domenica 16 ottobre 2022

Proposta di lavoro sinodale al MEIC – Movimento ecclesiale di impegno culturale - Lazio

 

Proposta di lavoro sinodale al MEIC Movimento ecclesiale di impegno culturale - Lazio

 

  La riforma sinodale avviata da Papa Francesco nelle Chiese che sono in Italia, nelle altre Chiese del mondo, nel Sinodo dei Vescovi e nella Santa Sede è il processo ecclesiale più importante dalla fine del Concilio Vaticano 2° e, nelle intenzioni, parte della sua fase attuativa.

  L’esperienza di quest’anno dimostra chiaramente che essa non è ancora praticabile nelle strutture organizzative superiori, a livello di Diocesi, di Patriarcati, Conferenze episcopali e di Santa Sede. Chiedersi il perché non è utile, di fatto è così. C’è che le istituzioni, tutte, sono progettate essenzialmente per conservare e quindi più poteri accentrano più resistono ai cambiamenti.

 L’intuizione di papa Francesco è stata però di sorreggere quel processo sinodale dal basso, nel senso di realtà di base, di prossimità, lì dove le persone vivono ed esprimono quotidianamente la loro fede, probabilmente sulla base di quanto da lui stesso vissuto e sperimentato in America Latina, nei lavori del CELAM, il Consiglio episcopale latino-americano, del quale è stato protagonista in particolare nella conferenza di Aparecida (Messico) del 2007. E’ stato notato che molte delle idee che vennero da lui sviluppate  in quell’occasione sono poi tornate nel suo magistero pontificio.

  Dall’anno passato il Meic regionale del Lazio ha tenuto, in videoconferenza Zoom, una serie di interessantissimi incontri su temi ecclesiali e sociali, occupandosi in particolare del processo sinodale, con la partecipazione di molti professori in varie discipline e anche mia e di altri amici, che abbiamo esperienza pratica in varie professioni e istituzioni.

  Alla ripresa, questo ottobre, ci siamo chiesti come proseguire, consapevoli che un lavoro solo di intellettuali tra intellettuali non basta e non ci soddisfa del tutto.

  Siamo credenti e concepiamo il pensiero come una parte dell’ora  benedettino. Ci manca il labora, la fatica sulle cose concrete, in particolare nella cura delle società. Quest’ultima è anche un importante banco di prova di sperimentazione delle idee sul cambiamento. Progettiamo, certo, e di idee ne sono venute fuori diverse nei nostri incontri, ma come accertarsi che possano funzionare, se poi non abbiamo occasione di sperimentarle?

  Ecco, qui potrebbe tornarci utile il fatto che tutti partecipiamo a realtà di base ancora molto importanti come le parrocchie.

  Ci siamo detti la nostra insoddisfazione di come in genere vanno le cose lì, sotto molti profili.

  Da quando sono stati istituiti i Consigli pastorali parrocchiali, le parrocchie sono state dotate di una certa autonomia organizzativa, che in molte parti d’Italia è stata sfruttata addirittura per indire Sinodi  parrocchiali. Però va detto che in diverse parrocchie, come la mia, San Clemente papa ai Prati fiscale, nel Nord Est della Città, nel quartiere Montesacro, rione Valli, per varie ragioni, in genere però non per cattiva volontà od ostilità all’idea di sinodalità,  quell’organismo funziona male o addirittura non funziona più, benché esso sia obbligatorio per le norme vigenti nella Diocesi di Roma e in molte altre Diocesi.

  Il processo di riforma sinodale dal basso potrebbe avvantaggiarsi di un movimento sinodale che coinvolga le parrocchie, sorreggendole nella loro riorganizzazione su basi sinodali, praticabile dal punto di vista istituzionale per quell’autonomia a cui ho accennato, e mettendole sistematicamente in rete, mentre ora, in genere, ognuna fa per sé.  Qui potremmo essere utili noi del MEIC – Lazio.

   Sarebbe anche un’occasione per constatare come e in che limiti funzionano certe proposte che veniamo escogitando nella linea della sinodalità.

  La possibilità di incontrarci in video conferenza anche con le parrocchie è un’occasione molto favorevole, in particolare per dialogare con i preti, che nelle parrocchie sono molto oberati e non possono spostarsi in città o tra le città, se non nei pochi giorni all’anno che dedicano al ritiro spirituale di routine e alle famiglie di origine.

  Partiamo dalle nostre parrocchie di appartenenza. Vediamo come funzionano. Sentiamone i protagonisti, clero e persone laiche. Riflettiamo sui loro problemi concreti. Insceniamo realmente quella fase di ascolto  che in genere si è fatta molto male nella prima fase dei processi sinodali in corso.  Proviamo poi, noi e le parrocchie, a proporre il nuovo, sinodale, e a viverlo insieme  a loro.

  E, infine, scriviamoci su qualcosa come un libro bianco, da proporre alle nostre Diocesi e alla Conferenza episcopale italiana.

 Che ne pensate?

 

Mario Ardigò – MEIC Lazio & AC in San Clemente papa, Roma, Monte Sacro, Valli