mercoledì 24 luglio 2024

Introduzione alla democrazia dell’Unione Europea – 15 - La democrazia della gente

 

Introduzione alla democrazia dell’Unione Europea – 15 -

La democrazia della gente

 

 Diversamente da quello che di solito se ne racconta la democrazia dell’Unione Europea si è affermata tra la gente dagli anni ’90 ed è un radicamento molto forte, che però sfugge a chi ancora parla del processo comunitario come di un fatto essenzialmente burocratico.

  Fa uno strano effetto sentire di nuovo le parole incendiarie che negli anni Settanta spingevano alla violenza di piazza e ad altri atti efferati  e vedere che sono recepite solo da ristrettissime minoranze.

  La mitologia bellicista sembra non avere più presa da noi. Ma in effetti non la si ha nemmeno nei sistemi politici europei che hanno ordinato la guerra in Ucraina. Laggiù non si combatte per le finalità di una volta, ma per decidere in quale spazio comunitario integrarsi. Gli ucraini vorrebbero partecipare al processo comunitario dell’Unione Europea e i russi li vorrebbero trattenere in quello da loro organizzato. E la Gran Bretagna è uscita dall’Unione Europea pensando di puntare sullo spazio comunitario che si è organizzato intorno, il Commonwealth delle nazioni. Gli Stati Uniti d’America, invece, perseguono un altro disegno, in linea con le politiche del passato.

 Di solito la democrazia viene insegnata come un sistema di regole, una specie di galateo pubblico. Ed un sistema normativo imposto dall’alto. Ma non è questa la sua sostanza. Deriva dalla capacità della gente di esercitare una resistenza diffusa a poteri che abusano e, in questo senso, è lotta. Il principale abuso di potere è imporre mitologie belliciste ed è un abuso perché mette in pericolo le vite e la felicità delle persone a vantaggio di chi le vuole spingere in guerra. Il principale strumento delle politiche democratiche è l’obiezione di coscienza, quindi il rifiuto di obbedienza a norme giudicate arbitrarie per eccesso di potere. Ma non si tratta di semplice rivolta, bensì dello sforzo per costruire un ordine sociale e istituzionale nel quale non sia più ammesso l’abuso di potere. In un contesto simile, ogni persona, in qualche misura, con specifiche procedure ma anche esercitando libertà, facoltà e diritti riconosciuti socialmente, deve poter aver voce nelle decisioni comune. Perché ciò avvenga occorre concordare su regole di giustizia partecipativa, che però, in democrazia, sono in costante evoluzione, perché, in un contesto democratico, si scopre sempre di poter essere più democratici. Lo si fa non solo con il voto, ma specialmente nella vita sociale, in particolare nei rapporti economici, ma in generale in ogni interazione sociale. Si lotta anche così, anzi specialmente così.

  In Europa occidentale viviamo in un contesto di democrazia evoluta, nel quale la giustizia partecipativa è consentita in misura assai ampia. In questa situazione, la violenza pubblica è espressa in gran parte dalle forze reazionarie o dalle forze sociali non accora acculturate alla vita democratica. Ma il consenso sociale alla democrazia è vastissimo ed è per questo che, nonostante forti tensioni sociali derivate in gran parte dai processi economici che stanno impoverendo i ceti più numerosi della popolazione, non si replicano le violenze degli anni Settanta. Questo anche se le persone spesso agiscono da democratiche ma non si rendono bene conto di esserlo.

 Il ceto politico italiano non ha consapevolezza della situazione e si capisce da come cerca di acquisire il consenso, dai discorsi che fa.

  Il vastissimo consenso intorno al magistero del Presidente della Repubblica è un importante indicatore di come la pensa la gente.

  La democrazia, come la si pratica nell’Unione Europea, non vive (solo) nelle norme ma è sorretta dalla pratica nella vita comune delle persone. E da quest’ultima vengono gli stimoli a cambiare le regole in senso sempre più democratico.

  Le persone vogliono vivere serenamente in  famiglia, non sognano più di immolarsi massacrando altra gente e distruggendo la propria e l'altrui felicità. Questo ideale era invece disprezzato nelle mitologie belliciste che presero piede dopo la Prima guerra mondiale (1914-1918). Erano ancora piuttosto forti al tempo della mia adolescenza, negli anni Settanta.

  Nelle ultime elezione europee e nelle elezioni politiche in Gran Bretagna sono state duramente punite le forze che spingevano per intensificare la guerra in Ucraina, con un'intervento diretto di un'armata europea, e per quanto si tenti di motivare le masse al conflitto non ci si riesce. E’ un risultato molto importante che non deriva tanto dalle classi politiche dirigenti ma dalla gente.

 Purtroppo in questo le gerarchie ecclesiastiche, e in particolare quella cattolica, mi appaiono molto arretrate. Non apprezzano veramente i processi democratici, in linea con il tremendo capitolo 13 della Lettera ai Romani, attribuita a Paolo di Tarso, nella quale si accredita l’idea che l’autorità politica ha legittimazione divina. Il grande teologo riformato Karl Barth (1886-1968) ci scrisse sopra tentando di darne una versione compatibile con la constatazione che c’erano poteri politici che meritavano solo di essere abbattuti, il suo sforzo  è senz’altro apprezzabile e nobile, ma personalmente mi pare più convincente pensare che quello scritto paolino rifletta la situazione storica e politica in cui fu elaborato, quando le prime comunità cristiane volevano accreditarsi presso l’autorità romana per correggere l’immagine di sé come genti sediziose (probabilmente del tutto rispondente alla realtà), ma che non sia più attuale oggi. Deve ancora essere scritta, credo, una teologia della democrazia, che metta in risalto il lavoro grandioso che le genti europee coinvolte nel processo comunitario hanno svolto nell’ultimo trentennio, proprio resistendo  quando le autorità costituite spingevano per tornare indietro.

  Per quanto vi siano dirigenze politiche che spingono a farlo, non ci si odia più tra europei e piace l’idea di non essere confinat* nel proprio sistema politico ma di poter essere considerat* cittadine e cittadini europe*. In questi trent’anni le persone, per turismo e per lavoro, hanno girato molto per l’Europa e  mi apre che non vogliano tornare alla situazione di prima.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli