Insieme, per
fare che cosa?
Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli,
battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito
Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco,
io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. [Dal Vangelo secondo Matteo,
capitolo 28, versetto 19]
Al centro del dibattito del Sinodo che, nell’indifferenza
dei più, si svolge nel mondo tra i cattolici c’è la questione sul come stare
insieme e per fare che cosa.
Il senso
della missione che ci venne
affidata, come la intesero i primi discepoli del Maestro, è sintetizzata nel versetto
che ho sopra trascritto, tratto dal Vangelo secondo Matteo, nella versione CEI
2008.
In generale
mi pare che lo si intenda del senso di insegnare a sottomettersi alle autorità
ecclesiastiche in ciò che comandano e a praticare i riti da esse organizzati.
Tuttavia,
nei primi tempi, quelle autorità non c’erano e nemmeno quei riti, quindi non mi
è molto chiaro il fondamento di quella convinzione.
Bisogna
dire che il Maestro fu ucciso prima che avesse modo di organizzare una società
come la voleva. Rimase sempre un rabbì itinerante e non istituì suoi mandatari nei
posti dove aveva predicato.
Predicò la
prevalenza della misericordia sul rito, della sostanza sulla forma, della
solidarietà umana sull’appartenenza.
Non lasciò
nulla per iscritto, mentre noi sui testi scritti facciamo gran conto.
Di solito
ci si domanda come volesse la sua Chiesa. Forse sarebbe più utile
chiedersi come volesse la sua società, riformata secondo i suoi insegnamenti,
che funzionasse, ad esempio, nello spirito della parabola del samaritano misericordioso.
In effetti
il Maestro non si presentò come un riformatore ecclesiastico: non disse, ad
esempio, ai sacerdoti del Tempio di Gerusalemme come svolgere il loro servizio.
Per quanto narrato nei Vangeli, l’unica volta che causò trambusto nel Tempio fu
quando se la prese con i commercianti al minuto che lì vi avevano installato i
loro banchi di vendita. Prevalentemente si occupò di dimensioni interpersonali
di prossimità, come appunto presentando il caso esemplare del samaritano che
soccorre l’uomo lasciato ferito per strada.
Mentre una
riforma ecclesiastica, ora che la nostra Chiesa è gravata da una complessa
teologia, è cosa che appare di competenza degli specialisti teologi accreditati
dalla gerarchia ecclesiastica, mentre gli altri al più possono essere consultati senza che si pensi che possano dare un vero
contributo al lavoro, la riforma della società in senso evangelico è alla
portata di tutti, perché tutti già vi partecipiamo attivamente e, facendolo,
contribuiamo a modificarla. Questo specialmente dove si è in regime di
democrazia politica.
Chiediamoci
come si potrebbe operare per influire in senso evangelico sulla società in cui
siamo immersi.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente
papa - Roma, Monte Sacro, Valli