Spiritismo o impegno sociale
Lo spiritismo nelle religioni è una forma di esercizio del potere sociale, specialmente quando guidato da una gerarchia sacralizzata o da personaggi carismatici. La gente, soprattutto le persone semplici, ne viene affascinata e così si lascia condurre. Il Maestro però, da ciò che in particolare risulta dai Vangeli e dagli Atti degli apostoli, non faceva così: il suo intento fu di suscitare la conversione e di incoraggiare la gente su quella via. La sua legge fu l’agàpe, parola del greco antico della quale non si rende bene il senso traducendola in italiano con amore, termine che al di fuori di relazioni coniugali o parentali nella nostra lingua evoca l’enfasi emotiva verso un’altra persona, mentre agàpe è trasformazione profonda delle relazioni sociali, nel senso di accogliere, includere e soccorrere. C’è chi non è soddisfatto e pensa ci si dovrebbe occupare quasi solo degli spiriti e che il resto, se c’è, conti poco. Eppure nei Vangeli c’è scritto che proprio quel poco è ciò che vale, perché “non chi dice Signore, Signore… (si legga dal Vangelo secondo Matteo, capito 7, versetti da 21 a 23 – Mt 7, 21-23).
Però non bisogna nemmeno disprezzare la fede delle persone semplici, che è sorretta da quel soprannaturale al quale mi riferisco come spiritismo. Tutte le religioni ne sono più o meno pervase e può essere uno strumento di orientamento in cose difficili. La mia fede ne dipende poco. A chi fa difficoltà dico però che non è necessario immergervisi.
Ogni affermazione teologica esplicita, anche quelle sul soprannaturale, sugli spiriti, è correlata a un certo orientamento nella trasformazione sociale. Così è stato anche nello sviluppo dei cristianesimi fin dalle origini. È proprio per questo che le condotte delle prime comunità cristiane vennero viste un po’ come quelle di una raccolta di facinorosi anarchici, anche se, come risulta negli scritti della tradizione formatasi intorno alla predicazione di Paolo di Tarso, ad un certo punto si cercò di recuperare la benevolenza delle autorità romane.
La fiducia nella vita nell’aldilà e la speranza di esserci condotti a volte monopolizza quasi del tutto la spiritualità, di modo che la vita viene considerata più che altro come il tempo che ci è stata dato per meritare quella salvezza, più che altro partecipando a dei riti.
Ma quando si lavora per la pace, anche nei propri ambienti sociali di prossimità, anche nella famiglia, in realtá questo è molto spirituale anche se ci si dà da fare al di fuori del rito, secondo la parabola del “Samaritano misericordioso”. Naturalmente questa è una via più difficile del mero rito che evoca il soprannaturale.
Inoltre, quando si mette di mezzo il prodigioso ci si può facilmente ingannare. La nostra mente ci può realmente far apparire ciò che non c’è, e non ci si può fare nulla. Anche gli algoritmi delle intelligenze artificiali, progettate per imitare i processi nelle nostre cellule cerebrali cominciano a manifestare ciò che gli scienziati informatici hanno chiamato “allucinazioni”.
Invece nella pratica dell’agàpe questo rischio non c’è. Ci si può costruire sopra una forte spiritualità.
Mario Ardigó – Azione cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli.