venerdì 13 ottobre 2023

Trasparenza, migliore comunicazione, corresponsabilità

 

Trasparenza, migliore comunicazione, corresponsabilità

 

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Dal Documento finale dell’Assemblea continentale europea del Cammino sinodale, svoltasi a Praga (Repubblica Ceca) dal  5 al 12 febbraio 2023

 

1. L’Assemblea continentale europea si è riunita a Praga nell’ambito di un percorso iniziato nel 2021: il Sinodo 2021-2024, «Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione». I frutti della prima fase del Sinodo, dedicata alla consultazione del Popolo di Dio, che ha coinvolto milioni di persone, sono stati sintetizzati nel Documento di lavoro per la Tappa Continentale (DTC). Questo è stato sottoposto alle nostre Chiese locali – come a quelle di ciascuno degli altri continenti – con l’obiettivo di raccogliere le loro risonanze e facilitare un dialogo tra le Chiese in Europa.

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84. L’autorità deve essere dispiegata in una governance più fraterna e partecipativa: «Per vivere una migliore governance nella Chiesa, molti chiedono di ripensare a una gestione più partecipativa, che dia spazio all’ascolto e al discernimento, concependo l’autorità come atto di amore e di servizio» (Francia), ma viene segnalata anche «una tensione tra autorità e ministero» (Gruppo di lavoro multilingue). Esistono poi alcune esigenze peculiari delle società europee: «per essere un partner affidabile e credibile nell’arena pubblica e con la gente, la Chiesa europea deve soddisfare gli standard di funzionamento e di governance acquisiti nella società. Da qui la necessità di trasparenza, responsabilità e leadership partecipativa» (Belgio). Per questo, «si dovrebbero istituire o rinnovare meccanismi di consultazione regolare tra clero, laici e religiosi, garantendo trasparenza, migliore comunicazione e corresponsabilità» (Scozia).

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  Nel Documento conclusivo dell’Assemblea continentale Europea nel cammino sinodale sul tema “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione” svoltasi a Praga (Repubblica Ceca), ci si esprime in modo più chiaro che nello Strumento di lavoro predisposto come base per la discussione (nei limiti dell’efferata conversazione spirituale) per i membri della Prima sessione della 16° Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi & C. che si sta svolgendo in questi giorni a Roma – Città del Vaticano. L’informazione su ciò che si dice lì è piuttosto carente. Si dà con grande risalto la notizia di una visita-pellegrinaggio ad una delle catacombe romane, ma non si sa nulla delle conversazioni spirituali  che si fanno sui temi della riorganizzazione sinodale delle nostre Chiese. Una organizzazione veramente poco sinodale.

  Gli europei hanno auspicato una migliore governance. Con questo termine non si intende il governo, ma il coordinamento tra i vari centri di potere di un’istituzione. Si vorrebbe una gestione più partecipativa, quindi con un’estensione della gente che in qualche modo contribuisce a realizzarla. L’autorità dovrebbe essere un atto di amore e di servizio. Questa però è un’immagine poco realistica dell’esercizio del potere. E quando si riforma sarebbe meglio essere realisti.

  E’ presto descritta la governance  della nostra Chiesa: è un’autocrazia feudale centrata sul Papato romano, che esclude, emarginandole, oltre un miliardo di persone di fede. Ci sono il Papa, cui il Codice di diritto canonico riconosce poteri imperiali (sulla carta, il suo potere ecclesiastico non ha limiti; nella pratica non è così), e circa 5.300 vescovi-feudatari, con ampio margine di autonomia nei loro feudi. La Chiesa europea dovrebbe  soddisfare gli standard di funzionamento e di governance acquisiti nelle società europee? Beh, certo in queste ultime si adottano altri standard rispetto a quelli ecclesiastici. Il sistema politico contemporaneo che più si avvicina a quello della nostra Chiesa è quello organizzato nella Cina popolare. Non mi stupisce un certo feeling  tra le rispettive gerarchie. Anche il livello di libertà sociale è simile nei due ordinamenti.

«Si dovrebbero istituire o rinnovare meccanismi di consultazione regolare tra clero, laici e religiosi, garantendo trasparenza, migliore comunicazione e corresponsabilità», hanno sostenuto gli scozzesi. Da noi in Italia, però, sembra che non ce la si faccia proprio, i parroci gettano la spugna e, sollecitati sul tema, chiedono aiuto alle rispettive Diocesi, le quali però mi pare non abbiano idea di come fare.

  Se si riuscissero a riattivare almeno i Consigli pastorali parrocchiali, cercando di approvare regolamenti che impediscano prevaricazioni e confusione già sarebbe un buon inizio. Su questo l’organizzazione dell’Assemblea sinodale globale  di questi giorni è un buon esempio. Ma si tratta di organismi che quasi dappertutto, almeno in Italia,  sono stati abbandonati o funzionano male. A Roma, anni fa, si pensò di affiancarli con le Equipe pastorali, piccoli gruppi di esperti nominati dai parroci che avrebbero dovuto avere una competenza analoga ai Consigli. Solo che in tal modo ci si allontanava dalla sinodalità, naturalmente.

  Si amministrano le parrocchie e se ne sa poco o nulla. Non si dà pubblicità al conto economico, a quanto entra e a quanto si spende. Né alla situazione debitoria, che talvolta è pesante. Ci sono i Consigli parrocchiali per gli affari economici, questi obbligatori a norma del Codice di diritto canonico (i Consigli pastorali parrocchiali lo sono solo per decreto episcopale), ma raramente si diffondono note informative sulla loro attività.

 C’è una tensione  tra autorità e ministero? Detta così non so quanto la gente possa capire del problema. Certo che c’è. E’ evidente in un sistema in cui decidono tutto i preti, che però dovrebbero essere anche pastori, cioè predicare, formare alla religione, assistere la spiritualità delle persone.  Ma poi, specie man mano che si sale nella gerarchia, questa missione  viene sovrastata dall’amministrazione, vale a dire dall’autorità, fino a diventare,  a certi livelli, più che altro una specie di hobby  per i tempi morti. Amore, servizio: bla, bla…

  Penso che l’Europa non costituisca un insieme omogeneo quanto ai temi sinodali. L’Europa occidentale e quella orientale divergono marcatamente. Polonia, Repubblica Slovacca, Ungheria, Bulgaria, Romania, Ucraina mi pare che, al di là degli attuali schieramenti nel conflitto russo – ucraino, vadano verso il modello russo. La Repubblica Ceca, la Slovenia, la Croazia verso quello austriaco - tedesco. Gli stati baltici e la Danimarca verso quello scandinavo. Germania e Italia hanno evoluzioni religiose simili. La religiosità della penisola Iberica, specialmente quella spagnola, mi pare risenta dei regimi fascisti caduti solo alla metà degli scorsi anni ’70. Costituiscono mondi religiosi a sé quelli irlandesi e inglesi. L’Inghilterra mi pare risenta notevolmente dell’influsso statunitense, mentre la Scozia sembra solidarizzare con i continentali. Un altro mondo a sé mi pare quello greco. Del resto del continente so troppo poco sotto l’aspetto della religiosità.

  Probabilmente un modello unico di sinodalità non è attuabile.  Trapiantare modelli lontano dai posti in cui sono stati escogitati può non essere una buona idea. Dalla fine degli scorsi anni ’70 si cercò di portare in Italia il modello polacco, con risultati che mi sembrarono disastrosi. Un tipo di organizzazione ecclesiale e di relazioni con la società civile quello polacco che in fin dei conti, del resto, non mi pare aver fatto una grande riuscita neanche nel luogo di origine.

 Ma che accadrebbe se veramente si decidesse di attuare la sinodalità nelle realtà di base? Tutti noi sappiamo bene che in religione circola anche gente francamente fuori di testa, e per certi versi anche un buon numero di persone reputate, e anzi dichiarate, sante probabilmente lo furono, almeno in certe cose. Che fare in questi casi?

  Osservo che nelle Chiese protestanti, dove la sinodalità è senz’altro più pronunciata, si va avanti senza problemi e senza aver istituito un efferato sistema di polizia ideologica come si è fatto da noi. Probabilmente ci si dovrebbe fare l’abitudine. Alla fine gli estremismi tendono in genere a stemperarsi col passare del tempo e, quando non dovesse accadere, non dovrebbe essere un problema perdersi un po’ di vista, senza farne un dramma. E’ la mia strategia con i fondamentalisti e gli integralisti, anche con quelli della porta accanto.

  Di certe cose bisogna iniziare a fare tirocinio, e correggersi sulla base dell’esperienza strada facendo. Sotto questo profilo l’Assemblea sinodale in corso a Roma, con gente venuta da tutto il mondo, è già solo per il fatto di essersi tenuta  un grande risultato. Vedremo gli sviluppi. C’è ancora un anno di lavoro.

Mario Ardigò  - Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli