lunedì 28 novembre 2022

La pace come problema religioso e storico-politico

 La pace come problema religioso e storico-politico

  Viviamo tempi che saranno ricordati nei libri di storia, ma in parrocchia, nella nostra come credo anche nella maggior parte delle altre, tutto scorre più o meno secondo la solita routine. Un confronto con le omelie degli anni passati, che ho sintetizzato su questo blog, può convincerne facilmente.
  Del resto la storia, sia quella più antica che quella più vicino a noi, non rientra nei programmi formativi religiosi che si fanno di solito, più che altro volti alla preparazione per i sacramenti. Si fa solo qualche rapido accenno alla cosiddetta "storia sacra", senza però cercare di distinguere tra ciò che è più che altro mitologia da ciò che invece non va considerato tale perché ha riscontri che gli storici ritengono affidabili.
 Un altro problema è che di tutto si parla come se ci si rivolgesse sempre a chi inizia ad acculturarsi alla religione, e questo non è il caso di tutte le persone. La proposta di esperienze formative e di riflessione per autoformazione destinate a chi principiante non è di solito cadono nel vuoto. Questo fondamentalmente perché i preti vogliono occuparsi di tutto, controllare tutto, e naturalmente questo tutto è quindi disegnato secondo le loro forze, e quindi, obiettivamente, è poco, anche se, tenendo conto di quelle loro forze, quindi soggettivamente, può essere molto. Della gente che viene in chiesa i preti in genere diffidano, spesso a ragione, ma non sempre.
  Quindi poi si vivono tempi come quelli attuali, assolutamente fuori della normalità, nei quali l'Italia rischia di essere trascinata in una guerra continentale totale, come se tutto andasse come al solito, e, dunque, nel Tempo di Avvento, si fanno le prediche degli scorsi anni, ad esempio ricordando che non si fa memoria solo di una nascita di duemila anni fa ma di un ritorno nella gloria alla fine dei tempi, aspettandoti che la gente se ne meravigli. Per un ragazzetto può darsi, ma per una persona che questo discorso se l'è sentito fare una sessantina di volte, no. Ma come si imserisce tutto questo in ciò che stiamo vivendo? E innanzi tutto c'ha qualcosa a che fare? Non emerge con chiarezza nei discorsi che in genere si sentono di questi tempi, ma naturalmenfe sì, è questo comporta alcuni riflessi etici che però ai più sembrano sfuggire, essendo la pace, in Terra e tra Cielo e Terra appunto il contesto della promessa per la cui  cui realizzazione si rimanda alla fine dei tempi, ma che già oggi orienta la nostra vita di fede perche il suo dinamismo è già in atto, proprio per l'evento di quella nascita di duemila anni fa.
  Ma, si dice, tutti i cristiani vogliono la pace.
  Nella loro tremenda storia, in realtà, i cristiani in genere non hanno voluto la pace, ma si sono limitati a sognarla per la fine dei tempi. 
 E oggi?
  Oggi ci si divide, tra una grande maggioranza che ragiona come nel passato e una minoranza che vorrebbe i cristiani costruttori di pace da subito, in particolare nei conflitti in cui si trovano coinvolti.
 Venerdì scorso il MEIC Lazio ha tenuto un incontro in Zoom sul tema della pace in cui questa divisione è emersa con molta chiarezza, in particolare nella valutazione su che pensare e che fare nella guerra in Ucraina che coinvolge da un lato la NATO e l'Ucraina e dall'altro la Federazione russa. il governo russo, lo scorso 24 febbraio ha ordinato alle proprie Forze armate di invadere l'Ucraina. Inizialmente l'obiettivo era quello di rovesciare il governo ucraino e di insediarne un altro filo-russo, ma poichè, dopo una prima fase di conflitto meno cruenta nel 2014, che portò al l'occupazione russa della Crimea e alla costituzione di due repubbliche filorusse ai confini orientali dell'Ucraina, e una seconda fase di conflitto caratterizzata da continue scaramucce lungo la linea del fronte di quelle repubbliche, la NATO, e in particolare gli Stati Uniti d'America e la Gran Bretagna, avevano potentemente armato l'Ucraina, addestrando e le Forze armate alle nuove tecnologie belliche, il progetto di invasione venne ridimensionato, ed ora i militari russi sono più che altro impegnati a difendere i nuovi territori intorno al Mare d'Azov, nell'Ucraina orientale e meridionale che erano riusciti a conquistare. Il gelido inverno ucraino ha costretto le parti belligeranti ad una durissima guerra di trincea, ma l'armata russa continua pesanti bombardamenti missilistici per distruggere il sistema ucraino di distribuzione dell'energia elettrico e così fiaccare la resistenza degli invasi.
  Il problema è come fare per far finire la guerra. La Nafo ritiene che si debba continuare a combatterla a fianco degli ucraini fino a quando il governo russo accetterà di trattare e che le condizioni della trattative debbano essere definite solo dal governo ucraino. Quest'ultimo esige, per trattare la fine della guerra, il ritiro dei russi da tutti i territori occupati fin dal 2014, compresa la Crimea, dove la Federazione Russa ha ereditato dall'Unione Sovietica, cessata nel 1991, un grande complesso di basi navali, l'unico del suo immenso territorio libero dai ghiacci in inverno.
  Qualche giorno fa il capo di stato maggiore statunitense ha stimato in centomila morti le perdite del l'armata russa e in altrettanti morti quelle ucraine. Si tratta quindi di una guerra particolarmente sanguinosa e anche devastante per la popolazione ucraina non combattente. La popolazione russa ha subito forti restrizioni della libertà di espressione del pensiero motivate, dalle autorità russe, con l'esigenza di rafforzare il consenso alle operazioni militari in corso contro gli ucraini. Ha inoltre subito una mobilitazione parziale, contro la quale molti uomini richiamabili hanno reagito fuggendo all'estero. In tutta Europa la guerra in Ucraina sta provocando una recessione economica ed alti tassi di inflazione, quali non ve n'erano tra gli stati federati nell'Unione Europea dagli anni 80.
  Tra i cattolici ci si divide tra chi ritiene che si debba continuare a combattere quella guerra a fianco degli ucraini perché aggrediti dai russi, quindi per correre in soccorso dell'aggredito, e per ragioni di giustizia perché l'aggressione russa è stata appunto ingiusta, e chi ritiene che occorra prendere parte alle trattative per la pace non lasciando al solo governo ucraino di definirne le condizioni e condizionando gli aiuti militari al immediata apertura di trattative per un cessate il fuoco, per poi passare ad un armistizio e poi a un trattato di pace, senza attendere, come richiede il governo ucraino, la vittoria sui russi.
 Per un cattolico il problema è, come si capisce facilmente, anche religioso.
  In passato i cristiani non ebbero scrupoli a provocare e combattere efferati conflitti, ora però sì, per la ragione che un conflitto globale potrebbe estinguere la vita sulla Terra se si combattesse con l'uso delle armi nucleari. La dottrina sociale è molto cambiata sul punto. La pace è ora considerata ciò che il filosofo Jacques Maritain, che ricevette il messaggio del Concilio Vaticano 2º agli intellettuali in rappresentanza delle persone di,scienza, chiamava un ideale storico politico concreto, non quindi qualcosa da attendersi solo alla fine dei tempi. Ciò non riguarda solo i governi, ma, soprattutto nei sistemi politici democratici in cui le popolazioni possono realmente incidere sul governo degli stati, tutte le persone. Si è quindi esortati a farsi costruttori di pace e, in questo senso, viene oggi letta la beatitudine evangelica relativa. La forza dalla quale ci si attende, alla fine dei tempi, il compimento della nostra speranza di pace è infatti già attiva ai tempi nostri, per quella nascita di duemila anni fa, ma, non solo: noi nell'unione mistica con colui che è già venuto e del quale attendiamo il glorioso ritorno, ne siamo qui e ora segno e strumento. Come possiamo, allora, massacrare il prossimo, per questioni di egemonia territoriale che presentiamo nei termini di giustizia, ed essere nello stesso tempo ciò che dobbiamo essere nella fede? La guerra di difesa non si combatte infatti in modo diverso da quella di aggressione. Le armi sono le stesse, così come tattiche e strategie.  Ci si difende attaccando. E gli invasori, se attaccati, si difendono. 
  La questione non è di facile soluzione, bisogna rifletterci bene sopra. 
  E la soluzione concreta non è scritta nella Bibbia, che è strapiena di violenza, nè nella teologia, che solo negli ultimi decenni sta superando le epoche in cui giustificò, in nome della fede, anche le violenze più efferate.
  Bisognerebbe rifletterci sopra, ma non lo si fa. Una religione così diventa però inutile.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa- Roma, Monte Sacro, Valli