giovedì 24 aprile 2025

Resistenza

 

Resistenza

 

Domani sarà una festa civile molto importante nella quale tutti noi si è chiamati ad essere protagonistә, e non solo come comparse, come in fondo sta avvenendo in queste ore nelle smisurate celebrazioni nella cittadella papale qui a Roma.

  Si è stati invitati a celebrarla sobriamente, per rispetto verso i riti funebri che con grande clamore mediatico si stanno svolgendo. Ma sobria  lo è sempre stata, perché ha a che fare con l’etica personale e l’impegno civile. E, tenendo conto dell’invito sempre rivolto in particolare alle persone giovani dal Papa deceduto, che oggi si sta onorando, egli l’avrebbe verosimilmente voluta più chiassosa.

  Ai giovani  riuniti nella cattedrale di San Sebastiano, a Rio de Janeiro, Brasile, il 25 luglio 2013,  il Papa morto l’altro giorno disse infatti, pochi mesi dopo la sua elezione, queste parole, esortandoli alla resistenza:

"Voglio che si esca, voglio che la Chiesa sia per le strade, voglio che ci difendiamo da tutto ciò che è mondanità, immobilismo, comodità, clericalismo... voglio che si faccia chiasso nelle diocesi. Voglio che la Chiesa esca per le strade. Voglio che ci difendiamo da tutto ciò che è mondanità, immobilismo, comodità..."

 Poi le ripetè molte altre volte nei raduni giovanili con lui.

 Viviamo tempi di rinascita della tentazione fascista, e solo poco tempo fa non ce se lo aspettava. Ogni fascismo ha cercato sempre di affermarsi prospettando di poter portare ordine nel disordine, silenzio nel chiasso sociale, il rispetto delle vecchie gerarchie contro i moti sociali che le mettono in questione, e questo anche se, paradossalmente, ogni fascismo si è sempre presentato come rivoluzionario, sostenendo che il male sociale derivasse dalla natura imbelle della vecchia classe dirigente, che aveva lasciato che le cose degenerassero. Ogni fascismo si è sempre presentato, così, come una rivoluzione al contrario, quindi come reazionario. Si propone di fare di nuovo grande la popolazione su cui vuole imporsi e di farlo andando per le spicce, vale a dire con la violenza, presentata come la via più efficace e breve.  Sempre il fascismo si annuncia con la violenza verso qualche gruppo sociale. Nella triste degenerazione delle democrazie del cosiddetto Occidente spesso ce la si prende con le persone immigrate da posti lontani, regolari o irregolari, presentate come fattore parassitario di disordine e predazione, come cavallette.

  Un quotidiano, qualche giorno fa,  ha riferito che un nostro personaggio politico nazionale, dopo aver visto un film sulle piaghe bibliche contro l’antico Faraone, ha commentato dicendo che “anche noi siamo invasi dalle cavallette”, e  non si riferiva ad insetti. E’ una mentalità analoga a quella dei nazisti hitleriani, i quali infatti usarono un insetticida, lo Zyklon B, a base di acido prussico, (acido cianidrico, formula chimica HCN) per sterminare in massa internati prigionieri in campi di concentramenti, dove vennero fatti affluire da ogni parte dell’Europa sottomessa dalla armate tedesche. Consideravano quelle persone come parassiti che frenavano prosperità ed espansione del Reich  hitleriano, il nuovo ordine immaginato dal tiranno. Non sono sicuro che quel nostro personaggio politico di cui dicevo si sia reso conto di ciò che comportava assimilare esseri umani a insetti nocivi. Nonostante che, a parte le persone più anziane, la popolazione italiana sia altamente scolarizzate rispetto a ciò che accade in molte altre parti del mondo, la memoria storica spesso fa difetto.

  Si tratta però, che quel personaggio ne fosse consapevole o non, di un modo di pensare francamente fascista, come può esserlo considerato in fondo anche l’invito alla sobrietà nelle celebrazioni della Resistenza, se inteso nel senso, come da qualche parte leggo che si è inteso, che non dovrebbero farsi. Per nostra buona sorte, però, la fonte che inizialmente ha tirato fuori la sobrietà non intendeva questo, anche se non è scesa nei particolari.

  È stato giusto imporre il lutto nazionale per cinque giorni per la morte di un Papa romano includendovi la Festa della Liberazione?  Dov’è in questo la laicità dello Stato, che significa anche non costringere in alcun modo a modificare la propria vita secondo una certa religione, la quale, tra l’altro, ci si lamenta che, dal punto di vista della pratica liturgica ed etica, sia diventata ampiamente minoritaria? Non è stato questo un modo per puntellare, incostituzionalmente, la forza delle gerarchie ecclesiastiche cattoliche, riproponendo, consapevolmente o non, quel patto, disonorevole per l’animo cristiano, che fu tentato negli anni ’30 dal fascismo mussoliniano e che fu assecondato dal Papa romano di allora, e che purtroppo  ritroviamo in un’enciclica del ’31 in cui il cattolicesimo sociale fu esortato a collaborare nel corporativismo fascista?

  È il timore espresso l’altro giorno, in un articolo su La Repubblica, da Alberto Meloni, di cui sto leggendo in formato Kindle Il conclave e l’elezione del Papa. Una storia dal I al XXI secolo, Marietti 1820, 2025, commentando la recente venuta nella Città del Vaticano del vicepresidente statunitense Vance e il prossimo arrivo dello stesso presidente Trump per i riti funebri per il Papa morto. Il regime statunitense trumpiano ha cominciato a manifestare alcune caratteristiche tipiche dei fascismi, compresa quella dei progetti di rapina territoriale, con il dichiarato progetto di prendersi con le buone o con le cattive la Groenlandia, predandola ai nativi e alla Danimarca, nel cui sistema istituzionale ancora si trova. Si tratta di tendenze che comunque non riusciranno veramente a imporsi in una democrazia repubblicana ancora molto salda come quella statunitense, in particolare perché al potere dell’attuale presidente federale è stabilito un limite temporale molto stringente, meno di quattro anni, non prorogabile, ed è un tempo troppo esiguo per rivoltare la società di quelli stato. Comunque, fin dall’inizio della nuova fase del trumpismo, è stato evidente l’intento di strumentalizzare i cristianesimi per il suo progetto politico. Lo si tenterà anche a Roma? Certo, durante il regno del Papa morto l’altro giorno, le divergenze politiche, in particolare sulle politiche per l’America latina e sulle persone migranti, apparvero insanabili, ma i morti in definitiva  sono nelle mani dei vivi e questi ultimi, osserva Meloni, sono oggi più  vulnerabili di fronte all’aggressività e alle seduzioni di certe politiche.

  Decine di migliaia di persone stanno affrontando ore di fila per transitare per pochi secondi davanti alla bara del Papa morto, nel chiesone vaticano. Ma, con tutto ciò, la religiosità cattolica rimane minoritaria in tutte le sue espressioni. Il sistema dei grandi eventi, che comporta il concentrare larghe masse di gente intorno al Papa, altri gerarchi ecclesiastici e a liturgie celebrate in grandi spazi, cerca di darne un’immagine diversa, fondamentalmente per rafforzare la legittimazione del potere ecclesiastico, che sempre meno viene acriticamente obbedito, ma la situazione rimane quella. E tuttavia l’immaginario legato all’esercizio del potere ecclesiastico conserva una sua forza, tanto che sembra che vi si ceda anche nelle file delle persone non religiose, che pur considerando poco o nulla la fede cristiana, tuttavia sembrano rimanere fascinate dalle liturgie imperiali delle quali ancor oggi è maestra la fucina vaticana e dalla figura del Papa romano, visto come l’ultimo imperatore. Senza considerare, però, che si tratta solo di artifizi scenografici, teatro, anche se inscenato con un’aura sacrale accreditata anche dall’antichità di certe tradizioni.

  Partecipare a una processione genera un’emozione, soprattutto quando lo si fa in certi contesti liturgici caratterizzati da miti e figure leggendarie, come i potenti della terra talvolta diventano dopo morti. Un ricordo che dura nel tempo, entra a far parte degli eventi fondativi della propria spiritualità e anche della propria identità. Si è di quelli che c’erano  quel tal giorno, per quel tal evento, vicino a quel tal grande personaggio storico.

  Ero in piazza San Pietro, a Roma, la sera che venne l’annuncio dell’elezione del papa Giovanni Paolo 2° ed egli si affacciò per la prima volta dalla facciata della basilica per parlare al popolo che stava lì sotto. Ero sulla destra del colonnato, guardando la facciata, a qualche decina di metri dalle colonne. Indossavo un cappotto color cammello, era ottobre, e nelle riprese televisive della folla che di solito vengono mandate in onda di quell’evento mi riconosco in un puntino giallo, che ero io. C’ero. Ricordo che, quando proclamarono il nome dell’eletto, una signora vicino a me non capì bene, e neanch’io per la verità, e disse a noi intorno che avevano eletto Poletti, che all’epoca era il Cardinal Vicario a Roma. Poi capimmo che il nuovo Papa veniva da lontano: “Se sbaglio mi corigerete”, ci disse. Ma da fin da giovane frequentava Roma e fece presto a perfezionare il suo italiano.

   La nostra vita è fatta anche di emozioni così. E tuttavia l’impegno di fede è molto più profondo e riguarda sia la conversione personale, sia l’azione sociale coerente con quella conversione. Perché la fede  è un fatto sociale, ma per quella cristiana la manifestazione sociale non è tutto perché vi è coinvolta l’interiorità. Così, ogni persona di fede esprime una sua  fede e una sua religiosità che richiedono e cercano le relazioni sociali, nelle quali si affinano. Anche partecipare a una processione è un tipo di relazione sociale e, paradossalmente, mentre lo si fa, mentre si è nella massa, si è nello stesso tempo al centro di tutto, perché tutto scorre intorno a sé, appunto perché vi è coinvolta l’interiorità. Nello stesso tempo, però, di ogni manifestazione sociale si è responsabili, personalmente responsabili, e questo è un altro portato della fede cristiana, appunto perché è conversione costante. Spesso però questo aspetto risulta ostico per chi, per legittimare e consolidare un proprio potere sociale, si appaga di masse che fanno quello che loro si dice di fare e vanno dove si dice loro di andare, senza pretendere altro.  E, in particolare, per chi cerca di strumentalizzare la religione per consolidare il proprio potere, come anche i fascismi sono stati  soliti fare. È stato osservato che la fede cristiana, proprio perché richiede una costante conversione personale, che non è mai una volta per tutte, è connotata da un certo anarchismo, che è evidente nella vita del Maestro. Nello stesso tempo, proprio nella pratica cristiana, si cerca di non rimanere in una situazione anarchica ma di risolverla in un nuovo modello sociale: “avete udito … io però vi dico”.

  La Resistenza storica italiana ebbe proprio questo carattere di conversione diffusa in una popolazione e di ricerca di costruire un diverso modello sociale, e anche in una Chiesa cattolica che si era lasciata sedurre dal fascismo mussoliniano. Se ne mette in risalto l’aspetto della lotta armata, che certo vi fu ed ebbe la sua importanza, in un contesto, però, di guerra totale europea, con milioni di altri combattenti, e allora si osserva che, nel complesso, non fu determinante, come, ad esempio, lo furono l’impegno bellico degli Stati Uniti d’America e dell’Unione Sovietica, che ebbe circa venticinque milioni di caduti. Molto significativo, e fondativo della nostra nuova Repubblica, fu il profondo cambiamento di mentalità anche di gran parte della popolazione, milioni di persone, che, per vari motivi, non entrò a far parte delle armate partigiane combattenti, ma che espresse in altri modi il progressivo distacco dal regime fascista e dalla sua violenza sopraffattrice. In particolare vi furono, ad esempio,  manifestazioni diffuse di protezione della popolazione di religione ebraica che, nel nuovo regime mussoliniano instaurato dai nazisti tedeschi nella parte d’Italia rimasta in loro mani dopo l’armistizio del Regno d’Italia con le potenze alleate che avevano iniziato, dal Meridione, la conquista del suo territorio, si era iniziato a rastrellare per deportarla nei campi di concentramento nell’Europa settentrionale.

  Negli anni Trenta del secolo scorso, complice la gerarchia ecclesiastica, la popolazione italiana si era data in gran parte al fascismo mussoliniano. Generazioni crebbero nel  mito del Mussolini come uomo della Provvidenza, espressione che purtroppo risale al Papa di quell’epoca.

  La guerra totale europea, voluta dai nazisti tedeschi e assecondata dai fascisti italiani, cambiò tutto.

  Nel 1939 il nuovo Papa cercò inutilmente di scongiurarla. Nel mentre il massacro si intensificava, la gerarchia ecclesiastica si distaccò progressivamente dal fascismo mussoliniano, in particolare ordinando ai cattolici italiani di organizzare un nuovo modello di convivenza civile e di istituzioni pubbliche a livello europeo. Da qui il fondamentale apporto del cattolicesimo democratico italiano alla costruzione della nostra nuova Repubblica democratica e, successivamente, al processo di unificazione europeo.

 E’ allora molto importante recuperare, della Resistenza storica, la memoria che fu, per la gran parte della gente che vi venne coinvolta, anche una conversione, basata sull’interiorità personale. Perché, in gran parte, si era stati fascisti e quindi, ad esempio, si era approvata la persecuzione dei socialisti e in genere dei dissenzienti verso il regime, la soppressione delle istituzioni democratiche, viste come fattore di disordine propizio ai socialisti, la soppressione del sindacalismo libero, anch’esso visto come fonte di disordine, le guerre coloniali per rapinare le ricchezze di altri popoli a vantaggio del proprio.

  È qualcosa che può tornare utile ai nostri tempi, in cui nuovamente, sfruttando anche i vuoti di memoria sociale, si riaffaccia la tentazione fascista. Si è ancora in tempo per correggersi, perché ancora non si è alla violenza di strada che caratterizzò le origini del regime mussoliniano e alla violenza istituzionale che, consolidatosi, sempre espresse.

  Il Papa morto chiamò sempre alla conversione costante, mediante il discernimento, che nel lessico della spiritualità dell’Ordine a cui apparteneva, quello dei gesuiti, significa distinguere alla luce del vangelo il bene in ogni situazione in cui ci si trovi dal male che vi è implicato e che può derivarne. E’ appunto di questo che si fa memoria civile ricordando, con la Resistenza storica, la Liberazione che ne conseguì, che non fu solo quella dall’occupante tedesco o dalla tirannia dell’ultimo, particolarmente mortifero, fascismo, ma anzitutto dal fascismo che ogni persona in fondo si portava dentro, e che sempre si porta dentro come tentazione.

Mario Ardigò  - Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli