mercoledì 29 novembre 2023

Popolo, popoli, populismo, pacificazione – 7 –

 

Popolo, popoli, populismo, pacificazione – 7 –

 

  La strategia populista nasce sempre da un ristretto centro di potere, spesso coagulato intorno ad una singola persona che ne rende la rappresentazione pubblica. Non scaturisce mai  dalla gente, dalla popolazione.

  Come insegna Loris Zanatta nel suo libro Populismo, Carocci editore 2013, il populista non si presenta in genere come guida ma come colui che segue  il suo popolo. Questo è il carisma a cui tiene particolarmente. Come un albero cresce dalla terra, egli sostiene di scaturire dal suo popolo per interpretarne ed eseguirne la volontà. In realtà è proprio lui che crea  il suo popolo, definendo chi ne fa parte e inculcandovi paure e voglie. Tuttavia vuole essere considerato uno dei tanti, in mezzo a loro.

 Il populismo ecclesiastico non fa eccezione. Ne è espressione anche la relativa teologia che ispirò il capitolo 2° della Costituzione sulla Chiesa Luce per le genti – Lumen gentium, che inizia con il definire che cosa sia  il Popolo  e chi ne faccia parte.

  Si volle coinvolgere di più la gente di fede, ma mantenendo intatto il sistema di potere ecclesiastico dal quale dipendeva la creazione del Popolo: il tentativo non poteva riuscire, e infatti non è riuscito.

 Nell’attuale processo sinodale si sta seguendo una via diversa da quella del Concilio Vaticano 2°: si creano occasioni di incontro della gente perché faccia tirocinio dello stare insieme e da questo sorgano nuove relazioni sociali. E sono appunto queste ultime che ci servono per trasformare la società in un modo mai tentato prima d’ora.

  In queste cose non si può mai sapere come finirà. Certo è che il processo sinodale è veramente molto più esteso di quello che si manifestò negli anni Sessanta, con il Concilio Vaticano 2°  e poi con i movimenti nella fase attuativa della riforma conciliare.

  La teologia che ha ispirato il Papa a ordinare la sinodalità è certamente populista, è il populismo gesuita di cui Loris Zanatta ha scritto in Il populismo gesuita. Peron, Fidel, Bergoglio, Laterza 2020, ma, nel promuovere il processo sinodale globale tra i cattolici, egli tuttavia non si sta comportando come un populista, in particolare non sfrutta paure e avidità della gente, ma induce a scelte libere. In questo si è discostato marcatamente dal populismo espresso dalla dottrina sociale contemporanea almeno fino al regno del papa Pio 12°, negli anni della polemica con il Regno d’Italia.

  Nella sua degenerazione assolutista, manifestatasi nel corso dell’Ottocento, il Papato romano ha trovato sempre problematico il confronto con la libertà delle persone, vedendovi insieme un dono superno ma anche un’occasione di peccato, l’unico rimedio essendo il seguire  il pastore al  modo di un gregge.

  Il populismo conduce fatalmente a confermare l’affidamento nel populista autocrate, ma il movimento sinodale che è stato innescato dall’ottobre 2021 va in altra direzione. Tuttavia mi pare che ancora non sia stata scritta una teologia adeguata a sorreggerlo. E’ in questione l’idea di Regno al quale quella di popolo mi pare essere strettamente collegata.

  Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli