L'antropologia studia gli esseri umani nelle loro interazioni sociali e nelle loro culture, intese queste ultime come sistemi di costumi e concezioni riguardanti la vita sociale. Si basa sulle osservazioni sul campo delle dinamiche sociali che coinvolgono gli esseri umani di una determinata popolazione. Sotto questo profilo è una scienza della natura. L'antropologia teologica, va precisato, è invece una scienza umana e, nella specie, una branca della teologia ed esplicita la concezione di essere umano che è implicata nelle definizioni dottrinali. Ancora diversa è l'antropologia culturale che è anch'essa una scienza umana, occupandosi dei sistemi culturali espressi nelle società, ma che presenta anche aspetti di scienza della natura in quanto si basi anche su osservazioni sul campo delle società di riferimento delle culture sfudiate.
Gli antropologi osservano che, quanto alle religioni, la loro disciplina si è occupata soprattutto di quelle primitive e assai meno di quelle più evolute e strutturate e, in particolare dei cristianesimi. Questo probabilmenfe per il fatto che, in particolare questi ultimi, si manifestano piuttosto suscettibili a venir osservati con la metodologia di quella scienza, volendo invece di essere considerati come pretendono di essere nelle rispettive dogmatiche teologiche. E, tuttavia, ogni vita religiosa sociale presenta aspetti rilevanti sotto il profilo antropologico e le concezioni che le dogmatiche ecclesiali intendono inculcare nelle persone di fede per descrivere ciò che si dovrebbe essere in religione, ad esempio ciò che ciascuna Chiesa "è", non corrispondono del tutto, o per nulla talvolta, a come la vita religiosa so manifesta nella realtà.
Adriana Destro è un'antropologa culturale che ha insegnato all'Università Alma Mater di Bologna e che ha trattato anche di antropologia delle religioni cristiane. Con Mauro Pesce, storico del cristianesimo primitivo della medesima Università, ha scritto "Antropologia delle origini cristiane", Laterza 1997, che si trova ancora in commercio usato, nel quale si cerca di esplicitare i contesti antropologici che emergono dai testi neotestamentari.
Risulta un quadro antropologico che, conformemente ai risultati della storia delle origini cristiane (che rimangono tuttora un po' misteriose per la scarsità di documenti su di esse), parla di un notevole pluralismo, del quale però non si dà conto, in genere, nella formazione delle persone di fede, nè in quella che si fa per l'iniziazione nè nella successiva che si fa per preparare all'apostolato e il matrimonio. Se ne trasmette consapevolezza, invece, nei percorsi formativi del clero e chi di entra in istituzioni di vita consacrata, ma mi pare che costoro se la tengano per sé e non ne trattino nella predicazione e nella catechesi.
Nella prima catechesi, che per molti rimane l'unica della vita, ci si contenta di solito di insegnare "come si sta in chiesa" e il rispetto e la qsottomissione verso il clero, mentre la predicazione di solito ha toni moralistici che non di rado risultano insopportabili e allora da chi viene ancora a messa viene la pressante richiesta di tagliar corto.
Ciò che accadde dopo la Risurrezione, quindi la formazione dei cristianesimi delle origini, non corrisponde alle narrazioni di impronta favolistica che vengono somministrate ai più nella formazione religiosa, Ma quei racconti edulcorati dei primi tempi vengono scambiati per la realtà, è addirittura presi come riferimento nell'elaborazione della dogmatica, e, allora, constatando realisticamente il pluralismo religioso delle nostre comunità contemporanee, lo si comsidera un decadimento di una originaria struttura originaria molto coesa e fraterna, considerata l'ideale a cui ritornare, che però non è mai esistita veramente, ,a che è solo sognata. Anzi, considerando ciò che emerge realmente dalle fonti affidabili di ciò che è accaduto alle origini, possiamo riconoscere i modi come si è persone cristiane oggi, vale a dire la struttura antropologica delle nostre realtà ecclesiali, sono in genere molto più virtuosi che nei primi tempi, per cui non è assolutamente una buona idea ritornare a questi ultimi, secondo le esortazioni dei teologi. In particolare, almeno in Europa, abbiamo superato le incredibili asprezze che pervasero in cristianesimi delle origini, come del resto anche anche i giudaismi coevi, e che presto sfociarono in violenze,vere e proprie, situazione che travagliò le Chiese cristiane praticamene sempre,fino ad epoca molto recente. Si è sempre vissuta la fede cristiana in modi molto diversi: la differenza nell'Europa di oggi è che non si ammazza più per questo. I sistemi politici democratici lo vietano alle Chiese cristiane, e ad ogni altra denominazione cristiana, e i capi religiosi hanno finito per adeguarvisi.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli