domenica 27 novembre 2022

Sintesi di Mario Ardigò dell’omelia svolta nella messa domenicale delle 8 il 27 novembre 2022 nella chiesa parrocchiale di San Clemente papa

 

Sintesi di Mario Ardigò dell’omelia svolta nella messa domenicale delle 8 il 27 novembre 2022 nella chiesa parrocchiale di San Clemente papa

 

 Inizia con l’Avvento il nuovo anno liturgico.

 Facciamo memoria della venuta del Signore duemila anni fa e celebriamo la nostra speranza del suo ritorno alla fine dei tempi. Ma soprattutto, tra la sua prima e l’ultima venuta, quella in noi ogni giorno, la seconda. Ci ha detto infatti:

 

Gesù si avvicinò e disse: «A me è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Perciò andate, fate che tutti diventino miei discepoli; battezzateli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo; insegnate loro a ubbidire a tutto ciò che io vi ho comandato. E sappiate che io sarò sempre con voi, tutti i giorni, sino alla fine del mondo».

[Dal Vangelo secondo Matteo, capitolo 28, versetti da 16 a 20 – Mt 28, 16-20 – traduzione in italiano TILC Traduzione interconfessionale in lingua corrente]

 

  I mistici descrivono il nostro incontro con il Signore come la salita interiore di un monte.

 Abbiamo letto il brano di Isaia:

 

il monte del tempio del Signore
sarà saldo sulla cima dei monti
e s’innalzerà sopra i colli,
e ad esso affluiranno tutte le genti.

[Dal libro di Isaia, capitolo 2, versetto 2 – Is 2,2]

 

  La cima dei monti più alti buca le nubi e in cima si è al cospetto della luce. L’incontro con il Signore è descritto dai mistici, ad esempio da Giovanni della Croce, vissuto in Spagna nel Cinquecento, come un’illuminazione al termine di quella salita.

 Ciascuno di noi ha vissuto momenti simili, in cui ha sentito  la presenza interiore del Signore.

  Un’esperienza simile è descritta nel testo spirituale La nube della non-conoscenza,  di un anonimo del Trecento, probabilmente un monaco [pubblicato in italiano dall’editore Adelphi nel 1998 – ancora in commercio ad €15,30].

  Unendoci al Signore siamo uniti anche a tutte le altre persone che confidano e hanno confidato in lui. E’ ciò che viene descritto come comunione dei santi.  Ed è anche ciò che vivono con più continuità e profondità monache e monaci, i quali solo apparentemente si separano da noi, ma che nell’esperienza contemplativa sono sempre con noi. Ed è per questo che ci si sposa in chiesa: per rafforzare l’unione data dalla prossimità fisica con quella spirituale, nel Signore.

  Nella messa viviamo l’unione spirituale con il Signore. Egli, nostra luce, è il fondamento della nostra speranza.

 Quella luce e la speranza che ne scaturisce ci danno forza.

  Siamo come viaggiatori: se a un viaggiatore si toglie la speranza di arrivare, come può avere la forza di continuare il suo viaggio?