Popolo, popoli, populismo, mito – 8 -
Siamo abituati non solo a considerarci l’espressione più elevata della natura, in quanto organismi capaci di manifestare una mente, ma anche a ritenere che rimarremo insuperati, e questa, pensandoci bene, e soprattutto considerando la storia dell’evoluzione biologica, è una convinzione che mi pare abbia scarsi supporti razionali. In realtà siamo forme di vita piuttosto limitate, anche nella parte di noi che riteniamo più nobile, il pensiero. Per organizzarci collettivamente ci sono indispensabili i miti, narrazioni semplificate ricche di elementi emotivi che ci rendono possibile intenderci anche oltre i nostri piccoli gruppi di prossimità nei quali formiamo il nostro senso della vita. Positivisti e marxisti pensavano che si sarebbe riusciti ad un certo punto a farne a meno, ma il corso degli eventi sociali ha dimostrato che si sbagliavano. Questo significa che anche le religioni, densissime di mitologie, non passeranno.
È possibile che in un lontanissimo futuro qualcosa di noi giunga a sopravvivere e potrebbero essere organismi non biologici ai quali noi stessi daremo avvio tra non molto infondendovi quel soffio vitale che è la tendenza a cercare di non dissolversi. Essi potrebbero arrivare a superare i confini di tempo e spazio che inesorabilmente ci legano al pianeta Terra, l’unico in cui possiamo sopravvivere. E tuttavia difficilmente si potrebbe sopravvivere a quella vita nuova, che, sviluppandosi farebbe probabilmente deflagrare le nostre società, basate sull’idea che, in qualche modo, le risorse prodotte debbano essere redistribuite perché frutto della collaborazione di molti, e questo ad un certo punto potrebbe non essere più vero.
Il mito, anche quando abbonda di elementi fantastici, non è solo fantasia, ma contiene una realtà trasfigurata.
Qui a Roma, nella Galleria nazionale, è stata allestita una mostra sullo scrittore inglese John Ronald Reuel Tolkien (1892-1973), grande creatore di miti, in senso proprio. C’è infatti chi li ha presi molto sul serio e allora hanno smesso di essere solo letteratura: sono stati utilizzati un po’ in modo analogo a come si fa con la Bibbia. Così è andata anche con le opere di Omero.
La creazione dei popoli a partire dalle popolazioni si avvale sempre di una mitologia, senza la quale non si riesce a coinvolgere stabilmente e a coordinare le persone intorno a un centro di potere.
È importante mantenere la capacità di decrittarne l’origine e la funzione. E quindi di distanziarsene. Altrimenti si cade in completa balia di chi quella mitologia ha organizzato.
In un sistema politico la mitologia di riferimento è presentata come verità, vale a dire l’ordine di idee che deve essere accettato se non si vuole essere cacciati. Uno dei principali valori della democrazia è però quello di rendere reversibili le mitologie sociali e quindi adattabili alle esigenze dell’organizzazione collettiva. Per questo i sistemi democratici appaiono, ad uno sguardo superficiale, instabili.
Un centro di potere può essere reso stabile o con la violenza politica o mediante una mitologia: quest’ultima basata su elementi culturali che definiscano chi e come costituisca popolo. Un’altra via è quella di istituire procedure che impediscano l’egemonia prolungata e illimitata. Però è richiesta la capacità culturale di decrittare i miti.
Mario Ardigó – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli.