mercoledì 29 maggio 2024

Pietro Scoppola: il crollo dei "tre archi" e la fede conservata

Dal libro "Un cattolico a modo suo" di Pietro Scoppola, cristiano, grande anima, storico, politico, edito postumo da Morcelliana nel 2008 (è ancora disponibile, usato, sulle piattaforme di commercio telematico)

 Quando ero giovane, ragazzo, sono stato educato in un'eccellente scuola romana tenuta dai gesuiti, l'Istituto Massimo. Lì la fede era qualcosa di solidissimo e indiscutibile, era presentata come un ponte a tre archi. Il primo arco era la dimostrazione razionale dell'esistenza di Dio, una dimostrazione inconfutabile, le cinque prove di Tommaso variamente rielaborate, ma la sostanza era quella, il secondo  arco era la dimostrazione storica dell'esistenza e della divinità di Crisfo, per i miracoli e per la sostanza stessa del suo insegnamento. Il terzo arco del ponte era la Chiesa voluta da Cristo, indefettibile, dotata di pieni poteri diremmo oggi.
  Bene, quel ponte per me è crollato. È crollato il ponte ma non è crollata la fede, nella quale ho continuato a vivere.
   Ed ecco la domanda: perchè il crollo del ponte, la crisi di quella dimostrazione fondata sui tre archi, non ha comportato il crollo della fede? Evidentemente c'erano altre ragioni, altri motivi per credere, motivi vitali, magari non espressi, dei quali io stesso non ero pienamente consapevole. Credo che questi motivi, per credere o non credere, vadano cercati per ogni persona nelle radici familiari, negli anni dell'infanzia e della prima giovinezza.

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  Nel libro, Scoppola descrisse il quadro della situazione nella quale si trovano molte persone di fede.
  Nella formazione religiosa di base, quella per Comunione e Cresima, che per molte persone rimane l'unica della vita, si pensa di poter ricostruire, in qualche modo, e anche se non saldo proprio come un tempo, quel "ponte a tre archi" descritto nel brano che ho citato, salvo accorgersi che esso crolla molto presto, dopo appena pochi anni,già prima che l'adolescenza finisca. 
  Poiché però si sa, in fondo, che non è indispensabile per la fede, forse ci si potrebbe risparmiare quella fatica inutile, per concentrarsi su altro. Probabilmente questo è difficile da farsi nella catechesi in senso proprio, visto il poco tempo che si ha, ma si potrebbe tentare di lavorarci sopra dopo, nel tempo del post Cresima, ma al di fuori del catechismo, e, naturalmente per le persone adulte, delle quali, purtroppo, nelle parrocchie non ci si riesce ad occupare, lasciandole al devozionalismo.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli