, in modo che non si sia costretti,  come ora, a ripartire  ogni volta  da zero. Già stabilire lo statuto di una scuola così significa fare  tirocinio  di democrazia. Perché, naturalmente, ogni regola dovrà essere discussa e approvata sinodalmente (se si opera in un contesto ecclesiale) o democraticamente (negli altri ambiti). E per quelle statutarie, che sono il fondamento dell’esperienza sociale, è bene che l’approvazione si faccia con una ampia maggioranza, ad esempio con quella dei due terzi degli aventi diritto come nel conclave per l’elezione di un Papa.

Mario Ardigò  - Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli