mercoledì 27 marzo 2024

Mercoledì Santo

 

Mercoledì Santo

 

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Dalla voce Settimana Santa dell’Enciclopedia italiana Treccani on line

https://www.treccani.it/enciclopedia/settimana-santa_(Enciclopedia-Italiana)/# di Nicola Turchi]

Mercoledì santo. - Un tempo la stazione era aliturgica e clero e popolo si radunavano di mattina al Laterano, dove aveva luogo la spiegazione sulla Passione, e la grande litania che ora si recita nel venerdì santo. Introdotta la liturgia stazionale, il popolo si radunava a San Pietro in Vincoli, donde muoveva in processione verso la basilica di S. Maria Maggiore per la celebrazione della messa, durante la quale si legge una seconda profezia d'Isaia sul "servo di Jahvè", figura di Cristo umiliato per i peccati degli uomini, e la Passione secondo Luca.

 

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  Nel Tempo liturgico della Quaresima, mia madre seguiva l’esercizio della Quaresima romana che si fa sulla base di un’antica tradizione visitando certe chiese, e svolgendovi particolari riti, tra i quali delle processioni: è ciò a cui accenna l’autore della voce Quaresima  dell’Enciclopedia Treccani  on line nei brani che vi sto trascrivendo dal Web.

 

Chi di noi ha creduto

alla notizia che abbiamo ricevuto?

Chi di noi vi ha visto

la mano di Dio?

Davanti al Signore infatti

il suo servo è cresciuto

come una pianticella,

come una radice in terra arida.

Non aveva né dignità né bellezza,

per attirare gli sguardi.

Non aveva prestanza,

per richiamare l’attenzione.

Noi l’abbiamo rifiutato e disprezzato,

come un uomo pieno di sofferenze e di dolore,

come uno che fa ribrezzo a guardarlo,

che non vale niente,

e non lo abbiamo tenuto in considerazione.

 

Eppure egli ha preso su di sé i nostri dolori,

si è caricato delle nostre sofferenze,

e noi pensavamo che Dio

lo avesse castigato, percosso e umiliato.

Invece egli è stato ferito

per le nostre colpe,

è stato schiacciato per i nostri peccati.

Egli è stato punito,

e noi siamo stati salvati.

Egli è stato percosso,

e noi siamo guariti.

Noi tutti eravamo come pecore smarrite,

ognuno seguiva la sua strada.

Ma il Signore ha fatto pesare su di lui

le colpe di tutti noi.

 

Egli si è lasciato maltrattare,

senza opporsi e senza aprir bocca,

docile come un agnello condotto al macello,

muto come una pecora davanti ai tosatori.

È stato arrestato,

giudicato e condannato,

ma chi si è preoccupato per lui?

È stato eliminato dal mondo dei vivi,

colpito a morte

per i peccati del suo popolo.

È stato sepolto con i criminali,

si è trovato con i ricchi nella tomba.

Eppure non aveva commesso alcun delitto,

non aveva ingannato nessuno.

1Ma il Signore ha voluto prostrarlo

e lo ha fatto soffrire.

Lui, suo servo, ha dato la vita

come un sacrificio per gli altri;

avrà discendenza e vivrà a lungo.

Realizzerà il progetto del Signore.

1Il Signore dichiara:

«Dopo tante sofferenze,

egli, il mio servo, vedrà la luce e sarà soddisfatto

di quel che ha compiuto.

Infatti renderà giusti davanti a me

un gran numero di uomini,

perché si è addossato i loro peccati.

Perciò lo pongo tra i grandi,

e parteciperà al trionfo dei potenti.

Perché si è consegnato alla morte

e si è lasciato mettere tra i malfattori.

Ha preso su di sé

le colpe di tutti gli altri

ed è intervenuto a favore dei peccatori».

[Dal libro del profeta Isaia, capitolo 53 – Is 53

  -  versione in italiano TILC Traduzione interconfessionale in lingua corrente]

 

Un angelo del Signore parlò così a Filippo: «Alzati, e va’ verso sud, sulla strada che scende da Gerusalemme a Gaza: è una strada deserta». Filippo si alzò e si mise in cammino. Tutto a un tratto incontrò un Etiope: era un eunuco, un funzionario di Candace, regina dell’Etiopia, amministratore di tutti i suoi tesori. Era venuto a Gerusalemme per adorare Dio e ora ritornava nella sua patria. Seduto sul suo carro, egli stava leggendo una delle profezie di Isaia.

  Allora lo Spirito di Dio disse a Filippo: «Va’ avanti e raggiungi quel carro». Filippo gli corse vicino e sentì che quell’uomo stava leggendo un brano del *profeta Isaia. Gli disse: «Capisci quello che leggi?». Ma quello rispose: «Come posso capire se nessuno me lo spiega?». Poi invitò Filippo a salire sul carro e a sedersi accanto a lui. Il brano della Bibbia che stava leggendo era questo:

Come una pecora fu condotto al macello,

e come un agnello che tace

dinanzi a chi lo tosa,

così egli non aprì bocca.

È stato umiliato ma ottenne giustizia.

Non potrà avere discendenti,

perché con violenza gli è stata tolta la vita.

Rivoltosi a Filippo l’eunuco disse: «Dimmi, per piacere: queste cose il profeta di chi le dice: di sé stesso o di un altro?».

Allora Filippo prese la parola e cominciando da questo brano della Bibbia gli annunziò chi era Gesù.

Lungo la via arrivarono a un luogo dove c’era acqua e l’Etiope disse: «Ecco, qui c’è dell’acqua! Che cosa mi impedisce di essere battezzato?».

Allora l’eunuco fece fermare il carro: Filippo e l’eunuco discesero insieme nell’acqua e Filippo lo battezzò.

Quando risalirono dall’acqua, lo Spirito del Signore portò via Filippo, e l’eunuco non lo vide più. Tuttavia egli continuò il suo viaggio, pieno di gioia. Filippo poi si trovò presso la città di Azoto; da quella città fino a Cesarèa egli predicava a tutti.

[Dagli Atti degli apostoli, capitolo 8, versetti da 32 a 40 – At 8, 32-40 - -  versione in italiano TILC Traduzione interconfessionale in lingua corrente]

 

  Liturgia significa azione di popolo: è parola che ci viene dal greco antico. Tutta la vita vissuta da persone cristiane è liturgia. La nostra fede non è una sensazione mentale, ma è un avvicinarsi alle altre persone facendo cose insieme. Così sono anche le liturgie della Pasqua e quelle delle stazioni quaresimali  della Quaresima romana, pratica che si ritiene risalga ad epoca tra la  metà del Quarto secolo e il Settimo secolo, l’epoca in cui la nostra fede si consolidò assumendo i tratti fondamentali che ancora ha.

  Le stazioni quaresimali della Quaresima romana nella Settimana santa  sono queste:

 

Domenica delle Palme

S. Giovanni in Laterano

Lunedì

S. Prassede all'Esquilino

Martedì

S. Prisca all'Aventino

Mercoledì

S. Maria Maggiore

Giovedì

S. Giovanni in Laterano

Venerdì

S. Croce in Gerusalemme

Sabato

S. Giovanni in Laterano

Domenica di Pasqua

S. Maria Maggiore

 

 Potete saperne di più a questo indirizzo sul Web:

https://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_academies/cult-martyrum/documents/rc_pa_martyrum_20020924_stazioni_it.html

  La nostra fede inizia sempre con un incontro con altre persone, che ti spiegano come intendono il senso delle loro vite alla luce di una tradizione. La nostra Bibbia, gran parte della quale ricevemmo dall’antico giudaismo, quindi da un’altra fede!, è uno strumento di mediazione per dar corpo a questo incontrarsi, che è liturgia.

  Può sorprendere, ma, a conti fatti, si ritiene che solo alcune delle Lettere  attribuite a Paolo di Tarso, l’apostolo dei gentili (vale a dire dei non giudei – egli tuttavia era giudeo, proveniente dal grande movimento culturale dei farisei), siano state (probabilmente) effettivamente dettate o scritte dall’autore dichiarato. Così è anche per i libri biblici (della Bibbia dei cristiani) dal quale ho tratto i brani che ho sopra trascritto. Anche la Bibbia deriva da azioni liturgiche, è opera collettiva.

  Si ritiene che il testo degli Atti degli apostoli, che narra eventi situabili tra gli anni 30  gli anni 60 del Primo secolo, si sia consolidato negli anni 80, circa cinquant’anni dopo la morte del Maestro. Riflette, osservano gli antropologi delle origini cristiane, il punto di vista di comunità cristiane degli anni 80. Ci dice che, per spiegarsi la morte del Fondatore, ci si rifece al capitolo 53 del libro biblico del profeta Isaia. Si ritiene che quest’ultimo testo si sia consolidato nel Sesto secolo dell’era antica tra giudei che erano stati deportati in Babilonia. La permanenza in Babilonia dei giudei è stata straordinariamente feconda per l’ebraismo. Ad un certo punto, secondo le consuetudini di laggiù, i deportati furono infatti integrati nella società babilonese e produssero grande cultura, inaugurandovi anche una tradizione di studi. Parte di quella cultura transitò anche nei cristianesimi: un fatto molto frequente, quello del dell’influenza di una religione su un’altra o dell’integrazione di elementi di una religione in altre. Il folklore italiano a sfondo religioso è pieno di fatti simili.

  Il rarefarsi delle comunità cristiane in Europa occidentale crea problemi nella tradizione della fede, perché ostacola gli incontro dialogici nei quali la fede viene spiegata. Altri problemi derivano dalla rigidità della teologia normativa, la cosiddetta dogmatica, che è un elemento politico della religione, perché si propone di stabilire chi può considerarsi persona cristiana e chi non.

  Il problema fondamentale per la persona cristiana è rispondere alla domanda posta dallo stesso Maestro: «Voi chi dite che io sia?» [riportata da tutti e tre i Vangeli sinottici, Marco, Matteo,  Luca – Mc 8,29; Mt 16,15; Lc 9,18]. Da questo dipende il suo  vangelo alla gente intorno.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli