Popolo,
popoli, populismo, pacificazione – 7 –
La
strategia populista nasce sempre da un ristretto centro di potere, spesso coagulato
intorno ad una singola persona che ne rende la rappresentazione pubblica. Non scaturisce
mai dalla gente, dalla popolazione.
Come insegna
Loris Zanatta nel suo libro Populismo,
Carocci editore 2013, il populista
non si presenta in genere come guida ma come colui che segue il suo popolo. Questo è il carisma a cui tiene
particolarmente. Come un albero cresce dalla terra, egli sostiene di scaturire
dal suo popolo per interpretarne ed eseguirne la volontà. In realtà è proprio lui
che crea il suo popolo, definendo
chi ne fa parte e inculcandovi paure e voglie. Tuttavia vuole essere
considerato uno dei tanti, in mezzo a loro.
Il populismo ecclesiastico non
fa eccezione. Ne è espressione anche la relativa teologia che ispirò il capitolo
2° della Costituzione sulla Chiesa Luce per le genti – Lumen gentium, che
inizia con il definire che cosa sia il Popolo e chi ne faccia parte.
Si volle coinvolgere di più la
gente di fede, ma mantenendo intatto il sistema di potere ecclesiastico dal quale
dipendeva la creazione del Popolo: il tentativo non poteva riuscire, e
infatti non è riuscito.
Nell’attuale processo sinodale
si sta seguendo una via diversa da quella del Concilio Vaticano 2°: si creano
occasioni di incontro della gente perché faccia tirocinio dello stare insieme e
da questo sorgano nuove relazioni sociali. E sono appunto queste ultime che ci
servono per trasformare la società in un modo mai tentato prima d’ora.
In queste cose non si può mai sapere
come finirà. Certo è che il processo sinodale è veramente molto più esteso di
quello che si manifestò negli anni Sessanta, con il Concilio Vaticano 2° e poi con i movimenti nella fase attuativa della
riforma conciliare.
La teologia che ha ispirato il
Papa a ordinare la sinodalità è certamente populista, è il populismo gesuita
di cui Loris Zanatta ha scritto in Il populismo gesuita. Peron, Fidel, Bergoglio,
Laterza 2020, ma, nel promuovere il processo sinodale globale tra i
cattolici, egli tuttavia non si sta comportando come un populista, in particolare
non sfrutta paure e avidità della gente, ma induce a scelte libere. In questo
si è discostato marcatamente dal populismo espresso dalla dottrina sociale contemporanea
almeno fino al regno del papa Pio 12°, negli anni della polemica con il Regno d’Italia.
Nella sua degenerazione
assolutista, manifestatasi nel corso dell’Ottocento, il Papato romano ha trovato
sempre problematico il confronto con la libertà delle persone, vedendovi
insieme un dono superno ma anche un’occasione di peccato, l’unico rimedio
essendo il seguire il pastore
al modo di un gregge.
Il populismo conduce fatalmente
a confermare l’affidamento nel populista autocrate, ma il movimento sinodale
che è stato innescato dall’ottobre 2021 va in altra direzione. Tuttavia mi pare
che ancora non sia stata scritta una teologia adeguata a sorreggerlo. E’ in
questione l’idea di Regno al quale quella di popolo mi pare
essere strettamente collegata.
Mario Ardigò – Azione Cattolica
in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli