Cristianesimi fatti dai cristiani
Quand’è che bisognerebbe cominciare ad andare oltre i primi rudimenti di religione imparati da bambini al catechismo per la Prima Comunione? Direi all’età in cui si frequenta il primo anno della scuola secondaria di primo grado, delle medie come si diceva una volta, quando si inizia ad avere tra le mani il primo vero libro di storia. Oggi questi testi scolastici sono molto più ricchi di notizie, figure, schemi, piantine, rispetto a quelli dei miei tempi. Bisognerebbe tenerli sempre con sé, come la Bibbia.
La Bibbia non è un libro di storia, ma di narrazioni mitologiche, anche se, soprattutto in quelle parti che ricevemmo dal più antico giudaismo, contiene molta storia, tanto che non si riesce a capirla senza riferimenti storici, che quindi vengono inseriti nelle note. Un’edizione della Bibbia è tanto più preziosa quanto è più ricca di note.
I Vangeli sono tra i libri biblici che contengono meno storia, ma, comunque, la storia c’è, perché i loro redattori tennero a non farli considerare e leggere come raccolte di racconti mitologici.
La differenza tra storia e mito sta nella adesione a fonti degne di fede. La prima informazione importante per valutare il carattere storico o mitologico di un racconto e l’identificazione del suo autore con un nome preciso. Qui, per i Vangeli, cominciano i problemi, perché non sappiamo con certezza chi li abbia scritti. Ma ci sono altri dubbi. Senza considerare che si riferiscono a stessi eventi descrivendoli in modo diverso e non si può essere certi di com’è andata.
Il mito ha una sua verità che è diversa da quella storica e riguarda il senso della vita sociale. Le società umane, tutte, sono costruite come tali su basi mitologiche.
La verità storica consiste in una narrazione alla quale si attribuisce una particolare affidabilità, nel senso che descrive come sono andati realmente i fatti e quello che ci si è comunicati mentre accadevano e dopo. Se più fonti note e degne di fede convergono su una narrazione, questo ne aumenta la forza di,persuasione. I Vangeli si avvalorano l’un l’altro ma non hanno conferme esterne da fonti non cristiane.
Si pensa che derivino da tradizioni orali, che, ad un certo punto e a partire da circa più di quarant’anni dalla Passione, si decise di mettere per iscritto. A tramandarsi quei racconti furono le prime comunità cristiane, ai tempi in cui iniziarono a staccarsi dal giudaismo delle origini. Su di essi iniziò a basarsi l’identità religiosa e comunitaria dei primi gruppi cristiani. Da qui poi la costruzione di nuove religioni, i cristianesimi. Uso il plurale perché ve ne furono di diversi, come accade ancor oggi. Lo scopo dei Vangeli è di consolidarli dando argomenti per persuadere che Gesù di Nazaret sia stato l’inviato dal Cielo per la nostra salvezza, vale a dire il Messia, parola che ricevemmo dal greco antico e che è la trascrizione di un termine ebraico che significa unto, vale a dire consacrato per una certa missione. La traduzione in greco antico di Messia è Cristo. Che cosa dovesse intendersi per Messia e Cristo, quindi anche il senso della sua missione, scaturì dal parlarne nelle nostre prime comunità e poi anche nello scriverci sopra.
In questo senso è bene convincersi che i cristianesimi sono stati opera delle persone cristiane.
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa, Roma, Monte Sacro, Valli.