sabato 14 ottobre 2023

Scheda sulla Prima sessione della 16°Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi

 

Scheda sulla Prima sessione della 16°Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi

 

 Il 4 ottobre 2023, alle 9, a Roma – Città del Vaticano,  con una messa concelebrata il piazza S.Pietro, è iniziata la Prima sessione della 16° Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi & C. sulla sinodalità. La seconda sessione si terrà di questi tempi l’anno prossimo.

 I lavori termineranno il 29 ottobre.

  Sono convenuti nella nostra città, da ogni parte del mondo, i circa 460 partecipanti. Ci saranno anche, con diritto di voto, 70 persone, uomini e donne,  che non sono vescovi e una quindicina di persone laiche.

 Il tema dell’Assemblea sinodale è: «Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione».  I lavori del Sinodo della nostra Chiesa, il cammino sinodale  che coinvolge tutte le Chiese del mondo, è iniziato il 10 ottobre 2021.E’ stato voluto da Papa Francesco. Parallelamente si è iniziato anche un processo sinodale delle Chiese in Italia.

 Si discute su come organizzare la sinodalità nella vita ecclesiale. Si dà per acquisito, per lunga tradizione, che si deve vivere l’appartenenza ecclesiale in modo sinodale e che, tuttavia, questo in genere ora non accade. Sinodalità significa un modo più partecipato di decidere e di fare collettivamente.

  Nell’Assemblea generale del Sinodo dei vescovi sulla sinodalità, della quale è in corso la Prima sessione, non si tratta di deliberare leggi della Chiesa, come avviene nei concili ecumenici, ma di organizzare un modo più partecipato di fare Chiesa, appunto un modo sinodale. Si parte dalla constatazione che oggi non si è sinodali, ma che sarebbe bene esserlo. Si ritiene, tra l’altro, che lo si dovrebbe essere per manifestare ciò che durante il Concilio Vaticano 2º venne definito Popolo di Dio.

  L’ordinamento del Sinodo dei vescovi è stato  ristrutturato qualche anno fa da Papa Francesco, in modo che l’Assemblea dei  Sinodo dei vescovi sia preceduta da un lungo lavoro di ascolto  di tutta l’altra gente, a partire dalle parrocchie e dalle altre realtà di base. Nella nostra parrocchia siamo stati consultati  all’inizio dello scorso anno.  

Lo scopo di questa Prima sessione dell’Assemblea sinodale non è trarre le conclusioni sul tema proposto per i lavori sinodali,  ma solo quello di organizzare il lavoro del prossimo anno fino alla Seconda sessione, nell’ottobre 2024. Si tratta innanzi tutto di confrontare le varie esperienze di Chiesa nel mondo, quindi di uscire dai propri confini culturali e sociali ma portando ciò che si è per sentire che ne pensano gli altri.

 L’Assemblea ha un suo regolamento che prevede che si voti e che lo si faccia in vari momenti,  praticamente in tutto il corso dei lavori, fino all’approvazione del documento finale, la Relazione di sintesi, che stabilirà come procedere nell’ultima fase del processo sinodale che riguarda il mondo, che si concluderà tra un anno di questi tempi, con la seconda sessione dell’Assemblea generale.

  E’ il regolamento di questa sessione dell’Assemblea generale, elaborato dal Segretario generale del Sinodo dei vescovi, a prevedere che si voti e, all’art.19, che ciascun membro esprima il proprio parere e il proprio voto secondo coscienza tenendo sempre presente il bene della Chiesa. I lavori,  come accade sempre nelle assemblee deliberative, si articolano in commissioni tematiche, che vengono chiamate Circoli minori, e in adunanze generali chiamate Congregazioni generali. Le decisioni saranno discusse e preparate nei Circoli minori, dove ci si può realmente relazionare. Per prevenire sterili polemiche i partecipanti saranno affiancati da Esperti facilitatori con il compito di guidare i partecipanti a confrontarsi secondo il metodo della conversazione spirituale: ognuno parla concisamente, poi si fa silenzio, poi ciascuno parla nuovamente per dire che cosa in ciò che hanno detto le altre persone lo ha colpito, senza però entrare in polemica con loro, poi si prega e si fa una sinesi.      La durata degli interventi durante le Congregazioni generali sarà di tre minuti per ciascuno, dunque in quella sede principalmente si voterà. Nei Circoli minori si potrà parlare per quattro minuti alla volta. I tempi di intervento sono ridotti, per poter consentire a tutti di esprimersi.

  I Circoli minori elaboreranno dei testi, in Resoconti approvati a maggioranza assoluta dei loro membri,  che poi passeranno al lavoro del Segretario generale dell’Assemblea, da Segretari speciali e dagli Esperti teologici, che li classificheranno e valuteranno, decidendo quali accogliere, quali non accogliere e quali fondere tra loro. In questa fase, verrà preparata una bozza di Relazione di sintesi da sottoporre alla discussione finale in sede di Congregazione generale. Successivamente la bozza della Relazione di sintesi tornerà all’esame del Circoli minori. Questi ultimi potranno approvare proposte di emendamenti chiamati modi collettivi.

  Lo scopo dei lavori di questa Prima sessione dell’Assemblea generale del Sinodo dei vescovi è di approvare una Relazione di sintesi che definisca il programma dei lavori fino alla Seconda sessione dell’Assemblea, tra un anno. Verrà approvata prima, a maggioranza assoluta dei membri, dalla  Commissione per la Relazione di sintesi, e poi, a maggioranza assoluta dei membri e a scrutinio segreto, dall’Assemblea, in una Congregazione generale.

 Questa Assemblea sinodale di tutte le Chiese del mondo è stata preceduta da Assemblee continentali, che hanno condensato il risultato dell’ascolto del Popolo di Dio e del lavoro che successivamente è stato fatto nelle Diocesi.

**************************************

Dal Documento finale dell’Assemblea continentale europea del Cammino sinodale, svoltasi a Praga (Repubblica Ceca) dal  5 al 12 febbraio 2023

 1. L’Assemblea continentale europea si è riunita a Praga nell’ambito di un percorso iniziato nel 2021: il Sinodo 2021-2024, «Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione». I frutti della prima fase del Sinodo, dedicata alla consultazione del Popolo di Dio, che ha coinvolto milioni di persone, sono stati sintetizzati nel Documento di lavoro per la Tappa Continentale (DTC). Questo è stato sottoposto alle nostre Chiese locali – come a quelle di ciascuno degli altri continenti – con l’obiettivo di raccogliere le loro risonanze e facilitare un dialogo tra le Chiese in Europa.

[…]

84. L’autorità deve essere dispiegata in una governance più fraterna e partecipativa: «Per vivere una migliore governance nella Chiesa, molti chiedono di ripensare a una gestione più partecipativa, che dia spazio all’ascolto e al discernimento, concependo l’autorità come atto di amore e di servizio» (Francia), ma viene segnalata anche «una tensione tra autorità e ministero» (Gruppo di lavoro multilingue). Esistono poi alcune esigenze peculiari delle società europee: «per essere un partner affidabile e credibile nell’arena pubblica e con la gente, la Chiesa europea deve soddisfare gli standard di funzionamento e di governance acquisiti nella società. Da qui la necessità di trasparenza, responsabilità e leadership partecipativa» (Belgio). Per questo, «si dovrebbero istituire o rinnovare meccanismi di consultazione regolare tra clero, laici e religiosi, garantendo trasparenza, migliore comunicazione e corresponsabilità» (Scozia).

**************************************

CELEBRAZIONE DELL’EUCARISTIA
PER L'APERTURA DEL SINODO SULLA SINODALITÀ

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Basilica di San Pietro
Domenica, 10 ottobre 2021

 

 Un tale, un uomo ricco, va incontro a Gesù mentre Egli «andava per la strada» (Mc 10,17). Molte volte i Vangeli ci presentano Gesù “sulla strada”, mentre si affianca al cammino dell’uomo e si pone in ascolto delle domande che abitano e agitano il suo cuore. Così, Egli ci svela che Dio non alberga in luoghi asettici, in luoghi tranquilli, distanti dalla realtà, ma cammina con noi e ci raggiunge là dove siamo, sulle strade a volte dissestate della vita. E oggi, aprendo questo percorso sinodale, iniziamo con il chiederci tutti – Papa, vescovi, sacerdoti, religiose e religiosi, sorelle e fratelli laici –: noi, comunità cristiana, incarniamo lo stile di Dio, che cammina nella storia e condivide le vicende dell’umanità? Siamo disposti all’avventura del cammino o, timorosi delle incognite, preferiamo rifugiarci nelle scuse del “non serve” o del “si è sempre fatto così”?

Fare Sinodo significa camminare sulla stessa strada, camminare insieme. Guardiamo a Gesù, che sulla strada dapprima incontra l’uomo ricco, poi ascolta le sue domande e infine lo aiuta a discernere che cosa fare per avere la vita eterna. Incontrare, ascoltare, discernere: tre verbi del Sinodo su cui vorrei soffermarmi.

Incontrare. Il Vangelo si apre narrando un incontro. Un uomo va incontro a Gesù, si inginocchia davanti a Lui, ponendogli una domanda decisiva: «Maestro buono, cosa devo fare per avere la vita eterna?» (v. 17). Una domanda così importante esige attenzione, tempo, disponibilità a incontrare l’altro e a lasciarsi interpellare dalla sua inquietudine. Il Signore, infatti, non è distaccato, non si mostra infastidito o disturbato, anzi, si ferma con lui. È disponibile all’incontro. Niente lo lascia indifferente, tutto lo appassiona. Incontrare i volti, incrociare gli sguardi, condividere la storia di ciascuno: ecco la vicinanza di Gesù. Egli sa che un incontro può cambiare la vita. E il Vangelo è costellato di incontri con Cristo che risollevano e guariscono. Gesù non andava di fretta, non guardava l’orologio per finire presto l’incontro. Era sempre al servizio della persona che incontrava, per ascoltarla.

Anche noi, che iniziamo questo cammino, siamo chiamati a diventare esperti nell’arte dell’incontro. Non nell’organizzare eventi o nel fare una riflessione teorica sui problemi, ma anzitutto nel prenderci un tempo per incontrare il Signore e favorire l’incontro tra di noi. Un tempo per dare spazio alla preghiera, all’adorazione – questa preghiera che noi trascuriamo tanto: adorare, dare spazio all’adorazione –, a quello che lo Spirito vuole dire alla Chiesa; per rivolgersi al volto e alla parola dell’altro, incontrarci a tu per tu, lasciarci toccare dalle domande delle sorelle e dei fratelli, aiutarci affinché la diversità di carismi, vocazioni e ministeri ci arricchisca. Ogni incontro – lo sappiamo – richiede apertura, coraggio, disponibilità a lasciarsi interpellare dal volto e dalla storia dell’altro. Mentre talvolta preferiamo ripararci in rapporti formali o indossare maschere di circostanza – lo spirito clericale e di corte: sono più monsieur l’abbé che padre –, l’incontro ci cambia e spesso ci suggerisce vie nuove che non pensavamo di percorrere. Oggi, dopo l’Angelus, riceverò un bel gruppo di persone di strada, che semplicemente si sono radunate perché c’è un gruppo di gente che va ad ascoltarle, soltanto ad ascoltarle. E dall’ascolto sono riusciti a incominciare a camminare. L’ascolto. Tante volte è proprio così che Dio ci indica le strade da seguire, facendoci uscire dalle nostre abitudini stanche. Tutto cambia quando siamo capaci di incontri veri con Lui e tra di noi. Senza formalismi, senza infingimenti, senza trucco.

Secondo verbo: ascoltare. Un vero incontro nasce solo dall’ascolto. Gesù infatti si pone in ascolto della domanda di quell’uomo e della sua inquietudine religiosa ed esistenziale. Non dà una risposta di rito, non offre una soluzione preconfezionata, non fa finta di rispondere con gentilezza solo per sbarazzarsene e continuare per la sua strada. Semplicemente lo ascolta. Tutto il tempo che sia necessario, lo ascolta, senza fretta. E – la cosa più importante – non ha paura, Gesù, di ascoltarlo con il cuore e non solo con le orecchie. Infatti, la sua risposta non si limita a riscontrare la domanda, ma permette all’uomo ricco di raccontare la propria storia, di parlare di sé con libertà. Cristo gli ricorda i comandamenti, e lui inizia a parlare della sua infanzia, a condividere il suo percorso religioso, il modo in cui si è sforzato di cercare Dio. Quando ascoltiamo con il cuore succede questo: l’altro si sente accolto, non giudicato, libero di narrare il proprio vissuto e il proprio percorso spirituale.

Chiediamoci, con sincerità, in questo itinerario sinodale: come stiamo con l’ascolto? Come va “l’udito” del nostro cuore? Permettiamo alle persone di esprimersi, di camminare nella fede anche se hanno percorsi di vita difficili, di contribuire alla vita della comunità senza essere ostacolate, rifiutate o giudicate? Fare Sinodo è porsi sulla stessa via del Verbo fatto uomo: è seguire le sue tracce, ascoltando la sua Parola insieme alle parole degli altri. È scoprire con stupore che lo Spirito Santo soffia in modo sempre sorprendente, per suggerire percorsi e linguaggi nuovi. È un esercizio lento, forse faticoso, per imparare ad ascoltarci a vicenda – vescovi, preti, religiosi e laici, tutti, tutti i battezzati – evitando risposte artificiali e superficiali, risposte prêt-à-porter, no. Lo Spirito ci chiede di metterci in ascolto delle domande, degli affanni, delle speranze di ogni Chiesa, di ogni popolo e nazione. E anche in ascolto del mondo, delle sfide e dei cambiamenti che ci mette davanti. Non insonorizziamo il cuore, non blindiamoci dentro le nostre certezze. Le certezze tante volte ci chiudono. Ascoltiamoci.

Infine, discernere. L’incontro e l’ascolto reciproco non sono qualcosa di fine a sé stesso, che lascia le cose come stanno. Al contrario, quando entriamo in dialogo, ci mettiamo in discussione, in cammino, e alla fine non siamo gli stessi di prima, siamo cambiati. Il Vangelo oggi ce lo mostra. Gesù intuisce che l’uomo che ha di fronte è buono e religioso e pratica i comandamenti, ma vuole condurlo oltre la semplice osservanza dei precetti. Nel dialogo, lo aiuta a discernere. Gli propone di guardarsi dentro, alla luce dell’amore con cui Egli stesso, fissandolo, lo ama (cfr v. 21), e di discernere in questa luce a che cosa il suo cuore è davvero attaccato. Per poi scoprire che il suo bene non è aggiungere altri atti religiosi, ma, al contrario, svuotarsi di sé: vendere ciò che occupa il suo cuore per fare spazio a Dio.

È una preziosa indicazione anche per noi. Il Sinodo è un cammino di discernimento spirituale, di discernimento ecclesiale, che si fa nell’adorazione, nella preghiera, a contatto con la Parola di Dio. E la seconda Lettura proprio oggi ci dice che la Parola di Dio «è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore» (Eb 4,12). La Parola ci apre al discernimento e lo illumina. Essa orienta il Sinodo perché non sia una “convention” ecclesiale, un convegno di studi o un congresso politico, perché non sia un parlamento, ma un evento di grazia, un processo di guarigione condotto dallo Spirito. In questi giorni Gesù ci chiama, come fece con l’uomo ricco del Vangelo, a svuotarci, a liberarci di ciò che è mondano, e anche delle nostre chiusure e dei nostri modelli pastorali ripetitivi; a interrogarci su cosa ci vuole dire Dio in questo tempo e verso quale direzione vuole condurci.

Cari fratelli e sorelle, buon cammino insieme! Che possiamo essere pellegrini innamorati del Vangelo, aperti alle sorprese dello Spirito Santo. Non perdiamo le occasioni di grazia dell’incontro, dell’ascolto reciproco, del discernimento. Con la gioia di sapere che, mentre cerchiamo il Signore, è Lui per primo a venirci incontro con il suo amore.