giovedì 30 maggio 2024

Trasmettere la fede

Trasmettere la fede

  La fede religiosa di trasmette da persona a persona e di generazione in generazione. Chi sa di teologia ci mette di mezzo altro, ma preferisco parlare di ciò che ho potuto constatare. Come genitore, ho fatto esperienza di trasmissione della fede alle mie figlie. Ma ciò che in loro è stato suscitato non è uguale alla mia fede. E va sempre così in queste cose. Ogni persona non esprime esattamente ciò che ha ricevuto e la sua fede è veramente sua.

  Non va diversamente da analoghi processi di tradizione culturale.

  Cultura  è l’insieme di costumi, concezioni, credenze, riti, consuetudini, atteggiamenti, riti, modi di esprimersi e di interagire che servono all’integrazione sociale. La cultura è un prodotto sociale e anche le religioni sono tali.

  La tradizione culturale serve a mantenere vitale una società.

  Le società cambiano nel tempo, a causa di vari fattori, i più importanti dei quali sono l’espansione e le mescolanze demografiche e l’innovazione tecnologica. Le mescolanze demografiche producono contaminazione e, alla lunga, nuove integrazioni culturali. È ciò che balza agli occhi nello studio della storia dei cristianesimi.

  I tempi nostri sono caratterizzati, a livello globale, dallo sviluppo eclatante di tutti quei fattori di cambiamento. Non c’è mai stata tanta gente al mondo, ormai oltre 8 miliardi di persone si stima, non ci si è mai spostati tanto velocemente e l’evoluzione tecnologica non è mai stata veloce come ora.

  Non dobbiamo meravigliarci, quindi, che le società, e anche la nostra, in essa compresa la nostra Chiesa, cambino.

  Se ne è preso atto anche nella nostra catechesi, che è l’insegnamento della religione, fatta di credenze, narrazioni, riti e norme morali. Ma mi pare che non si sappia ancora bene come fare per la tradizione della fede in questa nuova condizione, e infatti non ci si riesce tanto bene. Così si finisce a fare un po’ come s’è sempre fatto:  così le persone più giovani, verso le quali ci si è tanto spesi, ad un certo punto, di solito coincidente con l’avanzata della pubertà, se ne vanno altrove. Mi pare di capire che nel primo anno delle scuole superiori il processo sia per i più già compiuto.

  Anche quando fui di quell’età si viveva qualcosa di simile, ma il distacco mi pare fosse meno profondo di ora. Adesso molte persone non tornano più e cominciano ad allontanarsi in massa anche le donne.

  Non ci vuole molto a individuare le carenze del catechismo a cui dovrebbe porsi rimedio, ma, quanto a quest’ultimo, le cose si fanno difficili, molto difficili.

  Fondamentalmente la religione viene insegnata in modi che appaiono una inutile perdita di tempo a chi dovrebbe imparare.

  La popolazione giovanile è altamente scolarizzata e in questo lavoro vengono impiegate ingenti risorse pubbliche, ma al catechismo è come se l’altra scuola non esistesse. Non si tiene conto della storia e si narrano solo delle mitologie sacre che troviamo nelle Scritture.

  In realtà i libri di testo di storia delle medie e delle superiori dovrebbero essere considerati più importanti dei testi di sussidio per il catechismo. La religione è così com’è, infatti, per ragioni storiche. Temo però che non si sappia bene come integrare catechismo e storia. Bisognerebbe formare i formatori, ma non lo si fa, forse perché non si sa bene, poi, come s’andrebbe a finire.

  Si potrebbe, però, iniziare con qualche laboratorio, per vedere come va. Si potrebbe farlo anche verso le persone adulte, le quali, oggi, sono ancora lasciate al devozionalismo.

Mario Ardigó – Azione Cattolica in San Clemente – Roma, Monte Sacro, Valli