Fuori misura
In questi giorni siamo travolti sui mezzi di comunicazione di massa da un’ondata fuori misura di papismo che ha veramente poco a che fare con la fede cristiana. È stato bruscamente annullato un certo pluralismo che in qualche modo ci si sforzava di mantenere più che altro a fini commerciali, perché le popolazioni italiane sono diventate fortemente pluraliste, e non solo nelle loro religiosità, e negli affari bisogna seguire i clienti.
Appare annullata anche la laicità delle istituzioni pubbliche, per cui una festa civile come quella italiana della Liberazione, il 25 aprile, tutta centrata sulla coscienza civile repubblicana, questa si affine in qualche modo alla nostra fede perché centrata sulla conversione, dalla seduzione del fascismo mussoliniano al quale si era ceduto in massa alla responsabilità personale per porvi fine rifiutando la sua mentalità di rapina, recederà di fronte al lunghissimo periodo di lutto nazionale imposto a tutta la popolazione, nella quale la parte che pratica all’uso cattolico è intorno al venti per cento ma a molto meno tra chi ha meno di trentacinque anni, per la morte del capo di una denominazione religiosa particolare, della quale si presentava irrealisticamente come sovrano assoluto.
In questo bailamme mediatico l’uomo Jorge Mario, che in vita si sforzò sinceramente di cristianizzare il suo potere ecclesiastico a fini di evangelizzazione, insegnando che il vangelo è centrato sull’agàpe misericordiosa universale, perché è via di salvezza per tutta l’umanità, e non solo di quelle sue parti che sono riuscite a imporsi sul resto e stabiliscono chi ha il diritto di sopravvivere e chi non, sembra scomparire. Se ne costruisce una leggenda, come spesso è accaduto alla morte delle grandi anime della nostra confessione, ad esempio nel caso di Francesco d’Assisi, nella quale si perde la consapevolezza anche dei limiti del morto, che ne aveva come ogni persona umana ne ha, in particolare quello, molto evidente e che gli derivava dalla cultura in cui si era formato e in cui era vissuto, della profonda sfiducia verso la democrazia contemporanea. Ciò che lo caratterizzava come populista, perché senz’altro cercò di curarsi paternamente delle popolazioni nelle loro sofferenze, che considerava frutto del dominio dei ceti di governo, ma non considerava i processi democratici come strumento di liberazione da quel dominio, che è la grande lezione della Resistenza antifascista italiana che si celebra nella festa repubblicana del 25 Aprile, ma anzi strumento proprio di quel dominio.
La gerarchia ecclesiastica, arroccata nel simulacro sovrano che a Roma ebbe dal compromesso con il regime mussoliniano, sembra prestarsi di buon grado a tutto ciò. Del resto è dagli anni ’80 che è sembrata concentrarsi sull’organizzazione dei grandi eventi di massa costruiti intorno a un ingenuo neo-papismo, i quali tuttavia, come è stato osservato, sono manifestazioni di una religiosità piuttosto superficiale ed evanescente. Così, sabato prossimo, accoglierà i potenti della Terra intorno alle spoglie del morto, anche quelli, espressione di un franco neofascismo a sfondo razzista, che in vita ne criticarono aspramente il magistero e che gli promossero contro anche una teologia che ne metteva in dubbio la fede, l’autorità, tutto. E l’altra gente a fare solo da comparsa, come sempre.
Il nuovo sovrano sarà deciso da una piccola oligarchia di monarchi il cui potere è in fondo ancora strutturato sul modello feudale affermatosi nel Medioevo, quando i Papi romani rivendicarono i poteri di imperatori del mondo. Ecco, credo che sia questa immagine imperiale, che il morto detestò profondamente rifiutandone platealmente molti segni, che ancora affascina i potenti della Terra. Quanto di più anticristiano per chi vuole essere seguace di chi disse che il suo Regno non era di questo mondo.
Ora non resta che aspettare, come in apnea, che passi questo mese e mezzo in cui lo spettacolo che ci si aspetta andrà in scena qui a Roma.
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli