lunedì 26 giugno 2023

Insieme, per fare che cosa?

 

Insieme, per fare che cosa?

 

Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. [Dal Vangelo secondo Matteo, capitolo 28, versetto 19]

 

 

  Al centro del dibattito del Sinodo che, nell’indifferenza dei più, si svolge nel mondo tra i cattolici c’è la questione sul come stare insieme e per fare che cosa.

  Il senso della missione  che ci venne affidata, come la intesero i primi discepoli del Maestro, è sintetizzata nel versetto che ho sopra trascritto, tratto dal Vangelo secondo Matteo, nella versione CEI 2008.

  In generale mi pare che lo si intenda del senso di insegnare a sottomettersi alle autorità ecclesiastiche in ciò che comandano e a praticare i riti da esse organizzati.

  Tuttavia, nei primi tempi, quelle autorità non c’erano e nemmeno quei riti, quindi non mi è molto chiaro il fondamento di quella convinzione.

   Bisogna dire che il Maestro fu ucciso prima che avesse modo di organizzare una società come la voleva. Rimase sempre un rabbì  itinerante e non istituì suoi mandatari nei posti dove aveva predicato.

  Predicò la prevalenza della misericordia sul rito, della sostanza sulla forma, della solidarietà umana sull’appartenenza.

  Non lasciò nulla per iscritto, mentre noi sui testi scritti facciamo gran conto.

  Di solito ci si domanda come volesse la sua Chiesa. Forse sarebbe più utile chiedersi come volesse la sua  società, riformata secondo i suoi insegnamenti, che funzionasse, ad esempio, nello spirito della parabola del samaritano misericordioso.

  In effetti il Maestro non si presentò come un riformatore ecclesiastico: non disse, ad esempio, ai sacerdoti del Tempio di Gerusalemme come svolgere il loro servizio. Per quanto narrato nei Vangeli, l’unica volta che causò trambusto nel Tempio fu quando se la prese con i commercianti al minuto che lì vi avevano installato i loro banchi di vendita. Prevalentemente si occupò di dimensioni interpersonali di prossimità, come appunto presentando il caso esemplare del samaritano che soccorre l’uomo lasciato ferito per strada.

  Mentre una riforma ecclesiastica, ora che la nostra Chiesa è gravata da una complessa teologia, è cosa che appare di competenza degli specialisti teologi accreditati dalla gerarchia ecclesiastica, mentre gli altri al più possono essere consultati  senza che si pensi che possano dare un vero contributo al lavoro, la riforma della società in senso evangelico è alla portata di tutti, perché tutti già vi partecipiamo attivamente e, facendolo, contribuiamo a modificarla. Questo specialmente dove si è in regime di democrazia politica.

 Chiediamoci come si potrebbe operare per influire in senso evangelico sulla società in cui siamo immersi.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli